La Setta dei Libri discussion

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Possiamo salvare il mondo prima di cena - Terzo step

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message 1: by Alessandra (new)

Alessandra Franceschi (frankiesbooks) | 10 comments Ciao a tutti!
Mi dispiace dire che continuo ad essere grigio scuro: sicuramente questo step mi è piaciuto più del secondo, ma non è assolutamente il mio genere, non lo rileggerei e non so se lo consiglierei.

Mi sono piaciuti certi messaggi, certe frasi, in particolare questa credo non la dimenticherò mai:
“Il numero dei rifugiati conta. Conta quanti giorni all’anno i bambini avranno la possibilità di giocare all’aperto, quanto cibo e quanta acqua ci sarà, di quanti anni sarà l’aspettativa media di vita. Questi numeri contano, perché non sono solo numeri – ciascuno corrisponde a un individuo, con una famiglia, con manie e fobie, allergie e cibi preferiti, sogni ricorrenti e una canzone fissa nella testa, impronte digitali uniche e una particolare risata. Un individuo che inspira le molecole che noi abbiamo espirato. È difficile avere a cuore la vita di milioni di persone, è impossibile non avere a cuore una vita. Ma forse non c’è bisogno di avere a cuore nessuna di quelle persone. Dobbiamo solo salvarle.”
Brividi.

La parte introspettiva non mi è piaciuta del tutto: mi è piaciuto il fatto che abbia ripreso gli esempi iniziali nel corso del ragionamento (mi ha dato l’impressione di un cerchi che si conclude), ma in certe parti mi ha confusa, ho avuto difficoltà a seguire il filo dei suoi pensieri e, in generale, mi ha dato l’impressione che il tema fosse l’autocritica in sé piuttosto che il problema ambientale o le relative soluzioni.
È un libro che crea dialogo, confronto, discussioni costruttive, questo è innegabile ed è un grande merito. Tuttavia credo che generi davvero troppa ansia... Mi sento costantemente in colpa anche se so benissimo di fare già, nel mio piccolo, quello che chiede.
Nonostante sia verissimo che bisogna considerare il pubblico cui è rivolto, mi sento di dire che anche noi possiamo fare qualcosa: differenziare, usare meno l’auto (SE possibile), informarci sulla provenienza dei prodotti che acquistiamo, favorire le piccole realtà locali. Allo stesso modo avrei preferito che fosse lui stesso a proporre quest’ultima possibilità: so di essere ripetitiva (è la stessa cosa che ho detto nel secondo step), ma credo che sia importante che venga passato un messaggio simile, soprattutto in un contesto in cui il consumo di carne è così elevato.
Elisa, non so se leggerai questo papiro, ma penso a te ogni volta che faccio questo discorso, perciò ti cito: bisogna considerare che non è il primo libro che scrive sull’allevamento intensivo e sul consumo di carne. Non avendo mai letto l’altro libro, non so come ha trattato l’argomento in precedenza, quindi non so se ha già “risposto” alle critiche che ho mosso o se non lo ha mai fatto.


message 2: by Maria (new)

Maria | 23 comments Io il libro l ho letto mesi fa, quando è stato scartato dal sondaggio perciò non ho partecipato alla lettura con la setta. Però ormai lo dico, a me sinceramente nn è piaciuto dalle prime pagine. Per la storia sull allevamento intensivo, il consumo di carne ecc mi ha provocato un certo fastidio, troppo lento, come se allungasse il brodo volutamente per raggiungere il minimo sindacale di pagine richieste dall editore per pubblicare. A me ha fatto più effetto Harari con Sapiens. Due accenni alla cosa, due foto e immagini potenti. E nn guarderó più la (poca) carne con la stessa indifferenza. E non era nemmeno il tema centrale del libro. Per dire. Quindi per me è un pistolotto moraleggiante senza coerenza o sentimento, un accozzaglia di capitoli slegati tra loro e attaccati sopratutto il delirio del dialogo interiore, quello proprio non mi è piaciuto.


message 3: by Surami (last edited May 25, 2020 11:54AM) (new)

Surami | 9 comments Non so, questo è lo step che mi è piaciuto di meno. Forse perchè ci si avvicina alla fine del libro e la voglia di un messaggio più sostanzioso aumenta. Il capitolo del discorso con l'anima proprio non mi è piaciuto. Sebbene penso che lo scopo fosse quello di non farci sentire male se falliamo, se sbagliamo, se siamo un po' "deboli", ma il risultato non è stato per niente quello, almeno per me. Questa lettura è un calando, dal primo step in giù.


message 4: by Alessia (last edited May 26, 2020 10:49AM) (new)

Alessia (alessiasime94) | 34 comments Ciao Adepti!

Temo che sarò la nota stonata, a questo punto, perché per me la quarta parte - Disputa con l'anima - è stata la migliore fino ad ora. L'ho trovata efficace tanto dal punto di vista stilistico/narrativo quanto dal punto di vista tematico: l'idea del parlare a sé stesso, dimostrando che il cambiamento non è facile ma è tuttavia possibile, la necessità di interrogare e interrogarsi, di scendere a patti con i propri limiti e le proprie possibilità. Per me è stata uno scossone bello forte.
Considerando che fino ai precedenti step avevo letto molte critiche al carattere didattico-educativo del saggio, direi che a questo punto Foer è palesemente sceso dalla cattedra e si è seduto tra i banchi, mostrando di non essere né più né meno del lettore e che viceversa il lettore non ha più scusanti, perché ormai sa. Non agire, a questo punto, diventa una scelta.

Detto questo, non ho intenzione di diventare né vegetariana né vegana (e di fatto non è quanto viene palesato come "necessario"). Ma devo dire che, inevitabilmente, sto ponendo più attenzione a ciò che mangio. O meglio: lo faccio con più consapevolezza. Se anche parto con una colazione a base di latte e uova, non avviene più in maniera del tutto indifferente. Penso "cavolo, questa giornata è iniziata con derivati di origine animale". Che forse non è molto, ma credo sia qualcosa in più di prima. Magari è un atteggiamento che terminerà con la fine del libro, magari avrà effetti più duraturi, questo non posso dirlo.
Sebbene fossi inizialmente scettica sulla scelta di questo libro per un gruppo di lettura, ho piacevolmente cambiato idea: mi piace il tipo di discussioni che gli step stanno suscitando tra noi Adepti, lo scambio di idee e la condivisione dei propri stili di vita. È un aspetto che avevo sottovalutato e su cui mi sono felicemente ricreduta.


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