Colosseum. Sfide all'ultima pagina discussion

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Bianco, Rosso e Blu > BRB2 - I promessi sposi

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message 1: by LaCitty, web jumper (new)

LaCitty | 9446 comments Mod
Come promesso (perdonatemi il gioco di parole veramente tremendo), ecco il gdl per IL romanzo italiano per eccellenza, il più temuto dagli studenti, lo spauracchio di generazioni e generazione di alunni, l'unico, il solo I Promessi Sposi!

Qualcuno l'ha già iniziato, qualcuno no, quindi direi tanta libera tutti e commenti in ordine sparso, tanto visto quanto è conosciuto credo che sia difficile fare spoiler!!!


message 2: by Amaranta (last edited Apr 03, 2019 11:08AM) (new)

Amaranta | 4161 comments Io ho cominciato. A dire il vero non so dove fossi quando lo leggevamo a scuola. E' vero che la trama è conosciutissima, ma tante cose mi erano sfuggite. Non ricordavo ad esempio la finzione del manoscritto ritrovato (prendetemi a pietrate si) nè tantomeno che fosse (almeno nella prima parte) così divertente. La scrittura è veloce e colorata, a tratti buffa nella descrizione dei personaggi. Bella l'idea di parlare direttamente al lettore, o meglio ai 25 lettori che lo seguono. E' come ritrovare un vecchio amico, per tante cose: l'entrata in scena di don Abbondio, dei bravi, quelle frasi che sono entrate ormai nel nostro cofanetto letterario: mala cosa nascer povero" ; " fate luogo. Fate luogo voi"; " Verrà un giorno...". "La sventurata rispose"
Bellissime le descrizioni della natura, inutile dirlo, l'addio ai monti di Lucia è di una delicatezza estrema.
Quello che mi ha sempre fatto un'antipatia cronica, sembra un sacco in piedi, almeno dai miei ricordi è Renzo. Speriamo che a questa lettura migliori.
Sono al capitolo XII


message 3: by LaCitty, web jumper (new)

LaCitty | 9446 comments Mod
Hi-hi, Renzo 'sacco in piedi', bella descrizione :)))


message 4: by Kiarup (new)

Kiarup | 909 comments Mi impiccio giusto per dire che invece quando lo ho letto io a scuola mi era piaciuto. La prof. era stata brava perché aveva assegnato ad ognuno un ruolo e leggevamo a turni. Ancora rido se ripenso al compagno di classe che leggeva interpretando Renzo ubriaco.
Ma la prof. era anche una pazza quindi ricordo alcune delle domande assurde che ci faceva poi alle interrogazioni. Tipo "Che gesto compie Renzo quando è a disagio?" oppure "che cos'è il sanrocchino". Da strozzarla.


message 5: by Patryx (last edited Apr 09, 2019 04:00AM) (new)

Patryx | 453 comments Sono arrivata ai capitoli sulla monaca di Monza.
Sto trovando molto poetica la scrittura (l'Addio ai monti è veramente un esempio di alta poesia) e interessante la caratterizzazione dei personaggi (non solo i principali e più noti ma anche quelli minori: ad esempio i bravi o il sacerdote che interroga Gertrude sulla sua vocazione), però la storia nel suo insieme non mi coinvolge, o meglio trovo interessanti alcuni quadri (la storia di Fra Cristoforo, quella di Gertrude) ma il tutto nel suo complesso non riesce a tenere vivo il mio interesse.
Come ai tempi della scuola (l'ho letto ben tre volte!), Lucia mi sembra troppo remissiva: so bene che era questo l'intento di Manzoni, cioè sottolineare il suo affidarsi alla Provvidenza, ma io proprio non la reggo e non riesco a pensarla come un personaggio verosimile!
Trovo più intensa Gertrude ma anche Agnese, che almeno cerca sempre di gestire le situazioni piuttosto che rimanere in attesa.


message 6: by Moloch (last edited Apr 09, 2019 09:18AM) (new)

Moloch | 27 comments Ciao,

Amaranta mi ha segnalato questa discussione. Sto rileggendo anch'io il romanzo, dopo averlo letto per la prima volta a scuola (ovvio!) e poi alcune volte negli anni successivi, ma era da un pezzo che non lo riprendevo in mano.

