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Elisabeth

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Amstetten, capoluogo di provincia della Bassa Austria. Nell'agosto del 1984 Josef Fritzl rapisce la figlia diciottenne e la rinchiude in un bunker antiatomico da lui progettato e costruito nelle fondamenta della propria abitazione. Terrà prigioniera Elisabeth per quasi ventiquattro anni, e dai ripetuti rapporti incestuosi a cui la costringerà nasceranno sette figli.
Il disturbante romanzo d'esordio di Paolo Sortino ricostruisce uno dei casi di cronaca più feroci degli ultimi anni, innestando nella spina dorsale di una storia vera e insostenibile una capacità affabulatoria che diventa fin dalle prime pagine il sistema nervoso della vicenda, il labirintico percorso obbligato attraverso il quale è possibile esplorare ogni aspetto di questo orrore domestico velato di complessi chiaroscuri.
L'autore invade la cronaca (gli atti del processo al «mostro di Amstetten» sono secretati) reinventando alcuni episodi, e altrove sceglie invece di riportarli così come sono avvenuti, grazie a una voce narrante che non esprime giudizi né attribuisce colpe. Elisabeth, tenuta prigioniera come un animale nutrito nel caldo di una tana, è la protagonista assoluta di una vicenda che afferra il lettore e lo trascina di peso nel bunker, senza permettergli mai di uscire.
Quello che rimane è una storia di amore e follia, terrore e desiderio: ma il valore delle semplici parole che appartengono al mondo «di sopra» - incapaci da sole di decifrare ciò che davvero può essere accaduto in quel bunker - è destinato a svanire.

220 pages, Hardcover

First published January 1, 2011

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About the author

Paolo Sortino

5 books4 followers
Paolo Sortino è nato a Roma nel 1982, dove vive. Si è diplomato in canto presso la Saint Louis Jazz School di Roma, ha vissuto a Londra, dove ha lavorato come guardia di sicurezza per Sotheby’s, è stato ricercatore di mercato per la Ipsos e lettore di italiano in alcuni college. Nel 2008 ha pubblicato il racconto “Il compleanno della scimmia” nella raccolta Pronti per Einaudi. Nel 2011 è uscito proprio per Einaudi, nella collana Supercoralli, Elisabeth, il suo primo romanzo,

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Displaying 1 - 17 of 17 reviews
Profile Image for Orsodimondo.
2,473 reviews2,451 followers
January 16, 2022
IL COLLEZIONISTA

description
Il cinema ha sempre trovato questo argomento, il cosiddetto mostro che sequestra persona/e, molto interessante. Il primo titolo che mi viene in mente è del 1965: “Il collezionista” di William Wyler, eccellente, con uno strepitoso Terence Stamp, e Samantha Eggar, che a Cannes vinse il premio come miglior attrice. Per quello che ricordo, è la prima esplorazione della mente di simili personalità. Il film si tiene lontanO dallo splatter, dalla violenza esibita, a suo modo rimane delicato, pur affrontando un tema scabroso.

Libro inquietante, disturbante, a tratti atroce.
Non sono difetti, non per me.
Un libro che non si dimentica facilmente.
Operazione letteraria che riporta alla mente ‘A sangue freddo’ e il new-journalism, la letteratura non-fiction: ma niente potrebbe essere più lontano – o meglio, dato un punto di partenza identico, Sortino prende subito un’altra strada, la sua.

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Come poteva mancare in questa mia sintetica carrellata l’Oscar del genere, il meraviglioso “Silenzio degli innocenti”, del compianto Jonathan Demme, (1991).

La scrittura di Sortino segna la differenza: a tratti bella, a tratti meno, lontanissima dal giornalismo, molto costruita, per alcuni barocca, per lo stesso Sortino ‘barocchetta’, ‘volumetrica’.

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“Martyrs” di Pascal Laugier, 2008, è invece dichiaratamente e senza alcun dubbio un horror splatter, a suo modo pregevole – insieme ad altri titoli, di poco precedenti, “Haute tension”, “Frontiers” e “À l'intérieur”, è un film che ha rilanciato internazionalmente il cinema horror francese.

Esordio del 2011, di un allora ventinovenne, che è stato stranamente subito accolto molto bene dalla comunità degli scrittori (Vasta, Lagioia, Siti, Nove, Fois, Pincio…).

La letteratura può occuparsi di qualsiasi argomento?
Certo che sì.
Ma a volte ha successo, a volte fallisce, a volte non raggiunge il centro, si limita ad avvicinarcisi.

