Gottfried Benn fu poeta e sifilopatologo. Come poeta: uno dei creatori dell’espressionismo e autore di alcune fra le liriche perfette del Novecento. Come medico: continuò a praticare oscuramente, fino all’ultimo, nella Berlino del dopoguerra. Ma Benn fu anche l’autore di alcuni saggi, letteralmente senza pari, per la mobilità nervosa, fosforeggiante dello stile, per il continuo germinare delle immagini, come anche per il taglio imprevedibile degli argomenti. Non si ha idea di che cosa possa essere la prosa moderna, se non si è lasciata risuonare in noi questa prosa, con i suoi scarti micidiali e repentini, gli accostamenti allucinatori, l’uso sovrano e predatorio di testi preesistenti. Di che cosa parla Benn? Di ere geologiche e di Goethe, di nichilismo e di stile, di teorie scientifiche e del mondo dorico, del cervello e delle tare, di poesia e di climi storici. In breve: parla di tutto. E nulla lascia intatto di ciò che di accomodante e stantio si perpetua nel pensare. Ma ogni volta il tratto che noteremo per primo è il «sacrilego azzurro» della sua prosa, un colore, un timbro che solo qui riusciremo a trovare e che ci dà una scossa di segreta euforia.
Gottfried Benn was a German essayist, novelist and expressionist poet. A doctor of medicine, he became an early admirer, and later a critic, of the National Socialist revolution. Benn had a literary influence on German verse immediately before and after the NS regime.
Prosa assoluta novecentesca. Il "reale" mostrato, inglobato, sezionato, "nichilizzato", allegorizzato al massimo, attraverso un movimento sovrano della mente e la tensione estrema della forma, che apre spazi meditativi mentre fa piazza pulita delle illusioni; per citare il Sokurov del film Arca Russa : "I open my eyes and I see nothing".
"L’arte suscita un torrente là dove tutto era indurito e torpido e stanco, un torrente che resta confuso e incomprensibile ma diffonde germi su rive ridotte a deserto, germi di felicità e germi di dolore." (Deve la poesia migliorare la vita?, p. 346)
Chissa' perche' continuo a comprare libri difficilissimi, dei quali capisco a tratti. Chissa' dove ho trovato recensioni che potessero convincermi ad acquistare - neanche in prestito, proprio acquisto - questo di Benn, che non sapevo neppure chi fosse, e che al momento con tutti questi saggi in tentata giustificazione del nazismo da' pure un po' noia. Quando si fa capire, quando si riesce a sciogliere la pece del discorso scopri che non era pece, ma liquirizia da Mille e una notte, e che quelle frasi, quell'intelligenza sono rari da trovare in un saggio, e assolutamente avulse da qualsiasi narrazione che non scada nel pedante. Pero', uffa... *** Abbandonato, marzo 2014