Stavolta, mi è capitato di pensare questo (e mi ricollego anche un po' al commento di Patryx). La situazione in cui Lucia si trova nei confronti di don Rodrigo, attenzioni non volute e pressanti, sorprendentemente parla in modo attualissimo a noi che siamo nel pieno del dibattito suscitato dal movimento #metoo.
Anche io ho sentito critiche al personaggio di Lucia e alla sua passività (qualche detrattore del romanzo si spinge a dire, tra il serio e il faceto, che don Rodrigo è un pretendente più "affascinante" di Renzo), eppure a me sembra che oggi potremmo capire il senso di oppressione e impotenza che si prova di fronte alle molestie.
Lucia che racconta quando, rimasta un po' isolata dal gruppo delle altre donne, si imbatte in don Rodrigo e il conte Attilio che le fanno discorsi "punto onesti" è una scena che in poche frasi riesce a trasmettere un senso di grande disagio.

Ecco, in questa rilettura sto sentendo la storia più "vicina" perché mi sembra, inaspettatamente ma in fondo con la capacità che hanno i grandi libri, attuale.


message 7: by Moloch (new)

Moloch | 27 comments Per la cronaca, sono una di quelli cui lo studio a scuola non ha pesato: non posso neanche darne un merito speciale alla professoressa, che non ricordo particolarmente brillante, semplicemente il libro mi è sempre piaciuto! :-D


message 8: by LaCitty, web jumper (new)

LaCitty | 9446 comments Mod
Grazie per il tuo contributo @Moloch ^^
Anche io non lo ricordo come una lettura poi così pesante, ma non so se avrei il coraggio di riprenderlo in mano a distanza di tanti anni. Sono proprio una vigliacca!!!


message 9: by Amaranta (new)

Amaranta | 4161 comments Benvenuta @Moloch!
a dire il vero di pesante c'era solo il fatto di doverlo leggere obbligatoriamente. Anche Dante mi fece lo stesso effetto, e adesso invece me lo sono gustato tranquillamente.

sono ferma all'arrivo di Renzo a Milano.


message 10: by Patryx (last edited Apr 10, 2019 12:18AM) (new)

Patryx | 453 comments Moloch wrote: "Ciao,

Amaranta mi ha segnalato questa discussione. Sto rileggendo anch'io il romanzo, dopo averlo letto per la prima volta a scuola (ovvio!) e poi alcune volte negli anni successivi, ma era da un ..."


Da un punto di vista razionale anche io la penso in questo modo, ma emotivamente (di pancia insomma) non riesco a provare simpatia per Lucia nonostante veda l'attualità della sua situazione.
Io (ma si tratta di affinità individuali) trovo più attuale Gertrude: nonostante sia la vittima, è diventata per Manzoni alla fine una colpevole senza attenuanti perché in quella situazione avrebbe potuto fare altre scelte, ricordandomi i tanti commenti (se non addirittura sentenze giuridiche) in cui una donna violentata diventa colpevole per non essersi opposta con più vigore o per aver provocato il proprio stupratore.
Ho trovato una corrispondenza quasi puntuale con la cronaca odierna (e con il dibattito politico collegato) leggendo l'addio ai monti: la sofferenza di chi parte perché costretto da una situazione che mette a repentaglio la vita e/o la propria libertà mi è sembrata quasi sovrapponibile ai tanti che scappano dal loro paese su dei barconi che attraversano il Mediterraneo.


message 11: by Moloch (last edited Apr 10, 2019 06:18AM) (new)

Moloch | 27 comments Mmm, non capisco la tua lettura di Gertrude poiché da nessuna parte si dice che sia stata violentata da Egidio. E anzi la celebre frase "La sventurata rispose" mi sembra sottolineare la sua libertà di scelta, sbagliata.
La violenza inflitta a Gertrude è tutta psicologica, dal padre e dai familiari, e Manzoni la definisce apertamente una vittima. Per cui non sono d'accordo quando dici "è diventata per Manzoni alla fine una colpevole senza attenuanti".
Nonostante tutto però la sua è anche una storia di vigliaccheria, di opportunità perdute, di passi non compiuti per la noia, il fastidio, l'inadeguatezza, la vergogna a compierne altri che sarebbero venuti di conseguenza, sempre più avviluppandosi in una situazione senza uscita (e, quel che è peggio, sacrificando altri al posto suo: la conversa uccisa, Lucia). Non a caso Manzoni diventa più "duro" con lei dal momento dell'ingresso in convento, quando l'ombra lunga della famiglia su di lei ha meno potere, e quando la responsabilità di quel che avviene dopo è quindi interamente sua.
Il personaggio è tragico proprio perché non si riesce a scindere facilmente compassione e condanna.


