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Discussioni sui Libri > Editing: ho bisogno del vostro parere

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message 1: by Laura (new)

Laura Jelenkovich (laurajelenkovich) | 141 comments Amici lettori, ho bisogno del vostro parere. Davvero chi compra un libro oggi è in cerca di omologazione lessicale, qualunquismo gergale e dialoghi televisivi sulle note di telemike e beautiful? Perchè sono alle prese con l'editor del mio libro e mi metto le mani nei capelli. Mi fa delle proposte che trovo inaccettabili, irritanti a livello del bulbo pilifero ed oltre. Insomma io sono convinta che qualche refuso possa scappare, che una ripetizione, ammorbante quanto la peste nella mia mente, possa far capolino fra le righe, che magari io usi troppi che e ma. "Il ma non si scrive ad inizio frase" diceva la suora in prima media.Ma fino a che punto lo stile personale va appiattito in favore del fanno tutti così? "Per criterio redazionale non usiamo le d eufoniche in presenza di vocali diverse". Io le uso, mi sembrano sensate. Invece no, cancellare. Quindi si vuole pubblicare un romanzo o l'ennesimo prodotto da ghost writers dai mille nomi di copertina che non hanno identità e sfornano a cottimo storie mediocri figlie della generazione del copia incolla? Secondo voi è meglio una frase in conclusione di capitolo che dice "Si sfregò gli occhi col braccio e quando li riaprì lo vide, quello che mai nella sua vita avrebbe creduto possibile.."...o quella suggerita dall'editor: "Si sfregò gli occhi col braccio e quando li riaprì vide ciò che mai nella sua vita avrebbe creduto possibile"? A me sembra che la soluzione editoriale sia fiacca, senza forza, comune, banale,scontata, squallida. Lo stile personale può essere un punto di forza o causa di rovina, ma bisogna correre il rischio, o no? Sono io che difendo me stessa ed il mio modo contorto di esprimermi o loro che ricercano la comodità dell'uniformarsi al gusto di chi compra libri mentre fa la coda alla cassa del supermercato? Narrativa un tanto al chilo? Davvero chi scrive in modo diverso va piallato? Ed io ci devo stare? Per ora faccio le mie ragioni con l'editor, ma ho il dubbio di sbagliare, non sono una stupida. Forse hanno ragione loro ed io, di scrittura, non ne capisco niente. Datemi il vostro parere spassionato, tutte le critiche sono benvenute perchè voglio realmente capire da che parte girare le pagine.
Grazie a chiunque vorrà dedicarmi due minuti per rispondere


message 2: by [deleted user] (last edited Aug 06, 2015 09:03AM) (new)

"Per criterio redazionale non usiamo le d eufoniche in presenza di vocali diverse"

Io qui sto con l'editore

L'accademia della crusca dice L'uso della 'd' eufonica, secondo le indicazioni del famoso storico della lingua Bruno Migliorini, dovrebbe essere limitato ai casi di incontro della stessa vocale, quindi nei casi in cui la congiunzione e e la preposizione a precedano parole inizianti rispettivamente per e e per a (es. ed ecco, ad andare, ad ascoltare, ecc.). Si tratta di una proposta di semplificazione coerente con molti altri processi di semplificazione cui è sottoposta la nostra lingua, ma dobbiamo comunque tener presente che la d eufonica non è un elemento posticcio, ma trova la sua origine nella struttura originaria delle due parole interessate che in latino erano et e ad.

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"Si sfregò gli occhi col braccio e quando li riaprì vide ciò che mai nella sua vita avrebbe creduto possibile"

Mi piace più questa.

Edit... ma sai che più leggo le 2 frasi meno sono sicura quale mi piace di più. Quella con la virgola ha più ritmo quando la leggo a voce alta... quella con ciò mi suona "Più corretta".... non so...

