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La Sfida dei desideri > GDL: L'ultimo giorno di un condannato a morte di V. Hugo

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message 2: by LaCitty, web jumper (new)

LaCitty | 11608 comments Mod
Comincio domani :)


message 3: by LaCitty, web jumper (new)

LaCitty | 11608 comments Mod
Finito.
Se dovessi usare una sola parola per descrivere questo romanzo, direi agghiacciante.
Tale è il resoconto/diario dell'ultimo giorno di un condannato a morte volutamente lasciato senza nome perché rappresenta tutti coloro che si trovano nella sua situazione. Hugo accompagna con maestria il lettore alla scoperta delle sue pene, delle sue angosce e delle sue ultime riflessioni.
Agghiacciante, appunto, ma anche grande letteratura al servizio di un tema importante.


message 4: by Margherita (new)

Margherita (modernmonkey) | 448 comments Finito anche io.
E' un piccolo romanzo duro, grazie all'abilità dello scrittore di trasmettere al lettore il panico, la rassegnazione, l'angoscia e l'abbandono che prova il protagonista. La rassegnazione che ogni tanto cede il passo alla speranza, una speranza che si accende e si spegne ad intermittenza, e che ogni volta è più dura da digerire sia per il condannato anonimo che per il lettore.

Oltre alle dichiarazioni, implicite o meno, dell'autore contro la condanna di morte, una cosa che ho trovato interessante di questo romanzo è il fatto che sia ancora attuale nonostante siano passati tutti questi anni.(view spoiler)


message 5: by Mickdemaria (new)

Mickdemaria | 1086 comments Finito anche io.
L'ultimo giorno di un condannato a morte di Victor Hugo è un piccolo romanzo che racconta... Indovinate un po'? Gli ultimi giorni di un condannato a morte.
Il romanzo aveva fini dichiaratamente politici, una presa di posizione da parte di un autore prestigioso contro una pratica che riteneva barbara e non più attuale. Nella mia edizione il romanzo è corredato da una lunga introduzione di Hugo che esprime a chiare lettere il suo pensiero sull'argomento nonché di una Commedia a proposito di una tragedia , breve farsa autoreferenziale sull'accoglienza del romanzo da parte di un ipotetico pubblico di cui sinceramente non sentivo la necessità. L'invenzione del Dott. Guillotin, molto in voga in quegli anni perché, dice Hugo, la forca è l'unico edificio che le rivoluzioni non demoliscono. È raro, difatti, che le rivoluzioni siano sobrie di sangue umano... era apprezzata per essere uno strumento di morte "umano", il decesso avveniva infatti in una frazione di secondo risparmiando al condannato sofferenze non necessarie. Il romanzo si concentra su tutte quelle sofferenze non fisiche ma dell'animo e della mente che torturano il condannato a morte finché la lama non giunge a liberarlo e, finalmente, a guarirlo.
Hugo sa scrivere, su questo c'è poco da dire e il tema è importante e interessante. Quello che personalmente mi infastidisce è la spocchia autoreferenziale che spesso infesta le opere di quello che rimane comunque un grande autore. Grande, ma non simpatico. Le riflessioni sul tema non sono troppo diverse da quelle che potrebbe fare vostra zia a riguardo. La prosa ha momenti molto felici ma anche qualche passaggio buttato un po' via, cosa si perdona facilmente ad un tomo da più di mille pagine ma meno ad un romanzetto che si legge in un ora.
Ne consiglierei la lettura? Assolutamente si. Però il mio voto si ferma ad un ragionevole (credo) 7.


message 6: by LaCitty, web jumper (new)

LaCitty | 11608 comments Mod
Mmm, io credo di avergli dato 9... mi sarò fatta prendere dal fatto che è Hugo???
Ho apprezzato l'umanità con cui descrive i pensieri del condannato che è comunque una persona istruita e non un rozzo delinquente abituale come quello che incontra poco prima della decapitazione.
Un dettaglio macabro (che non so se sia vero, è un ricordo dei tempi del liceo): mi risulta che il cervello funzioni ancora per qualche secondo dopo che la lama si è abbattuta... quindi sì, certo, non penzoli su una forca finché la forza di gravità non fa il suo dovere, ma...


message 7: by Mickdemaria (last edited May 04, 2018 03:46PM) (new)

Mickdemaria | 1086 comments @LaCitty: Per quanto riguarda l'idea del cervello che continua a vivere dopo la decapitazione... mah, personalmente ho qualche dubbio. Certo, è plausibile che ci sia dell'attività elettrica residua, ma la coscienza è un processo ben più complicato (per quanto ancora oscuro) e dubito che possa funzionare senza il resto del corpo. Però confesso che non ho mai provato in prima persona, quindi ne so poco meno di niente :)
A parte questo nella sua introduzione l'autore racconta di casi nei quali l'esecuzione non è andata a buon fine, con sofferenze inimmaginabili per il condannato. Una volta un condannato era ancora vivo dopo cinque (dico cinque!) tentativi di decapitazione e si rivolgeva agli astanti supplicandoli di finirlo! Quello che si dice "una giornata no".
Hai fatto bene a dare un voto alto se ti è piaciuto! Purtroppo io sono un lettore spocchioso tanto quanto Hugo è un autore spocchioso, quindi non ci troviamo. È anche vero che lui può permetterselo perché... insomma... È Victor Hugo!


message 8: by LaCitty, web jumper (new)