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“Room" di Lenny Abrahamson, 2015, con Brie Larson, è proprio ispirato al caso Fritzl. Però, si concentra più sulla psicologia dei sequestrati, al punto da dedicare metà della sua durata al periodo seguente la liberazione, il reinserimento nella realtà quotidiana. Gran bel film, davvero.

Cos’è che qui non funziona, che per me non centra il bersaglio?
Il problema è che si vuole trasformare un fatto di cronaca nera (nerissima) in mito: si tira fuori Cronos e Zeus (a partire dalla copertina, la bella foto di Mimmo Jodice), e Barbablu e…
Ma per farlo si resta troppo vicini ai fatti, non si riesce a trascendere: i personaggi hanno gli stessi nomi, tutto succede nello stesso periodo, nello stesso modo, negli stessi luoghi – la cronaca viene ripercorsa passo passo.

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Non altrettanto pertinente in questa lista, tuttavia “Misery” di Rob Reiner, 1990, si inserisce nel filone dei film su personaggi sequestrati a pieno titolo, e cum laude!

Certo, ci sono invenzioni, dove la verità non arriva, entra in gioco la finzione – come ho detto, la scrittura è lontanissima da una semplice ripetizione di episodi.

Ma come fai a costruire il mito, se rimani inchiodato alla cronaca, alla realtà giornalistica, televisiva, poliziesca?

Ha un bel dire Sortino che questo romanzo va inteso come opera di fantasia in ogni suo più piccolo dettaglio… la presente opera non possiede alcun valore documentario: come faccio a immergermi nella sua fantasia, nella sua letteratura, nella sua Elisabeth, se mi sbatte continuamente davanti la vera Elisabeth, e quello che ha subito e sofferto, se la violenza scritta è così simile a quella reale, se sono costretto ad avere sempre davanti agli occhi Joseph Fritzl?

Aveva voglia di liquefarsi e sparire pure lei attraverso lo scarico.

description
Questo è il vero mostro di cui parla Sortino, Joseph Fritzl, accanto alla stanza dove ha tenuto sequestrata sua figlia per ventiquattro anni. Il fatto è avvenuto nella cittadina austriaca di Amstetten: Elisabeth Fritzl ha vissuto imprigionata dal 1984 al 2008 in un bunker sotterraneo costruito dal padre, l'ingegnere Josef Fritzl, nella cantina di casa. Durante tutto il periodo della prigionia si sono susseguiti vari abusi sessuali da parte dell'uomo nei confronti della figlia e da questi rapporti incestuosi sono nati sette figli.
Profile Image for Emmapeel.
131 reviews
Read
April 2, 2019
Non posso continuare. Continuerò.

La narrativa che si ispira a efferati fatti di cronaca o di storia, anche quando c'è massima onestà intellettuale, ha sempre altissimo in sé il rischio di sciacallaggio emotivo; così dopo il lodevole intento, la coraggiosa denuncia, il memoir catartico, rilascia sempre un alone magari leggero ma sempre un po' unticcio e disgustevole di voyeurismo. Pur non avendo problemi a sporcarsi letterariamente di terra, sangue o sperma, su questo tipo di macchie chi scrive è ipersensibile e schizzinosa, rifiutando a priori anche autori prediletti se sospettati di vampirizzare le varie cronache vere e nere. Non credo sia il caso di quest'opera prima, che pure va a scegliersi un soggetto disturbante quant'altri mai, al punto che più volte la lettura diventa letteralmente insostenibile. Perché nulla viene alluso né risparmiato, la scrittura illumina violentemente, al neon, ogni recesso di queste persone e di questa storia. Ma riesce a farlo senza compiacimenti, senza pietismo, senza giudizio, mantenendo un punto di vista terzo ma non freddo, che nel suo far luce su ciò che è più oscuro paradossalmente si identifica e rispetta entrambi gli attori. Raccontando questo rapporto distorto e malato emergono aspetti contraddittori e ancora più insopportabili per il sentire comune, che infatti non capirà. Se l'ambizione di Sortino, come recitano le note di copertina, era quella di trascendere la cronaca per elevarla a mito, Cronos che divora i suoi figli e via dicendo, l'operazione non gli è riuscita: troppo incandescente è la materia, lo stile non ha respiro metaforico, il ritmo narrativo non ha la prosodìa e l'equilibrio capace di riportare a piani più astratti. Ma essere riuscito a raccontare l'orrore senza pietrificarlo in categorie e senza nessuna morbosità mi sembra cosa degnissima di rispetto e di attenzione per le sue prossime prove.
Profile Image for Elle.
386 reviews
March 8, 2022
½ = Mezza stella solo perché tecnicamente non si può dire nulla