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Se hai un editor, io ti consiglierei di ascoltare i suoi input. E' il suo lavoro e penso che un'opinione distaccata su uno scritto faccia bene.
Detto ciò il libro è tuo e la scelta finale deve piacere a te ;)


message 3: by Bruna (new)

Bruna (brunacd) | 3303 comments Posto che non tutti gli editor sono uguali, diamo pure per scontato che il tuo conosca il suo mestiere, che è quello di rendere il tuo testo pubblicabile secondo i criteri della casa editrice per cui lavora. Può darsi benissimo che questo comporti un certo appiattimento del tuo stile, ma immagino che sia un prezzo che si deve pagare se ci si vuole far pubblicare. Immagino anche che ci siano autori non disposti a venire a compromessi, ma non so se tu sia uno di loro. Ovviamente ci sono anche gli autori - quelli affermati - che entro certi limiti possono dire all'editor di andare al diavolo, ma questo è un altro discorso. Non penso nemmeno che l'editor voglia riscrivere il tuo libro dall'inizio alla fine (se non altro per ragioni economiche), quindi credo che in definitiva il tuo stile personale riuscirà ad emergere ugualmente. Sulla frase da te citata non so che dire, onestamente come lettore troverei poca differenza, tutto dipende dal contesto, da quello che c'è prima e da quello che c'è dopo. In quanto alle d eufoniche, invece, sono d'accordo con l'editor: ho anche letto da qualche parte (l'Accademia della Crusca? non sono sicura...) che l'uso moderno prevede la d eufonica solo in caso di vocali uguali. Mi sono abituata ormai da anni a scrivere così (non che io pubblichi libri, eh) anche se nei libri che leggevo da piccola era tutto un fiorire di d eufoniche.


message 4: by Bruna (new)

Bruna (brunacd) | 3303 comments Bruna wrote: "Posto che non tutti gli editor sono uguali, diamo pure per scontato che il tuo conosca il suo mestiere, che è quello di rendere il tuo testo pubblicabile secondo i criteri della casa editrice per c..."

Io e Giorgia abbiamo postato contemporaneamente... e vedo che ricordavo correttamente riguardo alle d eufoniche.


message 5: by Baylee (new)

Baylee | 290 comments In entrambi i casi citati, sto con l'editor. Nel caso delle "d" eufoniche, tieni conto che metterle in ogni dove pregiudica molto la scorrevolezza del testo, senza contare che non è corretto per le regole della lingua.

Nel caso della frase da te postata, la tua versione mi crea fastidio, mi dà una sensazione di ridondanza e non di enfasi su ciò che è stato visto. Se posso permettermi, se vuoi mettere una pausa per sottolineare il pathos della situazione, un soluzione potrebbe essere: "Si sfregò gli occhi col braccio e, quando li riaprì, vide ciò che mai nella sua vita avrebbe creduto possibile."

Per la questione generale, credo che un minimo di scontro edito-scrittore sia fisiologico. Lo scrittore scrive qualcosa che è intimamente suo e immagino sia difficile anche solo pensare di accettare delle modifiche alla propria creatura, soprattutto se queste modifiche arrivano da un'altra persona. Io tenderei a fidarmi dell'editor almeno per quanto riguarda la correttezza di quanto scritto. Penso che battaglierei di più sui contenuti. Dubito comunque che il togliere/aggiungere una virgola o mettere/togliere un "ma" a inizio frase pregiudichi l'emersione del tuo personale stile di scrittura... su questo penso tu possa stare tranquilla! :)


message 6: by [deleted user] (new)

Non conoscendo il testo è difficile ragionare per bene, però posso condividere alcune considerazioni generali.
Premessa: come in ogni professione, ognuno è diverso. È possibile che ti sia capitato un editor poco esperto, o magari un po’ brusco, o poco attento. Succede. Ma a nessun editore interessa pubblicare un libro “piatto" – questa è una leggenda metropolitana. Ci sono tanti libri “piatti” in giro (se intendiamo la stessa cosa) solo perché lo erano già di per sé.

