Alla morte di ogni Pontefice si apre un periodo che suole chiamarsi di Sede Apostolica Vacante che termina con l'elezione del suo successore. Uno dei momenti più esaltanti della plurimillenaria storia del Cattolicesimo è costituito certamente dal rito dell'elezione papale, detto il "Conclave" dal latino "cum clave" ovvero chiuso a chiave per alludere alla clausura a cui sono costretti i Cardinali a garanzia della riservatezza della loro votazione. Tra ricerca filologica, devozione e curiosità si snodano nel testo gli aneddoti di un evento in cui spiritualità e mistero si fondono insieme, solleticando l'immaginario del fedele quanto dell'uomo di cultura. L'opera, patrocinata dalla Provincia di Roma e dal Centro Europeo per il Turismo, si avvale tra l'altro dei contributi di Francesco Buranelli e Francesco Petrucci. La mostra (Roma, 7 dicembre 2006-9 aprile 2007) documenta attraverso dipinti, stampe, preziosi cimeli, abiti d'epoca, ritratti, antiche fotografie, la Sede Vacante, la cerimonia dell'elezione papale e i suoi riti, esponendo per la prima volta materiale inedito o mai esposto al pubblico.
Ecco una mostra (Città del Vaticano, 7 dicembre 2006-9 aprile 2007) che davvero avrei voluto visitare, perché, a giudicare da questo catalogo, doveva essere meritevole.
Seguendo tutte le fasi che segnano la cosiddetta "sede vacante" della Chiesa, dall'agonia e morte del vecchio pontefice, alle esequie, dalle Congregazioni cardinalizie all'ingresso solenne dei cardinali in conclave, dalle votazioni alla proclamazione fino alla presa di "possesso" di S. Giovanni in Laterano del nuovo papa a cavallo attraverso Roma, gli oggetti e le opere d'arte esposti e i saggi del catalogo permettono di entrare in questo mondo di procedure e riti codificati e densi di significato, in questi momenti delicatissimi e pieni di fascino. Affascinante è vedere come, all'interno di una struttura che mano a mano si consolida e prende forma soprattutto con Gregorio X e la sua costituzione Ubi periculum (che cercava di evitare per il futuro il ripetersi di uno scandalo come il conclave di Viterbo durato ben 3 anni), la tradizione sia stata, nel corso dei secoli, senza mai perdere la propria identità, modificata, innovata, perfezionata, fino a divenire il meccanismo oliatissimo di oggi. Ho apprezzato moltissimo la varietà della mostra: non solo quadri e stampe (bellissime), ma anche abiti, fotografie, codici, oggetti di uso comune o molto particolari (come il martelletto che il Cardinale Camerlengo usava per accertarsi della morte del papa), che davvero coprono ogni aspetto dell'evento.
Interessanti quasi tutti i saggi, soprattutto nella prima parte, sui primi tempi ancora un po' incerti quando l'elezione del nuovo papa non era ancora stata ben codificata, e, all'opposto, quello finale, sui conclavi del XX secolo. Un difetto è che, poiché le schede della mostra sono state compilate da vari studiosi diversi, si tende spesso a ripetere più volte le stesse cose.
Libro poi molto bello da leggere per me che, seppure per pochissimo, posso dire di essere quasi "entrata" in quel mondo (certo non in conclave!!). L'ultimo del 2005, il primo per me, fu davvero emozionante perché avevo la sensazione di assistere a un rito che aveva resistito fieramente e con coerenza per secoli, e che quindi davvero mostrava al mondo la forza di una tradizione millenaria. Se siete interessati al tema consiglio anche il bello (e bizzarro) romanzo di Roberto Pazzi, Conclave.
L'unica pecca è sempre la stessa, gli errori di stampa, e gli errori di punteggiatura, anche se qui meno che in altri clamorosi casi: evidentemente questi cataloghi di mostre (vedi Papi in posa, vedi La porpora romana) non ne possono essere immuni. Mah!