pianobi: Lettere da Vecchi e Nuovi Continenti discussion

136 views
Consigli di lettura > Critica, recensioni, riviste

Comments Showing 1-50 of 289 (289 new)    post a comment »
« previous 1 3 4 5 6

message 1: by Sarag22 (new)

Sarag22 | 248 comments Spero che l'argomento sia adatto a 'consigli di lettura'. Quali critici o recensori attuali o del passato seguite e leggete? Seguite riviste cartacee o online o altro che trovate interessanti? Sarebbe bello darci qualche consiglio anche in questo senso, credo.


message 2: by la veglia dell'aceto (last edited Jun 29, 2018 01:10AM) (new)

la veglia dell'aceto | 150 comments tra i critici, ho particolare predilezione per gli scrittori-critici. tra i più grandi, secondo me:
octavio paz, josif brodskij, jorge luis borges, elias canetti, wyston hugh auden, czesław miłosz, philip larkin, edoardo sanguineti, dámaso alonso, umberto eco, ingeborg bachmann, heinrich böll, iris murdoch, mario luzi, angelo maria ripellino.
tra i contemporanei, ovviamente claudio magris, ma assai interessanti anche gli scritti critici/teorici di walter siti e guido mazzoni. tutti questi hanno scritto libri di critica tranquillamente al livello delle loro migliori opere di "vera letteratura" (mi passate il termine?).

ovviamente ci sono anche puri critici che ritengo doveroso leggere e sempre appassionanti: in italia, per esempio, abbiamo avuto due menti geniali come giacomo debenedetti e gianfranco contini, e un'altra mente geniale tutt'ora in attività, nonostante l'età avanzata: pier vincenzo mengaldo.
e poi in giro per il mondo (mescolando passati e presenti) i vari thomas pavel, terry eagleton, karlheinz stiefel, cvetan todorov, leo spitzer, gyorgy lukacs, viktor sklovskij, jurij lotman, susan sontag (che in teoria era pure narratrice, ma i suoi romanzi sono poca cosa confrontati ai suoi libri di critica).


per quanto riguarda le riviste, ormai quel che leggo è perlopiù online, mentre un tempo era quasi tutto cartaceo (anzi tutto, internet manco esisteva se non in qualche base militare). tra le italiane, le mie favorite in ordine di preferenza sono:
le parole e le cose
alfabeta2
l'indiscreto
la balena bianca
doppiozero
minima et moralia
nazione indiana
critica impura

le ultime tre, volendo, evitabili (minima et moralia una volta era meglio, oggi così così), mentre le altre sono sempre molto interessanti, anche quando dicono cose che non condivido.


message 3: by Sarag22 (new)

Sarag22 | 248 comments Molto interessanti le tue indicazioni.
Conoscevo solo alcune delle riviste, mentre di alcuni degli autori che hai citato ignoravo l'attività critica.


message 4: by Sarcococca (new)

Sarcococca Confusa | 35 comments Ho appena letto su Internazionale online questo, che condivido perchè potrebbe essere utile a molti ;)

Come salvare la biblioteca senza perdere la fidanzata.
Gentile bibliopatologo,
ho due problemi. Il primo: la mia fidanzata dice che se porto a casa anche solo un altro libro mi caccia. Il secondo: da quando stiamo insieme, più o meno sette anni, ne ho comprati qualcosa come duemila. Non riesco a smettere. Che fare? Perdere fidanzata, casa e libri (visto che rimarrebbero con lei, nella casa dove conviviamo, che è sua)? O curarsi? E come?


continua qui:
https://www.internazionale.it/bloc-no...

è parte della rubrica
Il bibliopatologo risponde", di Guido Vitiello
https://www.internazionale.it/tag/il-...

Enjoy


message 5: by Karenina (new)

Karenina | 420 comments Critici seri ce n'è un gran bisogno, a me piace molto Emanuele Trevi; ha sempre una visione interessante.


message 6: by Catoblepa (new)

Catoblepa (Protomoderno) | 3934 comments Mod
Qui un articolo di Claudio Giunta sul modo di scrivere critica letteraria:

http://www.leparoleelecose.it/?p=34137

Articolo che non mi trova per nulla d'accordo.


message 7: by Mario_Bambea (new)

Mario_Bambea | 2104 comments Catoblepa wrote: "Qui un articolo di Claudio Giunta sul modo di scrivere critica letteraria:

http://www.leparoleelecose.it/?p=34137

Articolo che non mi trova per nulla d'accordo."


grazie per la segnalazione, Cato - anche io mi trovo in disaccordo con gli argomenti di Giunta, in particolare con la chiosa finale che mi dà un pò di brividi:

non mi piace che in filigrana, nelle pagine che leggo, s’indovini l’adesione a un’etica, una filosofia, una fede, una verità; e non mi dispiace, invece, se il saggista costeggia intelligentemente il senso comune, quello che come avverte l’adagio inglese – there is nothing less common than common sense – non è comune affatto.
Non avere princìpi o idee forti su niente è anche una garanzia contro il rischio di essere retorici, cioè di dare troppa importanza a se stessi e alle proprie opinioni.


Mi sembrano degli argomenti obsoleti ed anacronistici: forse (e dico forse) un elogio del senso comune anglosassone contro le mega-strutture ideologiche italiane poteva avere un senso negli anni '70 (va beh, forse fino a metà degli anni '80). Ora, nel tempo della disintermediazione, del tiro al bersaglio alla critica militante, dell'esaltazione della contaminazione tra basso e alto, tutto questo suona come l'ultimo arrivato che balza sul carro dei vincitori spernacchiando chi su quel carro non è mai salito.
Se poi su quel carro ci sono protofascisti, suprematisti bianchi, complottisti, razzisti e gente che quando sente parlare di cultura mette mano alla fondina, preferisco di gran lunga quelli che si tengono distanti dal "senso comune"....

Inoltre l confronto con la cultura anglosassone mi sembra inoltre semplificatorio e banalizzante: prendersela ancora con Croce, Gentile e De Sanctis mi pare davvero la scoperta dell'acqua calda.