1. L'editor ha il compito di valorizzare il tuo testo. È al tuo servizio e non guadagna assolutamente nulla (né fama, né soldi, né compiacimento personale, né arcane forme di rivalsa perché magari "voleva fare lo scrittore e invece è solo un editor”) dal peggiorare il tuo libro. Il suo mestiere serve a fare l’opposto.
È come se tu fossi un marionettista, il libro la marionetta, e l’editor una mano invisibile che tende bene i fili, al momento giusto e nel punto giusto, perché lo spettacolo si svolga nel migliore dei modi.

2. Non esiste nessun autore, nessuno, che non si senta piccato di fronte agli interventi di un’altra persona sul suo testo. È normale, è anche giusto. Tu lavori mesi, magari anni, a limare una frase, ed ecco che arriva l’ultimo venuto a modificartela con un guizzo. Ecco però: non è così. L'editor non è l’ultimo venuto: è un professionista che cerca di aiutarti a prendere le distanze da un testo che è sangue del tuo sangue; e il suo intervento non è mai un guizzo: è il risultato di un lavoro attento e sensibile, che ha l’unico scopo di rendere i fili tesi, invisibili e forti.

3. Gli interventi di natura redazionale (come le “d” eufoniche), che di solito non fa un editor ma appunto un redattore, non sono in grado di modificare il tuo stile. Se lo sono significa che è uno stile superficiale, come sono certa non sia il tuo :).

4. Se posso suggerire: arrabbiati, contesta, chiedi spiegazioni, controproponi… ma prima, trai un bel respiro e cerca di prendere le distanze. Non è facile, però bisogna farlo. Tu hai già pubblicato, quindi sai già che c’è una grande differenza tra ciò che si scrive per conto proprio e ciò che si pubblica perché lo legga il mondo.

In bocca al lupo Laura! Forza e coraggio, prima o poi i figlioli devono andare via di casa e farsi la loro vita :).


message 7: by Rowizyx (new)

Rowizyx | 2977 comments Mod
Oddio quante volte ho vissuto questa scena. Ma dall'altra parte XD

Ti faccio una domanda: l'assenza di D eufoniche su vocali diverse cosa toglie al tuo romanzo?


message 8: by Roberta (new)

Roberta (driope) | 6032 comments Mod
Sto con l'editor per la "d" eufonica. "ed ecco Marco" mi suona bene, ma "ed ora andiamo" anche no.
Il ma ad inizio frase non mi disturba, purché sia una volta ogni tanto. Può essere quello strappo alla regola che fa carattere, ma se ripetuto troppe volte è sciatto.

Dici Quindi si vuole pubblicare un romanzo o l'ennesimo prodotto da ghost writers dai mille nomi di copertina che non hanno identità e sfornano a cottimo storie mediocri figlie della generazione del copia incolla?
Io credo invece che questo concetto si applichi proprio ai libri non curati da un buon editor. Cerchiamo di non portare l'ItaGLIa di Facebook anche nei libri, perché allora posso chiederti che male ci sia a scrivere "Mario uscì per andare a comprare i gnocchi per la cena": c'è chi lo dice, ma non per questo è corretto.
Secondo me l'appiattimento di cui parli tu c'è quando non esiste un controllo di un editor: ho intra-letto alcune pagine di romanzi auto-pubblicati e ne avrei sottolineate 3/4 con la penna rossa e blu. Le sfumature di grigio sono un ottimo esempio di fanfiction che non è mai passata tra le mani di una maestra elementare: il fatto che abbia venduto molto non implica sia di qualità.
Non ti incarognire per sintassi e grammatica, al massimo puoi provare a organizzare un panel di lettori e dargli le due copie di alcuni passaggi, facendo votare per la versione che piace di più.


message 9: by Kikyosan (last edited Aug 06, 2015 02:14PM) (new)

Kikyosan | 392 comments Se posso dire la mia, non sono queste le cose che snaturano uno stile personale, che emerge da un insieme di altre cose.