Ma non si scrive di sola tecnica. Parafrasando.
Un libro offensivo. Parte da una storia atrocemente vera e dichiara di romanzarla. Peccato che verrà mantenuto tutto il vero più atroce che esiste (nomi, luoghi, fatti e addirittura indirizzi) e si aggiunge l'introspezione. Il flusso di coscienza radical chic di un ragazzetto italiano col pallino della scrittura che crede che saper inanellare quattro verbi con un sacco di aggettivi e incastrarci "frasi altisonanti" tra retorica e poesia spicciola, basti. E invece offende che abbia voluto dare voce a un essere umano che aveva scelto di non averla. Inventandosi tutta una serie di flussi di pensiero e di ragioni dove non esistono. Dove è giusto che ci sia solo silenzio.

La storia vera da cui si parte: 1984. Amstetten. Austria.
Joseph Fritzl all'epoca ha 47 anni. Costruisce un bunker sotto casa e ci rinchiude sua figlia Elisabeth, all'epoca 18enne. La tiene rinchiusa 24 anni sotto casa, in quel buco senza finestre. Per i primi sei mesi, vivrà legata al letto. La stupra ripetutamente per anni. Nascono 7 figli. Al resto del mondo racconterà che la figlia è scappata di casa per unirsi a una setta e drogarsi.

Immaginate di essere la vittima di una storia così. E poi leggete le frasi vergognose di Sortino.

L'indignazione è troppa.
Mi aspettavo che sì, che partisse da quelle atroci vicende che hanno infangato il nome dell'essere umano, ma che poi andasse altrove. Che non tirasse fuori il vero confondendolo col superfluo. Che rendesse difficile discernere tra finzione e realtà. Il rischio è che appaia tutto più finto di quanto non fu.
Dar voce ai pensieri di Elisabeth e giustificare quest'opera definendola la mia Elisabeth non ti salva dal mio biasimo. E spero di non essere la sola.
O cambi un po' più cose, oppure proponi i fatti tutti per quelli che sono.
Non puoi confondere le acque così. Sono riuscita a non farmi fregare e a non confondere realtà e invenzione solo perché su questa sciagurata vicenda ho già letto altro. Perché conosco la storia del crimine che c'è dietro e ho avuto modo di visionare gli atti giudiziari.
Ma non tutti hanno queste possibilità e allora bisognerebbe stare attenti. Porsi il problema del pubblico non solo per cercarne l'adorazione.

"Caro" Paolo Sortino, hai contribuito all'orrore.
Profile Image for Fede La Lettrice.
844 reviews90 followers
April 17, 2025
• Elisabeth è un romanzo che si colloca nel territorio impervio e scivoloso del trauma, dell’orrore domestico, della psiche rinchiusa, letteralmente e metaforicamente. Il tentativo di incarnare il dolore e trasformarlo in parola.

• Ispirato a una vicenda reale non è né un reportage né un romanzo-verità: Sortino tenta una discesa abissale nell'orrore, e nel farlo costruisce un’opera disturbante, visionaria, tragicamente poetica.

• La scrittura, densa e simbolica, tende spesso all’astrazione: pare voler imitare il delirio di una mente isolata, rinchiusa, costretta a inventarsi un mondo per sopravvivere. La sintassi si spezza, si avvolge su se stessa, diventa musica dolorosa. È un libro che si legge con il corpo, più che con la mente; non snocciola la cronaca dei fatti, ma cerca di restituire la realtà psichica dei protagonisti. I passaggi più intensi sono quelli che si avvicinano al monologo interiore, dove la percezione del tempo si deforma e la coscienza si frantuma. Il corpo, la maternità forzata, la paura, la colpa e l'amore distorto: tutto si mescola in un magma linguistico rovente e gelido. L'autore sembra attingere a un immaginario religioso e apocalittico: le immagini del sangue, del sacrificio, della maternità come stigmate, richiamano un universo biblico, che trasfigura la realtà e la restituisce come esperienza mistica e sacrale.

• Sortino non cede mai alla morbosità anzi, c’è una pietas tragica nel suo sguardo, che cerca la bellezza, una bellezza deforme, spezzata, eppure esistente, anche nel buio più nero. Il personaggio del padre-carceriere non viene rappresentato nella sua banalità del male, ma come un idolo crudele, un demiurgo folle, una divinità capovolta che Elisabeth deve adorare, temere e infine superare.

