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Discussioni sui Libri > Apologia alla lettura, scritta dopo due cocktail

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message 1: by Roberta (new)

Roberta (driope) | 6034 comments Mod
Sono tornata a casa adesso, dopo una bella giornata di ferie passata con un'amica conosciuta proprio attraverso a Goodreads Italia. Abbiamo visitato la mostra di Hayez a Milano e abbiamo comprato un prosaico detersivo per piatti al supermercato; abbiamo comprato regali e ci siamo scambiate confidenze convincendoci che un paio di Negroni potessero costituire una cena equilibrata.

Ora leggo gli ultimi commenti del post Possibile fusione fra Mondadori e RCS Libri e Autori coraggiosi, lettori coraggiosi" un articolo sui nuovi autori nella rete e mi fate ripensare alla mia carriera di lettrice, 37 anni compiuti. Questa è la mia ode a chi mi ha aiutato ad essere qui oggi.

STORIA DI ROBERTA

Da bambina pre-elementari amavo che mi si leggessero storie. Avevo un libro illustrato con la fiaba di Biancaneve: mia nonna me l'aveva letto così tante volte (siano benedetti i nonni e la loro pazienza) che l'avevo imparato a memoria e mi divertivo a "leggerlo" davanti ad altri adulti: recitavo le frasi con il tono usato dalla nonna e sapevo quando girare pagina, così gli adulti pensavano sapessi già leggere.
Quando ho iniziato le elementari ero una brava studentessa, ma non avevo ancora collegato l'atto di imparare a leggere con il fatto che potessi leggere da sola per mio diletto,e continuavo a rompere le scatole ai suddetti adulti affinché mi raccontassero storie. Ero abbastanza fortunata (ancora, siano benedetti i nonni) da avere al mio servizio lettori professionisti.
Un giorno un'amica di famiglia venne a trovare i miei. Potevo essere in seconda, massimo terza elementare. Non era natale, non era il mio compleanno. Tuttavia questa signora venne con un pacchetto, ed era per me. Dentro c'era un libro, Cuore. Io non sapevo bene che farne. Non c'erano illustrazioni, solo tante parole. Il volume mi sembrava immenso, ma avevo capito che era qualcosa di valore. Non sapevo però che farne. Lo misi in camera e me ne dimenticai.
Da bambina soffrivo di allergie, bronchiti e tonsilliti, e mi facevo regolarmente un mese l'anno a letto. I miei lavoravano. Erano gli anni '80, mi lasciavano nel lettone con la tv accesa ed il gatto a portata di mano, ma i programmi non erano quelli di adesso ed io mi annoiavo nonostante il gatto. Un giorno mia madre, stanca di sentirmi lamentare, mi chiese: "perché non leggi?".
EUREKA! Ancora oggi ricordo quel momento-Archimede, in cui la semplice domanda dettata dall'esasperazione di mia madre creò la lettrice hard-core che sono oggi. Quindi le lezioni scolastiche avevano un utilità al di fuori dell'aula? Le cose che la maestra scriveva alla lavagna potevano essere usate anche fuori dalla scuola? La suddetta madre buttò sul letto la copia di Cuore e andò al lavoro. Io lessi ininterrottamente per due o tre giorni. Quando il libro finì, chiesi ingenuamente a mamma se dovevo ricominciare da capo. Ricordo che lei rise e io mi irritai un po', poi mi spiegò che ci sono tanti libri e che si possono leggere tante storie.
Non ricordo se fu in quell'occasione che mi portò alla libreria di zona, o forse mi lasciò semplicemente libera di sfogliare i libri che erano in casa. Ricordo che mentre ero a letto ho letto le antologie scolastiche di mio zio, di 10 anni più grande di me. Ho letto "Il vecchio e il bambino" di Guccini su un suo libro di scuola prima di sapere chi fosse Guccini e che esistevano i cantautori, in grado di legare parole e musica. Ho letto il racconto di un corvo intelligente che, avendo sete ma non arrivando all'acqua contenuta in un contenitore, gettò dei sassi nel contenitore stesso finché il livello dell'acqua si alzò abbastanza da permettere al corvo di bere. Lessi di Gesù bambino che costruì degli uccellini di argilla e poi li rese vivi.
Poi ricordo i viaggi alla libreria "Il dialogo" di Borgomanero, alla pazienza e alla competenza delle proprietarie/commesse che mi portavano nelle sezioni bambini, poi ragazzi, poi young adult quando ancora non si diceva così, e che mi lasciavano scegliere pur consigliando me e mia madre. Ricordo quando ho cominciato a comprare lì i regali per le amichette di scuola. Ricorso quando il liceo in cui mi ero trasferita, l'ultimo anno, organizzò un concorso di poesia ed io mandai una mia creazione, arrivando seconda. Ricordo l'emozione di aver vinto un buono convertibile in libri. Ricordo di averlo portato alla suddetta libreria "Il dialogo", dove le proprietari/commesse mi conoscevano da anni e mi hanno consigliato egregiamente come spenderlo. Caro Babbo Natale: se leggi questo post porta a quelle due donne di una libreria di provincia né più né meno che tutto il bene che esse stessi hanno donato per educare i ragazzi di mezza provincia.