message 12: by Moloch (last edited Apr 10, 2019 06:44AM) (new)

Moloch | 27 comments Detto questo, è vero che Lucia per noi oggi rischia di apparire un personaggio un po' distante (a differenza di Renzo che per me, al contrario di @Amaranta, è molto simpatico!), per questo mi fa piacere quando Manzoni le dona qualche "guizzo" un po' atipico (l'ultimo esempio che ho letto e che ricordo bene è nel colloquio tra lei, la madre e il card. Borromeo, quando questi, parlando di Renzo, che ormai ha fama di delinquente ricercato, si chiede come mai una così brava ragazza fosse fidanzata con un tipo così, e lei non ci sta ed esclama subito "è un giovane dabbene"... certo, questo è il massimo dell'impetuosità nella "soave" Lucia, ma ci sono altre occasioni in cui, non voglio dire che viene "scalfita" la sua immagine da "santa", perché Manzoni tratta anche questi suoi "difettucci" con tenerezza e indulgenza, ma ci sono mosse un po' diverse.

D'altra parte bisogna intendersi quando si parla di "remissività" di Lucia, perché per certi versi la ragazza dà invece prova di una volontà piuttosto decisa: nel non voler cedere a don Rodrigo a nessun costo, nel volere Renzo, nel non essere d'accordo con l'idea delle nozze a sorpresa (anzi, ora mi viene in mente che quello è un altro momento in cui affiora "un'altra Lucia", quando M. dice che si lascia convincere alla fine... e forse non è neppure tanto scontenta di essersi lasciata convincere! Cap. VII se non sbaglio), nel perseverare nel suo voto fino a che non la convince fra Cristoforo.


message 13: by robylegge (new)

robylegge | 516 comments Ho appena iniziato il romanzo... e sono terrorizzata! Ho fatto fatica a leggere le prime 4 pagine, soprattutto per lo stile ampolloso. La vedo grigia, insomma :/ Appena aperto il libro ho provato di nuovo la sensazione che i classici italiani mi hanno sempre trasmesso: una scrittura non nelle mie corde, eccessivamente aulica e solenne che mi allontana da quello che sto leggendo. Ma sto leggendo con passione la vostra analisi... nella speranza di trovare la forza per arrivare alla fine del 1° capitolo


message 14: by Patryx (new)

Patryx | 453 comments Roberta wrote: "Ho appena iniziato il romanzo... e sono terrorizzata! Ho fatto fatica a leggere le prime 4 pagine, soprattutto per lo stile ampolloso. La vedo grigia, insomma :/ Appena aperto il libro ho provato d..."

Resisti: è solo il capitolo iniziale che riprende la historia dell'anonimo! Poi diventa tutto più scorrevole.


message 15: by Patryx (new)

Patryx | 453 comments Moloch wrote: "Mmm, non capisco la tua lettura di Gertrude poiché da nessuna parte si dice che sia stata violentata da Egidio. E anzi la celebre frase "La sventurata rispose" mi sembra sottolineare la sua libertà..."

Mi sono spiegata male.
Intendevo dire che non condivido la condanna di Manzoni per la sua relazione con Egidio: quando scrive, in particolare, che una volta entrata in convento avrebbe dovuto fare di necessità virtù.
Il mio punto di vista, moderno (probabilmente troppo e quindi fuori contesto), è che non ci si può aspettare da una ragazzina di 14 anni (manipolata sin dalla nascita, resa insicura riguardo alla possibilità di fare scelte autonome) sia in grado di tener testa alla famiglia. Scrivere che c'erano tante occasioni per dire di no (oggettivamente vero), per me significa non tener conto delle caratteristiche psicologiche di Gertrude, resa debole dal contesto familiare e con scarsa autostima.
Sicuramente, sotto questo aspetto, Lucia è più forte, ha chiara la separazione tra bene e male e persegue senza tentennare la strada che ha deciso di intraprendere; però io trovo più umana la debolezza di Gertrude che la forza di Lucia: si tratta di una questione di simpatie e antipatie perché sono più attratta dalla complessità di Gertrude che dalla linearità di Lucia.
Anche a me Renzo è simpatico: è un impulsivo che bilancia la calma e la sicurezza di Lucia (o viceversa).


