Malacorda's Reviews > I leoni di Sicilia

I leoni di Sicilia by Stefania Auci
Rate this book
Clear rating

by
22871526
's review

liked it

Il rumore dei Florio

Come previsto, leggere la Auci subito dopo la Bellonci fa sì che il confronto ravvicinato vada a forte discapito della prima. Ma non è tutto da buttare, anzi, quest'anno mi è capitato di leggere cose molto peggiori.

La scrittura è abbastanza piatta, a tratti elementare e in alcuni momenti sembra frettolosa e imprecisa, e tuttavia si mantiene sempre entro il livello della sufficienza.
La trama è strutturata discretamente bene e altrettanto discreto lo sviluppo, la voce narrante onnisciente si cala nei punti di vista dei personaggi quasi sempre con cognizione di causa. Lo sviluppo psicologico con la formazione dei personaggi stessi ha sempre un suo perché, sebbene a volte un po' semplificato, e di quando in quando si assiste a un qualche dialogo in cui un/a bambino/a o ragazzino/a se ne esce con frasi un po' troppo adulte per la sua età (e tuttavia non bisogna dimenticare che un bambino all'inizio del XIX sec doveva per forza di cose essere più precoce di uno del XX sec); si rileva un po' di ripetitività nel sottolineare cento e una volte la differenza tra i nobili e i borghesi; ma nel complesso non c'è nulla di campato per aria.

Il periodare asciuttissimo, quasi secco, con frasi brevissime, non mi ha disturbato: ha un suo senso e quasi quasi una sua musicalità; mi sono invece piaciuti molto meno i capitoli che si concludono lasciando calare il sipario su una frase culminante o una scena significativa e lasciando che sia il lettore a dover intuire il seguito - per fortuna la Auci ha il buon gusto di utilizzare questi stacchi "teatrali" in un numero di volte limitato, in tutto il libro si possono contare sulle dita di una mano, diversamente da quello che fa - ad esempio - Andrea Vitali che i capitoli li chiude tutti, ostinatamente e imperterritamente, a quella maniera lì.

Non posso evitare di fare il confronto con un alto libro letto quest'anno, un libro che sulla carta avrebbe dovuto essere tanto superiore a questo, Il rumore del mondo della Cibrario: finalista dello Strega, tanto più pretenzioso già solamente dal titolo, per non dire delle dimensioni del volume - ottocento pagine con la stessa consistenza di un budino di semolino. Mentre con la Cibrario ho trovato tonnellate di info dumping che inibiscono il piacere della lettura in sé, e poi lo mortificano una volta di più perché lasciano in sottofondo la sensazione di avere a che fare con del dilettantismo; la Auci sotto questo aspetto se la cava invece egregiamente: racconta per il piacere di raccontare, racconta i luoghi e le epoche più indirettamente che può, attraverso protagonisti e luoghi realistici, e non attraverso la lezioncina messa in bocca a bella posta a questo o quel personaggio. All'inizio di ogni capitolo, poche righe fanno il riassunto della congiuntura storico-politica degli anni cui si riferisce il capitolo stesso, e se un lettore possiede già di suo le nozioni storiche del caso, può anche saltare a pié pari: non sarà un'invenzione da premio Nobel, ma a paragone di tanti altri romanzi, questa cosa spicca come una scelta di sobria eleganza.

Anche portando il confronto ancor più nel merito, il risultato non cambia: la storia dei Florio, pur romanzata (anzi diciamo pure soap-operizzata) arriva molto più direttamente a centrare il bersaglio del racconto del XIX sec. come di un periodo frenetico, con al centro di quella frenesia tanti elementi quali le industrie, i commerci, i trasporti, le nuove tecnologie, i prodotti di lusso, gli abissi di differenza tra classi sociali, e centra il bersaglio molto prima e molto meglio della impalpabile storiella della Cibrario. E anche la parte storico-politica, il cui nòcciolo è ovviamente costituito dal Risorgimento, è dosata ed equilibrata, inserita nella storia in maniera armonica, non ha la pretesa di sbattere un Garibaldi o un Crispi in primissimo piano rispetto alla trama raccontata e d'altro canto ha il buonsenso di non ignorarli del tutto. Un altro pregio è quello di non dare mai la sensazione, neanche per brevi passaggi o episodi, di scopiazzare Tomasi di Lampedusa: gli anni e i luoghi e i temi in fin dei conti sono gli stessi, il rischio di trovare un facile appiglio in un'opera così granitica quale è Il Gattopardo era reale e concreto, quindi anche in questo caso brava la Auci che sa mantenere la doverosa e rispettosa distanza.

