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La vegetariana
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Discussioni sui Libri > Traduzioni ponte: il caso di Han Kang

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Pierre Menard | 2349 comments Mi piacerebbe molto sentire il vostro parere sul tema delle cosiddette traduzioni ponte, ossia delle traduzioni di testi attraverso una traduzione effettuata in una lingua diversa dall'originale, ma della quale si possono reperire più facilmente (e a costo inferiore) traduttori.

Recentemente ho letto La vegetariana della scrittrice sudcoreana Han Kang (classe 1970). Ho trovato molto originale e interessante il romanzo, lo stile e le tematiche affrontate, per cui ho acquistato e letto anche Atti umani, romanzo che rievoca un episodio sanguinoso della storia recente della Corea del Sud, durante la dittatura del generale Chun Doo-hwan. Anche questo secondo romanzo mi è piaciuto molto, forse anche più del primo, grazie al particolare stile molto evocativo e alla pluralità di voci narranti.

Cercando notizie in rete, ho trovato un articolo uscito sull'Indice, a firma Maurizio Riotto (professore di Lingua e Letteratura orientali presso l'università L'Orientale di Napoli, un esperto quindi) in cui si criticava molto pesantemente lo stile e le scelte artistiche della Kang, accusandola di essere un prodotto di livello medio-basso, scarsamente originale, e di avere successo in Occidente solo per effetto del nostro senso di superiorità di matrice radical-chic... insomma una bella stroncatura, non c'è che dire.

Qui l'articolo:
https://www.lindiceonline.com/osserva...

Incuriosito ho fatto qualche altra ricerca e ho scoperto un lungo articolo uscito sul Post, in cui si analizza il caso del romanzo di Han Kang e in generale il problema delle traduzioni ponte:

https://www.ilpost.it/2018/01/16/trad...

Ho così scoperto che il particolare stile dei due libri (e che è uno dei motivi che me li ha fatti apprezzare) è in parte dovuto alla traduzione in inglese di Deborah Smith (traduzione approvata da Kang), che ha commesso vari errori, ma nel contempo ha aggiunto "conflitto e tensione" al romanzo, rendendolo più appetibile per il lettore occidentale. Ciò vale anche per la versione italiana, condotta come detto a partire dalla traduzione inglese, ad opera di Milena Zemira Ciccimarra, che ha tradotto entrambi i romanzi conservando quello stile.

Che cosa ne pensate? Adelphi avrebbe dovuto segnalare in modo più chiaro che la traduzione era condotta sulla versione inglese e che questa versione è quasi un adattamento del testo originale (che in Corea del Sud ebbe un modesto successo)?


message 2: by Marina (new)

Marina (sonnenbarke) | 1664 comments Argomento molto interessante, Pierre, se non ricordo male ne parlammo tempo fa in privato.

A me l'idea delle traduzioni ponte non piace proprio. Mi è capitato con libri originariamente scritti in coreano, birmano, e varie lingue asiatiche. I testi erano appunto scritti in queste lingue poco diffuse e probabilmente poco studiate in Italia, e tradotti a partire non dall'originale ma da una traduzione inglese o anche francese. In questi casi mi sono chiesta spesso se non fosse preferibile leggere la prima traduzione anziché la traduzione della traduzione. Di solito però ho optato per l'italiano, anche perché molto spesso se non si va a vedere il colophon non è per niente chiaro che si tratta di una traduzione ponte. Quindi per rispondere alla tua ultima domanda, sì, penso che le case editrici dovrebbero renderlo più chiaro.

Detto questo, non è che in Italia non esistano persone in grado di tradurre il coreano. Piuttosto il fatto è che questi traduttori sono in genre professori universitari, i quali chiederebbero, piuttosto giustamente direi, una barca di soldi alle case editrici. Quindi, quanto è più facile fare la traduzione di una traduzione, e pagare il traduttore dall'inglese una miseria, come sono pagati tutti i traduttori dall'inglese? Molto semplice per le case editrici, ma scorretto, soprattutto se non viene indicato chiaramente.