message 16: by Moloch (new)

Moloch | 27 comments Se vogliamo è a Gertrude che allora si adatta il termine "remissività", perché lei sì che si piega ai voleri altrui e non trova mai in sé la forza di ribellarsi (alle imposizioni degli altri, ma anche a un destino di rancore, recriminazioni, rimorsi e depressione senza sbocco: forse è quello che Manzoni le "rimprovera" quando dice che non ha nemmeno tentato di fare "di necessità virtù": e siamo d'accordo che non è facile): chiaro che una ragazzina terrorizzata dal padre padrone ha molte attenuanti (ma insisto a dire che Manzoni è il primo a riconoscergliele), ma una donna adulta cui l'amante impone di tradire la fiducia di Lucia e di abbandonarla ai suoi nemici ha ben altre responsabilità.

(Sono contenta di scambiare 4 chiacchiere su questo libro, non è che ti voglia imporre il mio punto di vista, Patryx :-))

(La monaca di Monza si conferma una delle creazioni più memorabili e riuscite dell'autore, per quanto sa suscitare il dibattito)


message 17: by Patryx (new)

Patryx | 453 comments Moloch wrote: "Se vogliamo è a Gertrude che allora si adatta il termine "remissività", perché lei sì che si piega ai voleri altrui e non trova mai in sé la forza di ribellarsi (alle imposizioni degli altri, ma an..."

Neanche io penso che le mie opinioni siano "per forza" quelle giuste. Si, sono d'accordo con te: ma è proprio questa debolezza e incapacità di crescere (perché comunque rimane la bambina che non ha mai il coraggio di andare contro le opinioni altrui e che si affida, anche se controvoglia, all'adulto) che me la rende interessante da un punto di vista letterario.
Probabilmente, se avessi dovuto scegliere quale delle due avere come amica o come capo, avrei preferito Lucia.


message 18: by Moloch (new)

Moloch | 27 comments Roberta wrote: "Ho appena iniziato il romanzo... e sono terrorizzata! Ho fatto fatica a leggere le prime 4 pagine, soprattutto per lo stile ampolloso. La vedo grigia, insomma :/ Appena aperto il libro ho provato d..."

Sullo stile: l'esordio del romanzo è uno sfoggio di abilità di Manzoni che "ricrea" lo stile barocco secentesco dello pseudo-manoscritto dell'anonimo, e ci scherza su ("ma chi mi fa fare la fatica di ricopiare un testo che nessuno neanche capirà?"): è volutamente incomprensibile, o quasi. :-) E, visto che "I promessi sposi" è, forse per la prima volta nella nostra letteratura, un libro che si rivolge anche a un grande pubblico e sceglie un linguaggio alla portata di tutti, anche una velata presa di posizione verso gli intellettuali del tempo.

A me lo stile ampio e "avvolgente" di Manzoni, questi periodi così ricchi di subordinate e incisi, è sempre piaciuto (assieme al suo tono affabile). Non c'entra nulla, e non è per fare paragoni o dare giudizi di qualità tra due libri totalmente diversi e che non hanno niente in comune, ma solo per raccontare una "sensazione": l'ultimo libro che ho letto prima di questo è Le sirene di Titano di K. Vonnegut, che invece è tutto frasi secche, brevi, appuntite, stile totalmente diverso, appunto, che a me personalmente piace meno. Quando ho iniziato Manzoni ho proprio sentito un gran "sollievo". :-)


message 19: by Patryx (new)

Patryx | 453 comments Moloch wrote: "Roberta wrote: "Ho appena iniziato il romanzo... e sono terrorizzata! Ho fatto fatica a leggere le prime 4 pagine, soprattutto per lo stile ampolloso. La vedo grigia, insomma :/ Appena aperto il li..."