• Il romanzo non è di facile lettura: richiede abbandono, disponibilità all’inquietudine, resistenza alla nausea. Ma proprio per questo è estremamente coraggioso, atipico nella narrativa italiana contemporanea, capace di affrontare il dolore senza mediazioni rassicuranti. In Elisabeth la letteratura torna a essere rito, discesa agli inferi, messa in scena dell’indicibile.

• Un libro che non consola, non spiega, non giudica. Ma testimonia. Elisabeth mi è rimasto addosso come un sogno febbrile che non si riesce a dimenticare, come quelle notti in cui si è dormito troppo poco, troppo male, e ci si sveglia con il peso addosso di qualcosa che non si sa dire.
Non è un libro che si "gode", non si legge per fuggire, ma piuttosto per cadere. E in questa caduta c’è qualcosa di prezioso, qualcosa che ricorda alla letteratura il suo compito più antico: restituire voce a ciò che non ha nome. E ci interroga, senza darci scampo.

• Sortino non cerca la commozione facile, non ammorbidisce il dolore per renderlo digeribile. Entra dentro la cella e lascia che sia la lingua a tremare. La sua Elisabeth non è una vittima, o almeno non solo: è una donna che attraversa l’inferno e che, pur spezzata, custodisce ancora un qualcosa che somiglia alla luce.

• È un libro da leggere con lentezza, in silenzio, magari in quelle ore in cui la notte non è ancora del tutto finita e il giorno non è ancora iniziato. Perché Elisabeth parla di noi, di tutto quello che siamo capaci di infliggere, di sopportare, di trasfigurare.
Profile Image for Federica (chic.libri).
76 reviews9 followers
November 6, 2025
Quella raccontata in questo libro è una vicenda tratta da una storia vera. Il sig. Fritzl ha rinchiuso in un bunker costruito a ridosso della cantina della casa di famigli sua figlia appena diciottenne. L’ha stuprata e violentata lì dentro per 18 anni. Sono nati 7 figli da incesto. La moglie, che abitava normalmente al piano di sopra, non si è mai accorta di niente. Tantomeno i vicini di casa o la polizia.
Una vicenda brutta. E questo libro non risparmia alcun dettaglio. Tutto è realistico e terribilmente duro. Anche Elisabeth diventa un personaggio controverso nel corso degli anni, perde lucidità e accetta la vita nel bunker come fosse la sua vita vera, la protegge e la tutela. Vive la maternità con tutta la gioia del mondo e si prende cura dei suoi figli e anche per loro non smette mai di lottare e non si dà mai per vinta.

Lo stile di scrittura non mi ha convinto pienamente, ma non si può dire che non abbia pensato a questo libro per giorni anche dopo averlo chiuso e finito.
Profile Image for March.
661 reviews9 followers
October 29, 2022
Es uno de los libros más desagradables de leer, que yo recuerde, sólo superado por "La chica de al lado", curiosamente, también basado en hechos reales. Es un libro no muy extenso, pero tenía que cerrarlo de vez en cuando porque me ahogaba, me enfadaba, sí, estoy muy enfadada, con el padre por lo que hizo, con la madre por lo que dejó que se hiciera, con la hija por no huir antes de que se hiciera, con el hijo-nieto por no ayudar a que se pagara por lo hecho, con los vecinos ¿cómo es posible que nada de esto haya pasado en realidad?
Bueno, volviendo al libro, es denso, con pocos diálogos y de una crudeza infinita, aunque sólo está basado en los hechos que se han conocido y no en los reales. La verdad, si pudiera volver a atrás, no volvería a leerlo, por las sensaciones tan malas que he vivido leyéndolo.
Profile Image for Gio Pervinca.
195 reviews16 followers
July 24, 2024
Lo trovo un romanzo pulito, bella scrittura mai eccessiva (ho letto che qualcuno l'ha definita barocca -cosa hanno letto per definire questa scrittura barocca, chi lo sa?), cosa che, considerando la storia, poteva essere. Si tratta di un romanzo, appunto, non è una cronaca giornalistica, un reportage in cui l'autore non deve sentirsi; è semplicemente un buon romanzo su una storia realmente accaduta ma è anche uno scritto sull'assoluzione, sulla sopravvivenza e sul male del mondo. Il male che non ti aspetti, al di fuori della comprensione comune che però, qui, non sfocia mai nel patetismo.
Profile Image for Simona Moschini.
Author 5 books45 followers
February 21, 2020
Per un commento più equilibrato e più sottile del mio: http://www.leparoleelecose.it/?p=993

