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Sfida dei Buoni Propositi > 2019 - I buoni propositi di Patrizia

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message 1: by Patrizia (last edited Feb 26, 2019 04:20AM) (new)

Patrizia (patrizianiutta) | 966 comments A1 - Una notte soltanto, Markovitch, di Ayelet Gundar-Goshen, p. 326, letto, punti 6
A2 - Il cerchio, di Dave Eggers, p. 415
A3 - Le vite impossibili di Greta Wells di Andrew Sean Greer, p. 304, letto, punti 6
A4 - Dalle nove alle nove, di Leo Perutz, p. 206
A5 - Il dolore perfetto, di Ugo Riccarelli, premio strega 2004, p. 336
A6 - Notturno indiano, di Antonio Tabucchi, p. 124
A7 - Il Maestro e Margherita, di Mikhail Bulgakov, p. 552
A8 - Lombra, di Edward Carey, p. 485
A9 - Il nipote di Wittgenstein, di Thomas Bernhard, p. 132, letto, punti 2
A10 - Afa, di Eduard von Keyserling, (settembre 1918), p. 103, letto, punti 2

B1 - Il genio e il golem, di Helene Wecker, p. 509
B2 - Memorie dal sottosuolo, di Fyodor Dostoyevsky, p. 165
B3 - In tempi di luce declinante, di Eugen Ruge, p. 348, letto, punti 6
B4 - Gli dèi di Mr. Tasker, di T.F. Powys, p. 277, letto, punti 5


C1 - Danza delle ombre felici, di Alice Munro, p. 252
C2 - La cantatrice calva, di Eugène Ionesco, p. 52
C3 - Harry Potter and the Sorcerer's Stone, di J.K. Rowling, p. 320
C4 -The Maze Runner, di James Dashner, p. 384

D1 - La famiglia Karnowski, di Israel J. Singer, p. 498
D2 - Ricordi dormienti, di Patrick Modiano, p. 88, letto, punti 1
D3 - Fino a dopo l'equinozio, di Sōseki Natsume, p. 377, letto, punti 7

E1 - Un artista del mondo fluttuante, di Kazuo Ishiguro, p. 207
E2 - L'isola dei senza memoria, di Yōko Ogawa, p. 361
E3 - Passavamo sulla terra leggeri, di Sergio Atzeni, p. 163, letto, punti 3

F1 - Racconti dell'incubo, di Guy de Maupassant, p. 296
F2 - Il sogno di mia madre, di Alice Munro, p. 366, punti 7
F3 - Notte fantastica, di Stefan Zweig, p. 228

G1 - Keyla la Rossa, di Isaac Bashevis Singer, p. 280, letto, punti 5
G2 - Vincoli, di Kent Haruf, (novembre 2014), p. 264
G3 - Northanger Abbey, di Jane Austen, p. 251


message 2: by Amaranta (new)

Amaranta | 4245 comments Che bella lista. Ho tanto da dire. Ma passo domani con calma. Intanto keyla potremmo leggerla insieme a gennaio, che ne pensi?


message 3: by Patrizia (new)

Patrizia (patrizianiutta) | 966 comments Amaranta wrote: "Che bella lista. Ho tanto da dire. Ma passo domani con calma. Intanto keyla potremmo leggerla insieme a gennaio, che ne pensi?"

Sai, vero, che mi sono scervellata per i libri in Rosso e non ho inserito questo? Ma possiamo senz’altro leggerlo insieme. In due si legge meglio😊📚📚📚


message 4: by Amaranta (new)

Amaranta | 4245 comments ma come no? :O


message 5: by Patrizia (new)

Patrizia (patrizianiutta) | 966 comments Amaranta wrote: "ma come no? :O"

Non avrei potuto comunque. È nella lista principale...


message 6: by Amaranta (last edited Dec 21, 2018 01:14AM) (new)

