Le affinità alchemiche Le affinità alchemiche question


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Uno straordinario (e riuscito) rompicapo psicologico
Chiara Malerba Chiara Mar 11, 2013 04:03AM
Questa è una recensione di “Le affinità alchemiche” scritta dal mitico Angelo Guglielmi per L'Unità del 29 gennaio 2013. È talmente esemplare, per un'adatta comprensione del presente romanzo, che sarebbe imperdonabile non leggerla:

Una sorella e un fratello nati gemelli, vivono i primi anni della loro vita in famiglie e condizioni diverse. Poi, già maturi adolescenti (tra i sedici e i diciassette anni), si riuniscono nella stessa casa accolti in un ambito comune.
Sono cresciuti confrontandosi con situazioni e opportunità diverse, tanto da sembrare (ed essere), due sconosciuti: la sorella è attiva e curiosa e già con qualche esperienza da adulta, il fratello è più lento e intellettualmente pigro.
Il forte divario tra i due non stimola il desiderio di conoscenza, ma se mai quello dell’emulazione. Soprattutto da parte del fratello, che soffre la sua minorità psicologica e di comportamento, che la sorella non avverte o, se l’avverte, è per farne motivo di sfottò e di scherzo.
Col passare delle settimane e dei mesi, quella diversità si fa più evidente, mentre la vicinanza si fa più stretta, trovandosi entrambi a partecipare delle stesse occasioni di vita quotidiana (mangiare allo stesso desco, scambiarsi le stesse chiacchiere, qualche volta andare al cinema insieme). Ma diversità e vicinanza inevitabilmente confliggono, tanto che a un certo punto i due si chiedono se non convenga loro tornare ai contesti separati di quando erano ragazzi.
Ma è un interrogativo che appena li sfiora, vincendo (che siano consapevoli o no) la scelta della sfida. Qui è la sorella a prendere il capo del filo: tanto più vivace, attiva continue provocazioni nemmeno tanto innocenti, alle quali il fratello oppone per difesa il suo ruolo di maschio. Si incamminano per una strada sempre più aperta a sorprese, via via che scoprono che il loro rapporto comincia a far posto all’attrazione. Su quella strada iniziano a scivolare senza darsene troppo pensiero, convinti che la loro capacità di autocontrollo saprà facilmente difenderli.
Gli scivolamenti diventano sempre più rapidi, con passaggi quasi naturali, tanto da dare loro la certezza dell’innocenza. Ma l’innocenza è sempre un inganno di cui ti accorgi quando l’hai perduta.
In verità, il racconto della Coltorti è sviluppato con maggiore ingenuità di quanto io più sopra riferisco. La discesa incestuosa verso il dramma finale è raccontato con step prevedibili e lineari (logicamente sorretti), passando dall’innamoramento furioso da parte di lui, alla risposta leggera e di gioco da parte di lei che poi, di fronte all’enormità della situazione, diventa disperazione senza uscita (con la sola risorsa di assumere anche per lei il volto di amore travolgente).

Lo incontrai per la prima volta, [questo] romanzo, in un premio letterario – “Pagine Nuove” ndr – di cui ero in giuria. Non esitai a considerarlo, dei tantissimi [testi] arrivati, l’unico degno di considerazione. Quasi di meraviglia. Scopro che l’autrice ha solo diciannove anni, e non posso non rimanere ammirato; non tanto per la sgradevolezza del tema trattato (e il coraggio di affrontarlo), ma per la sua (di un’autrice ancora quasi adolescente) capacità di raccontare una storia così ardua in modo semplice (senza ricorso ad astuzie stilistiche), non compromettendone la credibilità.
La ricerca della verosimiglianza, che nel passato era l’obiettivo di un narratore, oggi (con la crisi delle filosofie del vero – anche se Maurizio Ferraris è di parere contrario), è una scelta impraticabile e fallimentare (se non per la narrativa commerciale). Ma “Le affinità alchemiche” della Coltorti è tutt’altro che un romanzo di consumo (mi dispiace per la casa editrice), e piuttosto si presenta come un puzzle psicologico insolvibile, di cui lei (la Coltorti), misteriosamente indovina lo scioglimento. Non so se tanta facilità di penna è legata alla stato di grazia dell’esordiente (che non ha bisogno di conoscere per sapere), o a più radicate motivazioni che (se esistono), scopriremo con il secondo romanzo.



Bisognerebbe riuscire ad arrivare in fondo alla lettura.

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Chiara Malerba Va bene. Parliamone. Potresti, se ne hai voglia, indicarmi due passi del testo, qualcosa di concreto su cui sia possibile ragionare? Mi basta poco, ma ...more
Mar 26, 2013 08:10AM · flag

Se questo era il migliore partecipante chissà gli altri!

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Chiara Malerba Un'altra partecipante ero io, pénsati. In ogni caso, come già ho proposto ad altri amici, perché non provare a valutare qualcosa di un po' concreto e ...more
Mar 26, 2013 08:15AM · flag

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