A pochi mesi di distanza dal suo trasferimento al nord per motivi di studio, Alessandro scompare.“Tornerò presto, questione di giorni. Tornerò con l’ultimo treno, quello della mezzanotte.” Queste le ultime parole che Alessandro rivolge a Dani, la sua ragazza, durante l’ultima conversazione telefonica tra i due. Poi, più niente. Dani, disperata, si racconta mille scuse per giustificare il comportamento del suo ragazzo e ogni sera si reca in stazione, si siede sul marciapiede e aspetta che passi l’ultimo treno, sperando di veder scendere Alessandro. “Mi aveva detto che sarebbe tornato con l’ultimo treno, quello della mezzanotte”. Passano i giorni, e di Alessandro non c’è traccia. Una notte, però, succede qualcosa d’insolito: Dani è lì, seduta sul marciapiede della stazione come tutte le notti, e l’ultimo treno è già passato da qualche minuto quando, all’improvviso, compare un ragazzo. E, di lì a poco, benché gli orari non prevedano più nessuna corsa fino al mattino successivo, un vecchio treno giunge in stazione, stridendo sui binari. Il giovane sconosciuto sale sul mezzo e, pochi secondi dopo, si sente male. Dani sale in carrozza per soccorrerlo ma, purtroppo, capirà ben presto che il malessere del ragazzo è solo una messinscena, una trappola architettata per farla salire sul treno. Ma chi è questo misterioso estraneo? Che legami ha con Alessandro, e perché sembra conoscere il motivo della sua scomparsa? Molte sono le domande alle quali Dani dovrà rispondere, affrontando le insidie di un pericoloso viaggio nel passato della persona che crede di amare e che non ha mai conosciuto per ciò che è realmente.
Bianca Rita Cataldi vive tra Dublino e Galway, dove insegna letteratura italiana contemporanea presso la University of Galway. Con HarperCollins Italia ha pubblicato I fiori non hanno paura del temporale (2018) e i primi due volumi della Saga dei Fiorenza e dei Gentile: Acqua di sole (2020, Premio Zocca Giovani-Marco Sant'Agata 2021) e La stagione del tuono (2022). Nel campo della traduzione letteraria, ha tradotto in italiano testi di Anne Griffin, Jessica Berger Gross, Monica Heisey e John Patrick McHugh.
L’opera d’esordio di Bianca Rita Cataldi è molto particolare, perché si avvale di un espediente narrativo che ricorda da vicino il realismo magico tipico degli scrittori sudamericani, facendolo tutto suo e riadattandolo ad una storia d’amore tutt’altro che banale. Come ho scritto nella trama, infatti, l’avventura di Dani parte salendo su un treno “particolare”: un vagone che viaggia nel tempo, ma solo lungo episodi fondamentali (impersonati da delle bambole che ho trovato un po’ inquietanti) nella vita di Alessandro, il ragazzo di Dani, che è sparito dopo aver promesso di tornare dall’Accademia in cui è andato a studiare. L’idea di questo itinerario sui generis è ben congegnata e sfruttata al meglio, ovvero senza esagerare: mi è proprio piaciuto come l'autrice l’ha inserita nel contesto del romanzo – che, sia chiaro, non ha altri elementi “fantastici”. Inoltre, il fatto che i vari passaggi non siano movimenti scelti da Dani, ma parti di un percorso ben preciso (e immutabile) nella vita di Ale, hanno permesso di non doversi concentrare troppo sulle spiegazioni riguardanti il mezzo (del genere “come funziona?”, “dove può andare, cosa può fare?”, “se tornassi indietro in un punto focale della storia?”, eccetera eccetera), quanto piuttosto sui fatti di cui Dani sarà testimone. In genere avrei preferito più informazioni, ma ogni romanzo ha la sua economia e, in questo caso, l’autrice ha fatto una buona scelta. La protagonista, inoltre, non affronterà l’avventura da sola: che viaggio-crescita sarebbe, in fondo, senza la presenza di una guida? In questo caso, a condurre la nostra Dani c’è Massi, che si scoprirà poi essere un vecchio amico di Ale. Ho apprezzato che, nonostante il suo ruolo, non si sia posto come “superiore” a Dani (anche se all’inizio dovrà far uso di qualche sotterfugio e di un po’ di pressioni per convincere la protagonista a compiere il suo viaggio) ma le si sia affiancato, come un amico: il loro rapporto è realistico, nasce in modo un po’ inusuale ma si sviluppa verosimilmente. Solo in alcuni punti mi è sembrato descritto in modo un po’ sopra le righe, ma c’è da dire che questo è pienamente nello stile di Dani, che è la voce narrante della storia. Dani, infatti, è