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L'Infanta sepolta

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Figure angeliche, di natura divina benché non prive di umane passioni e terrestri debolezze, popolano le novelle dell’Infanta sepolta. Nei panni di adolescenti madonne e di alati vecchietti, di amici lunari, principi delicati, amanti perduti grevi di profezie e stranieri ammantati di funebre dolcezza, tali figure emanano e dispensano la grazia fra i viventi, che le colmano di una gratitudine e di una venerazione senza nome. Messaggeri di un’esistenza strana e remota, riflesso di antiche e sconosciute percezioni, gli angeli della Ortese sono dunque gli artefici di una amorosa trasfigurazione del mondo di cui è testimone e partecipe la stessa autrice – e la sua «espressività», segno tangibile di una vocazione insieme sapiente e istintiva, annuncia fin d’ora i futuri traguardi di invenzione e di stile. Così appare all’occhio di oggi la seconda silloge di novelle di Anna Maria Ortese – nonché il suo secondo libro in assoluto –, prezioso documento della sua giovinezza letteraria e di una scrittura già caratteristicamente irrequieta e visionaria, incapace di rispettare i confini del visibile, e incline a mescolare memoria e immaginazione, riflessione e fantasticheria, racconto e sogno. E su tutto domina il timbro di una inconfondibile voce: insieme tenera e grave, di cupo splendore, la cui nota dominante è il dolore per la lontananza e la perdita (di luoghi, persone, oggetti cari, affetti), e che si ritroverà, immutata, nei capolavori della scrittrice. Apparso nel 1950, L’Infanta sepolta non è da allora mai più stato ristampato.

196 pages, Paperback

First published January 1, 1950

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About the author

Anna Maria Ortese

48 books108 followers
Born in Rome in the year 1914, Anna Maria Ortese grew up in southern Italy (primarily Naples) and in Lybia, the fifth of nine children of a soldier's family often short on money. Like many poor girls of her generation, Ortese left school at age thirteen, initially with the idea of studying (and then, teaching) music in mind; until the discovery of literary romanticism, particularly the writings of Edgar Allan Poe and Katherine Mansfield, and her need for creative self-expression made her turn to writing.

She eventually studied with Massimo Bontempelli, proponent of the "magical realism" she herself would soon make her own as well, and in 1937 published her first collection of short stories, entitled "Angelici Dolori." Her work garnered her native Italy's most prestigious literary prizes (most notably, the 1953 Premio Viareggio for the collection of stories "Il Mare Non Bagna Napoli" – published in English under the title "The Bay Is Not Naples" - and the 1967 Premio Strega for the novel "Poveri e Semplici"), and she is considered one of the foremost Italian writers of the 20th century.

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Displaying 1 - 6 of 6 reviews
Profile Image for Carloesse.
229 reviews93 followers
November 10, 2017
Questo libro è l’importante “snodo” tra la Ortese narratrice del fantastico, del magico, della “realtà trasfigurata” (che la porterà, attraverso il successivo “L’Iguana”, ai massimi capolavori quale “Il Porto di Toledo” e “Il Cardillo addolorato”) e quella più ancorata alla realtà de “Il Mare non bagna Napoli” e ai suoi reportage, soprattutto di viaggio.

I racconti di questo libro, infatti, sono raccolti in tre distinte sezioni, e se le prime due fanno senza altro capo alla prima tipologia, la terza e conclusiva appare la premessa a quel duro ritratto della città partenopea che la costrinse a rompere i ponti con essa, dove era cresciuta in una sorta di incanto. Che è quello stesso incanto che dà origine alle storie narrate, sull’onda della prima sua raccolta pubblicata (“Angelici dolori”) di racconti che finiranno quasi tutti (rielaborati) nel “Porto di Toledo”, il romanzo della sua vita immaginata o meglio “trasfigurata”.

In mezzo a queste, a segnare questo snodo, la guerra. Prima della quale Napoli è la città del sogno, l’ispanica “Toledo” della sua infanzia, e dopo quella una città di rovine, materiali e morali, come a seguito di un brusco risveglio.

Debbo dire che tra le due Ortese io prediligo la prima, pur con le sue ingenuità, talvolta palesi in questi racconti giovanili. Ma quanta grazia in quell’Infanta che altro non è che la statua di una Madonna nera, in quel signor Lin, che mette infine le ali a conferma della sua natura angelica, in quei “giovanetti” e “giovanette” travolti dalla passione e dal dolore, fino ad ammalarsi, senza cadere mai nell’erotismo sguaiato dei giorni nostri, o in quelle governanti che si rivelano scimmie portate con sé da esotici viaggi.

Nel mondo della Ortese è faticoso, forse, al giorno d’oggi calarsi. Ma lo sforzo può rivelarsi premiante. Per riuscire a scorgere l’innocenza (e l’ineluttabilità) del dolore.
Profile Image for Chequers.
600 reviews37 followers
May 23, 2025
Qua e la' ho intravisto la prosa magica che mi aveva tanto affascinato ne "Il cardillo addolorato", ma tanti racconti li ho finiti a fatica.
Forse non era il momento giusto ed avevo bisogno di qualcosa di meno "barocco", chissa'!
Profile Image for Cristian Keller.
390 reviews2 followers
March 26, 2023
I primi racconti hanno uno sfondo inquietante e trattano l'adorazione infantile (padre, madre, altro). Gli ultimi parlano più che altro di Napoli.

In generale non mi sono piaciuti. E' come se l'autrice avesse usato un linguaggio a me sconosciuto.
All'inizio mi ha anche incuriosito. Ma non trovando la "chiave" con cui entrare nei racconti alla lunga mi ha indisposto. Ed alla fine mi è rimasto solo il ricordo di una lettura pesante
Profile Image for Maryaly.
3 reviews3 followers
November 24, 2025
Non è semplice scrivere una raccolta in cui un racconto tira l'altro, un po' per le storie un po' per l'ineguagliabile scrittura di Ortese. Ognuno di questi racconti è una piccola perla che mi ha fatto emozionare; non vedo l'ora di recuperare tutti gli altri <3
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