La traduzione giocoforza toglie o, in alcuni casi, aggiunge qualcosa all'originale. La traduzione è un adattamento. Perciò adattare un testo che a sua volta è un adattamento penso che inevitabilmente conduca a discostarsi fin troppo dall'originale.

Insomma, io sono contraria, ma alle volte come lettori ci tocca chinare la testa e adattarci se vogliamo leggere alcuni testi che non potremmo leggere altrimenti. Mi fa arrabbiare, ma è così.


Rowizyx | 2991 comments Mod
Segnalo anche che la traduzione inglese ha vinto il Booker Man Prize International, fruttando un bel bottino sia all'autrice che alla traduttrice...


message 4: by Tintinnabula (new)

Tintinnabula | 1051 comments Io ho letto pochi autori asiatici, che mi paiono essere i più interessati da questa faccenda delle traduzioni ponte; quindi suppongo di essere incappata in poche situazioni simili.

Sono d'accordo con Marina quando dice che "La traduzione giocoforza toglie o, in alcuni casi, aggiunge qualcosa all'originale". Suppongo che una traduzione al quadrato complichi solo le cose, permettendo però d'altra parte di piegare il testo a piacimento, come mi pare sia stato fatto con il testo coreano citato, che si adatta meglio ai gusti occidentali.


message 5: by Pierre (last edited Jul 10, 2018 07:28AM) (new) - rated it 5 stars

Pierre Menard | 2349 comments @ Marina. Le tue osservazioni non possono che trovarmi d'accordo, tuttavia penso che è veramente paradossale che i due libri della Kang abbiamo avuto maggior successo (nell'ipotesi di una corretta interpretazione della sequenza degli eventi) proprio grazie a una traduzione che è una sorta di adattamento.

Il prof. Riotto infatti, avendo letto in originale il testo, lo ritiene di bassa qualità, noioso e poco avvincente. Però la traduzione non mi sembra affatto di bassa qualità (errori a parte, che però non sono in grado di valutare).

Certo, bisognerebbe che ci fossero più libri tradotti dalla lingua originale, che ci fossero più laureati esperti in traduzione di libri, che le case editrici fossero più coraggiose... insomma, alla fine il problema è sempre il solito, si legge poco, senza puntare alla qualità, e di conseguenza le case editrici non vogliono rischiare.


message 6: by Marina (new)

Marina (sonnenbarke) | 1664 comments Che poi il punto è anche: ma è giusto che leggiamo un libro che per noi è bellissimo, ma che in originale era una mezza patacca? Cioè, a questo punto stiamo leggendo il libro di Han Kang o un altro libro completamente?


message 7: by Bruna (new)

Bruna (brunacd) | 3501 comments Trovo questa conversazione estremamente interessante. A me la stessa cosa è capitata di recente con un libro cinese, che ho letto nella traduzione della traduzione mi pare inglese. Tuttora non ho ancora capito se il giudizio non prioprio esaltante sia colpa di questa traduzione al quadrato - bella espressione, Tintinnabula - o di qualche difetto del libro in sè.
Non è certo un fenomeno nuovo, anzi quand'ero giovane io capitava anche con certe lingue europee (che ne so, danese. Bulgaro. Allora c'era ancora il blocco sovietico, tra l'altro) le cui opere, soprattutto se d'evasione o per ragazzi insomma non vera "letteratura", arrivavano in Italia attraverso la traduzione della traduzione (che allora magari era più facilmente francese che inglese).
Trovo questa conversazione interessante anche perché mia figlia studia proprio coreano, quindi potrebbe aspirare a diventare una traduttrice sottopagata di coreano :)
Che il libro tradotto infedelmente sia più bello del libro originale è paradossale ma non impossibile. Del resto, talvolta anche le voci di certi doppiatori sono migliori degli attori in lingua e ossa. Un professore del mio liceo aveva fatto una bellissima traduzione - infedele - dell'Odissea. Il confine tra traduzione e adattamento è labile, il traduttore deve sempre prendersi qualche libertà - se non lo fa la traduzione diventa spesso fastidiosa, si avverte subito che qualcosa non quadra - ed è difficile dire quando esattamente queste libertà diventino troppe.
Ciò detto, non so se valga la pena di leggere un libro tradotto due volte. Dipende. Se è un libro importante per quello che dice, certamente sì. Se è importante per come lo dice, probabilmente no. Ma chi sia veramente l'autore - se chi ha scritto il libro o chi lo ha tradotto o più persone che ne hanno scritto un pezzo per uno o la tradizione tramandata oralmente di un popolo - in fondo al lettore importa fino a un certo punto.