LaCitty | 11608 comments Mod
Ah-ah, ma smettilaaaaa
Certo che 5 tentativi di decapitazione... brrr cheppauraaaa


message 9: by aithusa (new)

aithusa | 517 comments I vostri commenti non fanno altro che aumentare la mia curiosità! Tra domani e martedì lo comincio anch'io :-)


message 10: by kris1980 (new)

kris1980 | 485 comments Finito anche io.
Poche pagine in cui Hugo (o meglio il condannato) ci racconta la sua condanna a morte e gli ultimi pensieri tra angoscia e speranza.
Non conosciamo quasi niente di quest'uomo, nè il suo nome e neanche il suo crimine, potrebbe essere uno qualunque; ma non ha importanza, il fulcro è la 'condanna' della pena di morte, e a maggior ragione della ghigliottina, così spettacolarizzata!!
Sono anche andata a riguardarmi qualche immagine della ghigliottina °_°


message 11: by aithusa (new)

aithusa | 517 comments Sto leggeno davvero a rilento in questo periodo ma ce l'ho fatta l'ho finito anch'io. Nel weekend posto la mia recensione :-)


message 12: by aithusa (new)

aithusa | 517 comments Racconto-documento molto attuale, importante sia per il messaggio sia per l'intensità con cui viene trattato l'argomento. Si percepisce tutta l'angoscia, il dolore, l'impotenza e la pena del condannato di cui praticamente non sappiamo nulla, ma anche la speranza. Sono tutti sentimenti che colpiscono, si attaccano addosso e che viviamo con il condannato.
La prosa di Hugo è sublime.


message 13: by MonicaEmme (new)

MonicaEmme | 4804 comments Lo inizio ora...


message 14: by MonicaEmme (new)

MonicaEmme | 4804 comments Premetto che io eviterei pure il carcere figuriamoci la pena di morte!! Detto ciò vado a continuare...


message 15: by MonicaEmme (new)

MonicaEmme | 4804 comments L’ho letto perché la Fallaci in “Un uomo” ci racconta che, mentrePanagulis è in attesa di essere giustiziato, lo cita come esempio perfetto di ciò che prova in quei momenti.
Credo che andrebbe letto con un sottofondo di Beethoven per creare un’atmosfera ancora più tetra ... come se non bastasse già così, perché, diciamolo... Cristo che angoscia!!! Terribile. Sul serio.
Sei settimane. Credo che la tortura più grande sia sapere esattamente il giorno e l’ora in cui si cessa di vivere! Quanto meglio è morire a caso in un giorno qualunque?!
Fin troppo cupo per i miei gusti, ma dovrebbe essere una lettura obbligatoria per tutti.

“Avevo più rimorsi prima della condanna.”

”Gli sguardi di un carceriere, si voglia o no, puzzano sempre di cadavere.”

C’è di che riflettere.


message 16: by Gaglioz (new)

Gaglioz | 1611 comments L'ho iniziato ieri: vi raggiungo.


message 17: by Gaglioz (last edited May 31, 2018 02:04PM) (new)

Gaglioz | 1611 comments Appena finito.
Avete già scritto molte osservazioni interessanti.

Mi ha colpito come le differenze sociali non crollino neppure nell'imminenza dell'ultima ora e il condannato sottolinei con vanità puerile il distacco aristocratico che lo separa dagli altri condannati, siano essi i forzati o i subentranti nella sua cella, a cui spettano le sei settimane di rito prima dell'esecuzione: gli altri sono sordidi, i loro delitti sono ripugnanti, lui è un marchese.

Mi ha colpito anche come il protagonista non sia attraversato da lampi neppure fugaci di pentimento. La coscienza del suo atto gli è presente solo in relazione alla sentenza, sul piano giuridico, mentre nessun turbamento etico pare sfiorarlo, nessun pensiero alle conseguenze del suo atto a proposito della vittima e del suo mondo. Del resto, le responsabilità inerenti il proprio mondo paiono ristrette alla bambina che resterà orfana e macchiata dall'onta, mentre moglie e madre certamente moriranno presto di crepacuore: pazienza!

E' un personaggio sgradevole, un ignavo. Ma forse Hugo ci voleva dire che chiunque, anche i mediocri pavoni assassini, avrebbero diritto alla vita.


message 18: by Klela (new)

Klela | 1643 comments Appena finito anche io... che dire, tante emozioni, belle e brutte per così dire.
Tante cose le avete già dette anche voi e non sto a ripetermi, comunque anche a me ha colpito quello che dice Gaglioz rispetto al non pentimento del condannato e al fatto che si preoccupi solo della figlia e non della moglie e della madre...e ci ho colto esattamente quello che dici tu, cioè che chiunque, di fronte alla morte, ricco, povero, egoista, sensibile, ha paura e speranza ad intermittenza (bellissima immagine Margherita), angoscia e terrore e forse un pò egoista lo diventa in quelle ultime ore che Hugo ci fa vivere così intensamente.


message 19: by Simona (new)

Simona Fedele | 3043 comments Terminato il 30 maggio e non inserito il commento allora perchè non mi ero accorta del GdL, aggiungo ora un commento alla lettura.
Mi è piaciuto molto questo romanzo breve. Ho provato davvero tanta compassione per il protagonista: le sue emozioni, il suo travaglio fisico e psicologico sono stati palpabili. Non erano i deliri di Cincinnatus nell' Invito a una decapitazione" di Nabokov ma era lo stato d'animo di una persona reale, che non ha mai perso il contatto con la realtà e forse è proprio per questo che l'angoscia e il dolore emergevano dalle pagine in maniera così intensa.
Ho letto con curiosità il commento di Gaglioz e mi sembra di ricordare almeno un paio di punti (non posso ora verificarlo perchè ho restituito il libro in biblioteca) in cui il condannato accennava al suo crimine. E' vero, non ha mai parlato della vittima ma non ha mai affermato di non essere colpevole o di non meritare la condanna. Non ho trovato il protagonista sgradevole né ignavo ma concordo sul messaggio principale dell'opera che è il diritto alla vita di tutti.


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