E, sempre secondo me, i suggerimenti dell'editor li trovo molto gradevoli. eufonici :)

immagino che quando qualcuno "critica" o corregge il frutto del nostro lavoro uno possa reagire in modo iperdifensivo. non immaginate le parole che mi son presa da un amico che mi chiedeva sempre di revisionare dei testi...e io sono una che non cambia nemmeno una virgola se non necessario.


message 10: by Pierre (new)

Pierre Menard | 2330 comments Cara Laura,

non conosco il mondo dell'editoria abbastanza per darti un parere sensato sulle questioni che susciti. Provo però a dirti la mia in ambito esclusivamente grammaticale sulle due questioni spicciole che sollevi:

1) le d eufoniche; sono d'accordo anch'io con l'editor, e anche l'autorevole parere della Crusca, citato da Giorgia, mi sembra inequivocabile, considerando anche che nello scritto suonano molto più sgradevoli che nel parlato.

2) Si sfregò gli occhi col braccio e quando li riaprì lo vide, quello che mai nella sua vita avrebbe creduto possibile.
Quel "lo" sembra non riferirsi a un essere animato, ma a un evento o qualcosa del genere... perciò forse suona male, "lo vide", riferito a un evento o a qualcosa di inanimato.


message 11: by Kikyosan (new)

Kikyosan | 392 comments Pierre wrote: "Quel "lo" sembra non riferirsi a un essere animato, ma a un evento o qualcosa del genere... perciò forse suona male, "lo vide", riferito a un evento o a qualcosa di inanimato. "

sì è vero non avrei saputo spiegarlo meglio: "quando li riaprì lo vide" mi immagino che vide un uomo, ma poi mi scontro con la frase successiva "quello che mai..." che mi fa tornare indietro sulla mia impressione per cambiarla in una cosa inanimata. il che interrompe la fluidità di lettura e impiccia il mio cervello.


message 12: by [deleted user] (new)

Baylee wrote: " Si sfregò gli occhi col braccio e, quando li riaprì, vide ciò che mai nella sua vita avrebbe creduto possibile."
"


Questo mi piace!


message 13: by Laura (new)

Laura Jelenkovich (laurajelenkovich) | 141 comments Grazie a tutti. Per prima cosa vorrei sottolineare che se non fossi minimamente disposta a modificare il mio testo supponendo che sia perfetto non avrei iniziato questa discussione. L'ho fatto proprio per capire che cosa si aspetti un lettore e visto che considero gli iscritti a goodreads dei lettori doc ho creduto che fosse il posto adatto per chiedere un parere e non sbagliavo. Avete sottolineato tutti l'aspetto della d eufonica: il giudizio è unanime, se ne può fare a meno. Comunque non è che il romanzo ne sia disseminato, secondo me ogni tanto serve a non far scivolare via la lingua. Non voleva essere il punto focale della discussione. Mi sono piaciuti molto i vostri commenti sulla frase che ho usato come esempio, ovviamente essendo decontestualizzata è più difficile da interpretare, ma è vero che impiccia il cervello, non è come ce l'aspetteremmo. Pierre però ha azzeccato in pieno il concetto, confermandomi la correttezza della mia scelta. È la fine del primo capitolo. Essendo un thriller esoterico volevo appunto lasciare il dubbio al lettore su chi o cosa abbia visto il protagonista della scena.
Un altra cosa che vorrei domandarvi: secondo voi quanto è importante che i soggetti abbiano un modo di parlare diverso gli uni dagli altri? Secondo me è fondamentale per la caratterizzazione ed il contesto. Mi è stato fatto notare che ho messo in bocca ad un operaio edile una frase troppo da linguaggio parlato. La correzione sembrava uscita da un testo di ingegneria.
So che sono sciocchezze, ma ve le chiedo perché mi dico: potrei accettare i compromessi, ma un ipotetico lettore noterebbe un'incongruenza, una d mancante, un gergo comune piuttosto che didattico?
Chiedo aiuto perché so di non sapere
Scusate se non quoto ma dalla app non ci riesco


message 14: by Kikyosan (new)