Sinceramente ne so davvero poco di critica letteraria inglese-statunitense per dire qualcosa di sensato, però il mio ideale di intellettuale USA rimane David Foster Wallace che nei suoi saggi sapeva spaziare su ogni argomento con sensibilità e competenza. Ma che quando parlava di letteratura era capace di pagine anche più ostiche e involute di quelle che Giunta mette alla berlina nel suo articolo
(vedere per esempio "E unibus pluram" sul rapporto tra fiction e TV in Tennis, tv, trigonometria, tornado e "Autorità e uso della lingua" sull'uso della lingua inglese in Considera l'aragosta )

Concludo dicendo che è un sistema squallido, demagogico e miserrimo quello di fare cut&paste di brani di saggi specialistici per esporli al ludibrio dei lettori ignoranti e non professionisti del settore (come me): direi un perfetto esempio di questi tempi orribili dove l'ignoranza e la non competenza sono spacciati per punti d'orgoglio e di vanteria...


message 8: by Catoblepa (last edited Nov 07, 2018 07:16AM) (new)

Catoblepa (Protomoderno) | 3934 comments Mod
Secondo me il problema non è solo nella chiosa, ma anche nella premessa, soprattutto di metodo:
gli esempi italiani sono quasi esclusivamente tratti da testi di accademici, a volte anche datati, quelli anglosassoni quasi esclusivamente da testi di scrittori, perlopiù viventi o morti da poco (Auden escluso). Ha senso mettere sullo stesso piano un filosofo nato un secolo e mezzo fa come Croce e una romanziera ancora piuttosto giovane come Zadie Smith?
È un punto nodale a cui Giunta non dà risalto, forse facendo finta di non vederlo, ma che ovviamente fa crollare tutta la tesi. E la differenza non è neanche nel sistema educativo, perché non è che nell'università umanistica italiana si legga Croce e in quella inglese Smith; da noi Croce ormai si studia pochissimo, e in ambito anglosassone gli scrittori che scrivono anche critica, per quanto bravi, difficilmente entrano nell'accademia: a volte ci entrano come oggetto di studio, non solo con i testi letterari puri ma anche coi loro saggi, ma non costituiscono quasi mai l'apparato teorico di riferimento, che invece col dilagare in ambito anglosassone dei cultural studies è costituito perlopiù da letture preconcette ed erronee degli strutturalisti francesi (il cui stile di scrittura, peraltro, è l'esatto contrario da quello celebrato da Giunta) e poi da quegli accademici che li hanno adattati nei loro ambiti (potcolonialismo, gender e queer studies, post-marxismo, ecc.).

In altre parole, in Italia (e nell'Europa continentale, che in questo assomiglia all'Italia) come in ambito anglosassone la divisione tra critica accademica e critica extra-accademica (una volta si sarebbe detta militante, ma oggi lo è raramente) è evidentissima anche sul piano stilistico, più ponderosa e filosofica (e pedante?) la prima, più attenta alla prosa e al ritmo la seconda (che poi la critica accademica italiana sia ancora più pedante di quella di altri paesi probabilmente è vero, ma tant'è).

Rovesciando l'articolo, quindi, e se gli esempi italiani fossero stati tratti da La Capria, Arbasino, Siti, Magris, Mazzoni, Buffoni, Lagioia, Vasta, Scarpa, Nove (tutti autori anche di saggi sulla letteratura, alcuni molto interessanti, alcuni per nulla interessanti, ma tutti accomunati da uno stile tutt'altro che pedante e spesso condito di ironia) e gli esempi anglofoni fossero stati Harold Bloom, Terry Eagleton, Judith Butler, per dirne tre di correnti tra loro diverse, e poi giù per tutta la scala dell'accademia, le posizioni sarebbero alquanto rovesciate. E lo dico apprezzando Bloom e Eagleton (molto meno Butler).


message 9: by Sarag22 (new)

Sarag22 | 248 comments Grazie delle indicazioni. Ho letto l'articolo di Giunta, di cui non sono minimamente in grado di valutare la fondatezza.
Sicuramente è interessante l'idea di comparare tra gli approcci della critica nei diversi sistemi culturali e accademici, oltre che nel tempo. Io purtroppo non so assolutamente nulla dell'argomento. Mi ricordo che al liceo ci facevano leggere Croce, De Santis, Hauser, poco altro. E' un argomento che mi piacerebbe approfondire.
Quello su cui mi trovo d'accordo con Giunta è che, certamente, mancano gli spazi per articoli di critica letteraria approfonditi, esaustivi e comprensibili per lettori non specialisti.


message 10: by Catoblepa (new)

Catoblepa (Protomoderno) | 3934 comments Mod
Non ricordo in quale discussione si era parlato della saggistica presente riguardante il genere romanzo. Ebbene Carocci ha appena pubblicato quest'opera monumentale sul romanzo italiano, che pare überinteressante e per contenuti e per taglio (molto moderno e con un occhio alla comparatistica, cosa tutt'altro che scontata):

https://www.facebook.com/photo.php?fb...

Chiaramente non si tratta di un'opera d'acquistare così, tanto per, ma presumo che nel giro di qualche mese sarà facile trovarla nelle biblioteche. Molti dei saggi presenti (nel link c'è anche l'indice dei vari volumi) paiono allettanti a dir poco.
Probabilmente un'opera necessaria e che mancava.


message 11: by pierlapo (new)

pierlapo quimby molto interessante... vedremo il costo!


message 12: by Mariafrancesca di natura viperesca sta con gli ultimi della terra (last edited Nov 21, 2018 04:36AM) (new)

Mariafrancesca di natura viperesca sta con gli ultimi della terra | 249 comments Catoblepa wrote: "Non ricordo in quale discussione si era parlato della saggistica presente riguardante il genere romanzo. Ebbene Carocci ha appena pubblicato quest'opera monumentale sul romanzo italiano, che pare ü..."

