Michele Mari discussion

13 views
Incipit > Da "Tutto il dolore del mondo", in "Euridice aveva un cane"

Comments Showing 1-2 of 2 (2 new)    post a comment »
dateDown arrow    newest »

message 1: by Schnier (new)

Schnier | 193 comments Mod
Mi stavo allontanando dalla vetrina quando fui colpito da queste parole:
«Va’ Nino, l’è adree a morí: ’ntremm a díghel».
«’ste cüret ti? Andemm, andemm, che l’è tard».
«Ma poer pess…».
Un cappottino nocciola per lei, un lustro giaccone nero per lui: avevano guardato gli animali insieme a me, e ora si dileguavano nella sera. Osservando meglio, vidi ciò che aveva attirato la loro attenzione: un minuscolo pesciolino nero, rimasto impigliato fra il cristallo dell’aquario e una similalga di plastica. L’infelice doveva patire cosí da molto tempo, perché i suoi sforzi per liberarsi erano deboli e radi: poco piú di uno spasmo. Orrore d’aquario, ove l’umana empietà aveva voluto un forzierino semisepolto e (a ballargli avido intorno) un sommozzatore di gomma, trascurando l’ossigenazione e il lindore dovuti.
Sarà stata la sua muta impotenza, la sua invisibile disperazione cosí in contrasto con la crassità filistea del Natale, ma io in quel pesce vidi compendiarsi tutto il dolore del mondo.
Altre facce si fermarono alla vetrina, attirate dai cagnolini e da un grosso pappagallo verde; se ne andarono, altre facce vennero, se ne andarono anch’esse. «Poer pess» aveva detto quella donna, ma lui l’aveva portata via. Prima che capissi cosa dovevo fare passò altro tempo, poi entrai nel negozio.
«Guardi che nell’aquario c’è un pesce impigliato».
«Eh?»
«È rimasto impigliato fra il vetro ed un’alga». (Pronunciai l’ultima parola con l’intonazione piú concessiva che potei).
«E allora?»
«Soffre».
Mi guardò come si guarda un seccatore, poi continuò a scartabellare in un suo registro. Neanche un cenno, un grugnito che assomigliasse a un ringraziamento, nulla che tradisse un velo di sollecitudine per la creatura. Alla cassa, impassibile, una giovine druda si rintuzzava le pipite: e masticava. Volli credere che avessero litigato aspramente, che io avessi interrotto un lor dramma: e uscii sospendendo il giudizio, studiatamente ignorando lo sdegno che perentro montava.
Mi riappostai alla vetrina, speculando al soccorso. Pur questo tardava, e in un conato estremo di comprensione attribuii quella mora alla grassona che intempestiva frattanto era giunta, intesa all’acquisto di mangime dimolto: e indicava del dito, e colui allineava sul banco e mentalmente sommava, e quella frugava in un suo borsacchione alla cerca del valsente e intanto il pesce era là.
Attesi che la lardona, esauriti i saluti e gli ammicchi, fosse uscita: indi rientrai. Mi accolse uno sguardo sospettoso, aggressivo: cui questa volta partecipò anche la ganza.
«Mi scusi, forse prima non ha capito. C’è un pesce, nel suo aquario, che sta morendo».
«Ho capito ho capito, eccheccacchio! Quando avrò tempo, ci guarderò».
La masticante sorrise.
«Quando si deciderà, forse sarà già morto».
«E se anche fosse? È suo quel pesce?»
«No, ma…».
«E allora guardi, mi faccia un piacere: si faccia gli affari suoi, va bene? che son qui a lavorare io, mica a divertirmi».
Una furia omicida, tremenda, massacrarlo lí, subito, a mani nude, dividerlo brano a brano sul bancone di fòrmica. E ancora una volta, lo sforzo sovrumano per tacitare la bestia ruggente.
[...]



message 2: by Schnier (new)

Schnier | 193 comments Mod
Un giorno d'ordinaria follia, su sfondo metropolitano, probabilmente milanese... Il narratore parla in prima persona, sta redigendo - lo capiamo in conclusione - la cronaca degl'incredibili avvenimenti in cui è stato trascinato nel corso d'una giornata del tutto fuori del comune, per lui. Lo si desume dalla caratterizzazione stessa del personaggio, che a tratti mi ha ricordato una figura céliniana o (potranno dirlo i più consci, io qui son difettoso, ahimè) gaddiana, ricolma cioè d'idiosincrasie e fisime, ma rigorosissima nel ragionare e nel procedere. Ebbene, questo particolare tipo d'intransigente lunatico - il protagonista - s'imbatte per caso in un evento minimo, trascurabile e tuttavia totalizzante: tutto il dolore del mondo, appunto. Si è concentrato, tale intollerabile dolore, nel corpo d'un pesciolino agonizzante, al quale il protagonista vuol prestare soccorso, costi quel che costi, in conseguenza d'un impulso di misericordia testardo e indefesso, come solo può verificarsi in certe personalità eccentriche. In un crescendo di furore, dispetto e nerissimo sarcasmo, la lotta d'un animo candido contro la cattiveria e l'indifferenza del mondo. Un racconto molto malinconico e - oso dire - filosofico, denso di compassione e inquietudine. L'ho apprezzato tantissimo, benché sia parecchio angosciante, o così mi è parso. Chi non si è mai arrovellato sul senso dell'esistenza, a partire da piccolezze? Per me, è la regola...


back to top