Kikyosan | 392 comments Gli operai con cui ho avuto a che fare quando parlano del loro lavoro usano termini tecnici, anche molto specifici, immersi in un colorito linguaggio personale spesso marcatamente dialettale o con forte connotazione straniera. a volte si sono rivolti a me cercando di semplificare eccessivamente le cose, altre volte proprio no. dipende insomma, è tutto plausibile. quando parlano tra loro a volte mi sento ignorante!
è realistico che ognuno abbia un suo modo di parlare. però secondo me va ben calibrato. ho odiato a morte le due tipe de l'eleganza del.riccio proprio per il loro linguaggio fuori luogo.

ritornando alla chiusura del capitolo, mi sa che non mi sono spiegata. non mi trasmette suspance o simili, ma solo incongruenza linguistica. un po' quando uno usa un aggettivo singolare riferito a più soggetti. fastidio!


message 15: by Rowizyx (new)

Rowizyx | 2977 comments Mod
Kikyosan wrote: "Gli operai con cui ho avuto a che fare quando parlano del loro lavoro usano termini tecnici, anche molto specifici, immersi in un colorito linguaggio personale spesso marcatamente dialettale o con ..."

Sì, attenta piuttosto a non cadere negli stereotipi di categoria che vuole tutti gli operai rozzi e ignoranti, che secondo me sarebbe più grave.


message 16: by Kikyosan (new)

Kikyosan | 392 comments no ma infatti dicevo il contrario. magari uno sentendo parlare l'idraulico in romanesco o il pittore in peruviano può cadere nel cliché, ma poi sono perfettamente in grado di ripetere un manuale di ingegneria il che non è fuori luogo.

scusate ma se scrivo dall'app leggo solo tre righe di quello che scrivo poi perdo la visione d'insieme. :(


message 17: by Bruna (new)

Bruna (brunacd) | 3303 comments Non so un fico secco di editoria, ma sugli ingegneri e sugli operai potrei scrivere dei volumi. Ho conosciuto operai che parlavano come ingegneri. E viceversa (purtroppo).


message 18: by Pierre (new)

Pierre Menard | 2330 comments Laura wrote: "È la fine del primo capitolo. Essendo un thriller esoterico volevo appunto lasciare il dubbio al lettore su chi o cosa abbia visto il protagonista della scena"

Allora, Laura, permettimi una proposta alternativa:

"Si sfregò gli occhi col braccio e quando li riaprì lo vide.

Non lo avrebbe mai creduto possibile."

Così forse si evita l'ambiguità grammaticale, ma permane l'ambiguità semantica.


message 19: by Laura (new)

Laura Jelenkovich (laurajelenkovich) | 141 comments Grazie, sto prendendo nota di tutti i vostri suggerimenti


message 20: by Rowizyx (new)

Rowizyx | 2977 comments Mod
Kikyosan, volevo darti ragione, non contestarti, scusa per il messaggio ambiguo!


message 21: by Kikyosan (new)

Kikyosan | 392 comments ah non preoccuparti :)) era ambiguo anche il mio!
Tra l'altro gli esempi non erano casuali, il "mio" pittore è appassionato del suo Paese e mi racconta un sacco di cose sulla Storia e Letteratura peruviana!


message 22: by Esteb (new)

Esteb | 831 comments ad esempio...non direi o scriverei mai a esempio
fino ad ora. .non userei fino a ora Crusca o no
invece non mi disturba e anch
sulle eufoniche vado "a orecchio" ;-)


message 23: by Bruna (new)

Bruna (brunacd) | 3303 comments Sono convinta che "ad esempio" sia l'eccezione che conferma la (nuova) regola. Non ho mai letto "a esempio", in effetti suona malissimo.


message 24: by Baylee (new)

Baylee | 290 comments Credo che "ad esempio" sia ormai una locuzione, cristallizzata così com'è...


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