All'inizio degli anni 2000 mi sono munita de "Il Romanzo", operona in 5 tomoni Einaudi:
I La cultura del romanzo
II Le forme
III Storia e geografia
IV Temi, luoghi eroi
V Lezioni

L'ho leggiucchiato e a volte seriamente consultato. Certo non ha come punto di vista la letteratura italiana come produzione autoctona, generazione spontanea oserei dire.
Mi consigli di aggiungere tomi a tomi, o quelli in mio possesso possono darmi ancora qualche dritta?


message 13: by Catoblepa (last edited Nov 21, 2018 04:58AM) (new)

Catoblepa (Protomoderno) | 3934 comments Mod
Come avevo detto nell'altra discussione, Il romanzo curato da Franco Moretti, quello che hai tu (credo), rimane la summa forse a livello mondiale (se la gioca con un paio di altre opere). Chiaramente quello che oggi pubblica Carocci è una cosa molto diversa, non solo perché quello di Moretti parla del romanzo internazionale inteso come genere sovranazionale, ma anche perché mette l'Italia in una posizione ancor più periferica di quella che già ha: è forse l'unico difetto, la sua idiosincrasia per il romanzo italiano, che sostiene essere in subordine alla nostra tradizione epica e lirica (cosa verissima) ma che partendo da questo pregiudizio gli fa sorvolare anche i (pochi?) romanzieri importanti, forse Svevo a parte.
[questo al di là della diatriba sull'Orlando furioso, visto che da una trentina d'anni a questa parte molti studiosi in giro per il mondo hanno cominciato a considerarlo un romanzo (cavalleresco) in versi, e non più un'opera strettamente epica. Ovviamente se così fosse, ma è tutto da discutere e in fondo si tratta solo di etichette, il romanzo italiano si avvicinerebbe molto di più al centro]

Quindi la mia risposta è: dipende. Se ti interessa il romanzo come genere in sé, probabilmente il nuovo Carocci è superfluo (come suggerii l'altra volta, se proprio vuoi integrare il Moretti, propenderei piuttosto per due volumi molto più accessibili per dimensioni e costi come Le vite del romanzo di Thomas Pavel e Teoria del romanzo di Guido Mazzoni).
Se invece interessa proprio il romanzo italiano nella sua storia, nei suoi rapporti col romanzo tout court, e nei suoi apici estetici, ho paura che quest'opera, se ce la si può permettere, sia imprescindibile (anche se chiaramente non ho ancora avuto modo di vederla, ma così a occhio sembra fatta proprio bene, e quelli che conosco degli autori delle varie sezioni sono tutti molto affidabili, a parte Gilda Policastro che non gradisco per la sua tendenza a tirarsela di brutto).


Mariafrancesca di natura viperesca sta con gli ultimi della terra | 249 comments Catoblepa wrote: "Come avevo detto nell'altra discussione, Il romanzo curato da Franco Moretti, quello che hai tu (credo), rimane la summa forse a livello mondiale (se la gioca con un paio di altre opere). Chiaramen..."

Sì, sì, è proprio il Moretti. E onestamente il romanzo italiano non è che sia proprio il top, tolti alcuni autori e considerando l'Orlando un romanzo.


message 15: by Catoblepa (new)

Catoblepa (Protomoderno) | 3934 comments Mod
Sì, infatti romanzieri italiani che siano veramente grandi sono più eccezioni che regole (come invece sono stati in Francia, Inghilterra, Russia, nel Novecento anche negli USA). Però quelle eccezioni esistono eccome, e lui invece le sorvola bellamente.
Lavora nelle università americane da quarant'anni, secondo me cova un certo qual rancore nei confronti del nostro paese, ma magari mi sbaglio.


message 16: by Sarag22 (new)

Sarag22 | 248 comments Entrambe le opere (Einaudi e Carocci) sembrano meravigliose e complementari.
Al momento ho preso in biblioteca un libro di Franco Moretti, visto che ne avevate parlato bene e devo dire che la chiarezza mi sta colpendo positivamente.


message 17: by pierlapo (new)

pierlapo quimby Ho creato le schede dei primi due volumi, appena posso completo l'opera:

Il romanzo in Italia, vol. I: Forme, poetiche, questioni

Il romanzo in Italia, vol. II: L'Ottocento


message 18: by Catoblepa (last edited Jan 07, 2019 12:44AM) (new)

Catoblepa (Protomoderno) | 3934 comments Mod
E visto che si è parlato di romanzo e di teoria del romanzo, mi sembra doveroso segnalare quanto segue:
tra oggi e giovedì la rivista online L'Indiscreto pubblicherà un ambiziosissimo dibattito sullo stato del romanzo italiano (e della critica del romanzo) attuale con la seguente formula: 4 domande poste a 65 critici (tra gli altri: Barilli, Caliandro, Cortellessa, Donnarumma, Giglioli, La Porta, Maccari, Marchesini, Policastro, Raccis, Scaffai, Simonetti, Testa). Ogni giorno le 65 risposte a una delle domande.

Si tratta di un esperimento mai tentato prima, di sicuro in Italia, ma per quanto riguarda le riviste online credo nel mondo. Il totale delle 4 parti supera le 500.000 battute (per intenderci, è più lungo di Lolita e de La coscienza di Zeno). Con la possibilità, per fortuna, di poterlo leggere un piccolo pezzettino alla volta.

Qui la prima parte uscita stamani:
http://www.indiscreto.org/lo-stato-de...


message 19: by Mario_Bambea (new)

Mario_Bambea | 2104 comments Catoblepa wrote: "E visto che si è parlato di romanzo e di teoria del romanzo, mi sembra doveroso segnalare quanto segue:
tra oggi e giovedì la rivista online L'Indiscreto pubblicherà un ambiziosissimo dibattito sul..."


stupenda informazione!
iniziativa quanto mai lodevole ed interessante - non sai se per caso si prevede di pubblicarlo in qualche forma più leggibile? magari un e-book o almeno un .pdf?

o resterà solo sul sito?

in ogni caso sarebbe bello poter discutere delle domande anche qui (nel nostro piccolo e meschino spazio di dilettanti e dummies della letteratura) - che ne pensi di provare ad aprire un thread per ognuna delle 4 domande?


message 20: by Catoblepa (last edited Jan 07, 2019 03:29AM) (new)

Catoblepa (Protomoderno) | 3934 comments Mod
Mi sembrano un po' troppo tecniche, soprattutto quelle più specificamente riguardanti la critica.
Però ci si potrebbe pensare a un modo sul come porle (anche accorpandone alcune, o sfrondando), in modo da rendere la discussione un po' più accessibile.

