Niccolò Cortini's Reviews > Il comunismo spiegato ai bambini capitalisti

Il comunismo spiegato ai bambini capitalisti by Thomas Gerard
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I bambini capitalisti quando nascono sono dei bambini uguali a tutti gli altri. Non sono ancora dei bambini capitalisti. Poi a un certo punto succede qualcosa nella loro testa e invece di continuare a essere dei bambini uguali a tutti gli altri diventano dei bambini capitalisti.

Incipit azzeccatissimo quello de “Il comunismo spiegato ai bambini”, breve saggio di Gérard Thomas (ed. Clichy 2014 – traduzione di Tommaso Guerrieri). Come i migliori saggi, va dritto al punto e lo fa con uno stile semplice ed efficace.

Comunismo for dummies?
Il libro di Thomas è un breve saggio di filosofia politica, che, almeno nelle intenzioni, vuole spiegare ai bambini capitalisti cosa sia il comunismo. Una sorta di comunismo for dummies, insomma.
In realtà, abbiamo sotto il naso qualcosa di diverso. L’obiettivo principale dell’autore, peraltro svelato già attraverso il sottotitolo (“… e a tutti quelli che lo vogliono conoscere”), è quello di trattare, l’argomento comunista in termini semplici e chiari. In tale contesto, Thomas traccia una breve storia del comunismo a partire (non da Marx ma) dai Sumeri, passando per Gesù Cristo, Che Guevara, Mao, Allende e arrivando fino ai giorni nostri.
I bambini (che secondo l’autore nascono comunisti e crescono capitalisti) non sono i destinatari di questo mini-saggio, ma sono soltanto l’oggetto del titolo e i protagonisti dell’incipit (oltre che di qualche altra puntata isolata).
Immagino la felicità di quel padre che, acquistato il libro, si siede accanto al letto del figlio cinquenne e comincia a leggere:

Ogni evento, quindi ogni tesi e ogni antitesi, e di conseguenza anche ogni sintesi, non sono governate dalle idee, come pensava Hegel, ma si sviluppano e cambiano in base al tipo di rapporti che gli individui hanno tra loro e variano in base al variare dei modi di produzione e delle forme di organizzazione sociale.

Dolce notte, piccolo pargolo capitalista…
In altre parole: il titolo non assomiglia al contenuto del libro, cosa che denota sinceramente uno scarso rispetto nei confronti del lettore.
In condizioni normali mi sarei arrabbiato. Stavolta no. Perché il libro è molto carino. E perché me l’hanno regalato.

Un saggio riuscito (con qualche semplificazione)
Il lavoro è comunque ben riuscito, poiché ha un impianto e una struttura solidi: segue un indirizzo anche cronologico preciso e affronta i problemi teorici con argomenti (quasi sempre) solidi.
Molto interessanti le trattazioni sulle prime forme di comunismo di epoca sumera, ma anche quella delle teorie anarchiche e socialiste, quella della Comune di Parigi e quella del ‘68.
Insomma, a me è piaciuto molto.
Lo stile, poi, è molto interessante: l’autore usa termini semplice ma mai semplicistici, cercando così di avvicinare il lettore inesperto al pensiero complesso e variegato alla base delle teorie comuniste
Questo anche a costo di compiere qualche generalizzazione o qualche semplificazione (ma tanto i bambini non se ne accorgono, quindi tranquillo!).
Per esempio, molto labile appare il collegamento fra Giordano Bruno e il comunismo (... la sia assoluta libertà di pensiero, la sua coerenza, il suo rifiuto di adeguarsi alle regole che non condivideva … la sua capacità di diffondere le proprie idee e le idee di libertà per tutta l’Europa, ne hanno fatto un esempio per tutti i filosofi e i pensatori successivi … E quindi Giordano Bruno c’entra anche con il comunismo).
Stride anche la lettura in chiave comunista della rivoluzione francese, che, a quanto ne so, è stato il trionfo della borghesia.

La rivoluzione di Praga, i socialisti e gli anarchici
In alcuni passaggi, la lettura mi ha addirittura commosso.
Ciò è accaduto nel leggere la parte dedicata alla rivoluzione di Praga, animata da un movimento che intendeva dimostrare che “nel comunismo non si doveva cercare l’uniformità grigia di una inaccettabile uguaglianza imposta dal potere, ma la felicità e la bellezza”.
Bella la descrizione della nascita “moderna” del comunismo, che ha fatto seguito alla rivoluzione industriale, momento a partire dal quale si è cominciato a “esercitare il possesso del mondo attraverso i soldi”.
Bellissima la trattazione delle utopie socialiste e anarchiche (Thomas More, Fourier, Babeuf, ecc.):

A volte, tra i bambini, si alza uno che dice: il capo non lo fa nessuno, oppure: siamo tutti capi. Quel bambino è un anarchico.

Dettagliata ed efficace la spiegazione del pensiero di Marx.
Illuminante, per quanto mi riguarda, la distinzione tra socialdemocrazia e visione marxista: i primi accettano il sistema capitalista e pensano che il welfare State sia il più grande progresso possibile; i fautori del comunismo, invece, considerano il welfare State come un espediente creato per scaricare sulla società i costi del sistema produttivo capitalista. Visione molto interessante.

L’ennesimo saggio sul comunismo?
Questo non è l’ennesimo saggio che parla con nostalgia del pensiero comunista. Non è il pianto di vecchi comunisti ormai rassegnati al trionfo del capitalismo. Si tratta, piuttosto, di un libro godibile, che riesce a trattare argomenti complessi con parole semplici e, proprio per questo, risulta molto efficace.
D’altra parte, l’autore stesso mette in guardia dalle degenerazioni del pensiero comunista applicato, chiedendo al lettore lo sforzo di distinguere tra l’idea del comunismo e il modo in cui esso si è trasformato in organizzazione politica.
Cos’è allora il comunismo? L’autore risponde in un modo così semplice e condivisibile che non ammette pensieri contrastanti: Il comunismo è una voce nella testa che ci ripete poche semplici cose: tutti gli esseri umani sono uguali, tutti gli esseri umani hanno gli stessi diritti, nessun essere umano può sfruttare altri esseri umani, tutti gli esseri umani devono avere le stesse possibilità. E soprattutto: tutti gli esseri umani hanno il diritto di essere felici.
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Reading Progress

August 30, 2020 – Started Reading
August 30, 2020 – Shelved
September 14, 2020 – Finished Reading

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