Amaranta | 4245 comments volevo passare prima ma il morbo infuria potente.
LETTI
- Dalla nove alle nove è un Perutz imperdibile,
- Tabucchi, ottima lettura,
- La famiglia Karnowsky è un capolavoro
- Austen ti piacerà.
DA LEGGERE
- il maestro e margherita è tanto che vorrei leggerlo ma non mi chiama,
- Dosto, si, mi attende!
- Modiano mi incuriosisce molto come scrittore ma di suo non ho ancora letto nulla,
- Soseki è in una delle mie liste, regalo di compleanno,
- Su Haruf, Zweig e Singer ci sono con piacere.

gli altri titoli non li conosco, sarà un piacere scoprirli con te, ma ho già rubato Maupassant!


message 7: by Patrizia (new)

Patrizia (patrizianiutta) | 966 comments Amaranta wrote: "volevo passare prima ma il morbo infuria potente.
LETTI
- Dalla nove alle nove è un Perutz imperdibile,
- Tabucchi, ottima lettura,
- La famiglia Karnowsky è un capolavoro
- Austen ti piacerà.
DA L..."


Tabucchi è, con Bernhard e Pessoa, lo scrittore per i momenti no.
Perutz è una garanzia. La Austen mi piace, mi mancano pochissimi suoi titoli. La famiglia Karnowski è lì dietro tuo consiglio...
Di Modiano ho letto poco e quel poco mi spinge ad approfondire.
Soseki è un autoregalo di compleanno (se non sbaglio sei nata a novembre anche tu, non nello stesso anno, ma è uguale). Di Dosto mi mancavano i Racconti e Memorie dal sottosuolo e nel 2019 colmerò la lacuna, se supererò le feste, ovviamente🎄


message 8: by Amaranta (new)

Amaranta | 4245 comments si, sono una scorpioncina del 20 ; )

buone letture a noi allora!


message 9: by Patrizia (new)

Patrizia (patrizianiutta) | 966 comments Amaranta wrote: "si, sono una scorpioncina del 20 ; )

buone letture a noi allora!"


♏️😊


message 10: by Patrizia (new)

Patrizia (patrizianiutta) | 966 comments Letto Keyla la Rossa di Isaac Bashevis Singer, p. 280

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Via Krochmalna, Varsavia 1911, è l’universo caotico e colorato in cui si affannano rabbini, studiosi chassidici, sarti, insieme e a un folto sottobosco di piccoli criminali, truffatori, papponi e puttane. Un mondo a sé, nelle cui taverne non giungono gli echi di una situazione politica esplosiva, in cui ebrei timorati di Dio ed ebrei emarginati si sfiorano senza toccarsi, in cui si parla dell’America come di una terra promessa in cui non si è costretti a vivere in una zona designata e tutti possono ricominciare e sperare di migliorare le proprie condizioni.
È qui che vive Keyla la rossa, bellissima prostituta che sogna di riemergere dal fango. Un primo passo crede di averlo compiuto sposando Yarme, un ladruncolo incapace di lavorare onestamente. Guarda con invidia le donne cui è permesso entrare nella sinagoga, mentre lei è costretta ad ascoltare da fuori quei riti cui è rimasta legata nonostante i tre bordelli in cui ha lavorato. Santifica le feste e si rivolge a quel Dio a cui pochi intorno a lei ancora credono, perché troppo lontano e disattento alle miserie del suo popolo.
È Keyla il cuore del romanzo, un cuore puro le cui azioni sono mosse esclusivamente dall’amore, un sentimento esclusivo e totalizzante. Per amore si umilia e si annulla, inseguendo una speranza di riscatto di cui lei stessa si ritiene immeritevole.
Non ha fortuna con gli uomini, Keyla. Né Yarme né Max, storpio violentatore e truffatore né il giovane Bunem, figlio di un rabbino, pittore e filosofo, di cui si innamora perdutamente, sono in grado di starle accanto.
Nemmeno l’America si rivelerà la terra della redenzione sperata.
Appare un luogo ostile, ben diverso dalla Varsavia che si sono lasciati alle spalle:

“A Varsavia i palazzi avevano cortili e sinagoghe, case di studio hassidiche e scuole per bambini. I ricchi, gli ebrei rispettabili, abitavano nei cortili anteriori e tutte le donne portavano parrucche o cuffie. Le ragazze di facili costumi e i ladri non si mescolavano con le ragazze perbene e coi giovani studenti. Ognuno aveva il proprio status, il proprio posto”.