La scrittura è avvolgente e anche a me piace; inoltre io rimango meravigliata ogni volta che Manzoni propone una metafora perché sono spesso esempi di poesia: ad esempio Gertrude (si, sempre lei) viene più volte paragonata a un fiore sia per esprimere la sua fragilità sia per sottolineare come la sua gioventù non ha avuto neanche il tempo di sbocciare.


message 20: by Moloch (last edited Apr 16, 2019 06:35AM) (new)

Moloch | 27 comments Ho finito "I promessi sposi" (ora proseguo con "Storia della colonna infame"). In genere sono un po' critica con gli autori che non... capiscono quando "dovrebbero" (secondo me) finire e la tirano troppo per le lunghe, e invece mi è sempre piaciuto il finale "lento" e anticlimatico di questo romanzo. Manzoni avrebbe potuto chiudere con la "scena madre" dei due innamorati che (view spoiler), e invece il libro va avanti per un paio di capitoli ancora, e sembra quasi che si "perda" in minuzie. Mi sembra invece un'ulteriore dimostrazione della novità di questo libro nel mettere al centro le persone comuni, su cui gli eventi storici, come la peste del 1630, che oggi sono semplici "pagine" nei libri di storia, hanno influito profondamente e pesantemente, che li hanno dovuti attraversare giorno per giorno e ingegnarsi faticosamente per riprendere il filo delle loro esistenze e i loro progetti. Manzoni quindi non fa "finire" la peste di botto, ma ce ne mostra gli strascichi, così come non chiude la storia con "e Renzo e Lucia si sposarono e vissero felici e contenti", ma li segue passo passo nei preparativi, nell'organizzazione minuta della prossima vita insieme e nel faticoso ma meritato "ritorno alla vita".

edit: Ho aggiunto il tag spoiler: probabile che la trama sia nota a tutti, ma non si sa mai :-)


message 21: by Amaranta (new)

Amaranta | 4161 comments io sono al cap. 15 quando Renzo viene recuperato dalla locanda.
brava @Moloch!


message 22: by robylegge (new)

robylegge | 516 comments Io sono ancora ferma al capitolo del matrimonio farlocco... Diciamo che il mio parere sullo stile pomposo e pesante non è cambiato e non sopporto questi dialoghi finti con esclamazioni teatrali. Però voglio andare avanti, perché fin qui mi ricordavo tutto, ma non so quasi nulla di quello che succede più avanti. Sono moderatamente curiosa =)


message 23: by Amaranta (new)

Amaranta | 4161 comments a dire il vero a me queste espressioni colorite che Manzoni usa mi piacciono molto. Non me lo ricordavo così "entusiasmante" ;)


message 24: by Patryx (new)

Patryx | 453 comments Sono arrivata al cap. 28
L'Innominato e Federigo Borromeo sono, per me, la dimostrazione della grande capacità di Manzoni di descrivere i personaggi; mi sarebbe piaciuto sapere di più sugli eventi che preparano e favoriscono la conversione, comunque Manzoni scrive abbastanza chiaramente che era un percorso che, magari inconsapevolmente, era iniziato già da tempo.
Altro aspetto del romanzo che apprezzo è l'umorismo e l'ironia (la descrizione di Donna Prassede, i pensieri di don Abbondio mentre si trova con l'Innominato e con Federico Borromeo).
Ciò che trovo più fastidioso sono tutte le note (io non posso fare a meno di leggerle, è una mia perversione :P ) che interpretano tutto, anche troppo. La lingua, del resto, non è così difficile da avere bisogno di un apparato di note che spieghi tutto: il significato della maggior parte dei vocaboli arcaici è deducibile dal contesto.
Forse se "I promessi sposi" fosse considerato innanzitutto un libro, che può piacere o meno, probabilmente avrebbe più lettori spontanei; forse se a scuola ci si dedicasse inizialmente alla lettura e solo in un secondo tempo all'interpretazione, ci sarebbero più estimatori e si apprezzerebbe di più. Non so... probabilmente sto sragionando 😅


message 25: by Amaranta (new)

Amaranta | 4161 comments No @Patryx, sono assolutamente d'accordo con te.


message 26: by robylegge (new)

robylegge | 516 comments @Patrix hai perfettamente ragione. A scuola fanno odiare i libri perchè si trascura del tutto il piacere di sentire una storia!

