Blake16's Reviews > Mi chiamo Chuck

Mi chiamo Chuck by Aaron Karo
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5396011
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Apr 03, 2012

really liked it
Read on April 03, 2012

La prima volta che sentii parlare di questo libro, della trama e di un “possibile” titolo, pensai… “questo libro dev’essere mio!”
Finalmente a distanza di mesi ho avuto la possibilità di leggerlo e devo dire che ne è valsa la pena.
È un libro che ho letto in sole quattro ore, dove con ironia e semplicità, l’autore affida al protagonista, Chuck Taylor, il compito di narrare la sua storia… volevo dire il suo problema.

Chuck è un ragazzo di diciassette anni, “all’apparenza normale”, che frequenta l’ultimo anno di liceo e si annovera fra le schiere degli SFIGATI, con un unico amico a salvarlo dalla noia e della solitudine, Steve, e snobbato anche dalla sorella più piccola che ancora a distanza di parecchio tempo non gli ha accettato l’amicizia su Face Book.
Chuck non si definisce certo timido, ma semplicemente taciturno
QUOTE pag. 13
Il punto è questo. Io non sono timido, è solo che a nessuno frega una cippa di quello che penso (a parte a Steve e a mia madre, che non contano). Quindi me ne sto zitto. Ma preferirei essere timido. Essere timido ed essere silenzioso sono due cose diverse. Se sei timido vuol dire che non riesci ad aprire bocca. Se sei silenzioso significa che non vuoi farlo.

… bé fin qua non c’è niente di strano, essere taciturni è un tratto comune in molti ragazzi, se non fosse per il fatto…
… ricordate quando poco più sopra ho scritto che Chuck è un ragazzo “all’apparenza normale”?
Chuck, “stando a Wikipedia soffre di un disturbo ossessivo-compulsivo”: oltre alla stramba mania de “LA CONTA DELLE PIPPE”, annotate “accuratamente” su dei post-it “accuratamente” nascosti in un cassetto della scrivania…
QUOTE pag. 7
Lo scorso anno mi sono fatto esattamente 273 pippe. Questo fa una media di 5,25 alla settimana e di 0,75 al giorno. Non so cos’è che mi impressiona di più: il fatto che mi spari così tante pippe o che ne abbia tenuto il conto per tutto l’anno.

… Chuck ha la mania di lavarsi le mani subito dopo aver toccato ogni singola cosa (dalla terra, ai muri, alle persone, alle patatine… ai soldi “soprattutto quelli a moneta”); controlla più di una volta le piastre della cucina se sono accuratamente spente per scongiurare così una perdita di gas che possa comportare la morte dei genitori e della sorella - poco importa se la sua è una cucina elettrica; fa pipì ogni cinque minuti prima di addormentarsi; deve girare ben quattordici volte la combinazione del suo armadietto prima di assicurarsi che sia effettivamente chiuso; deve fare sempre lo stesso percorso; e così via.
Ma il fatto più sorprendente è che Chuck abbia una “caterva” di Converse stipate nel suo armadio, tutte di un colore diverso e ad unica tinta… iniziando quasi per gioco anche questa, a lungo andare, è diventata una sua mania: associare il colore delle sue Converse al suo stato d’animo.
ARRABBIATO= CONVERSE ROSSE…
STANCO= CONVERSE ARANCIONI…
ANNOIATO= CONVERSE ROSA…
… bé quest’ultimo abbinamento ha sempre suscitato dei seri dubbi al padre di Chuck sul suo orientamento sessuale.
Ma basta l’arrivo in classe di una nuova compagna a sconvolgere totalmente il mondo di Chuck…
Ok! Qui mi fermo, se no rischio di raccontarvi tutto il libro.

Ragazzi! Quanto ho riso con questa storia.
È una vera chicca che ti mette di buon umore, anche se quest’ultimo è già arrivato alle ginocchia.
Questo è un libro basato soprattutto sulla forza di volontà e sull’umiltà: è vero sì, Chuck ci parla del suo problema ironizzando su di esso, quasi come a prendersi in giro, conscio del fatto che abbia un problema, quel problema, e conscio nello stesso tempo del fatto che non può venirne fuori da solo. Infatti, Chuck ammette, prima con se stesso, e poi con i suoi genitori che qual cosa non va, anzi è lui stesso che gli apre gli occhi, quasi come a chiedergli aiuto. E qua rientra l’umiltà di Chuck: mettere a nudo se stesso.
Ma riuscirà a venirne fuori anche grazie alla sua forza di volontà.
Anche se spicca il lato ironico del protagonista, è anche vero che dietro ad esso si nasconde una profonda tristezza e solitudine: Chuck evita qualsiasi contatto con gli altri soprattutto per non smascherarsi.
Ha accettato di confidarsi con i genitori e con l’amico fidato Steve, unica fonte di sfogo, ma il resto deve rimanere fuori… questo per non apparire ancora più strambo di quanto già sia.
E riecco come la società ci porta sempre a ghettizzarci e ad isolarci: chi è diverso, chi ha un minimo problema, viene tagliato fuori.
Omologazione è la parola chiave per essere accettati…
tutto il resto non conta.

Devo ammettere che alla fine qualche lacrimuccia c’è stata, ma ne è valsa la pena.

Libro…
CONSIGLIATO!!!
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