In questa terra strana, in cui tutti sembrano di passaggio, la vita, cui Keyla nonostante tutto si aggrappa con forza e determinazione, si manifesta in tutta la sua crudeltà e Dio appare un’entità sempre più astratta, tanto che Bunem arriva a dubitare della sua esistenza.
È una storia bellissima, triste e profonda sull’amore, sulla fede, sulla follia della vita.
Come dice Bunem:

“È tutta una pazzia, ma non potrebbe essere la pazzia la vera essenza della vita? L’Onnipotente stesso potrebbe essere folle e i mondi che ha creato prodotti della follia. In principio non c’è stato l’universo, ma la follia. Come mai nessun filosofo l’ha capito?”.


message 11: by Patrizia (new)

Patrizia (patrizianiutta) | 966 comments Letto Passavamo sulla terra leggeri di Sergio Atzeni, p. 163

——————

Ha il sapore del canto epico questo libro che in duecento pagine ci restituisce la storia di un popolo, il popolo sardo, con le sue leggende, le sue credenze, i suoi miti. È un popolo fiero, forgiato da una terra dura come lo sono tutte le isole, dalla salsedine di un mare che fa da confine e da via d’accesso, da mille anni di guerre che lo hanno visto combattere e fondersi con altre genti, altri riti, altri stili di vita.
Un popolo fiero e orgoglioso, che nel corso del tempo ha conquistato la libertà e la sua terra, quella stessa terra che aveva visto i suoi antenati danzare alle stelle.

“Cantavamo, morivamo, danzavamo di padre in figlio, crescendo di numero e di esperienza dell'isola. Eravamo felici. Chiamavamo noi stessi s'ard, che nell'antica lingua significa danzatori delle stelle”.

Il racconto è trasmesso da un custode del tempo all’altro, arricchito dai fatti più racenti che l’ultimo custode aggiunge prima di passare il testimone.
Antonio Setzu narra la storia a un bambino, il futuro custode del tempo, facendo sfilare davanti ai suoi occhi figure lontane, non importa se reali o inventate, quel che conta è la memoria.

“Piccoli di statura, scuri di pelle, abituati a pensare, ragionare, contare, mai concordi fra noi. Così siamo tuttora, fatti salvi gli imbecilli che non mancano e nessuna legge potrà mai limitare”.


Le parole di Setzu ridanno vita a grotte che fungevano da nascondiglio, paesaggi impervi, cerimonie, danze, linguaggi arcaici, l’abitudine di misurare la distanza delle stelle, perché

“Nulla è tanto ordinato e perfetto quanto immotivato e misterioso come il cielo e la volta stellata che studiavamo ogni notte immersi in calcoli sulle distanze, le orbite, i cicli. Distoglievamo il popolo dalle false certezze. Il numero spiega e aggiunge mistero, come la memoria”.

Vite e storie si intrecciano alla Storia della Sardegna, tra fughe, lotte e leggi non scritte che regolano la convivenza e la vita quotidiana. L’unione, il gruppo sono il prerequisito per la libertà, insieme all’amore per la terra, per quanto aspra e difficile.

“Passavamo sulla terra leggeri come acqua, disse Antonio Setzu, come acqua che scorre, salta, giù dalla conca piena della fonte, scivola e serpeggia fra muschi e felci, fino alle radici delle sughere e dei mandorli o scende scivolando sulle pietre, per i monti e i colli fino al piano, dai torrenti al fiume, a farsi lenta verso le paludi e il mare, chiamata in vapore dal sole a diventare nube dominata dai venti e pioggia benedetta”.

