Roberto's Reviews > Canale Mussolini: Parte prima

Canale Mussolini by Antonio Pennacchi
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La campagna racconta la nostra storia

Ecco, tu vedi il Pennacchi in televisione con la sua scoppola, sorridi alle facezie e lo trovi simpatico. Simpatico il suo tono popolare e la passione politica. E pensi che sia un bel personaggio televisivo, tipico rappresentante di un basso Lazio forse non nobile, con tutti i suoi limiti. Ma forse invece no, quando poi il Pennacchi ti presenta questo po' po' di romanzo che rimette i puntini su alcune delle 'i'. Romanzo originale nello stile apparentemente semplice, appassionato e scorrevole, e che testimonia una parte importante della nostra storia. Lo fa dal basso, dalla parte della gente contadina che l'ha creata giorno per giorno con le proprie mani, ma l'ha anche subita nelle scelte fatte dall'alto.

Sono tre le chiavi di lettura importanti di questo racconto, che scorrono parallele e senza soluzione di continuità. E la prima è senz'altro relativa alla cultura contadina italiana tra le due guerre. I contadini della bassa ferrarese ed i loro vicini che ci raccontano della vita a mezzadria e poi nei poderi pontini, delle loro famiglie allargate e della loro cultura, dei rapporti tra le persone e dell'educazione dei bimbi, del loro lavoro quotidiano e di come la storia li toccasse tra un raduno in piazza per la fondazione dei fasci ed una guerra. Un mondo di valori e tradizioni, solidarietà e drammi, e di dignità. Il racconto da vicino e con profondità e dettaglio della vita di ogni giorno tra le mille mansioni da curare.

La seconda chiave è l'epopea della bonifica delle pianure pontine. Che ci riporta all'ultima grande opera pubblica di una qualche importanza. Il recupero di migliaia di ettari di terre coltivabili e la loro redistribuzione a gente che aveva bisogno di pane e lavoro, la fondazione sistematica di nuove città a partire da Littoria-Latina, e poi Sabaudia, Aprilia, Pomezia e via fondando. Laddove tanti prima avevano fallito, dai romani al regno pontificio a Napoleone, l'italietta povera delle sanzioni riuscì a prosciugare le paludi malsane, disboscare e dissodare nuove terre per un popolo allora costretto ad emigrare. Non una cosa da poco, raccontata anche qui dal Pennacchi con passione e ricchezza di dettagli.

Ed infine la terza chiave, la più delicata, che è il racconto del fascismo. Non il fascismo dei cinegiornali, ma quello nato in Emilia. Fatto di uomini, e quindi di buoni propositi ed ambizioni personali, fatto di avvenimenti pubblici e di vita paesana con le discussioni all'osteria. E che poi arriva in parlamento e prende il potere. E si prova a mantenere le sue radici popolari benché autoritarie, i suoi propositi sociali. E di come tutto ciò abbia influito sulla vita di ogni giorno ancora dal punto di vista delle campagne. Per poi trovarsi coinvolti ora nell'una ora nell'altra guerra per calcoli sbagliati, forse per quella sua essenza provinciale originale. Ed infine la narrazione della sua disfatta senza onore.

L'epopea della famiglia Peruzzi è quella dell'Italia contadina tra le due guerre, tempo di sconvolgimenti. Che affronta grandi imprese decise altrove, alcune riuscite ed altre fallite. Un'Italia che, come oggi, segue la corrente e cerca di trarne il meglio. Il buon Pennacchi non condanna il fascismo, e potrebbe essere grave, ma neanche lo esalta. Il suo racconto è cronaca personale, quella che ognuno di noi avrebbe vissuto se fosse nato in quei tempi. Un giorno alla volta, tra gente sostanzialmente perbene. La cronaca di una famiglia unita, di una terra pontina conquistata al nulla ed orgogliosa di ciò che è diventata, e di un regime specchio di un popolo che, oggi come sempre, è grande e misero insieme.
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Reading Progress

March 23, 2019 – Started Reading
March 23, 2019 – Shelved
March 30, 2019 – Finished Reading

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