La Setta dei Libri discussion

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Possiamo salvare il mondo prima di cena - Secondo step

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message 1: by Alessandra (new)

Alessandra Franceschi (frankiesbooks) | 10 comments Ciao a tutti!
Dato che possiamo iniziare a commentare il secondo step ho pensato di aprire la discussione anche qui.

Devo dire che questo secondo step mi è piaciuto molto meno del primo. Sarà che non sono un'amante del genere, sarà che tutti quegli elenchi mi hanno fatto storcere il naso, ma sto virando sempre di più verso il grigio scuro.

Voglio fare una premessa: non ho nulla, nulla, nulla contro vegetariani e vegani! Il mio stile di vita è “vivi e lascia vivere"; “non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te”; “rispetta gli altri e sarai rispettato".
Non mi trovo d'accordo su Foer sulla necessità di diventare tutti vegetariani/vegani. Secondo me non è tanto il consumo di alimenti quali carne, latticini, ecc. il problema, ma il fatto che bisognerebbe informarsi maggiormente sulla provenienza di ciò che mangiamo. Ma questo vale per tutto! Anche per frutta, verdura, ortaggi. Bisognerebbe andare oltre la cattiva informazione, comprare meno nei grandi centri e valorizzare le piccole realtà: i mercatini biologici, il fruttivendolo, ecc.
È vero che bisogna considerare il pubblico a cui è rivolto il libro: noi siamo abituati alla nostra realtà, una realtà in cui (almeno, per quanto mi riguarda) esistono ancora tantissime persone che amano la terra e la Terra. Persone quali contadini, agricoltori, pastori, allevatori, pescatori, che fanno il loro lavoro con dedizione e rispetto. Molto sinceramente non mi sono mai informata sulla corrispettiva situazione negli USA e, leggendo questo step, ho ricevuto la spinta necessaria per cercare qualche informazione, documentarmi meglio, guardare laggiù e non solo quaggiù.

Una nota positiva su questo step c'è: mi è piaciuto tantissimo il capitolo “Uno sguardo a casa"… Mi sono emozionata pensando a quanto dev’essere stato intenso, sconvolgente, emozionante poter vedere la nostra Terra da lassù. È stato davvero coinvolgente.


message 2: by Chiara (new)

Chiara (chiaratuccelli) | 11 comments Più leggo questo libro e più ho sentimenti altalenanti a suo riguardo. La tematica in sé è ovviamente interessante e importante, ma ciò che non mi convince è ciò che scrive Foer e come lo scrive: troppe citazioni agli americani, troppi dati e poca sostanza. In più il libro è ricco di frasi ad effetto che sembrano far parte di un libro di aforismi più che di un libro sui cambiamenti climatici. All'inizio ero emozionatissima di leggerlo, ma sinceramente adesso non ho più tanta voglia nel portarlo avanti.


message 3: by Alessia (new)

Alessia (alessiasime94) | 34 comments Cerco di mettere in ordine quello che ho in testa che, devo dirlo, non è perfettamente lineare. Spero di riuscire a esprimere il mio punto di vista in maniera comprensibile.

Io credo in quello che dice Foer. Premetto che non mi sono presa la briga di andare a verificare i dati nella bibliografia fornita a fine libro, onestamente non ne ho il tempo. Ma voglio credere - devo credere - che i dati forniti siano veritieri, anche perché i risultati sono indubbiamente evidenti. Pertanto sono anche dell'idea che, se l'autore ci sta dicendo che (alla luce degli studi e dell'analisi dei dati) per salvare il pianeta sarebbe necessario che tutti riducessimo il consumo di prodotti alimentari di origine animale, questo sia vero. Non è qualcosa che metto in dubbio.
Allo stesso modo non metto in dubbio che questo obiettivo non si raggiungerà, non voglio essere così catastrofista da dire mai, ma per lo meno non nei prossimi 50 anni. Qual è quindi la mia idea sul futuro? Che abbiamo intrapreso un cammino da cui ormai non di può tornare indietro. E lo dico, certo, con un nodo alla gola.

Quello che in effetti mi ha poco convinta è in realtà contenuto nel primo step. Nella prima parte Foer ci ha detto che quello che stiamo già facendo per ridurre il nostro impatto sull'ambiente, non solo è inutile, potrebbe persino essere dannoso poiché potrebbe darci l'illusione di star facendo abbastanza, quando non è così. Sembra come se ci volesse dire "ehi, hai presente la raccolta differenziata? Be', non serve a niente, devi solo mangiare meno carne, uova, latte e derivati". Ecco, questo punto di vista non lo condivido perché non credo che tutto il resto sia inutile. Insomma, al di là di Foer ci sono anche associazioni, esperti, persone che lavorano e studiano nel campo, che ci ripetono incessantemente che possiamo fare tanto, dal camminare di più piuttosto che usare la macchina al differenziare bene, all'utilizzare dischetti struccanti lavabili piuttosto che ovatta, ecc. Perché dire che non serve a niente? Perché sminuire questi piccoli-grandi gesti? È molto diverso dire "non serve a niente" dal dire "non è abbastanza".

Volendo tirare le somme, si rinnova la mia preoccupazione di una settimana fa: non capisco dove l'autore voglia andare a parare. Perché credo sia abbastanza impensabile - se non nell'ambito dell'utopia - di riuscire davvero a convincere il mondo a ridurre il consumo di derivati animali. Quindi a cosa punta Foer? A dirci che non c'è scampo, perché se non facciamo quello non risolveremo mai niente? O vuole anche suggerirci qualcosa di più concreto e attuabile?
Io nel mio voglio cercare di ridurli, 'sti benedetti derivati animali (ho sentito parecchi parlare di "vegetariani" e "vegani". Mi pare che l'autore dica soltanto che sarebbe opportuno limitare a un solo pasto al giorno il consumo di derivati animali, non di eliminarli totalmente). Ma che non mi venisse detto che da quindici anni a questa parte ho fatto quello che ho fatto per niente, o che possa addirittura essere stato dannoso, perché davvero andrebbe contro il lavoro di molti e sarebbe un peccato.


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