“Cantare, suonare, danzare, coltivare, raccogliere, mungere, intagliare, fondere, uccidere, morire, cantare, suonare, danzare era la nostra vita. Eravamo felici, a parte la follia di ucciderci l'un l'altro per motivi irrilevanti”.


message 12: by Patrizia (new)

Patrizia (patrizianiutta) | 966 comments Letto Ricordi dormienti di Patrick Modiano

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Come fa spesso, Modiano scava nel passato con un’ossessione per i ricordi determinata probabilmente da quel suo sentirsi privo di radici, dalla figura ambigua del padre, da quell’identità che va inseguendo in quai tutti i suoi scritti.
Con lui attraversiamo una Parigi

“disseminata di fantasmi, numerosi quanto le stazioni del metrò e tutti i relativi puntini luminosi che si accendevano quando capitava di premere i tasti sul tabellone dei cambi di linea.”

Brevi incontri, incontri fugaci e amicizie perse negli anni tornano alla sua mente con l’aiuto di foglietti e quaderni in cui aveva annotato date, indirizzi, nomi.

“è sufficiente incrociare una persona o incontrarla due o tre volte, o sentirla parlare in un caffè o nel corridoio di un treno, per cogliere frammenti del suo passato. I miei quaderni sono pieni di pezzetti di frase pronunciati da voci anonime.”

Sono frammenti anche i suoi ricordi, flash nati da una strada ripercorsa dopo tanto tempo, da una stagione, da un incrocio. Ripercorre così gli anni ‘63 e ‘64, quando

“sembrava che il vecchio mondo stesse trattenendo il fiato un’ultima volta prima di crollare, come tutte le case e i palazzi dei sobborghi e della periferia che stavano per essere demoliti”.

In questo ritorno al passato, i ricordi si sovrappongono alla realtà, fondendo le stagioni in una sensazione di tempo sospeso.

“Ho avuto la certezza di essere tornato nel passato, grazie a un fenomeno che si potrebbe chiamare l’eterno ritorno, o semplicemente che il tempo per me si fosse fermato in un periodo preciso della mia vita.”

Sugli scaffali ritrova libri appartenuti a un’epoca ormai lontana non solo in linea temporale, che lo riportano in un salotto rosso, con due donne ormai perse di vista.

“mi chiedo come mai certi libri o certi oggetti si ostinano a inseguirti per tutta la vita a tua insaputa, mentre altri, che ti erano cari, li hai persi.”

Anni caratterizzati dal desiderio di fuggire, prima che la vita prendesse una direzione diversa,

“Oggi provo un certo rimorso. Benché io non sia molto incline all’introspezione, vorrei capire perché la fuga fosse, in qualche modo, il mio stile di vita. E la cosa è andata avanti parecchio, direi fino ai ventidue anni.”

Poi la svolta, la fine di una parte della sua esistenza

“Mi faccio qualche scrupolo evocando quei giorni. Sono i giorni piú memorabili e gli ultimi di una parte della mia giovinezza. In seguito niente avrebbe avuto esattamente gli stessi colori”.

Sono immagini in bianco e nero, quelle che scorrono davanti ai nostri occhi, immagini di persone e di una città, di quartieri e strade sconosciuti, filtrate e sovrapposte dallo sguardo appannato della memoria,

“Nei ricordi si mescolano immagini di strade che hai percorso e non sai piú quali territori attraversavano”.


message 13: by Patrizia (new)

Patrizia (patrizianiutta) | 966 comments Aggiornamento.
Letto Afa di Eduard von Keyserling