Teresa | 423 comments Secondo me la difficoltà più grande per un traduttore letterario è mantenere la voce dell'autore, la tentazione di aggiungere o eliminare secondo i propri gusti deve essere molto forte.
E' vero che un traduttore deve adattare, ma cercando di rimandare lo spirito dell'originale; mentre dagli articoli che ha linkato Pierre mi sembra di capire che in questo caso è stata fatta una scelta a tavolino per tentare di rendere più appetibile il libro ad un pubblico occidentale.
Tutto ciò riguarda solo il passaggio coreano-inglese; quindi il secondo passaggio inglese-italiano non può che aver ampliato i filtri.
Personalmente la doppia traduzione è un'operazione che non mi piace e credo che nella maggioranza dei casi sia dettata da questioni economiche, come ha già sottolineato Marina; ma forse in questo caso una traduzione dall'originale coreano avrebbe rischiato di deludere i lettori italiani rispetto a quelli anglofoni? Soprattutto considerando che mi sembra (correggetemi se sbaglio) che in Italia sia stato tradotto solo dopo aver vinto il Man Booker Prize


message 9: by Tintinnabula (new)

Tintinnabula | 1051 comments Una cosa che ho sempre pensato (poi Marina, che lo fa di mestiere, mi dirà se sto dicendo una scemenza) è che il traduttore deve esser anche un po' un mediatore culturale.
Per forza di cose quando si traduce un testo prodotto in un luogo, o anche un tempo, remotissimo, bisogna infilarci qualcosa che lo faccia comprendere dal lettore di destinazione, a costo di risultare anacronistico o prendendo a prestito modi di dire nostrani.
Questo lavoro di rifinitura è sicuramente difficilissimo e non lineare, ma nell'articolo riportato da Pierre si dice che la Smith addirittura ha attribuito dei dialoghi ai personaggi sbagliati. E la Han approva questo? A me a questo punto sembra ovvio che si tratta di un adattamento e non una traduzione.


message 10: by Marina (last edited Jul 11, 2018 12:45AM) (new)

Marina (sonnenbarke) | 1664 comments Tintinnabula wrote: "Una cosa che ho sempre pensato (poi Marina, che lo fa di mestiere, mi dirà se sto dicendo una scemenza) è che il traduttore deve esser anche un po' un mediatore culturale.
Per forza di cose quando..."


Io in realtà sono traduttrice tecnica quindi (per fortuna) questo tipo di problema mi tocca relativamente. Dico per fortuna perché conosco i miei limiti e so bene che non sarei mai in grado di tradurre un romanzo/racconto/poesia... diverso il discorso per i saggi. Tuttavia anche nella traduzione tecnica è spesso necessaria quella che in gergo si chiama "localizzazione" e che potremmo in certo modo equiparare a quella che tu chiami mediazione culturale. È ovvio che se un autore italiano scrive "rosso di sera bel tempo si spera" (scusate l'esempio idiota...), un traduttore spagnolo o, peggio ancora, giapponese, difficilmente troverà un modo di dire esattamente corrispondente nella propria lingua e dovrà quindi mediare utilizzando qualcosa che renda il senso, ma che inevitabilmente perderà in ritmo.