Riguardo a eventuali pubblicazioni, non so, ma gli autori ci hanno tenuto a precisare, annunciando il progetto, che più in là ci sarà un ulteriore passo al riguardo. Non ho idea se si tratti di pubblicazione o di tutt'altro.


message 21: by Giovanni84 (new)

Giovanni84 | 668 comments Non conoscevo quel sito, sembra interessante.
Ho letto una riflessione su Bojack Horseman e Rick & Morty, che mi sembra acuta (e mi ha fatto pensare a D.F. Wallace).

Comunque, le 4 domande mi sembrano davvero tecniche, da studiosi di letteratura (e di critica letteraria) più che da "semplici" lettori.


message 22: by Mario_Bambea (new)

Mario_Bambea | 2104 comments Catoblepa wrote: "Mi sembrano un po' troppo tecniche, soprattutto quelle più specificamente riguardanti la critica.
Però ci si potrebbe pensare a un modo sul come porle (anche accorpandone alcune, o sfrondando), in ..."


magari si potrebbe declinare le stesse questioni dal punto di vista del lettore (la ragione dell'esistenza della critica non è poi il lettore?)
riassumerle nei punti abbozzati qui sotto ti sembra una operazione troppo rozza e banalizzante?

1- A che serve la critica (o con un sfumatura più soggettiva: a te personalmente serve la critica, qui e oggi?)
2- Trovi che ci sia una maggiore influenza della letteratura straniera su quella italiana? E' un bene o un male, secondo te?
3- Come consideri l'attuale egemonia del romanzo nella letteratura? (domanda in aggiunta o in sostituzione: esiste un Grande Romanzo Italiano nella letteratura italiana degli ultimi 50 anni?)


qualcuno qui sarebbe interessato a discutere di questi punti nel dettaglio?


message 23: by Catoblepa (new)

Catoblepa (Protomoderno) | 3934 comments Mod
Io ci sto, ma bisogna che partecipi un buon numero di persone.


message 24: by Giovanni84 (new)

Giovanni84 | 668 comments A me interessa una discussione di questo tipo, ma io non sarei in grado di partecipare in maniera intelligente. Sono però curioso delle vostre opinioni a riguardo, che leggerei ben volentieri.


message 25: by Mario_Bambea (last edited Jan 07, 2019 08:35AM) (new)

Mario_Bambea | 2104 comments Mgcgio wrote: "A me interessa una discussione di questo tipo, ma io non sarei in grado di partecipare in maniera intelligente. "

ma su! smettiamola con questi timori reverenziali!
sei in grado di leggere? allora puoi rispondere a queste domande in modo abbastanza intelligente!

va beh, per ora siamo in 3, vediamo se qualcuno si aggrega...


message 26: by ferrigno (new)

ferrigno | 1597 comments Mod
Be', potremmo semplicemente parlarne, intendo: leggere i commenti dei critici (che immagino i più rilevanti della critica italiana) e parlarne.
Visto che è improponibile leggere un documento di tale entità sul monitor, ho copiato su un file che condivido in vari formati:

epub
https://drive.google.com/file/d/1p4zC...

mobi
https://drive.google.com/file/d/13qIQ...

pdf
https://drive.google.com/file/d/1mnyM...

rtf
https://drive.google.com/file/d/1xTMX...


message 27: by Ubik (last edited Jan 07, 2019 12:13PM) (new)

Ubik 2.0 | 1229 comments Per quanto mi riguarda, sono poco a mio agio con le categorie della critica.
Tuttavia l'articolo era interessante e conteneva a sua volta un link che ho seguito fino al sito di "La balena bianca" (che peraltro avevo già fra i miei "preferiti").
Qui ho trovato un giochetto simile a quello che facemmo noi anni fa, dove era chiesto a 10 autorevoli critici di elencare i 10 migliori libri italiani degli anni 00.
Dall'assemblaggio delle segnalazioni (cui non ho saputo resistere...) sono risultati un paio di romanzi/autori che non ho mai sentito citare qua:
- Sirene di Laura Pugno
- L'ubicazione del bene di Giorgio Falco

Che ne sapete?


message 28: by Catoblepa (last edited Jan 07, 2019 12:18PM) (new)

Catoblepa (Protomoderno) | 3934 comments Mod
Falco è stato qui citato più volte e da più utenti, ne sono certo. Merita parecchio, comunque (oltre a quello anche La gemella H e Ipotesi di una sconfitta sono fondamentali per capire la nostra letteratura attuale).

Di Laura Pugno ho letto solo La ragazza selvaggia e mi è più che bastato: odioso stilisticamente e ideologicamente.


message 29: by Ubik (new)

Ubik 2.0 | 1229 comments grazie per le informazioni.
In effetti ora ricordo anch'io che "La gemella H" era stato citato nelle nostre discussioni;
il titolo di quest'altro libro invece ("L'ubicazione del bene") mi giunge nuovo ma è un genere che ho frequentato poco: cercherò di approfondire...


message 30: by piperitapitta (last edited Jan 07, 2019 01:31PM) (new)

piperitapitta (lapitta) | 3250 comments Mod
Sì, L'ubicazione del bene lo conosco, pur non avendolo ancora letto: di Falco ho letto Condominio Oltremare, che ho apprezzato parecchio e mi riproponevo, prima o poi, di leggere anche gli altri due.


message 31: by Emmapeel (new)

Emmapeel | 447 comments L’ubicazione del bene è un libro desolato e molto bello, secondo me (sono di parte, credo di aver letto tutto ciò che ha pubblicato).


message 32: by Ubik (last edited Jan 08, 2019 12:23AM) (new)

Ubik 2.0 | 1229 comments Grazie piperita ed emmapeel
credo di avere ormai referenze più che sufficienti per inserirlo nel mio programma 2019!
Toglierò qualche "classicone" del 900.
:-)


message 34: by ferrigno (last edited Jan 08, 2019 03:46AM) (new)

ferrigno | 1597 comments Mod
Ho letto quasi tutta la prima parte. La domanda era in sintesi: "commenta la profezia di Pynchon, secondo la quale "in futuro ci saranno tantissimi libri, meno lettori e la critica avrà un ruolo fondamentale".