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Poesia, eleganza e sensualità fanno di questo racconto un piccolo gioello della letteratura.
Il giovane conte Bill, in punizione per la bocciatura all’esame di maturità, è costretto a trascorrere l’estate nella tenuta di campagna insieme al padre.
Una sottile malinconia pervade le pagine di “Afa”, accentuata dal torpore di un’estate calda che, con i suoi profumi, i suoi colori, il cantare ossessivo dei grilli, sprigiona un’insolita e diffusa sensualità.
Bill scopre un padre sconosciuto, capace di affascinare e sedurre. Affronta le prime delusioni amorose, è testimone della vita della nobiltà ormai decadente di cui fa parte, tra pranzi, cene e il fidanzamento della cugina, che segna la fine di un’esistenza forse grigia ma fatta di slanci e sentimenti, preludendo a una nuova, basata su ruoli sociali e apparenze.
La notte è il tempo della vita, delle riflessioni, delle inquietudini e delle scoperte. Una notte languida, in riva a uno stagno o sotto un tiglio, muto testimone di un ciclo vitale che si compie lasciando posto a un nuovo dolore e a nuove responsabilità.


message 14: by Patrizia (new)

Patrizia (patrizianiutta) | 966 comments Aggiornamento.
Letto Fino a dopo l'equinozio di Sōseki Natsume

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Keitaro, giovane laureato, vive in una pensione. Trascorre le giornate portando lettere di presentazione per trovare lavoro e ascoltando le storie che gli racconta un altro ospite della pensione.
Sogna una vita di avventure e ascoltare quelle degli altri lo fa sentire più vicino al sogno.
L’ascolto è il suo modo di conoscere il mondo, fantastica sulle relazioni che legano le persone, si interessa alla loro visione dell’esistenza, mantenendo comunque un certo distacco, incapace di immedesimarsi negli altri e nelle loro esistenze. Attraverso lui, conosciamo il suo amico Ichizō, un giovane nato per lo studio, la cui indolenza, a differenza di quella di Keitaro, non nasce dal desiderio di una vita fatta di viaggi ed esperienze da raccontare, bensì da una sorta di paura nei confronti della realtà, che analizza e seziona in un vortice di pensieri e riflessioni che gli impediscono di agire.
La curiosità naturale di Keitaro lo trasforma, nel corso dal romanzo, da narratore a contenitore di storie in un passaggio di fronte al quale ci troviamo quasi senza accorgercene, come se fosse lo sbocco naturale del racconto.
La trama impalpabile, la scrittura straordinariamente moderna, la grande capacità di descrivere stati d’animo e percorsi della mente, catturano e seducono il lettore.


message 15: by Patrizia (new)

Patrizia (patrizianiutta) | 966 comments Letto Una notte soltanto, Markovitch di Ayelet Gundar-Goshen

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Siamo in Israele alla fine degli anni ‘40. In fuga dalle rovine dell’Europa, giungono nel paese i sopravvissuti agli orrori della Shoah, col passato da esorcizzare e il desiderio di riprendere in mano la propria esistenza.
In un piccolo villaggio, in cui tutti si conoscono, le storie di due amici, Yaakov e Zeev, diversissimi tra loro, si intrecciano a quelle di altri personaggi, in una trama che si snoda seguendo le loro vite, mentre il tempo rallenta o accelera al ritmo dei sentimenti, dei profumi, dei ricordi, della guerra contro chi abita da prima la nuova patria.
Come un canto d’amore, amore che resiste al tradimento, alla lontananza e al rifiuto, inevitabile come il respiro, questo romanzo affascina con la magia della sua prosa, poetica, ironica, tenera, sensuale. Surreale a tratti come una favola, come una favola nasconde il senso profondo della vita, con lo strazio del dolore, le ferite dell’indifferenza, la paura e la speranza che si accompagnano al futuro, l’incredulità di fronte allo scorrere del tempo, che si rivela all’improvviso in una ruga, in uno sguardo spento, in una mano che trema. C’è la solitudine di una casa vuota, ci sono le risate che riempiono le stanze, ci siamo noi, con le nostre ossessioni e le nostre passioni, in un piccolo villaggio israeliano che diventa un luogo simbolico.


message 16: by Patrizia (new)

Patrizia (patrizianiutta) | 966 comments Letto Le vite impossibili di Greta Wells di Andrew Sean Greer

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Una donna, Greta Wells, tre vite in tre epoche diverse del 900: il 1918, il 1941 e il 1985.
Due guerre e gli anni in cui l’AIDS divenne una vera e propria pandemia una società che vive grandi cambiamenti e la protagonista che, per via di una cura contro la depressione, si ritrova a viaggiare nel tempo.

