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Anime baltiche
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Gruppi di Lettura > GdL Narrativa Febbraio 2017: Anime baltiche di Jan Brokken - Commenti e discussione

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message 1: by Kua (new)

Kua (kuaele) | 1877 comments Per partecipare ai Gruppi di Lettura non è necessario "iscriversi" da nessuna parte.
I nostri GdL sono un pò atipici: non ci sono scalette di lettura, nè step da rispettare, semplicemente si legge insieme lo stesso libro durante l'arco del mese, ognuno con il proprio ritmo (e con il tempo che ha a disposizione). Chi vuole commenta in corso di lettura, altri preferiscono farlo a lettura terminata, in entrambi i casi è richiesto l'uso del tasto spoiler nei commenti, in modo da schermare eventuali rivelazioni sulla trama. Inoltre i topics dedicati alle letture mensili rimangono "aperti", in modo che anche altri utenti (che magari si sono aggiunti al Gruppo in seguito) possano lasciare i loro commenti sulla lettura, anche a mesi di distanza dal termine del GdL.

A febbraio c'è in lettura Anime baltiche di Jan Brokken, proposto da Roberta.

Buona lettura!


Nazzarena | 2900 comments Mod
Ho anticipato la lettura di due settimane per potermi dedicare a Guerra e pace, ma sono con voi per i commenti.

A me è piaciuto parecchio, anche se all'inizio ho fatto fatica a ingranare, forse perché non capivo il genere... Infatti non è un genere ben definito, ma questo mix di diario di viaggio e biografia è stato piacevole.


Beitris_ | 31 comments Finito ieri. Una bella finestra su questi paesi da tutti i punti di vista: artistica, letteraria, musicale, storica, politica...
Se un giorno riuscirò a visitare questi paesi, riprenderei in mano il libro e mi segnerei alcuni dei luoghi nominati: ad esempio la libreria Janis Roze, che esiste ancora, pubblica ancora libri e conta 35 librerie in tutta la Lettonia. Vorrei anche ammirare i palazzi in Stile Liberty di Ejzenstejin!


Roberta (driope) | 6034 comments Mod
Iniziatio ieri sul treno, ho letto i primi due capitoli. Si presenta già ottimamente e, come dice Beitris, stimola alla visita delle repubbliche baltiche.


Francesco (thekaspa) | 383 comments Mod
io devo ancora iniziarlo ma non voglio interrompere la lettura di Stephen King. Per cui temo che resterò indietro.


Marianna | 230 comments Avendo letto diverse recensioni direi tutte positive, so di andare un po' controcorrente dicendo che mi è piaciuto così così. Non che lo abbia trovato un brutto libro, ma ho alcune personali (e sottolineo, personali) critiche: l'ho seguito male e a fatica almeno per una buona metà. In primis, per i miei gusti Brokken ha uno stile troppo ellittico e caotico. A volte fa un mix di esperienze personali, cose che ha letto e cose che ha sentito dire senza chiarire bene il confine. Mentre leggevo mi sono chiesta, senza trovare una risposta: qual è l'intento di Brokken? Fare cronaca, riportare i fatti? Parlare della sua ricerca e di come l'ha vissuta? Avrei forse preferito qualcosa di più definito.
Ci sono anche dei lati di questa lettura che invece ho apprezzato, ad esempio il tema trattato: è stato illuminante leggere "Anime baltiche" in un periodo dell'anno in cui ancora si parla di giornata della memoria ed è possibile fare molti più raffronti. Una cosa che mi ha colpito in positivo sono le bellissime foto messe con cura a corredo della narrazione, che rendono il racconto molto più dinamico e vivo. Ho notato anche quanto l'autore sia poliedrico: arte, storia, geografia, musica, filosofia, sono tutte discipline di cui lui tratta serenamente passando dall'una all'altra senza troppi problemi (anche se in una recensione ho letto che ha commesso diverse inesattezze storiche). Poi ci sono dei capitoli bellissimi comunque, come quello su Lotti von Wrangel.
Un commento particolare lo vorrei riservare al capitolo sulla Arendt. In generale l'ho trovato molto avvincente e ben fatto, con uno stile molto più limpido e lineare rispetto a quello delle altre sezioni; tuttavia, mi è parso che Brokken abbia aggiunto poco di personale rispetto al lavoro fatto per gli altri suoi personaggi, prendendo informazioni più da altre biografie sulla Arendt e poco dalle proprie esperienze fatte durante il viaggio, col risultato che oltre ad essere il capitolo più lineare l'ho anche trovato il meno originale. Forse anche perché la Arendt è già abbastanza famosa di suo, quindi potrebbe essere stato difficoltoso parlarne senza raccontare cose che si sanno già. Il tocco in più poteva darlo il repertorio fotografico, avendo avuto la grande possibilità di visitare i luoghi frequentati dalla filosofa, invece pare che Brokken non ne abbia approfittato più di tanto. Peccato.
Credo che avrò bisogno di leggerlo più avanti una seconda volta per poter meglio apprezzare i lati positivi del libro avendo già in mente ciò a cui vado incontro.