Quindi tu hai l’edizione annotata? Io ho preso la versione illustrata della Mondadori!


message 27: by LaCitty, web jumper (new)

LaCitty | 9446 comments Mod
MI intrufolo: io ho un buon ricordo dei Promessi sposi, ma non quando me l'hanno fatto studiare in seconda liceo (a pezzi, senza arrivare alla fine, lasciamo perdere), ma quando l'ho letto durante l'estate tra il quarto e il quinto anno (compito delle vacanze in vista della maturità). Sarà che ero in vacanza, sarà che ero al mare (questo dettaglio mi è rimasto vivido in testa), però non mi è dispiaciuto e l'avevo letto anche relativamente velocemente.
Però i capitoli finali che @Moloch tu hai apprezzato, io li ho cordialmente odiati. D'accordo, nella poetica del Manzoni ci stanno però (view spoiler) ^^


message 28: by Amaranta (new)

Amaranta | 4161 comments Eppure la notte dell'Innominato la ricordavo con più pathos. Bello invece il momento in cui Renzo sente il rumore delll'Adda.


message 29: by robylegge (new)

robylegge | 516 comments Devo ricredermi sulle mie prime impressioni. Secondo me il romanzo diventa molto più avvincente dalla partenza degli sposi. I capitoli sulla monaca di Monza sono un interludio meraviglioso, che ricordavo bene da scuola, ma ho preferito questa lettura leggera ed estranea da voti e interrogazioni.

Belli anche i capitoli su Renzo e la rivolta del pane. Il caro Renzo è impulsivo e ingenuo, molto più interessante della perfetta Lucia. L’episodio della locanda mi ha ricordato quello al Puledro impennato del Signore degli Anelli, (anche li Frodo commette qualche errore di giudizio.)

Mi piace che Manzoni insista sui soprusi dei potenti a discapito dei sudditi. È un elemento costante: a volte emerge da frasi buttate li o da atteggiamenti di personaggi poco importanti, che a una lettura veloce e non attenta potrebbero sfuggire. Per esempio quando Renzo va in una locanda e chiede all’oste chi siano i due bravi, l’oste fa il vago e dice che non chiede ai suoi clienti vita, morte e miracoli. Ma quando i bravi gli chiedono chi sia Renzo, lui spiattella subito tutto perchè capisce che sono al servizio di qualche potente. Ma è solo un esempio, ne ho trovati diversi.


message 30: by Moloch (new)

Moloch | 27 comments Amaranta wrote: "Eppure la notte dell'Innominato la ricordavo con più pathos. Bello invece il momento in cui Renzo sente il rumore delll'Adda."

Per me è sempre tanto angosciante...


message 31: by Amaranta (last edited Apr 25, 2019 09:56AM) (new)

Amaranta | 4161 comments Ho terminato la lettura. Che soddisfazione. Vi riporto la mia mia impressione. :)


Ne va…ne va de la vita!
- La vita…
- La vita!”

Riprendere in mano “I Promessi sposi” è stato fare un tuffo nel passato. Ritornare sui banchi di scuola, in quelle mattine sonnacchiose fra la lettura e l’altra di un capitolo e scoprire solo adesso tutta la bellezza di questo scritto. Una scrittura veloce, vivace, ironica che si fa amare, piena di immagini, con punte di alta poesia. E frasi che tornano alla memoria e che sono come scolpite come l’incipit, che tagliano il fiato “ la sventurata rispose” massime che hanno in sé una verità amara “ Mala cosa nascer povero”.
Non parlerò della storia, ormai di dominio comune. Ma posso dire che ho goduto questa lettura con molto piacere, con la spensieratezza di ritrovare amici perduti, con la maturità che la fa adesso pienamente apprezzare.
I personaggi sono perfettamente bilanciati. Dove da un lato c’è dubbio, cattiveria, oscurità dall’altro si ritrova luce, certezza e bontà:
- Don Abbondio e Fra Cristoforo
- Agnese e Perpetua
- Don Rodrigo e Renzo
- Gertrude e Lucia

Su tutti regna la mano santa della Provvidenza, la fiducia incrollabile che alcuni ripongono in essa è la loro forza nella avversità, un vero e proprio personaggio così come la città di Milano e la peste.
Bellissime le descrizioni, i paesaggi, l’addio ai monti di Lucia, la tenerezza della madre di Cecilia, la scena forse più bella di tutto il romanzo.
Ma quello che traspare da ogni pagina è la Storia. Una storia vera, quella della Milano del tempo, dei soprusi, dei signorotti, delle grida, della povertà ,che si interseca alla storia romanzata di Renzo e Lucia, di don Rodrigo e dell’Innominato, di personaggi storici come il cardinale Borromeo che si intrecciano come tralci di edera nella storia dei nostri umili giovani.
Una metafora della lotta del bene contro il male, della peste che viene sconfitta dalla pioggia liberatrice, della Provvidenza che tutto vede e sa, e a tutto dà rimedio.


