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Discussioni > La fedeltà dei film

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message 1: by [deleted user] (new)

A breve uscirà il film tratto dalla Versione di Barney e già sono scoppiate le polemiche. Come era già successo per L’eleganza del riccio, il problema sta nella scarsa fedeltà del film nei confronti del libro. Io non ho letto nessuno dei due libri, né ho visto i film, ma sono già nella lista (almeno per quanto riguarda Barney). Mi chiedo però se ha ancora senso parlare di fedeltà al libro: un film deve essere fedele? e se sì, in che modo?

Nel secolo abbondante che si porta sulle spalle il cinema, l’unica costante sono le immagini in movimento, tutto il resto è cambiato. Sono cambiate le trame, le tecniche, la narrazione è cambiata così tanto che un film di 60 anni fa (salvo casi eccezionali) appassiona solo i cinefili. Non sono un esperto di cinema e spero vivamente che qualcuno più informato di me risponda “stronzate”, ma se il cinema è cambiato così tanto in questi decenni, perché scandalizzarsi se il film non è come il libro?


message 2: by ClaudiaBiEnne (new)

ClaudiaBiEnne (klavareads) | 4 comments In effetti non sono una cinefila, però sarei tentata di risponderti "Stronzate" (con molto affetto e molta stima, si intenda!).
Io non credo che le innovazioni tecniche e tecnologiche possano inficiare la qualità di prodotti cinematografici ormai datati. Il film in quanto genere artistico è molto più che un'immagine più o meno sofisticata. Ma qui si aprirebbe un grossssssssssssissimo vaso di Pandora, che per il momento, se non ti dispiace, lascerei per un attimino chiuso.

Detto ciò a me per quanto riguarda L'eleganza del riccio è incredibilmente piaciuto di più il film del libro. Penso sia una prémière assoluta in tutta la mia vita. Barney andrò di sicuro a vederlo, ma ti confesso che ho moooolta paura, perchè il romanzo l'ho adorato e nella mia testa Barney avrà una e una sola faccia e una e una sola voce: quelle che ho proiettato io sullo schermo della mia ricostruzione immaginifica della pagina letta.

Poi, per quanto riguarda la tua domanda, io in linea teorica mi schiererei con la Nouvelle Vague: cinema e letteratura utilizzano due linguaggi e due narrazioni diverse, quindi la trasposizione cinematografica di un'opera letteraria diventa un'opera artistica a sè stante (sto semplificando col machete, chè non passi di cui il purista di turno e mi tartassi!).
Detto ciò non posso nascondere che quando vado al cinema a vedere per l'appunto la trasposizione di un'opera letteraria, se non è come me l'ero immaginata io (cioè nella quasi totalità dei casi) esco delusa e sconsolata.
Comme quoi: stai ancora cercando di capire il cervello di una donna?! :D


message 3: by Lu (last edited Jan 11, 2011 02:41PM) (new)

Lu (lubennet) | 7 comments Io ho due idee riguardo ai film tratti dai libri.
1) Il film deve essere fedele, riprodurre dettagliatamente le caratteristiche fisiche e caratteriali dei protagonisti, gli eventi e le dinamiche. Tutto questo, possibilmente senza essere noioso, ma già il fatto che sia una trasposizione fedele me lo fa piacere, di solito
2) Il film può prendersi delle libertà, ma nel totale rispetto dello spirito, delle dinamiche, dei personaggi del libro.

Non mi vengono esempi di film, ma posso citare alcune miniserie BBC (delle quali sono molto appassionata, diciamo così XD). L'estate scorsa hanno trasmesso una miniserie in tre episodi ispirata a Sherlock Holmes, intitolata semplicemente Sherlock. E' un adattamento in chiave moderna delle avventure del consulting detective più famoso del mondo. Le trame dei tre episodi sono lavori originali, non sono adattamenti dei racconti di sir Conan Doyle, ma storie inventate di sana pianta. Eppure, quello E' Sherlock Holmes. Le dinamiche, le atmosfere, i personaggi, i casi, persino l'uso della tecnologia (palmari, computer, etc), tutto è assolutamente coerente con ciò che è stato scritto da ACD. E' bellissimo, davvero affascinante, inoltre è pieno di piccoli riferimenti alle storie di ACD (il teschio, la droga, il fumo, gli esperimenti, l'ironia un po' da stronzetto di Holmes, etc) niente a che vedere con il film di Guy Ritchie. Ecco, per me questo è un adattamento fedele e rientra nella seconda categoria. :D


message 4: by Rosenkavalier (new)

Rosenkavalier La butto in caciara: ma chi se frega! :)
Scherzi a parte, i due mezzi sono troppo diversi e secondo me non è utile confondere i criteri di giudizio.

Faccio tre esempi.