“Esprimi un desiderio, e si forma un altro mondo in cui quel desiderio si avvera, anche se forse tu non lo vedrai mai. E in quegli altri mondi ci sono i luoghi che ami, le persone che ami. Forse in uno di loro tutte le storture sono raddrizzate e la vita è come la vorresti. E dunque, se tu ne scoprissi l’accesso? Se avessi la chiave? Perché questo si sa: A tutti prima o poi capita l’impensabile”.

Bella l’idea di fondo del romanzo, un viaggio nel tempo alla ricerca dei propri errori, della possibilità di una vita perfetta, di ritrovare affetti perduti. Greta affronta i propri demoni, cercando la vera se stessa in uno dei mondi possibili, e scopre tre diverse versioni di sé.
Bello lo stile di Greer, belle alcune pagine, sopattutto le ultime, ma la magia preannunciata si dissolve presto nei salti temporali e Greta non prende vita, nonostante il finale.


message 17: by Patrizia (new)

Patrizia (patrizianiutta) | 966 comments Letto Il nipote di Wittgenstein di Thomas Bernhard

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Storia di un’amicizia durata dodici anni, quella tra Paul Wittgenstein e Thomas Bernhard.
Un’amicizia tutt’altro che facile, l’incontro tra due menti geniali, accomunate da tante passioni e divise da altrettanti elementi. Un’amicizia con alti e bassi, fatta di ostinazione, che

“tutto il tempo abbiamo dovuto elaborare con grande fatica sì da poterla conservare nella maniera più utile e vantaggiosa per entrambi, trattandola costantemente con estrema cautela e non dimenticando mai la sua grande fragilità”.

Con la sua prosa ossessiva, in cui i pensieri si compongono a spirale, ripetuti, analizzati fino allo spasimo, Bernhard ha creato un grande monologo, ripercorrendo i dodici anni di discorsi, serate al caffè, viaggi, osservazioni con Paul Wittgenstein.
La malattia nello stesso ospedale, un problema polmonare per lui, la pazzia che richiedeva sempre più frequenti ricoveri di Paul. La morte, che sembrava segnare Paul fin dal primo incontro, quel destino comune a tutti gli uomini, di cui Paul sembrava l’incarnazione vivente.
Bernhard rivive il decadimento dell’amico, quel suo invecchiare rapidamente, l’aggravarsi della follia, la solitudine finale.

“Negli ultimi mesi della sua vita il signor barone non era ormai che l’ombra di se stesso, come si suol dire, e da quest’ombra, che sempre più assumeva sembianze spettrali, tutti si tenevano sempre più alla larga. E neanch’io, com’è ovvio, avevo con l’ombra di Paul lo stesso rapporto che avevo avuto con Paul in passato. Non ci vedevamo quasi più, noi due, i nostri appuntamenti si erano assai diradati, non foss’altro perché spesso passavano giorni e giorni senza che lui uscisse dal suo appartamento della Stallburggasse”.

Il senso di colpa per non avergli più voluto parlare trova giustificazione nella paura della morte

“Noi evitiamo gli uomini segnati dalla morte e anch’io ho ceduto a questa infamia. Durante gli ultimi mesi della sua vita, ho consapevolmente evitato il mio amico per ubbidire a un basso istinto di autoconservazione, e questo non me lo perdono”.

Diventa allo stesso tempo il senso di colpa del sopravvissuto in una stupenda analisi del suo ritrarsi di fronte alla vista dell’amico ormai incapace di parlare e con la mente ottenebrata da un ultimo fatale attacco di follia

“non so se a trattenermi sia stata la mia paura di lui che era ormai diventato la morte stessa, o la mia sensazione di dovergli risparmiare l’incontro con me, io che a quel tratto non ero ancora giunto, probabilmente entrambe le cose”.

