Una delle pagine più cupe dell'ultima stagione del nazifascismo: la deportazione degli ebrei d'Italia nei campi di concentramento. Titti Marrone gestisce tutto questo magma storico tenendo forte la rotta della schietta testimonianza. Abbassa questa barbarie all'altezza dei bambini. Visto da loro il male mostra il lato più spaventoso. Marco Maugeri, "l'Unità"
Un convincente intreccio storico-narrativo, sul sottofondo di un giudizio morale mai gridato ma continuamente presente. Aurelio Lepre, "Corriere della Sera"
È un treno a rapire i tre bambini di questa storia ed è un treno a restituirne due nel dicembre 1946. Nel mezzo di questo essere portati via e essere restituiti, c'è l'indicibile del campo di sterminio. Questo libro racconta di tre bambini deportati ad Auschwitz con le loro madri.
Questo libro è stato fortemente cercato. Anni fa lessi la recensione su una rivista di un libro che parlava di due sorelline ebree triestine sopravvissute ad Auschwitz, ero in biblioteca e non mi segnai il libro. Allora non si parlava molto dei bambini italiani e della shoah ed era la prima volta che venivo a sapere di Tatiana e Alessandra Bucci, deportate ad Auschwitz e sopravvissute. Cercai più tardi il libro, ma non ricordando autore e titolo era difficile. Fu un'amica che mi aiutò ad identificarlo e a leggerlo. Ora la vicenda è nota, spesso le due sorelle vengono intervistate e raccontano. Il libro è toccante perché al di là del dramma della perdita della vita per quasi tutti i bimbi deportati ad Auschwitz, c'è la storia del trauma, del fatto che non si ricordavano nulla della loro famiglia, del recupero di Anna Freud che in Inghilterra si occupò dopo la guerra dei bimbi traumatizzati. Ora c'è il bellissimo saggio di Bruno Maida che racconta la Shoah vissuta dai bambini, ma nel 2004 questa era una prima testimonianza di quello che è accaduto, che non sapevamo e che è molto doloroso sapere
Non credo si possa dare un voto ad un libro come questo. Come non credo si possa dare un giudizio ad ogni libro che riporti, nero su bianco, testimonianze dirette della pagina più buia della nostra storia. Eppure, posso dirvi, che Titti Marrone riesce a farlo in modo diretto, senza troppe costruzioni che risulterebbe fuori luogo e dando voce a chi quella voce è stato tolta per sempre. In questo libro, in particolare, oltre a ripercorrere la storia precedente e successiva alla prigionia di Auschwitz delle sorelle Bucci (vi consiglio di cercare online le loro interviste), la Marrone punta i riflettore su una vicenda atroce che aveva rischiato di rimanere sconosciuta, coperta da omertà, ignoranza e assoluta indifferenza. L'uccisione di venti bambini nella cantina di una vecchia scuola poco distante da Amburgo. E tra quei piccolo c'era anche Sergio De Simone, cuginetto di Andra e Tatiana Bucci. In questi capitoli si ripercorrono quei momenti atroci, grazie a testimonianze indirette e alle parole di un giornalista a cui va il merito più grande dell'avere dato giustizia a venti piccoli innocenti che saranno bambini per sempre. E' una lettura che ti spezza il fiato. Ti sembra quasi di percepire battiti venire meno, senti chiaramente un dolore al centro del cuore che non lascia spazio a molte altre parole. Un libro - questo e come per fortuna ce ne sono anche altri - che merita di essere letto, anzi no, che deve essere letto. Perchè - anche se l'attualità sembra dimostrarci il contrario - è davvero possibile imparare dalla storia e da orrori che non potevano, non possono e mai potranno essere tollerati.
Ci sono libri a cui è impossibile attribuire una votazione, e Meglio non sapere di Titti Marrone è uno di questi. Non è un romanzo, non è una storia da giudicare con delle stelle: è una testimonianza. E come tutte le testimonianze vere, va ascoltata, letta e portata con sé. In queste pagine sono riportati fatti realmente accaduti: la vita di tre bambini e delle loro madri, deportati ad Auschwitz. Non c’è spazio per il “mi è piaciuto” o “non mi è piaciuto”, perché qui non si tratta di intrattenimento, ma di memoria. Di dolore, di resistenza, di umanità strappata e, nonostante tutto, ancora presente. Dare una valutazione numerica a un libro come questo mi sembra fuori luogo. Sarebbe come trasformare una tragedia reale in un prodotto da classificare. Meglio non sapere è un reportage che tutti dovrebbero leggere, soprattutto oggi, perché racconta ciò che è stato e che non deve mai essere dimenticato. Non assegno stelle. Assegno invece il dovere della lettura.
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Un piccolo e preziosissimo libro che racconta la storia di 3 bambini italiani cattolici ma di madre ebrea deportati ad Auschwitz, seguendo il racconto di chi è inaspettatamente e miracolosamente sopravvissuto e di chi ha lottato per conoscere la verità. Per chi è tornato ci sono i ricordi infantili di un luogo orribile come un lager, della difficoltà del reinserimento nella società, del ritorno a casa; per chi non è tornato c'è la terribile pagina di Bullenhuser Damm e la difficoltà delle famiglie sopravvissute di accettarla. Un testo da far leggere a tutti i ragazzi perché mai più nessuno possa più nascondersi dietro alle agghiaccianti frasi "...ho fatto solo ciò che mi hanno ordinato... non mi prefiggevo nulla di male con questi esperimenti... e solo con cavie ed ebrei...".
Leggere può anche essere una forma di resistenza. In questo specifico libro, leggere è una faticosa nuotata fino al Ricordo della Violenza avvenuta. Ogni pagina una bracciata. Arrivare alla fine non dona pace, ma nuovo tormento per ogni bimbo e bimba che continuano a soffrire e morire per mano di chi dovrebbe proteggerli.
Di questo libro mi è soprattutto piaciuto lo stile, che mischia narrazione, interviste, documenti. I fatti narrati sono estremamente toccanti e vengono anche illustrati avvenimenti che sono meno conosciuti
Questo libro racconta la storia di Andra e Tatiana Bucci e di Sergio De Simone. Tre bambini (due sorelline di 4 e 6 anni e il loro cuginetto di 6 anni) deportati ad Auschwitz insieme alle loro madri.
L’autrice, tramite alcune testimonianze, racconta di come le prime due sono sopravvissute al campo e di come si sono ricongiunte con i loro genitori, della tragica morte di Sergio, scelto insieme ad altri 19 bambini come cavia per esperimenti sulla tubercolosi (strage di Bullenhuser Damm) e di come sua madre l’ha aspettato fino alla fine della sua vita.