message 7: by Gaetano (last edited Feb 08, 2017 02:23PM) (new) - rated it 3 stars

Gaetano (gaetanolau) | 1242 comments Iniziato....


message 8: by Gaetano (last edited Feb 10, 2017 06:01AM) (new) - rated it 3 stars

Gaetano (gaetanolau) | 1242 comments Prime impressioni di lettura.

Belle le correlazioni storiche tra i tanti personaggi descritti, molti già a me noti.

Forse ci sono troppe citazioni di riferimenti storici; a me di solito piacciono, ma qui, a volte, mi hanno fatto perdere il filo della narrazione. Qualcuno ha anche detto che non sempre sono esatte: non ho verificato nulla per adesso.

Come ha detto Nazzarena, non è un romanzo, ma un mix di racconti biografici collegati dal diario di alcuni viaggi dell'autore nelle repubbliche baltiche; vediamo il seguito...


Roberta (driope) | 6034 comments Mod
Io sono molto compita dalla ricchezza di personaggi e vicende che questo libro propone e che io non conoscevo. Immagino di non essere la sola: c'era un volta l'URSS, e gli artisti o i notabili delle varie repubbliche prendevano l'aggettivo etno-geografico di "russo/a". Penso per esempio alla corazzata Potëmkin, entrata nella cultura popolare grazie a Fantozzi. Solo a 38 anni suonati scopro che è opera della creatività lettone. Personalmente amo i libri che mi insegnano qualcosa e finora ogni capitolo è una scoperta. Mi sono fermata all'ottavo - Kaliningrad - perchè è una città che voglio visitare e quindi voglio leggerne con calma, a casa, e non sul tram.


Daria (t0pic) | 131 comments Buonasera da Tallinn :)

Per la prima volta in vita mia partecipo a una lettura di gruppo e credo che non ci sia modo migliore di inizare che da un libro che per forza di cose (geografiche ma non solo) sento vicino.

Ho acquistato adesso l'ebook e non vedo l'ora di cominciare a leggere.


message 11: by Moloch (new)

Moloch | 6534 comments Mod
Daria wrote: "Buonasera da Tallinn :)"

Ah beh, chi meglio di te può commentare questo libro! :-D
Benvenuta!


Daria (t0pic) | 131 comments Moloch wrote:

Ah beh, chi meglio di te può commentare questo libro! :-D
Benvenuta!"


Grazie!


Nazzarena | 2900 comments Mod
Marianna wrote: "A volte fa un mix di esperienze personali, cose che ha letto e cose che ha sentito dire senza chiarire bene il confine. Mentre leggevo mi sono chiesta, senza trovare una risposta: qual è l'intento di Brokken? Fare cronaca, riportare i fatti? Parlare della sua ricerca e di come l'ha vissuta? Avrei forse preferito qualcosa di più definito. "

Curioso come una stessa caratteristica di uno stesso libro possa essere considerata in modi opposti: io ho apprezzato tantissimo che non ci fosse un intento preciso, che non fosse cronaca né biografia né diario di viaggio.
La mia impressione è stata quella di stare seduta al tavolino di un bar a bere tè bollente con un amico che non vedevo da tanto e che mi raccontava del suo viaggio al freddo, delle persone incontrate, dei palazzi che ha visto, delle musiche che ha ascoltato. È stata una bella chiacchierata e pure un po' istruttiva, perché di norma non ricerco mai le biografie degli artisti, lascio che siano le loro opere a parlare, e ascolto Pärt, leggo Gary, guardo Rothko, ma di solito non sono altro che nomi, per quanto famosi siano, come Arendt o Ėjzenštejn. Brokken ne ha tirato fuori l'anima, senza alcuna pretesa di definitività o magnum opus.