Paul aveva predetto che

“Duecento amici verranno al mio funerale e tu dovrai tenere un discorso sulla mia tomba, mi disse Paul. Ma al suo funerale non vennero più di otto o nove persone, come so, e io stesso in quel momento mi trovavo a Creta”.

Dodici anni di amicizia sepolti in un cimitero di Vienna e la dura confessione di Bernhard

“Ancora non sono stato a visitare la sua tomba.”


message 18: by Patrizia (new)

Patrizia (patrizianiutta) | 966 comments Letto In tempi di luce declinante di Eugen Ruge

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La luce declinante è quella che precede il buio e avvolge simbolicamente la fine dell’utopia comunista in Germania e la disgregazione di una famiglia, le cui vicende coprono un arco temporale che va dalla fuga in Messico di Wilhelm e Charlotte per sfuggire ai nazisti fino al 2001.
Tre generazioni - Wilhelm e Charlotte, il figlio Kurt e la moglie Irina, il nipote Alexander e il piccolo Markus - vivono e si scontrano mentre la Germania e l’Europa continuano a cambiare: le difficoltà del secondo dopoguerra, quando Wilhelm e Charlotte rientrano in una Berlino divisa che stentano a riconoscere; il difficile equilibrio della vita di partito tra gli anni ‘60 e il crollo del Muro; la svolta della riunificazione e l’11 settembre. I fatti storici non sono predominanti, sembrano accadere semplicemente come le vicende umane della famiglia, le incomprensioni, le opinioni diverse.
È un romanzo non facile, a tratti caotico, narrato da punti di vista diversi, ma non corale, con salti temporali che non seguono un ordine cronologico. Malattia, morte, fuga, viaggio di ricerca sono alcuni tra i temi che si affollano intorno a un unico punto fisso: la finestra temporale del 1 ottobre 1989, giorno in cui si festeggia, a Berlino est, il novantesimo compleanno del vecchio capofamiglia.


message 19: by Patrizia (new)

Patrizia (patrizianiutta) | 966 comments Ho letto Il sogno di mia madre di Alice Munro

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Sono otto racconti che ruotano intorno ad altrettante figure di donne. Filo conduttore, la ricerca di un senso, di un posto preciso in una vita che sembra scorrere tranquilla; quell’inquietudine indefinita che si traduce in sogni da cui ci si risveglia con un senso di vergogna e morbosa attrazione. Il passato incombe come fattore che scompagina l’esistenza:

“ripensarci ora era come sfiorare con la lingua un dente cariato”.

Al passato che non può essere rimosso si aggiunge l’imprevisto, un evento che segna una svolta definitiva, senza possibilità di fuggire e - sembra - senza possibilità di scegliere. Tutto cambia irreversibilmente e il racconto finisce, lasciando che le protagoniste si inoltrino da sole nella nuova esistenza.
La prosa della Munro è asciutta, ma non spoglia, indugia con distacco e lucida precisione su dettagli talvolta sgradevoli. È la verità, quella sempre più scomoda, a emergere dalle sue pagine, senza sconti.
Come l’orrore per il corpo dei malati:

“Enid provava avversione per quel corpo in particolare, e per tutte le manifestazioni del male che lo abitava. Per l’odore e la perdita di colorito, per i capezzoli dall’aria maligna e per quei dentini patetici da furetto. Vedeva tutto questo come il segno di una corruzione voluta”.

Come il rifiuto di chi sta per morire nei confronti di chi sta bene:

“era cosí che diventavano alcuni, prima di sistemarsi dentro la propria agonia, e qualche volta addirittura fino all’evento estremo”.

L’occhio attento della Munro sorveglia i gesti apparentemente più insignificanti:

“Era china sui fornelli con la paletta in una mano e l’altra premuta sullo stomaco, a foderare un dolore”.

