«Certo, un libro scandaloso. Il giudizio sul sistema carcerario dato non da studiosi illuminati, non da provvidi amministratori, non da magistrati competenti, non da benefattori umanitari. Qui sono i ‘delinquenti’, i ‘criminali’, i ‘bruti’, che parlano di se stessi e della loro vita di tutti i giorni: che invece di accettare rassegnatamente la condanna, accusano, invece di starsene sottomessi per ‘espiare’ o ‘emendarsi’, si ribellano, invece di ubbidire agli ordini, li discutono, invece di fare il loro dovere, reclamano i loro diritti, come un qualsiasi cittadino non ignaro della Costituzione e delle leggi del suo paese, e quando possono, cioè quando riescono a raggiungere nel fuoco di una protesta un minimo di coesione, si rivoltano come si sono sempre rivoltati nella storia i popoli, le classi, le nazioni oppresse... La forza, la novità, il significato critico e polemico del libro consistono nello spingerci ad andare, anche contro voglia, anche riluttanti, alle radici del problema.» Dalla prefazione di Norberto Bobbio.
Il libro è drammaticamente fuori catalogo (come tanti altri testi degli anni Settanta, sommersi dagli anni Ottanta), ma lo si può trovare a questa pagina. Impressionanti, come al solito, le testimonianze dei carcerati, numerose ed essenziali in questo libro. Direi che sono un punto anche troppo fermo nel mutare delle ideologie. Inusuali, di questi tempi e a queste latitudini, le professioni di fede rivoluzionaria (il libro nasce, mi par di capire, da un esperimento di penetrazione nelle carceri attuato da “Lotta continua”).