Gauss74's Reviews > I leoni di Sicilia

I leoni di Sicilia by Stefania Auci
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Per cominciare a scrivere un commento su questo bestseller di massa (18 edizioni e forse non finiranno!), devo citare un thread postato dieci anni fa sul Blog di Loredana Lipperini, la nota giornalista scrittrice di Radio 3. E non a caso Stefania Auci faceva parte di quell'area già all'epoca (mamma mia come passa il tempo): all'epoca autrice di paranormal Romance esattamente come Lipperini, ed esattamente come Lipperini donna di cultura dell'area della sinistra femminista, impegnata da sempre a togliere quell'area di irraggiungibilità all'alta letteratura che da sempre nega rispettabilità ad un modo di scrivere diciamo più facilmente accessibile.

Il thread si chiamava "letterarietà" ed è stato qualcosa che potrei dire epocale per un appassionato di lettura. E' ancora online: è rimasto attuale anche oggi. In un' interminabile schermaglia letteraria che si dilungò fino ad oltre 700 commenti si confrontarono scrittori come Wu Ming, Antonio Moresco, Tiziano Scarpa, Antonio Scurati ed altri; critici letterari come Andrea Cortellessa e Gilda Policastro; e poi editors, giudici letterari, ed incredibile a credersi, anche lettori. Qual era il punto della questione? Proprio la legittimità o meno di poter dare la patente di letterarietà, ed in parallelo la possibilità di dedicare energie al suo studio, ad un modo di scrivere meno impegnato e difficile, che si dia l'obiettivo di essere accessibile ai più. Tutto questo potendo o meno togliere risorse alla letteratura astrusa e difficile ma che si dà il merito di guardare avanti, di essere ambiziosa (ricordo una frase di Ottonieri che sembrava ostrogoto). All'epoca ero senza se e senza ma dalla parte del signor Ming e dei paladini di una letteratura più "facile" (estremismo dovuto in parte all'insopportabile spocchia mostrata in quel momento da Gilda Policastro), ma adesso con dieci anni di letture intense sulle spalle, non ne sono più così sicuro.

Veniamo dunque ai "Leoni di Sicilia", che dieci anni dopo mette in pieno il dito nella piaga: è un esempio di un libro che vuole essere importante e ben scritto, che manifesta un impegno preparatorio notevole ma, probabilmente nell'ansia di essere leggibile ed aperto al grande pubblico, è sciatto e tirato via in modo a dir poco irritante. Il tutto da un'autrice contigua sicuramente a quell'ambiente di romanzo "medio" che proprio col signor Ming ho molto apprezzato.
Auci viene dal paranormal romance, ed affronta con questo libro un genere parallelo: quello dello storico sentimentale: l'ambientazione (la Sicilia dell'unità) e la scelta dei protagonisti (la grandissima famiglia Florio che fu di fatto la fondatrice di un nuovo modo di produrre il Marsala per tutto il mondo) è la più ambiziosa e sfortunata possibile.

Ambiziosa e sfortunata perchè se si vuole scrivere un romanzo sulla Sicilia dell' unità, della fine del feudalesimo, vuoi non vuoi ti devi confrontare con Don Fabrizio Corbera, principe di Salina. Che al confronto con questo don Vincenzo Florio che ha lo spessore di un personaggio di Harmony è come paragonare il Gattopardo ad un cucciolino bagnato. Chi ha amato il Gattopardo può arrivare a sentire rabbia per come la Sicilia viene raccontata in "I leoni di Sicilia", anzi per come non viene raccontata. Perchè si capisce benissimo che il momento storico cruciale per Auci non è importante, fa solo da sfondo per la storia sentimentale che è quella che veramente conta. Lo dimostra il fatto che le sofferenze, i pensieri e le decisioni di Don Vincenzo ed Ignazio Florio non sono mai influenzati dalle turbolenze dell'epoca. Mai. Un colpo di tosse dell'amata di turno li sconvolge dieci volte tanto l'invasione garibaldina della Sicilia o i fatti di Bronte, per capirsi. Vincenzo Consolo fatti da parte, poveretto. Turbolenze che tra l'altro spesso sono tirate via in poche pagine per tornare a parlare della relazione sentimentale lunga una vita.

Allo stesso modo, ne "I leoni di Sicilia" semplicemente la Sicilia non c'è. O comunque molto poco. Se decidi di scrivere un romanzo sulla famiglia Florio e sul vino, un prodotto che ha segnato per millenni la cultura di quella terra, quella passione per la terra, per il sole, per il vino si deve vedere. Invece niente, viene tutto liquidato in poche asettiche pagine. Giusto per fare un paragone, mi viene in mente Don Fabrizio che passeggia su una piana di terra secca che si spacca come la creta, sotto un sole spietato e nemico che ride degli sforzi degli uomini (parlare della Sicilia senza parlare del sole significa non parlarne), e mangia un acino di uva così dolce quanto brutta da vedere, e che più soffre sotto il sole più migliora: l' Inzolia (non sto citando alla lettera). In tre righe Giuseppe Tomasi di Lampedusa ha raccontato della Sicilia, dei suoi vitigni, del suo clima più che la Auci di tutto il libro. E Giuseppe Tomasi di Lampedusa non stava parlando di produttori di vino, la Auci invece si. La quale tra l'altro incappa in un incredibile errore dicendo (se non ricordo male, E SPERO DI RICORDARE MALE) che i Florio si appropriavano di vigneti di Grillo all' inizio dell' ottocento, quando il Grillo come vitigno è nato a Favara sul finire dell' 800 da un incrocio tra Catarratto e Zibibbo. E infatti fino ad allora il Marsala si faceva con il Catarratto, l' Inzolia e lo Zibibbo, appunto. Non sono dettagli, quando il protagonista del tuo libro è Don Vincenzo Florio sono errori gravi.