molto appassionata e dotata di un carattere caparbio, caratteristiche che la rendono interessante agli occhi del lettore e piacevole da seguire; ma è anche fin troppo emotiva, secondo me, e credo che l’autrice si sia lasciata trascinare troppo e abbia calcato la mano nelle descrizioni di alcuni suoi sentimenti. Un esempio su tutti: la nostalgia fulminante che Dani prova nei confronti dell’amica Alice - eccessiva per il momento in cui viene descritta, visto che non la vede da appena un paio d’ore, ma ne parla come se fossero passati mesi. E’ un difetto, tuttavia, che il lettore può perdonare, visto che per il resto è un personaggio tridimensionale; non si può dire lo stesso, invece, per altre due figure fondamentali della storia, ovvero Ale, il famoso fidanzato, e Eleonora (di cui non posso svelarvi molto, per non incorrere in fastidiose anticipazioni). Il primo è presentato in modo fin troppo ambivalente: Dani, com’è ovvio, lo mostra sotto una luce positiva, solo leggermente ambigua, forse in parte dettata dal sentimento, ma generalmente portata agli occhi del lettore come veritiera; mentre nel corso della narrazione ci vengono raccontati episodi della vita di questo ragazzo che, in tutta onestà, fanno pensare quasi a un mostro – viene da chiedersi come Dani abbia fatto a innamorarsi di lui. Tra l’altro, proprio la scoperta e il superamento di questi eventi costituiscono parte fondante della trama e, non fosse che così rovinerei la lettura a chi ancora non conosce il libro, avrei parecchie cose da dire sul giudizio e sulla coscienza di Dani… La seconda, invece, ovvero l’Eleonora cui accennavo prima, è praticamente perfetta. Buona, gentile, talentuosa, innamorata in modo puro e semplice, debole – ma di quella debolezza che ispira protezione e affetto. Credo che si siano volute enfatizzare queste sue caratteristiche per dare più pathos ad un determinato avvenimento del libro: il procedimento in parte riesce, ma rende un po’ troppo angelico e poco credibile il personaggio. Tuttavia, il fatto che non abbia suscitato odio profondo nella sottoscritta (come succede di solito coi personaggi “perfetti”) mi ha anche dato prova che Eleonora avrebbe potuto dare molto di più, con la giusta revisione. Per quanto riguarda lo stile, devo dire che quello dell’autrice è molto personale, scorrevole e poetico: le uniche pecche sono la tendenza ad essere ripetitivo (un vero peccato, perché ci sono immagini originali e bellissime) e la presenza dell’autrice che talvolta traspare troppo dalle parole. Mi spiego meglio: in alcuni passaggi mi è sembrato che venissero espressi i pensieri personali dell’autrice piuttosto che quelli della protagonista. Non è strano che questo avvenga, a livello più o meno conscio, ma è compito dell’autore fare in modo che queste occasioni di riflessione siano percepite dal lettore come spunti del personaggio; cosa che, appunto, a volte qui non succede. Credo sia ancora più fondamentale che non ci sia una “rottura dell’equilibrio” in libri del genere, dove la storia richiede la sospensione dell’incredulità da parte di chi legge: la sensazione di straniamento, per quanto blanda, rallenta la lettura.
E’ stato onestamente difficile per me scrivere questa recensione, perché si può dire che conosco Bianca Rita (attraverso il suo blog, da cui ho scoperto della catena di lettura di questo suo esordio); volevo esprimere il mio giudizio evitando il rischio di sembra troppo buona o, per ipercorrettismo, troppo cattiva. Spero di essere riuscita a veicolare la mia opinione e, soprattutto, spero proprio che Bianca continui a scrivere, perché credo che abbia ancora tanto da dare e che ci siano le basi per un miglioramento eccezionale, visto che questo suo romanzo d’esordio, sebbene abbia i difetti di cui ho parlato sopra, ha anche indubbi pregi ed e, alla fine, una lettura piacevole.
Dopo aver pedinato e messo in croce Bianca Rita, per tutto anobii, per aver la possibilità di leggere il suo libro, ecco che alla fine il traguardo è stato raggiunto.
E' la storia di una giovane ragazza, Dani, la quale oramai dopo che son passati troppi e tristi giorni di lontananza dal suo amato Alessandro, che per motivi di studio si è trasferito al nord, continua imperterrita ad aspettarlo ogni notte alla stazione, fino a che, anche l'ultimo treno, quello della mezzanotte, non sia passato.