L'impressione generale è che i critici letterari stiano attraversando un momento difficile, più o meno questo è quello che lamentano:
- La letteratura è ormai marginale.
- Spazi ristretti (niente più riviste, poche le pagine culturali)
- DISINTERMEDIAZIONE in atto
- Le logiche di mercato hanno vinto
- I lettori preferiscono l'intrattenimento leggero

«In futuro saranno pubblicati molti più libri»
Su un punto tutti concordano: TROPPI LIBRI.

«In futuro ci saranno meno lettori»
Curiosamente, sul numero di lettori no.

Per alcuni, i lettori sono di meno: Pynchon ha ragione. La percentuale dei lettori è in declino.
Per altri, i lettori sono di più: dagli anni 50 ad oggi sono TRIPLICATI. Be', anche questo è vero.

«La critica avrà un ruolo fondamentale»
Su questo, (quasi) tutti d'accordo, MA:

- troppi commentatori improvvisati nel web, la voce del vero critico è inudibile;
- la critica vera pubblica lavori troppo tecnici;
- il pubblico predilige libri leggeri

Moltissimi sono rassegnati («anch'io ho la sensazione che finirà così -ma non è detto che sia un male»), pochissimi dicono "inventiamoci qualcosa" ma NON SANNO COSA. Su questo sono tutti d'accordo: la critica NON SA CHE PESCI PRENDERE: non hanno più potere, non hanno più spirito di corpo, non hanno riviste di riferimento, non hanno credito, non hanno più dignità, restano solo marchettari da un lato e accademici autoreferenziali dall'altro.

È stata una lettura molto interessante.

Mentre leggevo, pensavo che forse si sono persi tutti una delle concause. I critici hanno fatto studi classici, si capisce da come scrivono, dalle citazioni che fanno; si intuisce dal fluire della prosa -ricca di incidentali, arzigogoli e figure retoriche. Avete notato che moltissimi scrittori oggi hanno una formazione scientifica? Lo stesso vale per i lettori. La cultura umanistica è in declino e i critici sembrano (si atteggiano a) giapponesi sull'isola. Ma la guerra è finita e la cultura umanistica ha perso (ripeto: questo è quello che vedono loro) spraffatta dallo scientismo e dal *MERCATO*.

Ed eccoli lì, a un passo dalla risposta che rifiutano di darsi apertamente, ma basterebbe una spintarella. I critici e i lettori appartengono a mondi diversi, hanno avuto una formazione diversa, hanno riferimenti diversi. E gusti diversi. I libri che piacciono ai critici NON piacciono ai lettori (naturalmente è una generalizzazione).


message 35: by Catoblepa (last edited Jan 08, 2019 02:22AM) (new)

Catoblepa (Protomoderno) | 3934 comments Mod
In realtà che si abbia, in generale, una cultura più scientifica che in passato è una mezza verità: se è vero che le facoltà di lettere e filosofia stanno perdendo iscritti (ma in realtà neanche a grandi velocità), le facoltà di lingue, arte (ebbene sì) e quella roba indefinibile a metà strada tra gli studi umanistici e scientifici (in realtà, secondo me, né carne né pesce) che è scienze della comunicazione sono in grandissima crescita da anni.
E anche nei licei, il classico non molla, il linguistico avanza, e lo scientifico avanza a sua volta ma nel nostro modello scolastico lo scientifico è in realtà mezzo scientifico e mezzo umanistico (filosofia, latino, arte, ecc...). Solo in Francia e in Russia c'è un modello così fortemente improntato sull'umanistica come da noi, perlomeno tra i grandi paesi europei.

Che i critici vengano comunque da una formazione esclusivamente o quasi esclusivamente umanistica è (purtroppo?) un dato di necessità, almeno a livello accademico: se vuoi fare ricerca sulla letteratura devi venire da un dottorato in letteratura (o lingua e letteratura), di conseguenza, al 99,9%, da una laurea in lettere (o in lingue e letterature).
Con quella che una volta si chiamava critica militante non è così, è infatti sta nascendo oggi una generazione di critici "militanti" che ha un bagaglio culturale un po' diverso (lo stesso Vanni Santoni che ha curato tutta l'iniziativa è, a grandi linee, un nerd - fatemi passare il termine vago, è solo per intenderci).

Comunque che la critica sia in crisi è un dato di fatto che risale ormai a quasi trent'anni fa: è dagli inizi degli anni '90 che si parla di fine della critica, o di cambiamento radicale nella critica: nihil sub sole novum.
Ciò detto, ho letto solo una piccola parte degli interventi, per ora, e li ritengo di grande interesse (almeno alcuni).


message 36: by Mario_Bambea (new)

Mario_Bambea | 2104 comments ferrigno wrote: "E gusti diversi. I libri che piacciono ai critici NON piacciono ai lettori (naturalmente è una generalizzazione)"

su questo non concordo: da un lato definire "i lettori" come un corpo unico mi sembra pericoloso (si rischia di fare la figura di chi dice "lo vuole il popolo") e fuorviante, dall'altro la funzione della critica non dovrebbe essere quella di concordare in gusto con i lettori, ma di dare consigli, indicazioni, valutazioni nuove ed originali.
e comunque, mi dispiace deludere te e i critici di cui sopra ferrigno, ma non è la cultura umanistica in crisi - è tutta la cultura come entità fatta di studiosi, competenti, professionisti in crisi.
MI sembra che si preferisca di gran lunga ricorrere ai BookTuber che ai critici di professione per allargare i propri orizzonti di lettura...

io sono indietro, ma cerco di procedura nella lettura - intanto segno questa frase molto emblematica e condivisibile di G.Bitetto
Da un lato, alla complessità subentra la complicazione, ovvero il parlarsi addosso o al massimo parlare a un pubblico di iniziati. Dall’altro si tende alla semplificazione, ovvero a spacciare per cultura quello che non lo è.


message 37: by ferrigno (new)

ferrigno | 1597 comments Mod
Hab:
chiariamo che sono lontano anni luce dal chiedere, pretendere o perfino sperare che i critici si adeguino al gusto del lettore medio, ma figurarsi! Stavo solo rilevando che questo jato esiste per averlo innanzitutto sperimentato in prima persona.

