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L'animale più pericoloso
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Questo romanzo è stato pubblicato a puntante su La Repubblica in agosto.
Dora e Gert si conoscono in chat: lei adolescente tredicenne, lui di una decina di anni più grande.
Diventano amici. Nessuna attrazione tra i due. Gert è stato addestrato dal padre a vivere sulle montagne, come un soldato. Dora vuole salvare la lince e i suoi cuccioli. È in atto la “resistenza”: i due si incontrano per salvare la lince.
Ma ci sono occhi nel buio che implorano e c’è qualcosa che è peggiore della morte. Ci sono gabbie invisibili che imprigionano e non fanno la libertà. Ci sono tele di ragno disseminate tra le montagne del Trentino, tessute da una “vedova” nera.
C’è un capitano dei carabinieri, Viktor Martini, che porta addosso gli orrori delle donne che non è riuscito a salvare dallo Squartatore romano. Ci sono traffici e connessioni e rapimenti ed equilibri delicati che sembrano saltare da un momento all’altro.
Intrecci di solitudini che accomunano alcuni dei protagonisti e che scaturiscono dal fatto che l’animale più pericoloso sia l’uomo. Ci sono vite in vendita perché ci sono uomini disposti a comprarle.
C’è il fiuto investigativo di un uomo solo, che si sfinisce nel leggere i verbali perché sa che lì, in quelle centinaia di pagine, è nascosta una connessione che porta alla verità.
L’adrenalina sale vertiginosamente nelle ultime cento pagine.
Tra 3 e 4 stelle: perché i continui cambi di scena all’interno di ogni capitolo richiedono una lettura attentissima, altrimenti si rischia di perdersi.
Se l’animale più pericoloso è l’uomo, l’amore è il salto che permette all’uomo di non dismettere la propria umanità.
“Suo padre le aveva detto che l’amore era come la danza delle aquile.
Strano, pericoloso, e per sempre.”
“– Viktor? – Gert lo sfiorò. – Tanja scriveva poesie. Ne ricordi una?
– La piú triste.
– Cosa diceva?
– Il lutto, – recitò Martini, – è amore che non può piú tornare a casa.”
“Il punto vuoto al centro di quella ragnatela di interconnessioni fra vite spezzate. Poi il mostro era morto e lui aveva capito di aver perso anche il desiderio di vendetta. Il lutto, aveva scritto Tanja, è amore che non può piú tornare a casa. Però l’amore poteva trovare un’altra casa. Forse meno accogliente, di sicuro diversa. Ma poteva farcela.”
Dora e Gert si conoscono in chat: lei adolescente tredicenne, lui di una decina di anni più grande.
Diventano amici. Nessuna attrazione tra i due. Gert è stato addestrato dal padre a vivere sulle montagne, come un soldato. Dora vuole salvare la lince e i suoi cuccioli. È in atto la “resistenza”: i due si incontrano per salvare la lince.
Ma ci sono occhi nel buio che implorano e c’è qualcosa che è peggiore della morte. Ci sono gabbie invisibili che imprigionano e non fanno la libertà. Ci sono tele di ragno disseminate tra le montagne del Trentino, tessute da una “vedova” nera.
C’è un capitano dei carabinieri, Viktor Martini, che porta addosso gli orrori delle donne che non è riuscito a salvare dallo Squartatore romano. Ci sono traffici e connessioni e rapimenti ed equilibri delicati che sembrano saltare da un momento all’altro.
Intrecci di solitudini che accomunano alcuni dei protagonisti e che scaturiscono dal fatto che l’animale più pericoloso sia l’uomo. Ci sono vite in vendita perché ci sono uomini disposti a comprarle.
C’è il fiuto investigativo di un uomo solo, che si sfinisce nel leggere i verbali perché sa che lì, in quelle centinaia di pagine, è nascosta una connessione che porta alla verità.
L’adrenalina sale vertiginosamente nelle ultime cento pagine.
Tra 3 e 4 stelle: perché i continui cambi di scena all’interno di ogni capitolo richiedono una lettura attentissima, altrimenti si rischia di perdersi.
Se l’animale più pericoloso è l’uomo, l’amore è il salto che permette all’uomo di non dismettere la propria umanità.
“Suo padre le aveva detto che l’amore era come la danza delle aquile.
Strano, pericoloso, e per sempre.”
“– Viktor? – Gert lo sfiorò. – Tanja scriveva poesie. Ne ricordi una?
– La piú triste.
– Cosa diceva?
– Il lutto, – recitò Martini, – è amore che non può piú tornare a casa.”
“Il punto vuoto al centro di quella ragnatela di interconnessioni fra vite spezzate. Poi il mostro era morto e lui aveva capito di aver perso anche il desiderio di vendetta. Il lutto, aveva scritto Tanja, è amore che non può piú tornare a casa. Però l’amore poteva trovare un’altra casa. Forse meno accogliente, di sicuro diversa. Ma poteva farcela.”
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