La sua narrazione si sofferma sulle difficoltà della maternità, sui sacrifici e sulle rinunce, su donne che sono abbandonate o che abbandonano, su donne che si lasciano andare o che, dopo anni, decidono di affrontare un viaggio per cercare il marito che non credono sia morto.
A noi rimane l’impressione di osservarle da vicino, di entrare silenziosamente nelle loro vite per un tempo indefinito, una settimana, un giorno o anche solo per poche ore, per uscirne in punta di piedi portando con noi alcuni dettagli che le rendono indimenticabili.


message 20: by Patrizia (new)

Patrizia (patrizianiutta) | 966 comments Ho finito di leggere Gli dèi di Mr. Tasker di T.F. Powys


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Ambientato nel Dorset, come Il buon vino del signor Weston, questo romanzo racconta le storie degli abitanti di un piccolo villaggio di allevatori e contadini.

“La pace e la serenità del villaggio apparivano evidenti a prima vista. Nessuno era costretto a sgobbare, nessuno era veramente povero. C’erano abbastanza donne per smussare i desideri maschili e abbastanza birra per affilare nel senso sbagliato la naturale ottusità contadinesca”.

Fin dalle prime pagine, che descrivono le ore della sera nel vicariato, avvertiamo una nota che stride con la pace che sembra avvolgere il paese.

“Nella casa regnavano la legge, l’ordine, l’armonia e il silenzio; fuori, non c’era nient’altro che la notte e un gufo”.

Una collina domina il paesaggio e divide gli abitanti dal resto del mondo. Un universo chiuso, in cui tutto viene condiviso, la vita di ognuno è di dominio pubblico. Il vicario cura le sue pecorelle servendo un Dio la cui identità sfugge a un occhio esterno, un Dio che comunque “si accontenta di poco”. Per Mr. Turnbull

“ ‘denaro’ era una parola importante come ‘chiesa’ e ‘Signore’ “.

Per il suo assistente, Mr. Tasker, non esiste nulla all’infuori dei suoi maiali.
Ognuno, nel villaggio, ha i suoi dei e la luce divina è ben lontana. Ipocrisia e convenzioni imprigionano gli abitanti ed emarginano i pochi animi semplici che cercano di liberarsi.
Ancora un episodio della lotta tra Bene e Male. Ma qui manca la soluzione ultraterrena del precedente romanzo, il Male appare vicino alla vittoria. La meschinità e la cattiveria degli uomini, la grettezza del clero sono una barriera impenetrabile, che risucchia tutti nel fango, lo stesso in cui si rotolano i maiali di Mr. Tasker.
Se ne rende conto Henry Turnbull, il figlio “scemo” del vicario

“vedeva che erano governati e sopraffatti per tutta la vita dalla brama del possesso, dall’eterna smania di possedere, mai di essere; e i più umili aspettavano, come bestie sparute dagli occhi famelici, la loro occasione, l’occasione di elevarsi, di non dover più rubare gli avanzi, i rametti secchi e le braci altrui, ma di poter apertamente depositare in banca il denaro estorto alle anime già devastate di altri poveri contadini”.

Grande e feroce l’ironia di Powys nel ritrarre i vizi di una società e di un clero dominati dalla sete di denaro, in cui l’ignoranza è lo strumento essenziale con cui i padroni tengono in pugno i servi, e la religione è

“una specie di appello nominale per consentire all’autorità di tenere la gente in suo potere”.


message 21: by Patrizia (new)

Patrizia (patrizianiutta) | 966 comments Ciao Capo e ciao a tutti! Abbandono la sfida, con rammarico, perché la compagnia è splendida e il gioco divertente. Il problema è mio, non riesco a leggere seguendo un elenco precostituito... pensavo di sì, ma mi sento costretta nonostante si tratti di autoimposizioni.
Sono una lettrice schizofrenica, scelgo i libri in base al momento e all’umore. Spesso una lettura ne chiama un’altra, più di un’altra, e aver pianificato a gennaio mi toglie libertà di scelta. Continuerò a seguirvi, ma i miei buoni propositi finiscono qui...


message 22: by Dagio_maya (new)

Dagio_maya  | 6452 comments 😘😘😘😘


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