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A parte che, al momento di taggare la categoria di questo oggetto, ho provato un gran imbarazzo, e già qui non ci siamo.
A parte che, sfogliandolo qua e là, sento salire un ricordo dei Diari di Anna Frank che non mi piace per niente, nel senso che la claustrofobia e la "anormalità" di quel diario mi avevano molto turbata, all'epoca.
A parte che, dopo "La notte delle matite spezzate", posso guardare qualsiasi film horror o di altro genere, purché non parli di tortura.
A parte che sono riuscita a leggere senza problemi centinaia di opere che parlavano del male, gialli, noir, ma anche saggi psicoanalitici, sociologici e storici, nazismo incluso..., psicopatologia di Hitler inclusa, e ce l'ho sempre fatta senza problemi. Non chiudo gli occhi. A volte ho il sospetto di averceli anche troppo aperti.
Ho letto "Le benevole" e trovo solo che sia troppo lungo.
A parte che un'anobiana che stimo molto come persona e come lettrice, ce l'ha fatta, faticosamente immagino, ma non per questo è detto che ce la faccia io.
A parte che, dalle poche frasi lette al volo, non mi sembra un libro compiaciuto, ed era uno scoglio difficile da evitare.
A parte che ho il forte sospetto che, se fossi madre, lo troverei ancora più insopportabile.

A parte qualsiasi altra considerazione, l'ho leggiucchiato, l'ho sfogliato e per la prima volta in vita mia sento che è possibile che non riesca a finire un libro non per noia, non per piattezza, non per prevedibilità, non per ragioni estetiche. E non perché parla del male, quindi neanche per ragioni morali, almeno credo.
Forse qui ho trovato un limite vero.
Profile Image for Giulia Ferrara.
8 reviews
April 4, 2018
il caso fritzl è ovviamente interessante e estremamente complesso, anzitutto sotto l'aspetto umano e psicologico. un unicum di malvagità e perversione. tuttavia la scrittura di Sortino mi è parsa eccessivamente barocca, ricca di figure retoriche spesso superflue e sgradevoli, che altro non facevano che tentare di aggiungere pathos a una vicenda che anche se presentata nuda e semplice sarebbe stata patetica anche oltre il sostenibile. La narrazione è concentrata su quisquilie: la maggior parte delle pagine paiono quasi enumerare semplicemente le nascite dei bambini. Pochissima è l'attenzione data alla quotidianità nel bunker, successivamente alla nascita della prima figlia. Peccato.
Profile Image for Kittybaby.
24 reviews
August 26, 2024
Il caso di cronaca di Elisabeth Fritzl, rapita e imprigionata dal padre per 24 anni in un bunker antiatomico, ci viene raccontato con una scrittura misurata, delicata, pulita.
La voce narrante non esprime giudizi, non attribuisce colpe, e quella che rimane è una storia di abusi, follia, terrore e desiderio.
Pensare che sia un fatto realmente accaduto lo rende ancora più spaventoso.
Sono stata male.
Profile Image for Lucaxcix.
11 reviews
November 27, 2025
Brutto, brutto, brutto. La psicologia di Elisabeth è delirante e senza un filo logico: perché prima si vuole uccidere, poi no, sembra provare tenerezza per il padre nonostante ciò che le fa però lo odia e alla fine boh, cosa prova?
La prosa è un continuo tentativo di elevare il discorso e diventa pesante nel momento in cui si usano i superlativi assoluti o i superlativi relativi: queste parole non funzionano con chi ha letto almeno due libri nella sua vita. Per me non ci siamo proprio.
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Profile Image for Aurora Rettore.
21 reviews2 followers
January 19, 2025
Se non avesse usato i nomi veri dei protagonisti dei fatti e cercato di scrivere la loro realtà, avrei dato un voto più alto. Avrei preferito solamente un’ ispirazione alla storia come “Room” e lo avrei trovato più rispettoso.
Profile Image for María Robledo Catalán.
156 reviews
June 15, 2022
Inquietante y por momentos terrorífico, pero algo flojo en sus tramo final, se queda cojo en las conclusiones.
Profile Image for Sarah.
18 reviews1 follower
January 1, 2013
Confesso di non essere riuscita a finirlo perché la storia mi creava personalmente troppo pathos ma trovo la scrittura di P. Sortino incredibilmente bella, pulita e realistica e la lettura assolutamente fluida e veloce.
Profile Image for Sara.
336 reviews93 followers
Read
July 1, 2021
Me he quedado en el 20% no puedo continuarlo.
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