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Il novecento in Italia > Siamo profondamente grati alla Ginzburg di aver riscattato con la poesia il nulla dell'esistenza

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message 1: by [deleted user] (last edited Feb 27, 2011 06:26AM) (new)

Apro questo topic su Natalia Ginzburg con una citazione di Enzo Siciliano che condensa in poche parole il significato della sua opera. Ho letto tutto di Natalia Ginzburg e uno dei suoi libri più belli che consiglio a tutti è La città e la casa.

Da un articolo di Giampaolo Mazza.

Pubblicato nel 1984, è un romanzo epistolare che racconta la disgregazione della famiglia, la crisi dei ruoli tradizionali, il vuoto drammatico che accompagna la vita dei nostri giorni. La mancanza di virilità, l'assenza della figura paterna, l'insicurezza dei figli compongono i frammenti di un'armonia ormai dispersa in un fitto susseguirsi di eventi spesso drammatici tra Roma, l'Umbria e l'America. Lettera dopo lettera, padri, figli, amici, amanti vengono messi di fronte a se stessi e al loro bisogno di verità. L'autrice ricostruisce le schegge di queste vite e racconta nel consueto stile, asciutto e lirico insieme, la perdita di quel senso di appartenenza che ha il suo simbolo più evidente nella casa: perché «uno le case può venderle o cederle ad altri finche vuole, ma le conserva ugualmente per sempre dentro di sé». Storia rassomigliante al precedente romanzo epistolare “Caro Michele” con caratteri simili ed incentrati su un unico fatto. Si notano, infatti, sia l'assenza di figure maschili in grado di sostenere il ruolo di padre, sia la perdita del senso della famiglia. L'atteggiamento di Natalia nei confronti della disgregazione della famiglia borghese è tutt'altro che dolce o languido; è freddo, quasi scientifico. Non condanna i suoi personaggi, anzi li comprende. Tuttavia alla fine falliscono tutti. Il vuoto tra la figura materna e quella paterna farà precipitare la situazione a scapito dei figli, sui quali si abbatterà la tragedia finale. Si ha, quindi, una famiglia che esplode, si disperde: il padre va in America, il figlio rimane a Roma per diventare padre con il risultato di un duplice fallimento. Gli uomini sembrano destinati a rimanere bambini incapaci di costruire sia una casa, che una città. Concludo con due citazioni che non fanno che confermare il valore della Ginzburg: “Nessun scrittore italiano capisce come la Ginzburg cosa sia una famiglia” (Pietro Citati) e “Siamo profondamente grati alla Ginzburg di aver riscattato con la poesia il nulla dell'esistenza”. (Enzo Siciliano).


message 2: by [deleted user] (new)

anche 'la città e la casa' è un romanzo epistolare, come 'caro michele'?


message 3: by [deleted user] (new)

Sì. Il romanzo epistolare è un genere molto congeniale alla Ginzburg, perché la toglie dall'imbarazzo di parlare in terza persona. Come del resto le commedie per il teatro.


message 4: by [deleted user] (last edited Mar 08, 2011 01:17PM) (new)

Per l'8 marzo vi propongo un pensiero di Natalia Ginzburg sulla condizione femminile. :-)

Da "La condizione femminile" di Natalia Levi Ginzburg, Milano 1974

"Non amo il Femminismo perché parte dal presupposto che le donne siano migliori degli uomini.
Le donne non sono in realtà né migliori né peggiori degli uomini. Qualitativamente sono uguali. La differenza che c'è fra uomo e donna è la stessa differenza che c'è fra il sole e la luna, o fra il giorno e la notte... sono diversi e indivisi."


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