C'è verità in ogni osservazione: è vero che esiste una tendenza generalizzata alla disintermediazione, è vero che il lettore medio l'intrattenimento, è vero che gli spazi espressivi scarseggiano: a me sembra vero anche che il critico accademico ha gusti, cultura e riferimenti diversi dal lettore medio. Ciò non è né bello né brutto ma (forse) accade.

Quello che scrive Bitetto è molto vero e riflette quello che dicono altri suoi colleghi, chi scrive di letteratura oggi, o è un venditore o è uno specialista.


message 38: by Marica (new)

Marica (wmarica) | 299 comments In Italia avere una formazione classica come quella dei critici incoraggia a scrivere in modo pomposo e scoraggiante, insomma poco accattivante per il common reader. Non stupisce che perdano terreno rispetto a divulgatori più accessibili. All'estero non ci si vergogna di scrivere in modo comprensibile: è una qualità che apprezzo molto (e che viene dalla comunicazione scientifica).
E' accessibile anche Virginia Woolf, sia in letteratura che nella critica letteraria (mentre per esempio il mio amato Michele Mari non lo è molto, vedi I demoni e la pastasfoglia)


message 39: by Catoblepa (last edited Jan 09, 2019 12:17AM) (new)

Catoblepa (Protomoderno) | 3934 comments Mod
È un po' un cliché questo, in Italia scrivono fior di critici perfettamente comprensibili nella loro prosa anche ai non addetti ai lavori, esattamente come scrivono critici solo per iniziati.

L'estero poi è un'entità vaga e probabilmente priva di significato: sfido a leggere Lukacs o Bachtin o Deleuze senza fermarsi ogni due righe a rileggere per essere sicuri di aver capito proprio tutto (cosa probabilmente impossibile, in ogni caso).

Di solito è la prosa anglosassone a venir celebrata come perfettamente chiara, ma anche questo è un cliché: leggere Harold Bloom non è una passeggiata, Terry Eagleton ancor meno, Judith Butler anche quando parla di letteratura e non di filosofia è spesso impenetrabile o ambigua, e potrei continuare molto molto a lungo.

Comunque terza parte (forse la più interessante):
http://www.indiscreto.org/lo-stato-de...


message 40: by ferrigno (last edited Jan 09, 2019 01:27AM) (new)

ferrigno | 1597 comments Mod
Ripeto, per me non è (solo) un problema di lingua, è un problema di riferimenti culturali. I nomi che hai fatto tu parlando d'altro sono citati spesso e una buona frazione di lettori non ha fatto studi umanistici, quindi non ha accesso a questi riferimenti. Me incluso. Un tempo mi affannavo a inseguirli; oggi meno, per due motivi. Il primo è che non ho tempo (e vorrei averne di più, giuro); ma il secondo è diverso: mi fa un po' rabbia che si abbia la pretesa di essere letti da tutti ma non si facciano sforzi per analizzare i testi uscendo dai soliti riferimenti autoreferenziali.


message 41: by Catoblepa (last edited Jan 09, 2019 03:01AM) (new)

Catoblepa (Protomoderno) | 3934 comments Mod
Certo, ma si ritorna al punto di partenza. Quei nomi non sono conosciuti, o sono conosciuti solo, appunto, di nome, proprio perché la critica è in crisi.
Ma non credo che sia una questione di difficoltà linguistiche, altrimenti non si spiegherebbe il motivo per cui tra le pochissime opere di critica letteraria che vendono bene (e ormai da decenni) ci sia Opera aperta, libro molto tecnico, spesso arduo e pieno di riferimenti colti, a volte anche oscuri. Penso che la verità sia che la grandissima parte dei lettori veda la critica letteraria come strumento per studiosi e basta, dei paratesti che non sono in grado né di creare il godimento della vera e propria letteratura né di aiutare ad aumentare il godimento quando si leggono i "libri veri" (errori entrambi, se il libro di critica è davvero di qualità è un godimento leggerlo ed aumenta il godimento nel leggere o rileggere i testi di cui parla). Gli unici libri di critica che hanno successo anche oltre gli specialisti, quindi, sono quelli di scrittori estremamente popolari (Eco, appunto, ma anche il Calvino delle lezioni americane), ma solo perché è il nome ad attrarre.
In fondo credo sia sempre stato così, e la critica sia in crisi solo in termini relativi: se negli anni '50 a informarsi tramite riviste o libri di critica era, chessò, il 20% dei lettori (poiché quasi tutti i lettori erano colti), l'alfabetizzazione di massa il conseguente aumento di lettori ha portato quel numero a essere, chessò, il 3%. In termini assoluti credo che la discrepanza sia molto bassa.


Mariafrancesca di natura viperesca sta con gli ultimi della terra | 249 comments Catoblepa wrote: "È un po' un cliché questo, in Italia scrivono fior di critici perfettamente comprensibili nella loro prosa anche ai non addetti ai lavori, esattamente come scrivono critici solo per iniziati.

L'es..."

Ecco, prima di leggere il tuo intervento stavo proprio per scrivere di Bachtin. Io, lettrice de pansa accanita di Dostoevskij da quarantacinque anni ormai, ho appena finito " Umiliati e offesi" e mi sono rivolta per l'ennesima volta a Bachitin e anche al "Romanzo" Einaudi. Quasi da vent'anni a questa parte cerco di leggere B. e ieri sera sono andata a letto con lui :-)) e verso pag. 133 e seg., là dove mi dovrebbe illuminare sulla particolarità di genere, essendo "Umiliati e Offesi" il romanzo feulletton per eccellenza di D. , ho dovuto desistere e va da sè che quello che si trova sul web è inservibile.
Sento che in quelle pagine c'è la verità ma non riesco a raggiungerla e mentre scrivo, faccio pausa e lo sfoglio, per trovare la chiave e non chiedere aiuto. Di D. ho ricevuto qualche "dritta" da Camus.


message 43: by Mario_Bambea (new)

Mario_Bambea | 2104 comments Marica wrote: "Non stupisce che perdano terreno rispetto a divulgatori più accessibili. All'estero non ci si vergogna di scrivere in modo comprensibile: è una qualità che apprezzo molto (e che viene dalla comunicazione scientifica)."