Notte dopo notte, treno dopo treno, lei lo aspetta con la speranza di vederlo tornare da lei, fino a che in una serata alquanto grigia, nebbiosa e carica di una strana aspettativa, arriva in stazione, un treno ben oltre il solito orario dell'ultimo e un ragazzo sale sopra, ma ad un tratto egli si accascia per terra e Dani lo soccorre; in quel momento il treno inizia la sua corsa e lei si rende conto che quello strano ragazzo ha solo fatto finta di stare male, per poter farla salire con lui; Massimo - questo il nome del misterioso ragazzo - le dice di non aver paura e la mette al corrente che quello sarà per lei, un viaggio con lo scopo di "salvare" il suo amato Alessandro.
Questo libro che credo possa essere inserito tra gli Urban Travel, mi ha lasciato piacevolmente soddisfatta, dato che adoro in modo particolare, questa tipologia di romanzi, poi essendo anche scritto da una giovanissima ragazza lo ha reso ancor più carico di aspettativa.
I concetti presenti sono davvero profondi tanto da rasentare quasi un vero e proprio libro di pensieri filosofici e poesia; ogni minimo dettaglio è descritto e ripetuto minuziosamente, per farne capire il vero significato, a volte forse anche un po troppo, tanto da cadere qua e là in qualche ripetizione, che comunque non sminuisce in maniera drastica i suoi contenuti.
Un'idea davvero originale e simpatica come trama, specie nella sua modalità di svolta come “viaggio nel tempo” con una guida spirituale in carne e ossa nella persona di Massimo, come se lui fosse il suo Virgilio e lei Dante e ancora poi nella tabella di marcia che comprende cinque inesorabile tappe, dove per ognuna di esse, la porta di entrata è caratterizzata da una bambola di porcellana e la sua scarpetta; tra una risata qui e una lacrima versata là, miscelata da versi poetici di Pirandello o Baudelaire e versi musicali moderni graditi all'autrice stessa come Vasco Brondi e i SubSonica.
Un viaggio surreale, pazzoide e malinconico; un viaggio a ritroso nel passato, alla ricerca della comprensione e del perdono verso colui che ami, anche se alla fine si rivela una persona completamente diversa da quella che credevi di conoscere, veramente; un viaggio di nuovi incontri, di nuove amicizie, di nuove scoperte e nuove perdite e dolori.
Un viaggio dove i ruoli vengono completamente ribaltati: chi doveva perdonare non perdona; chi era l'amato viene respinto per le sue orrende colpe; chi era la guida diviene il nuovo amore.
Grazie Bianca, per questa bella occasione di lettura ^_^
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Bianca sa di pulito. Ricordo la prima volta che lo pensai, quando sotto gli occhi mi era scivolata a malapena una manciata di pagine. Parole da lasciar fluire nell'anima, paragonabili soltanto alla dolcezza di un balsamo capace di lenire al sapore acre e disgustoso che lasciano dentro certe giornate. Con uno stile inconfondibile già da questo suo primo romanzo, che è pura poesia ed emozione, capace di disarmare con la propria semplicità, l'autrice traccia il profilo di una ragazza che, attraverso varie peripezie, diventa donna. Una narrazione che, come una matriosca sotto le dita curiose di un bambino, si spalanca in mille aneddoti interessanti. Messaggi all'interno di altri messaggi. Parole che pungono l'anima, per spingerla a riflettere sulle cose più disparate: dai particolari su cui mai avrei pensato di potermi soffermare, come l'amore del girasole fedele al suo sole, a questioni ben più importanti che tutti almeno una volta nella vita ci siamo trovati ad affrontare. Come il perdono, ad esempio. Quando si può perdonare? Ma soprattutto, quando è giusto perdonare? Ed è proprio questo il punto di forza del romanzo: questa capacità smisurata di indurre le persone a riflettere. Di togliere gli occhiali da sole per vedere il mondo, come direbbe Bianca. Affezionarsi ai personaggi, poi, è semplice, facile almeno quanto respirare. Affezionarsi al punto di non poterli lasciar andare, quando richiesto. Affezionarsi, mentre attorno sprazzi di note dagli spartiti più disparati iniziano a spandersi tra le parole, mescolandosi ai paragrafi, ai personaggi. Fino a provocare “battiti sincopati” all'altezza del petto, come scrive l'autrice. Sentite la fusione perfetta dei pentagrammi che dalla carta scivolano sotto pelle? Per me, che amo la musica in modo incondizionato, è stata una via inaspettata per arrivare al cuore. E si arriva alla fine. All'ultima manciata di pagine che scivola incautamente sotto le dita, senza alcuna volontà. Ed il cuore, che non può fare a meno di tremare tra le emozioni strazianti in cui la lettura l’ha lasciato a dibattersi, in questo fiume che scorre dentro, quasi con violenza in queste ultime righe, fin nell’anima. Non mi rimane che concludere ringraziando l'autrice, per avermi tolto gli occhiali da sole per vedere argomenti su cui mai avrei pensato di doverci riflettere, ma soprattutto per aver fatto tremare il cuore. Non vedo l'ora di leggerti in nuovo romanzo e so che, come hai già fatto in ben due occasioni, saprai stupirmi ancora.
