Cuando pensamos en los filibusteros, no solemos imaginarlos disfrutando de una cocina refinada. ¡Nada más lejos de la verdad! A la cocina caribeña podríamos denominarla también de los piratas o filibustera. Esta cocina es el producto de un mestizaje de influencias muy india caribeña, africana, francesa, inglesa, holandesa, española... Esta vez, los tesoros que transportan los piratas, en lugar de monedas de ocho reales o piedras preciosas, son frutas, legumbres, alcoholes ardientes, boucans deliciosos. Ciertamente, esta cocina fue el verdadero tesoro de los filibusteros.
Davvero una chicca. Il libro è classicamente diviso in entrées, piatti di carne, di pesce, ortaggi e tuberi, dessert e (finalmente) gozzoviglie alcoliche. Quello che ha di bello è l'inserimento di aneddoti sulle pietanze e il loro legame con l'età d'oro della pirateria, la descrizione degli ingredienti più esotici, la rivisitazione dei piatti in chiave più o meno moderna. A patto di avere lo stomaco foderato di amianto. Sì, perché se c'è un re nella tavola della filibusta, questo è indubbiamente il peperoncino, usato persino macerato con il rum. A proposito, il rum non entra negli stravizi pirateschi fino all'ultimo terzo del diciassettesimo secolo. Ma non c'è problema, di certo non si lesinava sui sostituti. La bellezza di questa cucina è nell'abbraccio dei tesori culinari dei caraibi, nell'abbandono degli ingombranti parrucconi incipriati della madrepatria per la costruzione di una versatile tavola meticcia, a dimostrazione che l'incontro di culture non può che creare ricchezza. La riflessione immediatamente successiva è la seguente: esiste davvero una "cucina della tradizione", magari costruiti con "ingredienti agroalimentari locali"? La banana e la canna da zucchero, due piante che si ergono quasi a simbolo della cucina caraibica -almeno per l'immaginario occidentale- sono in realtà specie asiatiche, importate nei primi viaggi dopo la conquista del Nuovo Mondo. Così come l'albero del pane. Il cocco. E chissà cos'altro sto dimenticando. Con buona pace di Slow Food e della retorica del cibo autentico.
Molto interessante! Una raccolta di ricette ma soprattutto di aneddoti sui pirati su aspetti che normalmente non vengono trattati nei saggi, con molti spunti per approfondire. Peccato per i capitoli scritti in rosso, poco leggibili per chi comincia ad avere problemi di vista come me.