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Firenze e Kyoto, città parallele

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Florence and Kyoto were twinned because the two cities were considered the most well preserved and most characteristic centres of culture in their respective countries. Each was once a state capital (Florence until 1871 and Kyoto until 1868), each is today the main town of its region and a reference point for the cultural life of its country. The photographs of Fosco Maraini provide an appropriate setting for a comparison of the original and unique features of these two cities in an intelligent exhibition organized by one of the Florentine cultural centers par excellence, the Gabinetto Vieusseux. Maraini understood how to capture the historic basilicas and churches of the center of Florence, the palazzi of its great families, its gardens and those unmistakable signs of the historic architectural layers of the city. He understood also how to render the inimitable parks, temples and monasteries of a Kyoto that knows how to create a balance between modern life and its ancient roots. Time that allows t he viewer to savour the similarities and differences between these two cities, distinguished from the outset as a city of marble and stone, and a city of wood; one centred on the human, the other on nature; one constructed linearly, the other asymmetric and free. Maraini's eye his own eye and his camera lens sees them with his particular the moment that inspired him to catch two very distant generations united by prayer, to wander freely through the water and leaves of Saihoji, to follow the geometric paths made to human design in the garden of the villa Gamberaia or to run along the tracks of the plough and the lines of the paddy fields. These are images of two worlds of still beauty, oases of peace captured in an instant and true to their essential lines. As to lines, perhaps the most emblematic photographs are the grilles and gratings set side by each braced to keep away the outside world, and each failing to do so. Presentazioni di / Presentazion by Adriana Boscaro e Maurizio Bossi Con un saluto di Eugenio Giani, assessore alle Relazioni internazionali e ai Gemellaggi del Comune di Firenze Testi in italiano, inglese, giapponese / Italian, Japanese and English texts.

48 pages, Paperback

First published December 31, 2005

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About the author

Fosco Maraini

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(Source: wikipedia)
Nacque il 15 novembre 1912 dallo scultore Antonio Maraini (1886-1963), di antica famiglia ticinese, e dalla scrittrice Yoï Crosse (1877-1944), di padre inglese e madre ungherese di origine polacca.

Bilingue italo-inglese fin dalla nascita, crebbe e si formò nell'ambiente intellettualmente vivace proprio del suo nucleo familiare e della Firenze degli anni 1920 - 1930. Nel 1934, spinto dalla sua immensa curiosità nei confronti dell'Oriente, si imbarcò sulla nave Amerigo Vespucci come insegnante di inglese, visitando l'Africa del Nord e l'Anatolia. Nel 1935 sposò la pittrice siciliana Topazia (n. 1913), dell'antica famiglia Alliata di Salaparuta, principi di Villafranca, da cui ebbe le tre figlie Dacia (Fiesole, 1936), Yuki (Sapporo, 1939 - Rieti, 1995) e Toni (Tokyo, 1941).

Maraini si laureò in Scienze Naturali e Antropologiche all'Università degli Studi di Firenze. Nel 1937 raggiunse l'orientalista maceratese Giuseppe Tucci, che conosceva assai bene sanscrito, tibetano, hindi, nepali, bengali e altre lingue asiatiche, in una spedizione in Tibet, alla quale ne sarebbe seguita un'altra undici anni più tardi, nel 1948. Da tale esperienza scaturì la grande passione che lo portò a dedicarsi allo studio delle culture e dell'etnologia orientale e a scrivere Segreto Tibet.

Prima della seconda guerra mondiale, Maraini si trasferì in Giappone, dapprima nel Hokkaidō, a Sapporo, e poi nel Kansai e a Kyōto, come lettore di lingua italiana per la celebre università locale. L' 8 settembre 1943 si trovava a Tokyo e rifiutò, assieme alla moglie, di aderire alla Repubblica di Salò. Venne quindi internato in un campo di concentramento a Nagoya con tutta la sua famiglia. Durante la prigionia compì un gesto d'alto significato simbolico per la cultura giapponese: alla presenza dei comandanti del campo di concentramento si tagliò il mignolo della mano sinistra con una scure. Non ottenne la libertà, ma una capretta ed un orticello permisero alla famiglia Maraini di sopravvivere. Finita la guerra tornò in Italia, per poi ripartire verso nuove mete quali il Tibet, Gerusalemme, il Giappone e la Corea.

Conosciuto per i suoi numerosi lavori fotografici in Tibet e in Giappone, Maraini fotografò le catene del Karakorum e dell'Hindu Kush, l'Asia centrale e l'Italia in generale; fu insegnante di lingua e letteratura giapponese all'Università di Firenze e uno dei massimi esperti di cultura delle popolazioni Ainu del Nord del Giappone.

Maraini si cimentò anche nella composizione poetica, utilizzando la tecnica da lui definita metasemantica, di cui è un esempio l'opera Gnosi delle fànfole.

Noto anche come alpinista, svolse la sua attività principalmente nelle Dolomiti, dove compì le sue prime ascensioni con Emilio Comici, Tita Piaz e Sandro del Torso. Partecipò inoltre ad alcune importanti spedizioni del Club Alpino Italiano: quella del 1958 al Gasherbrum IV (7980 m, nel Karakorum, Pakistan), guidata da Riccardo Cassin, e quella del 1959 organizzata dalla sezione di Roma del CAI al Saraghrar Peak (7350 m, nell'Hindu Kush, Pakistan), guidata da Franco Alletto e Paolo Consiglio. Su entrambe le spedizioni scrisse un libro: Gasherbrum 4, Baltoro, Karakorum e Paropamiso (vedi la sezione dedicata alle opere).

Dopo aver divorziato da Topazia Alliata, nel 1970 sposò in seconde nozze la giapponese Mieko Namiki con la quale visse a Firenze, nella villa paterna di Torre di Sopra, presso il Poggio Imperiale, lavorando alla sistemazione del suo archivio fotografico e dei suoi moltissimi libri rari.

È morto nel giugno del 2004, con la volontà di essere seppellito in un piccolo cimitero della Garfagnana.

Descrisse la prima parte della propria vita nell'autobiografia romanzata Case, amori, universi, pubblicata presso Mondadori nel 1999. I suoi libri più rari sono disponibili nella biblioteca del Gabinetto G.P. Vieusseux di Firenze.

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