message 32: by Patryx (new)

Patryx | 453 comments Ho terminato anche io i "miei" Promessi sposi e se volete potete leggere il commento.


message 33: by Moloch (new)

Moloch | 27 comments Per non abbandonare ancora l'universo dei Promessi sposi ho iniziato oggi La monaca di Monza. Nel tempo, nella vita e nel processo originale rivisto e commentato.


message 34: by Amaranta (new)

Amaranta | 4161 comments Moloch wrote: "Per non abbandonare ancora l'universo dei Promessi sposi ho iniziato oggi La monaca di Monza. Nel tempo, nella vita e nel processo originale rivisto e commentato."

lo hai letto poi Storia della colonna infame?


message 35: by Moloch (new)

Moloch | 27 comments Sì; dopo il finale sereno dei "Promessi sposi", è una bella "botta"; un'opera tragica ma anche vibrante di sdegno, che deve aver ispirato grandemente Sciascia.


message 36: by Amaranta (new)

Amaranta | 4161 comments mi sa che lo riservo per un altro momento, mi piace ritornare sugli autori.


message 37: by Patryx (new)

Patryx | 453 comments Moloch wrote: "Sì; dopo il finale sereno dei "Promessi sposi", è una bella "botta"; un'opera tragica ma anche vibrante di sdegno, che deve aver ispirato grandemente Sciascia."

Anche io volevo leggere altro di Manzoni ma in questo periodo sono troppo ingolfata di libri e quindi aspetto un momento in cui posso concentrarmi maggiormente.


message 38: by Saturn (new)

Saturn (xsaturn) | 2351 comments L'ho iniziato anche io! Ho superato il 6° capitolo, il che mi fa ben sperare se considero che ai tempi della scuola lo avevo abbandonato al quinto..... 😁


message 39: by Amaranta (new)

Amaranta | 4161 comments scivola veloce dai.


message 40: by Saturn (new)

Saturn (xsaturn) | 2351 comments Ho letto venti capitoli!
Finora il personaggio che ho preferito è Gertrude, le pagine dedicate alla sua storia sono stupende. In generale credo che i personaggi femminili siano tutti molto ben caratterizzati; invece trovo un po' di noia nel seguire le vicende di Renzo la cui migliore definizione l'ha data @Amaranta 😂
Ma che ci troverà Lucia.... :P

Con l'entrata in scena dell'innominato le cose si ri-fanno interessanti, sto proseguendo la lettura con piacere.
Vedo che la discussione qui è stata molto stimolante, recupero i vostri commenti fra un po' di capitoli :)


message 41: by Saturn (new)

Saturn (xsaturn) | 2351 comments Ho concluso anche io.

Prima di tutto i vostri commenti sono stati molto interessanti. Soprattutto @Moloch mi ha dato tante informazioni in più che ignoravo. È il bello dei gdl! :)
Mi sono trovata particolarmente d'accordo con i commenti di @Roberta. Ho avuto parecchie sensazioni uguali alle tue e mi hai messo una pulce nell'orecchio tremenda quando hai fatto il paragone con Il signore degli anelli (che adoro!). Il ritorno in paese mi è sembrato quasi un ritorno alla Contea - con la necessità emotiva poi di lasciarla per sempre. ^^