Io sono un appassionatissimo lettore di Tolkien e, quando ho letto che avrebbero tratto da Il Signore degli Anelli un ciclo di film, ero più che scettico.
Si tratta di un libro difficilmente filmabile, pensato e scritto con un ritmo che - credevo - sarebbe stato del tutto inadatto al linguaggio cinematografico. E invece i tre film di Jackson mi sono piaciuti tantissimo, ovviamente accettandone le inevitabili differenze rispetto al libro. Ma sono dei film belli. Punto. Non libri tradotti in immagini.

"Marlowe indaga" è un film quasi letteralmente preso da "Addio mia amata" di Raymond Chandler, uno scrittore che amo tantissimo.
Bel cast, bella fotografia, un grandissimo Robert Mitchum. Però praticamente è un audiolibro con le immagini. E non funziona per niente. E' un brutto film. Punto.

Sempre Chandler, nientemeno che "Il grande sonno". Libro straordinario, da cui un gigante del cinema come Howard Hawks trae un film leggendario, sceneggiato nientemeno che da Ben Hecht e William Faulkner. Film fedelissimo al libro (c'è un celeberrimo aneddoto su un passaggio oscuro nella trama, che nemmeno Chandler seppe chiarire) ma funziona eccome. Uno dei film più famosi della storia del cinema (ma potrei aggiungere, nello stesso filone, "Il mistero del falco" da The Maltese falcon di Hammett).

Insomma, se voglio leggere un libro, leggo un libro. Se voglio guardare un film, guardo un film.


message 5: by [deleted user] (last edited Jan 12, 2011 06:15AM) (new)

@Cinzia:
Non ho ben capito le due idee: per farti piacere il film devono coesistere o no? All’esempio che fai della miniserie Sherlock aggiungerei anche Romeo+Juliet che a mio avviso è riuscito a portare alla perfezione lo “spirito” di Romeo e Giulietta.

@Hollygolightly:
Mi sono spiegato male. Non penso che le novità (di qualunque tipo esse siano) vado a inficiare i film precedenti alla loro introduzione, ma credo modifichino i gusti del pubblico. Tralasciando le novità tecnologiche (sonoro, colore, 3D, IMAX, ecc.) nel corso dei decenni sono cambiati anche i ritmi e le tecniche della narrazione. Un film degli anni ’60 è profondamente diverso da uno del 2000. Il loro valore artistico resta indubbio, ma l’appeal nei confronti della massa scema. È ciò che succede anche con i libri, credo.
Per quanto riguarda la Nouvelle Vague a colpi di machete, sono d’accordissimo ed è proprio da considerazioni di quel tipo che nasce questa discussione. E credo che dai tempi della Nouvelle Vague le narrazioni di film e libro si siano separate ancora di più.

@Rosenkavaler:
Mi interessa soprattutto l’ultimo film/libro che hai citato (che non ho né visto né letto): in che modo è fedele al libro? Era il libro a prestarsi di più alla trasposizione cinematografica rispetto ad Addio mia amata, o è stato merito di regista e sceneggiatori?

Su aNobii è in corso una discussione parallela a questa e vorrei riportare il post di Zisa che, a mio avviso, può interessare:
Un a volta parlando con il mio professore all'università (facevo una tesi sulle "riscritture" dell'Otello di Shakespeare) avevamo discusso anche di questa cosa... io chiedevo come mai certi film tratti dai libri, o a volte anche cartoni animati tratti da fumetti, siano diversi, aggiungano o tolgano personaggi, stravolgano finali, a vole cambino perfino location... se fosse una bestemmia o meno...
Lui si mise a ridere e mi disse che, se ci pensavo bene, che senso avrebbe avuto fare una "fotocopia" mediatica del libro/fumetto? Tanto l'opera originale è quella di partenza, quindi secondo lui un regista che si cimenti nel trarre un film da quell'opera sa già che per forza di cose farà una cosa "diversa", sia per il diverso mezzo utilizzato, sia per il diverso pubblico di riferimento, sia perchè lui NON è l'autore della storia originale, quindi tanto vale seguire la propria sensibilità e anche, perchè no, cambiare le carte in tavola fino a creare una cosa "nuova", chi se ne frega se diversa.
Allora io, un po' perplessa gli ho chiesto se lui era mai stato al cinema a vedere il film tratto dai suoi libri preferiti, rimanendoci malissimo per gli stravolgimenti, o i personaggi diversi da quelli che aveva immaginato, o che ne so... e lui mi ha risposto che il trucco sta nell'andare al cinema con l'idea di vedere "un film la cui trama conosciamo e ci ispira" e non "IL film tratto dal libro del nostro cuore"... altrimenti è molto probabile che ne rimarremmo comunque delusi.
Onestamente non so ancora, dopo diversi anni, se dare ragione o torto al mio prof... però ve l'ho scritto lo stesso... per la cronaca! :-)

A mio avviso il professore non ha tutti i torti: viste le argomentazioni, che senso avrebbe un film fedele?


message 6: by Rosenkavalier (new)

Rosenkavalier Jacopo, in realtà "Il grande sonno" è un tale guazzabuglio che si presta poco persino alla lettura.
Se ti piacciono i gialli "euclidei", Chandler non fa per te. ;)

Però, misteriosamente, il film è fantastico. L'arte è tutta un mistero, del resto.