Credo che anche questo sia un travisamento, figlio di una certa esterofilia che anche Catoblepa stigmatizzava.
Lavorando nel campo scientifico, posso dirti che la divulgazione scientifica è sicuramente importante e c'è una forte spinta ad avvicinarsi al pubblico "non formato". Però questa "traduzione" della ricerca scientifica è svolta da persone competenti, formate e (soprattutto) "accademiche" che sanno di cosa parlano.
Non certo da dilettanti improvvisatori che si fanno un canale su YouTube oppure un blog e per questo credono di saperne di più di chi lavora nel campo da un vita.

Pensandoci, forse farebbe bene anche a noi lettori fare un sforzo per essere un pò più "scientifici" nell'informarci sulla letteratura e non accontentarsi delle cose più accessibili....


message 44: by ferrigno (last edited Jan 09, 2019 04:16AM) (new)

ferrigno | 1597 comments Mod
Catoblepa wrote: "Certo, ma si ritorna al punto di partenza. Quei nomi non sono conosciuti, o sono conosciuti solo, appunto, di nome, proprio perché la critica è in crisi.
Ma non credo che sia una questione di diffi..."


C'è da dire che il libro non è l'unica possibilità e tra tutte è probabilmente la meno accessibile. Il piccolo saggio online o la recensione meno markettara e più tecnica sono alla portata di tutti. Io stesso, che ho forse letto 1 libro di critica letteraria in tutta la mia vita (Eco, che te lo dico a fare :-)), ho letto tantissimi articoli su ilprimoamore, Nazione Indiana, Carmillaonline, wumingfoundation, Lipperatura e simili. E mi sembra che in quell'ambito ci fosse una tendenza generale ad aprirsi al pubblico di non specialisti, specie da parte di alcuni.

Credo che tu abbia ragione sul fatto che di morte della critica si parla da 30 anni ma in realtà non si tratterebbe di morte ma di mutazione (dei mezzi, del linguaggio, del background del pubblico e dell'interazione col pubblico); solo che alcuni non riescono ad adattarsi all'idea, mi sembra, come il mitico Simone Barillari che potrebbe a questo punto puntare ai romanzi post-apocalittici (come autore).


message 45: by Catoblepa (last edited Jan 09, 2019 04:15AM) (new)

Catoblepa (Protomoderno) | 3934 comments Mod
Infatti di riviste online e blog letterari di prim'ordine ne esistono parecchi, alcuni più tecnici altri più divulgativi.


message 46: by lise.charmel (new)

lise.charmel (lisecharmel) | 1574 comments scusate eh, ma se in molti seguono le recensioni su youtube, è perché lo youtuber intercetta una varietà di gusti letterari che sono più ampi della proposta della critica e lo dico non da youtuber, ma da "consumatrice" di libri.
ci sono youtuber ad esempio che parlano solo di fantasy, se io sono un lettore di fantasy ci troverò di sicuro molta più corrispondenza che non leggendo critica accademica. l'esempio è forzato, ma mentre tanti vedono la possibilità per tutti di fare critica (poi le grasse risate eh, perché di tutti gli youtuber che seguo io non ce n'è nessuno che si pone come critico letterario, ma anzi in molti vedono lo youtuber come "l'amico fidato a cui piace leggere che ti consiglia un libro"), la realtà è che in gran parte gli amatori riempiono un vuoto che prima non era abitato.
personalmente sento una grande distanza tra il gusto del critico letterario accademico e il mio, vuoi per formazione (ho fatto il perito aziendale), vuoi forse per limiti personali. mi sento però molto più vicina a una Ilenia Zodiaco, pur con le dovute distanze, che è più colta di me ed è in grado di analizzare i libri con una perizia non da critico ma da lettore evoluto.
non è che il lettore che cerca consiglio su youtube sia un elemento acritico che si affaccia a un video qualsiasi e se lo beve con incapacità di discernimento: se mi imbatto in un canale che consiglia Fabio Volo spengo e arrivederci. Se invece consiglia DFW (grazie tante, direte voi), magari mi fermo ad ascoltarlo, benché a me DFW non piaccia, perché magari nel marasma intravedo dei punti in comune e dei libri che possono piacere anche a me.
Comunque nessuno vieta ai critici letterari per mestiere di aprirsi anche un canale youtube, magari pure loro si formerebbero un pubblico più vasto di quello che riescono a raggiungere adesso.


message 47: by Giovanni84 (new)

Giovanni84 | 668 comments Sono molto d'accordo con lise.charmel.
E anzi, io vado oltre: gli youtuber che parlano di libri sono un elemento estremamente positivo per l'editoria, e andrebbero anzi incentivati e spinti di più.
Una Ilenia Zodiaco (per fare un esempio, lei credo sia la più "grande" come numeri in Italia, ma non ne sono sicuro) contribuisce in maniera positiva non solo all'aumento di lettori, ma soprattutto all'aumento qualitativo delle letture, specie per i più giovani.
Quando io ero un giovane studente alle superiori, non avevo pressoché nessuna "guida" per le letture, non essendo la mia una famiglia che legge (e tantomeno i miei amici e compagni di classe!). Prendevo praticamente i libri a caso in biblioteca, oppure solo i classici.
Poi ho scoperto anobii, e questo decisamente ha migliorato il livello medio delle mie letture.
Gli youtuber, quelli in gamba, aiutano molto in questo.
A me sarebbe piaciuto avere qualcuno che mi aiutasse ad orientarmi nel vasto mondo della letteratura.


message 48: by Mario_Bambea (last edited Jan 09, 2019 08:16AM) (new)

Mario_Bambea | 2104 comments lise.charmel wrote: "scusate eh, ma se in molti seguono le recensioni su youtube, è perché lo youtuber intercetta una varietà di gusti letterari che sono più ampi della proposta della critica e lo dico non da youtuber,..."

mi sa che stai confondendo i piani: uno youtuber svolge la funzione (che ne sia cosciente o meno) di ufficio marketing o di promotore di un libro (nella sezione di cui sopra si faceva un parallelo molto interessante con l' influencer nel campo della moda).
Insomma, una versione aggiornata del passaparola e dei consigli tra amici.
E' abbastanza ovvio che qualcuno interessato ad una letteratura di genere, di intrattenimento, di evasione (per favore, cercate di capirmi e di non trovare accezioni negative in questo termine, ok?) non trovi nella critica dei "consigli di lettura" utili.