Posso andare avanti? Certo che dì. Ricordo le vacanze al mare, noi piemontesi a Rimini o Riccione o Viserba o Viserbella, quando la mattina ci si fermava all'edicola prima di andare in spiaggia. Mio padre prendeva un quotidiano e la Settimana Enigmistica, io e mio fratello avevamo diritto a un fumetto o una di quelle raccolte da 2 o 3 albi con Tira e Molla e altri strani personaggi per me legati esclusivamente alla vacanza (e meno noiosi del solito Topolino). D'inverno c'era la soffitta a casa della nonna materna, soffocante per il caldo che faceva, ma piena dei Topolino e dei Tex che lo zio piccolo (10 anni esatti più di me) aveva raccolto.
Ricordo mi madre che mi leggeva estratti da La mia famiglia e altri animali del Readers Digest a cui era abbonata. Ricordo assai vagamente che mi leggeva una storia dove c'era una leonessa, sempre da questo Reader's digest. Ricorso che mie ero sentita truffata quando ho capito che "digest" voleva dire "non ti racconto tutta la storia".
Ricordo di aver trovato una copia di Il vecchio e il mare quando ero davvero troppo piccola per capire alcunché (le medie, forse? di sicuro prima dell'esame di terza media). Ricordo che avevo pianto, e non sapevo se dovevo dirlo agli adulti o no.
Ricordo di aver trovato in giro per casa una copia di Christine e di averlo letto quando ero davvero troppo giovane per capirlo (sempre prima dell'esame di terza media) e di aver avuto incubi ricorrenti in cui un'auto senza guidatore mi seguiva per le vie del paese.

Potrei andare avanti per ore, raccontando nei dettagli la scuola media e la sua biblioteca segreta (ma io ero riuscita a prendere una copia di Lo strano caso del Dr. Jekyll e del Sig. Hyde e le superiori.

Insomma, io sono lettrice per questi motivi:
*bambina malaticcia
*famiglia che riteneva sbagliato accendere la tv prima della della pausa pranzo
*nonni adoranti che mi avrebbero letto anche gli ingredienti della scatola dei pelati, se solo l'avessi chiesto.
*famiglia che riteneva nulla di male potesse derivare dal formato "libro" (anche se ho letto Christine quando ero troppo piccola per capirlo e ancora adesso rimane il mio libro dell'orrore preferito)
* amici di famiglia che regalavano libri a caso alla bambina perché faceva bella figura
*proprietarie/commesse della libreria indipendente di provincia preparatissime sulle necessità si ogni fascia d'età
*falsa sensazione di sicurezza del parentado, perché nulla di sconvolgente può uscire da una biblioteca


Questa è la mia lettera d'amore per la lettura. E la vostra?


message 2: by Bruna (last edited Dec 09, 2015 01:56PM) (new)