Non è che Han Kang ha approvato la traduzione inglese perché si è accorta lei per prima che migliorava il testo e ha intravisto il soldo, che magari non ha avuto in patria?...


message 11: by Tintinnabula (new)

Tintinnabula | 1051 comments Marina (Sonnenbarke) wrote: "Non è che Han Kang ha approvato la traduzione inglese perché si è accorta lei per prima che migliorava il testo e ha intravisto il soldo, che magari non ha avuto in patria?"

Ecco, perché se io leggo la traduzione e mi accorgo che questa ha messo soggetti casuali, traduce braccio invece di piede e chissà che altro, e mi sta comunque bene, vuol dire che ci ho visto qualcosa.
Magari non direttamente il soldo, forse anche solo un miglioramento o un avvicinamento ai gusti occidentali.


message 12: by Marina (new)

Marina (sonnenbarke) | 1664 comments Tintinnabula wrote: "Magari non direttamente il soldo, forse anche solo un miglioramento o un avvicinamento ai gusti occidentali."

Io sono sempre un po' cattiva e cinica :D


message 13: by Patryx (new)

Patryx | 1046 comments Trovo la discussione molto interessante dato che difficilmente leggo un libro in lingua originale (tranne l'italiano, ovviamente).
Come lettrice penso che l'importante sia leggere un bel libro, d'altro canto vorrei sapere di chi sono le parole/idee che sto leggendo, ma a quanto pare non ci sono alternative.


message 14: by Simona (new)

Simona Fedele | 591 comments Questa discussione mi ha aperto un mondo completamente sconosciuto (le traduzioni ponte) e sui cui prima d'ora non avevo neanche mai pensato. D'ora in poi sarò più attenta a quella parte della copertina su cui non avevo fatto molto caso.

La prima cosa che mi viene da dire è che la casa editrice dovrebbe essere chiara e precisa sulla traduzione di un libro. Io lettrice "pretendo" di sapere se la traduzione è diretta o "al quadrato" e soprattutto se sto leggendo un adattamento concesso dall'autore originale (lecito, ovviamente, per qualsiasi motivo esso avvenga) perché ciò implica molte cose e non sempre belle.
Apprezzo di più l'autore cinese Ma Jian che permette la traduzione delle sue opere solo se fatta da sua moglie perché mi aspetto una traduzione sicuramente molto fedele all'originale.

Sono contenta di sapere (anche se ex post) che l'edizione che ho letto io di Atti umani è molto recente ed è stata fatta attraverso il Literary Translator Institute of Korea, senza il tramite della famosa Deborah Smith.


message 15: by minty (new)

minty (minty_2017) | 425 comments Sull'argomento la penso come Marina (e molti altri). Le traduzioni ponte non sono mai una bella cosa, perché aggiungono traslazione a traslazione, e alla fine il senso (ma pure lo stile) rischia di essere del tutto spostato.
Comunque, se proprio traduzione ponte dev'esserci, che almeno la cosa sia messa bene in chiaro dall'editore nel colophon, in modo che il lettore sappia cosa va a comprare esattamente.
Ad ogni modo, non capisco davvero perché ci sia stato bisogno di ricorrere a una "traduzione al quadrato": negli ultimi vent'anni lo studio delle lingue orientali è diventato di gran moda, le università hanno avuto moltissimi studenti anche di lingue esotiche negli ultimi lustri. Possibile che nessuno di loro sia interessato ad applicarsi nella traduzione? Oppure, siccome in confronto al numero dei traduttori dalle lingue europee, i traduttori di questi idiomi sono ancora relativamente pochi e quindi possono un po' "contrattare", gli editori rinunciano a priori per non pagarli un pochino di più dei traduttori dall'inglese? :P

Personalmente mi sono imbattuta in traduzioni ponte soprattutto nei manga. Negli anni '90 era la norma che i manga pubblicati in Italia fossero la traduzione delle versioni americane. Con gli anni però la musica è cambiata, e ormai le traduzioni ponte sono una rarità in questo ambito. E nei casi in cui alcuni editori vi fanno ricorso, da un lato i mangofili s'incacchiano a bestia, e dall'altra gli editori cercano di far passare la cosa sotto silenzio e negano fino alla morte :-P


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