La critica letteraria non ha questa funzione (almeno per me) - la critica serve per riuscire a selezionare nell'oceano di roba pubblicata ciò che è di qualità (nel senso di originale, innovativo, nuovo) a prescindere (per quanto possibile) della variabile del gusto personale e di segnalarlo, farlo scoprire, aiutarlo a superare il rumore di fondo. Ed è un lavoro, un'attività professionale, che richiede tempo e competenze che nessun dilettante potrà mai svolgere.
Il critico non deve avere pubblico, il critico dovrebbe fornire indicazioni, mappe, strumenti a coloro che poi dovranno promuovere il libro. E deve farlo in modo intellettualmente onesto e coerente.

Altrimenti cosa sceglieranno di leggere e promuovere youtuber, blogger, gestori di pagine Facebook se non i libri pompati dalle case editrici per semplici motivi commerciali?
Le pagine dedicate alla cultura sui giornali sono ormai solo degli spazi promozionali (così come i premi letterari, pur con le dovute eccezioni) di cui è difficile fidarsi.

Ripeto, anche per rispondere a Mgcgio, i critici e i youtuber non svolgono la stessa funzione - anzi, dovrebbero lavorare insieme e costruire una filiera della lettura - tipo, i critici scoprono e valorizzano, i youtuber e affini promuovono....


message 49: by lise.charmel (last edited Jan 09, 2019 08:50AM) (new)

lise.charmel (lisecharmel) | 1574 comments il fatto è che nella maggior parte dei casi youtube non è un lavoro. il booktuber è fondamentalmente un lettore qualsiasi, uno che come noi va in libreria (a meno che non riceva tutti i libri che legge dalle case editrici, ma sarebbe un po' troppo deprimente) e si lascia attrarre o meno, dai titoli che trova in vendita, oppure si fa consigliare dall'amico, o ripesca dalla libreria dei genitori un titolo che non aveva avuto occasione di leggere prima. all'interno dello stesso video ti può parlare dell'ultima uscita che ha deciso di acquistare, come di un vecchio libro reperito in una bancarella.
le dinamiche sono proprio diverse e rendono impossibile questa filiera, a meno appunto di non volerla costruire appositamente.
e sarebbe veramente funzionale?
su questo ho un po' di dubbi, perché essendo lo strumento così aperto, ci sarebbe sempre chi appartiene e chi no alla filiera,
il che mi fa pensare, traslando, alle beauty youtuber che quando recensisono un trucco, ci tengono sempre a specificare di non essere truccatrici professioniste. con il dovuto rispetto per il mestiere, io mica voglio il parere di una professionista, che ha abilità, talento, pratica e studio: io devo sapere se quel trucco lo posso usare da me nel mio bagno di casa col mio specchio di casa.
coi libri è più difficile, però fondamentalmente funziona allo stesso modo :)


message 50: by Giovanni84 (new)

Giovanni84 | 668 comments Ho iniziato a leggere le risposte alla terza domanda, riporto alcuni punti che mi hanno particolarmente colpito.

L’italiano parla per assonanze e impressioni ed è troppo disinteressato alla realtà per produrre romanzi – l’italiano è il linguaggio dell’essere in potenza, l’inglese quello dell’essere in atto – l’inglese è l’unica lingua che tiene testa al mondo, all’inesauribile proliferare delle cose, con un inesauribile proliferare di parole (Simone Barillari).
Ho sempre avuto l'impressione che la letteratura anglosassone degli ultimi decenni, sia molto più propensa ad affrontare l'attualità rispetto a quella europea, ed in particolare a quella italiana (basti pensare che il caso letterario italiano del 2018 è stato un libro su Mussolini!)
Barillari sembra suggerire che sia una questione di lingua, mi sembra interessante.

Non leggiamo più i libri che hanno letto i nostri padri, leggiamo libri che i nostri figli non leggeranno. (sempre Barillari).
Questa mi sembra un po' una sparata senza fondamento. Che elementi ha per fare un'affermazione del genere?

Mi colpisce sempre come un sintomo che i nostri grandi romanzi “nazionali”, dai Promessi sposi ai Viceré, dai Malavoglia ai Vecchi e i giovani, dal Gattopardo alla Storia, siano improntati a una morale politica negativa in cui l’agency è impedita, l’azione individuale è inefficace o addirittura colpevole, le uniche risposte etiche o psicologiche alla rovina della storia sono la rassegnazione, l’indifferenza, il cinismo, l’impotenza, l’ipocrisia, la sconfitta, nel migliore dei casi l’ambigua innocenza o la paradossale felicità delle vittime. (Federico Bertoni)
Non ci avevo pensato, ma mi sa che ha ragione. Voi che ne pensate?

Oggi hanno senso la fantascienza e il fantasy, e per quanto poco si rifletta su ciò, questi sono generi femminili. (Claudia Boscolo)
Mi sembra una frase bizzarra. E' una cosa che si è inventata lei, o è un concetto che effettivamente ha una sua plausibilità?

Mi riferisco a Sangue giusto di Francesca Melandri che sta avendo grande successo in Germania, e La ragazza con la Leica di Helena Janeczek, che sta spopolando un po’ ovunque grazie anche allo Strega. Si tratta di romanzi che fanno i conti con temi importanti come il passato coloniale, le responsabilità del Fascismo italiano su un piano internazionale, temi molto complessi da trattare, perché si rischia il biografismo autoreferenziale alla Scurati, e non ne abbiamo bisogno. (sempre la Boscolo)
Trovo significativo che vengano citati, come esempi positivi di romanzi recenti, dei libri che parlano di passato coloniale e di fascismo, cioè del passato. Io trovo un po' frustrante che non si riesca, in Italia, a scrivere sull'attualità (può essere però una mia impressione sbagliata)


« previous 1 3 4 5 6
back to top