Daria (t0pic) | 131 comments Sono all'inizio del quarto capitolo e finora mi sembra una lettura vivace, scorrevole e interessante: soprattutto l'ultimo capitolo che ho letto, quello su Ejzenštejn, che avevo studiato a un corso sul cinema sovietico ma della cui vita non sapevo quasi nulla. Ho apprezzato il modo in cui l'autore mette in luce il rapporto tra produzione artistica e vicende personali, anche se da un certo punto in poi del capitolo la narrazione si fa un po' confusionaria.

Una cosa che ho notato dei primi due capitoli e con la quale ho qualche problema è invece un vago sessismo che ho percepito in commenti come quello che compare subito nel primo capitolo, durante la visita alla casa di Jakobson. Osservando la foto delle figlie dello stesso, nota
Tre zitelle inacidite
E più avanti nel secondo capitolo,
Alla cassa c'è una commessa arcigna
E via di seguito.
Questi stereotipi mi darebbero fastidio in un libro più "di svago", a maggior ragione li ho trovati fuori luogo in un'opera con un intento di ricerca.

Tutto sommato però mi sta piacendo, vediamo cosa mi riservano i capitoli successivi.


Klela | 160 comments Nazzarena wrote: "La mia impressione è stata quella di stare seduta al tavolino di un bar a bere tè bollente con un amico che non vedevo da tanto e che mi raccontava del suo viaggio al freddo, delle persone incontrate, dei palazzi che ha visto, delle musiche che ha ascoltato. È stata una bella chiacchierata e pure un po' istruttiva"

Mi è piaciuta molto questa immagine Nazzarena, perchè esprime perfettamente come sto vivendo anche io questa lettura! Grazie!


Daria (t0pic) | 131 comments Qualche settimana fa mi avevano colpito molto queste immagini di Kaliningrad qualche anno dopo la guerra, distrutta e ancora non ricostruita, e ora che sto leggendo l'ottavo capitolo me ne sono ricordata e sono andata ripescarle. Nel caso qualcun altro le trovi interessanti, eccole qua.

Il palazzo della Borsa
il palazzo della Borsa

Il castello, demolito nel 1968 e mai più ricostruito

castello

...

...


Klela | 160 comments Ho finito il libro e devo dire che mi ha positivamente sorpreso. Non ho neanche ben capito come mai io abbia deciso di leggerlo, visto che non ne avevo mai sentito parlare e ho notato la vostra lettura di gruppo praticamente a metà mese. Ma qualcosa nella descrizione e nei pochi commenti che avevo letto qui mi ha attirato e ho imparato che l'istinto va ascoltato!
A parte la Arendt e Rothko, gli altri personaggi erano a me sconosciuti, così come la storia di questi stati (che dalle lezioni delle elementari di geografia erano solo una cantilena "Estonia, Lettonia e Lituania" sempre in quest'ordine). Ho trovato la storia di popoli fieri e orgogliosi, di popoli con una storia complessa e cambiamenti repentini e totali di regole, nomi, modo di vivere con tutto quello che ne consegue nel profondo delle singole persone.
L'autore davvero poliedrico!
E' stata una lettura a tratti faticosa, a tratti più semplice ma sicuramente una tra le più istruttive degli ultimi tempi.
Grazie a chi l'ha proposto come lettura di gruppo!


message 18: by Pao (new) - rated it 2 stars

Pao (pao_letta) | 737 comments Nonostante abbia finito da un po' il libro trovo solo ora il tempo di riportare le mie impressioni che purtroppo non sono entusiastiche.
Siamo partiti subito con il piede sbagliato perché volevo leggere un'opera di narrativa e purtroppo non lo è.
Gli argomenti sarebbero interessanti ma purtroppo l'autore li sviluppa in modo caotico infilando particolari non necessari che sembrano più mirati a mostrare quanto è colto più che essere funzionali per non parlare dei suoi atteggiamenti di superiorità verso regole e persone del luogo, penso ad esempio al povero taxista finito nei guai per colpa sua.

Come Daria sono rimasta infastidita dalle frasi sessiste il cui effetto è amplificato dal fatto che invece gli uomini sembrano per lo più usciti dai romanzi rosa, un esempio su tutti
Poche donne sapevano resistere alla forza che emanava e allo sguardo affabile che di rado spariva dai suoi limpidi occhi grigio azzurri.