Bruna (brunacd) | 3306 comments Io ho imparato a leggere guardando la TV (il che dimostra tutto e il contrario di tutto): io ero ancora troppo piccola per andare a scuola, ma alla TV il maestro Manzi insegnava a leggere agli adulti analfabeti. Metodo pensato per gli adulti, ma ottimo anche per i bambini, a quanto pare. Quando andai a scuola sapevo già leggere, perciò per non annoiarmi non mi restava che imparare a scrivere e leggere di nascosto tutti i testi del sussidiario. Avendo già letto i quali, nel pomeriggio invece di fare i compiti mi dedicavo a leggere Conoscere. Insomma, una volta iniziato a scivolare lungo la china, non riuscii più ad arrestarmi.
Secondo elemento scatenante: mia madre da bambina era stata vittima contemporaneamente di madre iperattiva (che riteneva la lettura una perdita di tempo rispetto al cucito, al disegno, al pianoforte o al giardinaggio) nonché di cugini dispettosi e più grandi che le strappavano i giornaletti prima che riuscisse a leggerli. Perciò mi lasciava leggere in pace.
Terzo elemento: amici di famiglia che lavorando in una casa editrice (con mansioni modeste, tipo magazzinieri o fattorini, non ricordo bene) disponevano però di sensazionali sconti sui prodotti e di periodiche regalie tratte dai fondi di magazzino, e perciò regalavano questi libri, anche i più strani, ad ogni occasione e se li invitavi a pranzo, invece di portarti una bottiglia di Lambrusco, si presentavano ad esempio con un'antologia dei poeti crepuscolari rilegata in finta pelle.
A un certo punto della mia infanzia o prima giovinezza, avendo preso due strane abitudini, ovvero quella di leggere di sera tenendo la luce sotto le coperte per non farmi accorgere dalla nonna con la quale dividevo la stanza e quella di leggere di soppiatto i libri altrui quando mi trovavo in casa d'altri approfittando della distrazione degli adulti impegnati in chiacchiere e degli altri bambini occupati a giocare a pallone o in altre attività inadatte a bimbe occhialute come me, sviluppai di conseguenza un mio personale metodo di lettura veloce. Svariati decenni dopo, qualcuno mi ha infatti detto che osservarmi leggere è un'esperienza raccapricciante, poiché tengo lo sguardo fisso al centro della pagina facendo nel contempo saettare velocissimi gli occhi con impercettibili movimenti laterali e alto/basso, il che mi pare descriva appunto certe tecniche di lettura veloce, che persone più intelligenti di me si fanno pagare per insegnare. Adesso i miei occhi affaticati non mi consentono più certe performance, perciò se non altro non spavento più coloro che condividono la stessa sala d'attesa o lo stesso vagone ferroviario.
Ripensandoci, più che una lettera d'amore, questo sembra un episodio di Ai confini della realtà. Probabilmente mi è mancato l'effetto Negroni.


message 3: by Virginia (new)

Virginia (virginiasignore) | 59 comments nella mia famiglia nessuno legge. mi sono approcciata ai libri ancor prima di camminare, il mio giocattolo preferito era un libro della prenatal che davano alle giovani madre per insegnare l'abc dell'essere genitore. Mio padre vedendo il mio interesse iniziò a regalarmi dei libri di fiabe ma non ho ricordi in cui me li legge mi ricordo solo che ci giocavo. mia madre invece inventò e creò un gioco x insegnarmi l'alfabeto era semplicemente un alfabetario con le tessere delle parole da abbinare alla giusta lettera. prima delle elementari sapevo già leggere. da quando ho imparato a leggere il mio gioco preferito era aprire un libro a caso, leggere qualche riga o qualche pagina e poi passare ad un altro libro. poi a 7 anni mia sorella mi cambiò la vita. mia sorella ha sempre odiato leggere ha tre anni più di me e le avevano dato un libro da leggere per le vacanze, mi porse il suo libro e mi disse "ma perché non leggi un libro dall'inizio alla fine? leggi questo libro e poi me lo racconti". quel libro non riuscii a leggerlo era troppo difficile non capivo la metà delle parole che leggevo, parlava di re Artù, però mia sorella mi apri un mondo. avevo finalmente capito a cosa servivano i miei giocattoli, li leggevo dall'inizio alla fine e loro mi raccontavano storie. il primo libro che lessi fu pollyanna, seguito da piccole donne poi chiesi ai miei se c'erano altri libri in casa e scavando in fondo all'armadio mi presero sette volumi delle raccolte di libri di selezione, quelli marroni e tristi per intenderci ma erano libri troppo difficili per me. presi l'abitudine di andare con mia madre al mercato del venerdì perché c'era una bancarella di libri usati, massimo 3 mila lire a volume, un sogno. ho iniziato a leggere ogni libro mi capitasse sotto mano, una volta mia madre trovò un libro tra i suoi vecchi vestiti, me lo diede e lo lessi, era un harmony ed era veramente molto spinto. il problema è che non ho avuto nessuno che mi guidasse in un percorso da lettrice, infatti non ho letto nessuno dei classici per ragazzi, li sto leggendo tutti ora. La mia famiglia mi prende in giro perché sto sempre con il naso in un libro, nessuno tra i miei zii nonni cugini legge, sono la classica pecora nera. mi piace pensare che la storia d'amore tra me e la lettura era scritta nel destino, due cuori in una capanna di cellulosa.


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