La media matematica dei pregi e dei difetti è 3,5: nessun entusiasmo da strapparsi i capelli, ma sono sicura che proverò volentieri a leggere il seguito.
27 likes · flag

Sign into Goodreads to see if any of your friends have read I leoni di Sicilia.
Sign In »

Reading Progress

June 11, 2019 – Shelved
June 11, 2019 – Shelved as: to-read
December 24, 2019 – Started Reading
December 27, 2019 –
page 108
24.77%
December 27, 2019 –
page 120
27.52%
December 28, 2019 –
page 194
44.5%
December 28, 2019 –
page 253
58.03%
December 29, 2019 –
page 303
69.5%
December 29, 2019 –
page 332
76.15%
December 30, 2019 – Finished Reading

Comments Showing 1-11 of 11 (11 new)

dateDown arrow    newest »

piperitapitta Sono molto d'accordo con te, anche senza paragoni (che non ho potuto fare - Bellocci è una grave lacuna che voglio colmare al più presto, ho un Rinascimento privato trovato miracolosamente a un mercatino per pochi euro che grida vendetta da tempo): io me lo sono gustato come un bicchierino di Marsala bevuto in riva al mare (era estate!), ed è andato giù che è una meraviglia. :-)


Malacorda piperitapitta wrote: "Sono molto d'accordo con te, anche senza paragoni (che non ho potuto fare - Bellocci è una grave lacuna che voglio colmare al più presto, ho un Rinascimento privato trovato miracolosamente a un mer..."

Hai ragione, va giù bene e va giù volentieri. Può sembrare poca cosa, forse dalla letteratura si dovrebbe pretendere di più, eppure anche questo piccolo risultato con piccola soddisfazione non sono da dare sempre per scontati.


Malacorda piperitapitta wrote: "Sono molto d'accordo con te, anche senza paragoni (che non ho potuto fare - Bellocci è una grave lacuna che voglio colmare al più presto, ho un Rinascimento privato trovato miracolosamente a un mer..."

quanto alla Bellonci: eccellente Rinascimento privato, ma il mio preferito in assoluto rimane Segreti dei Gonzaga


piperitapitta Malacorda wrote: "piperitapitta wrote: "Sono molto d'accordo con te, anche senza paragoni (che non ho potuto fare - Bellocci è una grave lacuna che voglio colmare al più presto, ho un Rinascimento privato trovato mi..."

Va bene prenderlo per quello che è, come dici tu già il fatto che sia leggibile e godibile, di questi tempi, è una gran cosa; poi siamo d'accordo, la "letteratura", quella che resta, è un'altra cosa :-)


piperitapitta Malacorda wrote: "piperitapitta wrote: "Sono molto d'accordo con te, anche senza paragoni (che non ho potuto fare - Bellocci è una grave lacuna che voglio colmare al più presto, ho un Rinascimento privato trovato mi..."

Comincerò dal Rinascimento, poi non è da escludere che possa proseguire :-)


message 6: by Emilio (new)

Emilio Berra Penso proprio no faccia per me. Ci sono aggettivi sulla scrittura ("piatta"..."frettolosa"...) che me lo allontanano (ma confermano opinioni sul libro piuttosto diffuse).
In saggistica penso sia essenziale il contenuto, ma in Letteratura cerco una scrittura d'alto livello. Fortunatamente i grandi libri non mancano.


message 7: by Giuliano (new)

Giuliano Gerbrico Ero molto incuriosito da questo libro perchè in parte mi ricordava un po' quel capolavoro dei Vicerè di De Roberto, ma una volta letto l'estratto non ho avuto il coraggio di continuare. Ho rilevato nella scrittura gli stessi difetti che hai riscontrato tu, ma io non li ho potuti proprio reggere.


Malacorda Emilio wrote: "Penso proprio no faccia per me. Ci sono aggettivi sulla scrittura ("piatta"..."frettolosa"...) che me lo allontanano (ma confermano opinioni sul libro piuttosto diffuse).
In saggistica penso sia e..."


@Emilio, a volte si può incorrere nel desiderio (se non addirittura nel bisogno) di una lettura più lieve di altre che però non sia del tutto stupida. Ecco, questo libro è da tenere in conto proprio per quei casi lì. Gli aggettivi un po' negativi devono necessariamente essere usati per rimarcare la dovuta differenza rispetto una lettura da 5/5, anzi penso che l'essenziale sia proprio questo: è possibile leggere Grandi Libri affiancandoli ad altri meno blasonati e se vogliamo anche di minore qualità, l'importante è essere sempre consapevoli della distinzione tra le due categorie.
E d'altro canto: quante volte capita di imbarcarsi nella lettura di quello che dovrebbe essere un Grande Libro (ottime recensioni, 5 stelle ovunque, autore stra-famoso e stra-premiato) che invece poi si rivela una cosa obbrobriosa? (quest'anno me ne è capitato uno così, una cosa veramente clamorosa, ma non scriverò titolo e autore per timore di venire nuovamente lapidata...)


Annalisa Recensione di Malacorda praticamente perfetta, mi ci ritrovo in pieno


message 10: by Emilio (new)

Emilio Berra Malacorda wrote: "Emilio wrote: "Penso proprio no faccia per me. Ci sono aggettivi sulla scrittura ("piatta"..."frettolosa"...) che me lo allontanano (ma confermano opinioni sul libro piuttosto diffuse).
In saggist..."


Sì, certo. Penso comunque possa giovare anche agli altri lettori esprimere la propria opinione ovviamente motivata 'fuori dal coro' .
Io stesso ho smitizzato decisamente P. Roth sollevando un po' di discussione. Ora vedo che non ero il solo a stupirmi dello stupore di molti per il 'mancato Nobel' .


Cristina Mosca a me non è rimasta la voglia di leggere il seguito ma ho apprezzato la ricerca fatta... mi sarebbe piaciuto poter visualizzare meglio i personaggi, ma mi rendo conto che il primo ottocento non dev'essere un periodo storico facile da ricostruire.


back to top