Sia ben chiaro, scrivere un romanzo sentimentale non è mica una bestemmia, tutt'altro. Altissima letteratura è stata fatta su temi di introspezione. "Narciso e Boccadoro" di Hermann Hesse, giusto per fare l'esempio che sto affrontando adesso. Solo che a mio avviso anche nelle pagine sentimentali il libro è scritto male lo stesso. Dialoghi abbozzati e brevissimi che si ripetono sempre uguali lungo tutte le centinaia e centinaia di pagine del libro, storia banale che più banale non si può (giovane ragazza sedotta dal mercante ambizioso che però vuole diventare nobile), rime baciate cuore amore che neanche il miglior Toto Cutugno...ho fatto davvero fatica ad arrivare alla fine. Delle infinite sfumature di pensieri sentimenti e stati d'animo che coinvolgono una persona innamorata, resta invece molto poco.

Lo stile è semplice e piano, con frasi brevi a sintassi paratattica che si susseguono una dopo l'altra. Nella sua semplicità la scrittura mi sembra ben curata. Credo che sia stato un gesto di Umiltà da parte di Auci, volendo scrivere un libro leggero e leggibile, non strafare con eccessi baroccheggianti.
Che pure ci potevano stare e sarebbero stati apprezzati, visto che siamo nella terra del barocco della Val di Noto, di Vincenzo Consolo, di Gesualdo Bufalino e di Leonardo Sciascia, che di quella scrittura così grassa avevano fatto un fiore all'occhiello della letteratura siciliana.

Ho il fortissimo sospetto che "I leoni di Sicilia" sia stato scritto come se fosse stato una sceneggiatura televisiva, e non mi stupirebbe affatto scoprire che ne faranno una serie. E come tutto ciò che è televisivo, ha poco per piacere a chi legge già molto e molto per piacere a chi di solito non legge. E qui si torna a Loredana Lipperini ed a "Letterarietà". Fino a che punto si può condannare un libro che agli occhi di un esperto può apparire troppo commerciale se ha comunque il merito di riavvicinare alla lettura decine di migliaia di lettori deboli? In altre parole, è legittimo sperare che dopo aver letto "I leoni di Sicilia" qualcuno decida di prendere in mano "Il gattopardo"? Dieci anni fa avrei detto che è legittimo sicuramente, adesso non ne sono più così sicuro.

Ma forse, volendo semplificare, anche un libro che si rivolge ad un pubbliuco vasto necessita comunque di maggior cura, come Wu Ming ed i vari Q e Manituana stanno a dimostrare.

Per la versione audible, non male la scelta di Ninni Bruschetta, il cui accento siciliano restituisce credibilità al libro.
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Reading Progress

December 7, 2019 – Shelved
December 7, 2019 – Shelved as: to-read
December 7, 2019 – Shelved as: altri-editori
December 7, 2019 – Shelved as: audiolibri
June 11, 2020 – Started Reading
June 22, 2020 – Shelved as: sicilia
July 28, 2020 – Finished Reading

Comments Showing 1-5 of 5 (5 new)

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message 1: by Emilio (new)

Emilio Berra Libro che ho escluso in partenza.


SCARABOOKS Grazie per aver inquadrato la matrice da cui proviene la Auci. Per il resto, per quanto riguarda il libro sono convinto che la tua analisi è corretta. Potrei dire anche di esserne certo, ma non c’è l’ho fatta a finirlo, come ho poi riportato qui su GR. Proprio per la rabbia di cui parli tu.


message 3: by cristina (new)

cristina c Bel commento, scritto con passione e consapevolezza


Sakura87 Bellissima recensione che condivido appieno, soprattutto: "ha poco per piacere a chi legge già molto e molto per piacere a chi di solito non legge."
L'ho trovato piacevole ma semplicistico, non ho apprezzato il predominio dell'aspetto sentimentale su quello storico, ho respirato fiction all'italiana per tutto il tempo. Molto diverso da quel che ho provato leggendo, anch'io, Q dei Wu Ming.


message 5: by Malitia (new) - added it

Malitia Solo un appunto: Stefania non viene dal paranormal romance, ma dal romance di sfondo storico (ha due pubblicazioni per Harlequin ambientate in Scozia e un romanzo storico uscito per Baldini + Castoldi ambientato a Firenze)


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