Per dare un'idea, l'aneddoto a cui mi riferivo è questo.
Dovendo girare una scena di un omicidio (secondo alcune versioni dell'aneddoto, quella dell'autista degli Sternwood), Hakws e lo sceneggiatore Leigh Brackett non seppero rispondere a Bogart che chiedeva chi fosse in realtà l'assassino.
Chiamarono William Faulkner,che collaborava ai dialoghi e alla sceneggiatura, il quale chiamò Raymond Chandler al telefono,il quale inizialmente rispose (seccato) di leggere meglio il romanzo. Dietro insistenza, e avendo controllato di persona, pare abbia risposto "Will, francamente non ne ho la più pallida idea".


message 7: by [deleted user] (new)

Dopo questo aneddoto, mi sa che lo leggerò!


message 8: by Rosenkavalier (new)

Rosenkavalier Chandler per me è un "mai più senza"!

Tornando in topic per citare un altro dei miei film e scrittori preferiti, questa volta italiani, Fernando Di Leo ha preso il titolo di un racconto di Scerbanenco, l'idea di fondo di un altro racconto, l'anima di entrambi e ne ha fatto quel grandissimo film che è "Milano Calibro 9" (la cui trama di partenza è in realtà quella di "Stazione Centrale: ammazzare subito").
E' fedele? No, per niente. Però è un gran film ed è assolutamente Scerbanenchiano.


message 9: by Lu (new)

Lu (lubennet) | 7 comments @Jacopo: non si tratta di un AND, ma di un OR. :D Cioè le due condizioni non devono essere entrambe soddisfatte, anche perché una sceneggiatura non può seguire fedelmente un romanzo e contemporaneamente prendersi delle libertà, se no vorrebbe dire che non sta seguendo fedelmente il romanzo.
Semplicemente, a me basta che un film sia coerente con il libro da cui è tratto. Può pure raccontarmi eventi inventati, ma deve far muovere i personaggi in un mondo coerente con quello espresso nel romanzo.
Voglio dire, dallo Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle non ci si aspetterebbe mai di vederlo legato a un letto, mezzo nudo, dopo esser stato raggirato da Irene Adler, come nel film di Guy Ritchie. L'ammirazione di Holmes per la Adler è puramente intellettuale, ma non sessuale come invece viene mostrato nel film. Questo è un caso in cui i personaggi non sono coerenti e questa mancanza di coerenza non mi fa apprezzare l'adattamento.
Questo non toglie che il film possa essere bello e che mi possa piacere, solo non lo riconosco come "tratto da".
Lo stesso avviene per la Lizzie di Orgoglio e Pregiudizio del 2005. Jane Austen non ha scritto le vicende di una ragazza campagnola, un po' cafoncella, con i capelli in disordine e i maialini liberi di girare per casa. La mamma di Lizzie e le sue due sorelle minori sono maleducate e poco eleganti, ma Lizzie e Jane no. L'unico momento in cui Lizzie si presenta in disordine è quando attraversa la campagna e si sporca il vestito di fango, ma per il resto era una normalissima gentildonna di campagna. Senza contare le passeggiate in vestaglia, all'alba in campagna: quale ragazza dei primi dell'ottocento avrebbe potuto pensare di fare una cosa del genere? Anche le caratteristiche di Darcy sono alterate nel film, come se fosse un bamboccione timido e impacciato, e i suoi sentimenti nei confronti di Lizzie sono fin troppo palesi dall'inizio. Questo è un altro caso in cui i personaggi non sono coerenti. Il film mi piace, ma non è Orgoglio e Pregiudizio.
Spero di aver spiegato meglio la mia idea.


message 10: by Lu (last edited Jan 13, 2011 03:03AM) (new)

Lu (lubennet) | 7 comments Ho letto il quesito del professore.
Quando vado a vedere un film ho sempre la mente libera da aspettative e pretese. Se il film è fedele, tanto meglio, ma non è indispensabile per farmelo piacere. Dopo aver visto il film inizio le mie valutazioni e distinguo il film in sé dal film come adattamento di un romanzo, perché l'adattamento può non piacermi, ma il film, inteso come storia a se stante, sì.
Blade Runner è uno di quel film che mi piace tantissimo, pur riconoscendo che è un adattamento pessimo del romanzo da cui è tratto. In questo caso però, il film è così bello e solido che la diversità dal romanzo non è un demerito. Almeno secondo me.
L'Alice in Wonderland di Tim Burton non mi piace, ma non perché non è fedele, ma perché l'ho percepito vuoto, senza emozioni, senza sentimento. Per me è solo un esercizio di stile e non so che farmene di un film del genere. Visivamente bello, ma un libro di illustrazioni mi avrebbe dato più soddisfazione a questo punto.


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