Uno dei pensieri ricorrenti mentre leggevo il libro è stato: ma quanto è simpatico Manzoni! La storia è disseminata di uscite comiche che alternano i numerosi momenti tragici.
In generale, è stata una lettura molto scorrevole, appassionante e coinvolgente con personaggi costruiti magnificamente.
L'addio ai monti è il passaggio poeticamente più elevato e richiama i sentimenti di chi, in qualunque epoca, è costretto a espatriare e a lasciare la propria terra a malincuore. Questo momento narrativo ha una forza universale.
Una delle mie parti preferite è stata la storia di Gertrude. In questo caso sono molto d'accordo con @Moloch. Penso sia il personaggio più complesso del libro. Il confronto con Lucia è inevitabile. Fra le due la figura più remissiva mi sembra Gertrude. Lei da piccola non trova la forza di opporsi al padre-padrone e di mettersi contro tutta la famiglia. Questo è molto comprensibile; è sola, spaventata e non ha nessun appoggio. Però ciò che la differenzia da Lucia è il modo in cui reagisce agli eventi negativi che la vita pone sul suo cammino. Né Lucia né Gertrude hanno colpa della loro situazione però Lucia non smette di credere nella vita, non perde la speranza, cerca di trarre il meglio dalle situazioni che è costretta ad affrontare, ha sempre fiducia nel prossimo (prega per l'innominato e si appella alla parte migliore di lui) e soprattutto non tradisce mai sé stessa. Cioè non permette alla vita di cambiare il suo cuore. Gertrude invece si fa angosciare dalla vita. Spendere le proprie energie a dare le colpe agli altri del male che ci capita, a torto o a ragione, non è un atteggiamento costruttivo; porta le persone a deresponsabilizzarsi. Infatti questo personaggio finisce col commettere dei crimini atroci senza riuscire mai a pentirsi (se non una volta scoperta). La sua vita diventa quindi una spirale di disperazione da cui non sa come affrancarsi.
Un momento di grande pathos è la notte dell'innominato. Questi e il cardinale Borromeo sono personaggi magnifici che si fa fatica a lasciare. Finiscono per rubare completamente la scena ai protagonisti.
Il momento in cui si comincia a diffondere la peste è impressionante perché vediamo come il male non è causato solo dalla malattia ma se lo procurano le persone vicendevolmente con un progressivo imbarbarimento dei costumi. Tutta la comunità si ritrova sotto una cappa di odio e di diffidenza. Particolarmente atroce è lo scenario della Milano devastata che si osserva dall'occhio di Renzo. Le scene che si affrontano sono quasi da romanzo post-apocalittico: il sentimento imperante è l'egoismo e uno degli aspetti che mi ha colpito è quanto è comune cercare un capro espiatorio in situazioni di crisi sociale. Le principali responsabilità della tragedia sono il mal governo e l'indifferenza della gente ai campanelli d'allarme; però quanto è più facile prendersela col mitico "untore"! E soprattutto quanto diventa comodo identificarlo con lo straniero...
Questi capitoli milanesi sono quelli che volano via con maggiore rapidità. Sono incredibilmente pregni di emozioni. Quando infine Renzo si ritrova, felice, uscendo dalla città, a camminare allegramente sotto la pioggia mi sembrava che stesse per spiccare un salto e mettersi a cantare "Singin' in the Rain"!
Il finale lento a me è piaciuto. L'ho trovato appropriato dopo l'immensità di eventi che hanno accompagnato il lettore. Era necessario a quel punto tirare il respiro e avere la possibilità di "salutare" i personaggi a uno a uno.

Ci vorrebbe un commento a parte per Don Abbondio... È il personaggio più negativo della storia, non perché votato al male, ma perché con la sua codardia è in effetti colui che causa maggior danno. Diventa il simbolo del potere che hanno le persone comuni sulla società e dell'influenza che ognuno di noi ha sul propagarsi del bene o del male nel mondo. Fare bene nel proprio piccolo significa migliorare la società; viceversa mancare ai propri doveri causa danni a catena su tutto il resto.

Mi sono dilungata un po'! 😄


message 42: by Patryx (new)

Patryx | 453 comments Saturn wrote: "Ho concluso anche io.

Prima di tutto i vostri commenti sono stati molto interessanti. Soprattutto @Moloch mi ha dato tante informazioni in più che ignoravo. È il bello dei gdl! :)
Mi sono trovata ..."


Anche a me è piaciuto il personaggio di don Abbondio perché lo trovo caratterizzato molto bene: se alla fine si fosse pentito (soprattutto se lo avesse fatto inseguito all'intervento del cardinale Borromeo) avrebbe perso molta della sua verosimiglianza.


message 43: by Moloch (new)

Moloch | 27 comments Vedo solo ora il post di Saturn, bel commento!

Sì, Don Abbondio ha la fortuna di essere anche un po' il "comic relief" della situazione, e questo spesso fa passare in secondo piano il fatto che è un personaggio sostanzialmente negativo. Il momento in cui il cardinale (view spoiler), sono i momenti in cui l'autore fa affiorare di più il lato meno gradevole del personaggio (che è una delle sue creazioni più riuscite).


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