Gaetano ha segnalato che il libro è stato accusato di contenere molte inesattezze storiche e questo non mi stupisce visto l'approccio superficiale che utilizza per le fonti: riporta impressioni del passante incontrato per caso o di un intellettuale dando loro lo stesso peso e nel secondo caso non indica neppure i riferimenti bibliografici su cui si sta badando. Mi ha irritato anche la debole chiave di lettura che fornisce de Il gattopardo
La dimostrazione dell'inefficacia del testo è secondo me testimoniata dal fatto che pur avendo l'intenzione di parlare delle persone che hanno vissuto in queste terre leggendolo non si ha voglia di approfondire o recuperare i contributi dei personaggi citati ma piuttosto di visitare alcuni dei luoghi descritti.

Anche l'edizione mi ha lasciato scontenta: la mia versione in ebook conteneva un po' troppi errori/sviste per essere all'altezza della fama di cui gode Iperborea.

Gli unici elementi che salvo sono il capitolo dedicato ad Arvo Part, le foto e la postfazione di Alessandro Marzo Magno breve ma illuminante che permette di riflettere sul fatto che i drammi raccontati non sono poi così lontani ed estranei alla nostra storia nazionale.

In sintesi mi terrò alla larga da altri libri di Jan Brokken ma leggerò volentieri altro sulla storia di queste terre.


Francesco (thekaspa) | 383 comments Mod
Concordo con Pao, in particolare sull'approccio "disinvolto" sulle fonti.
Mettere sullo stesso piano il passante casuale e l'intellettuale va benissimo per dare meglio l'impressione di "racconto di viaggio", ma nel momento in cui caratterizza come esperto un interlocutore ci aspetterebbe appunto maggior rigore e forse anche qualche maggiore nota bibliografica.

Io sono andato a cercare su Youtube le opere di Arvo Part, devo dire che non le avrei mai considerate. Trovo comunque che il giudizio di Brokken sia forse un po' troppo entusiastico, come se non le avesse ascoltate veramente o meglio come se l'opinione delle persone del posto fosse talmente più importante della sua da sovrascrivere qualunque opinione personale. Cioè le ho trovate belle ma non al punto da piangere per la commozione come invece l'autore pare fare ad ogni brano.

Sulla postfazione invece non sono così d'accordo. Anzi, Maro Magno mi ha dato l'impressione di voler parlare a tutti costi dell'Istria e quindi di cogliere al balzo ogni minimo appiglio per poter paragonare le repubbliche baltiche con i territori dalmati, a prescindere dal fatto che ci si potesse fare un parallelo o meno.
Le storie raccontate nel libro secondo me non possono in alcun modo essere paragonate alla storia balcanica perché sono storie troppo profondamente legate alle terra baltica e che danno l'impressione di essere uniche proprio per quello.


Gaetano (gaetanolau) | 1242 comments Per le mie impressioni rimando a:

https://www.goodreads.com/review/show...


Daria (t0pic) | 131 comments Ho finito il libro oggi e confermo le mie impressioni iniziali: molto interessanti per me le biografie: ammetto che non conoscevo la gran parte dei personaggi, ma dopo che Jan Brokken me li ha presentati, mi sono sentita coinvolta ugualmente nelle loro vicende.

Ho anche messo in prospettiva storica quello che mi circonda ogni giorno: edifici e monumenti che per me sono diventati parti di un paesaggio familiare hanno acquisito un nuovo significato.

Mi ha invece colpito negativamente la prospettiva ostinatamente eurocentrica dell'autore, il modo in cui traspare la sua considerazione dell'Europa occidentale come implicitamente superiore rispetto alle "esotiche" terre dei paesi baltici, come ha notato anche Pao. Forse perchè vivo in Estonia da più di tre anni e mi considero quasi locale, mi ha urtato questo giudizio implicito e frettoloso.
Nel bel mezzo del capitolo su Arvo Pärt, del quale per altro apprezzo il lavoro di ricerca minuziosa sulla vita e le opere del compositore, avrei voluto tirare il libro cotro un muro. Dà una descrizione della società estone più o meno così: estoni traumatizzati e pieni di risentimento verso i russi, russi che non riescono o non vogliono integrarsi e per questo gli uomini si alcolizzano e le donne si rifugiano nella religione (la citazione non è diretta, vado a memoria ma sono sicura che siano più o meno queste le parole). Un cocktail di stereotipi superconcentrato che sentenzia in due righe una situazione delicata e complessa che va al di là della comprensione di molti sociologi locali che hanno dedicato volumi alla questione senza giungere alla soluzione, mentre invece Jan Brokken l'ha afferrata al volo chiacchierando con gente incontrata a caso nel suo viaggio. Ma dai.

