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Il viaggio in Italia > Di là dal fiume e tra gli alberi

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message 1: by [deleted user] (last edited Feb 25, 2011 07:10AM) (new)

Di là dal fiume e tra gli alberi è un romanzo, scritto dall'autore americano Ernest Hemingway, premio Nobel nel 1954. Qui il paesaggio italiano emerge come carattere imprescindibile del racconto. Non solo la città di Venezia domina. Lo fanno anche le rive del Piave, teatro di due guerre vissute dal protagonista (e dall'autore), l’isola di Burano, il campanile di Torcello e i paesaggi invernali scrutati a fondo, facendo lentamente girare gli occhi su tutto l’arco dell’orizzonte della vasta pianura veneta nelle lunghe attese della caccia alle anatre. La Venezia di Hemingway è la città nobile e un po’ snob che vive tra l’Harry’s Bar ed il Gritti Palace Hotel.


message 2: by [deleted user] (new)

Da La Libreria di Dora

Scritto nel 1950, Di là dal fiume e tra gli alberi è la voce di Hemingway dopo i dieci anni di silenzio seguiti a «Per chi suona la campana», un romanzo che trasmette, attraverso una ripetuta simbologia, il sempre più pressante “male di vivere” dell’autore. L’opera narra la storia di un cinquantenne, un generale degradato al ruolo di colonnello, figura dietro cui si cela l’immagine dello stesso scrittore reduce dalla Seconda Guerra Mondiale. L’amore folle del protagonista per una giovanissima nobildonna diventa freno contro l’accelerare del tempo. La vicenda si staglia leggera e scorre lungo lo sfondo di una Venezia immersa nell’affascinante atmosfera della Laguna. Come scrisse Fernanda Pivano, mentre Renata avrebbe dovuto aiutare l’uomo ad affrontare la morte, in realtà lo ha condotto ancora una volta, attraverso la confessione, ad affrontare la vita.


francesco(ho poche idee ma confuse) | 48 comments Mod
Il paesaggio italiano era per Hemingway il luogo dove ritrovare se stesso, la sua umanità. Per Efix, uno dei personaggi di "canne al vento", il paesaggio che custodiva il suo poderetto era come un nido che conteneva la parte migliore di sé e quando se ne allontanava per andare in paese, nel mondo, era come andare in un luogo di penitenza. Dovremo parlare del paesaggio italiano durante la lettura di "Canna al vento".


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