La prima cosa a colpirmi di questo libro è stata innanzitutto la copertina, ma devo dire che anche la trama mi aveva intrigato subito. Purtroppo ho lasciato passare parecchio tempo tra l'acquisto di questo ebook e l'occasione che ho avuto per leggerlo, e nel frattempo la mia opinione sulle autopubblicazioni era andata facendosi sempre più diffidente, per cui temevo che anche con questo romanzo avrei avuto dei rimpianti per l'acquisto. Fortunatamente così non è stato!
Partiamo innanzitutto con lo stile: si rivela fin da subito molto ricco e colorato, suggestivo, a volte perfino poetico. Fin dall'inizio ho quindi tirato un sospiro di sollievo, sicura di non aver preso un granchio, perchè ho capito subito che Bianca Rita Cataldi per lo meno sapeva scrivere, prima ancora di verificare se sapesse costruire anche una trama convincente. E' evidente il tempo, l'attenzione e la cura che l'autrice ha messo nella scelta delle parole, delle immagini che la protagonista Dani suggerisce al lettore, la poeticità con la quale sembra guardare a tutte le cose. Eppure devo dire che, al tempo stesso, questo stile particolare è anche uno degli elementi che in alcuni casi mi hanno dato più fastidio. Visto che può sembrare una contraddizione, cercherò di spiegarmi meglio. Ci sono alcuni passaggi in cui uno stile così forbito risulta eccessivo, inappropriato e troppo pensato, poco spontaneo, fino a diventare ridondante. Bianca Rita Cataldi si sforza di mantenere questo suo particolare modo di scrivere per tutto il romanzo, e questo sicuramente denota un grande impegno da parte sua, come dicevo sopra, ma alla lunga appesantisce la narrazione, soprattutto in quei punti in cui avrei preferito che venisse posta più attenzione alla storia che alle parole. Ecco, questa è un po' la sensazione che ho avuto: anche se, ripeto, lo stile mi è piaciuto molto, ho avuto l'impressione di un qualcosa di troppo forzato, di teso, superfluo. Un po' di poesia va bene e ci sta, ma troppa rischia di far sembrare tutto il romanzo un esercizio di stile.
La parola persona è bellissima.Non indica semplicemente un individuo,un essere umano,no.Indica un corpo abitato da un'anima,indica la voce e il pianto e il sorriso e il battito del cuore,l'originale ritmo del respiro.
E' fantastica la notte:se ne sta immobile e si scioglie sul mondo,lenta e morbida come cioccolata calda;si infila in ogni spazio vuoto,in ogni vicolo,sguardo,pensiero.E ogni tanto regala una stella luminosa come un girasole pungente come l'inverno.
E' il caso di dire "quando un romanzo è poesia" perchè in queste pagine vieni trascinata dalle parole che sembrano musica...è poetico,dolce,misterioso,originale..insomma un piccolo capolavoro,scritto davvero bene.Consigliato!!
Questo romanzo è una vera e propria sorpresa, scritto con uno stile fresco e giovane, ma capace di far visualizzare perfettamente nella mente i posti e le situazioni descritte da Dani, la protagonista. Il romanzo inizia come un romance per teenager, ma la storia assume presto una svolta fantasy con un viaggio nel passato di Alessandro... Molto coinvolgente ed emozionante. Mi sarebbe piaciuta solo qualche risposta in più nel finale sulla natura della prigione di Alessandro e poi avrei voluto rivedere gli zii di Dani :)
Veramente un lavoro ben strutturato e ben scritto, ovviamente il nome Bianca Rita Cataldi è una garanzia :) Lo consiglio a chi è amante e non del fantasy, perchè penso che sia un racconto che possa far breccia in ogni lettore :)
Sono stata completamente assorbita dalla trama e della storia. I personaggi sono ben definiti e il romanzo ti tiene incollato sino all'ultima pagina. Un fantasy rivoluzionario che ho divorato in due giorni. Bellissimo.
"Bello" non rende l'idea, non è abbastanza. Tanti libri sono belli, anche bellissimi, ma pochi riescono a scavarti dentro lasciando un solco indelebile. È un viaggio attraverso occhi che sono poesia.