Rimane comunque una lettura illuminante che mi ha dato l'ispirazione per informarmi ulteriormente sulle personalità di rilievo di questi luoghi e mi ha dato un paio di idee per i prossimi viaggi nei dintorni. Infine come altri ho apprezzato le fotografie che accompagnano il testo dando un volto ai numerosi personaggi (sono un'appassionata di fotografia e la cosa non poteva sfuggirmi).


message 22: by Je (new) - rated it 2 stars

Je | 429 comments Anche per me è un mha. È stata una lettura piacevole e non pesante ma molte volte mi pareva di ascoltare una vecchia signora pettegola, peraltro senza nulla togliere alla grandi personalità culturali originarie delle zone baltiche, tolti Rothko, la Arendt gli altri per me erano illustri sconosciuti. Credo che sia uno di quei libri che leggo, non schifo intensamente ma dimentico in fretta. Brokken senza infamia nè lode per me.


message 23: by Pierre (last edited Mar 23, 2017 03:48PM) (new) - added it

Pierre Menard | 2331 comments Iniziato qualche giorno fa. Le prime due storie mi sono sembrate molto interessanti, anche se non affascinanti. Di più quella della saga familiare della famiglia Roze e della sua catena di librerie. Meno apprezzabile mi pare lo stile di scrittura, che non è mai particolarmente vivace e avvincente. Leggere di personalità provenienti da un angolo d'Europa poco conosciuto è comunque un fatto positivo, anche se mi pare che dal punto di vista storico rimanga sempre un po' nel vago... la parte sul padre del maestro Sergei M. Eisenstein (autore dell'immarcescibile capolavoro "La corazzata Potëmkin") è partita bene, ma vediamo!

Dopo le prime 70 pagine ho proprio l'impressione che abbiamo sbagliato a inserirlo nella narrativa: questo è un saggio pluribiografico, un po' lontano da forme ibride come Austerlitz.

Belle e malinconiche le foto postate da Daria.


Marianna | 230 comments Pierre wrote: "Iniziato qualche giorno fa. Le prime due storie mi sono sembrate molto interessanti, anche se non affascinanti. Di più quella della saga familiare della famiglia Roze e della sua catena di librerie..."

Sì, infatti anche secondo me non è un libro di narrativa, era più adatto per la saggistica.


message 25: by Pierre (last edited Mar 26, 2017 12:57AM) (new) - added it

Pierre Menard | 2331 comments Il capitolo su Sergei M. Eisenstein e padre mi è parso veramente molto confuso, e non so se sia un problema di traduzione o se lo stile dell'autore sia volutamente basato sul saltare di palo in frasca senza un filo logico coerente. In alcuni punti ho dovuto rileggere un paio di volte i periodi per capire se si stava parlando del padre o del figlio.

> Penso per esempio alla corazzata Potëmkin, entrata nella cultura popolare grazie a Fantozzi. Solo a 38 anni suonati scopro che è opera della creatività lettone

Non credo lo si possa affermare, dato che i genitori di E. erano russi, si consideravano a tutti gli effetti sudditi dell'impero russo ed erano per di più di origine tedesco-ebraica (il padre era nato in Ucraina). Sergei nacque a Riga, ma visse la giovinezza a San Pietroburgo, dove frequentò le scuole. In effetti, l'inclusione brokkeniana di E. nel novero delle personalità baltiche mi pare un po' forzata.


Roberta (driope) | 6034 comments Mod
Dal programma di Bookcity:
http://bookcitymilano.it/eventi/2017/...

Le anime di San Pietroburgo
Con Jan Brokken e Federico Baccomo Duchesne

In occasione del centenario della Rivoluzione d’Ottobre e dell’uscita di Bagliori a San Pietroburgo (Iperborea 2017), Jan Brokken (già autore di Anime Baltiche e di Il Giardino dei Cosacchi) racconta insieme a Federico Baccomo le strade, i teatri, le case e i musei di Pietroburgo sulle tracce dei personaggi che l’hanno resa una capitale mitica della cultura europea. Un viaggio che parte dalla raffinatissima Anna Achmatova, che sembra quasi personificare l’elegante fierezza di questa città, per proseguire con Dostoevskij, Gogol’, Solženicyn; i radicali Stravinskij e Malevič e i tormentati Čajkovskij e Šostakovič; gli espatriati Brodskij, Rachmaninov e Nabokov e l’inquieto Esenin e molti altri. Con un intervento musicale (musiche di Ciakowski e Shostakovich) a cura di Serate Musicali.


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