Roberto's Reviews > Il partigiano Johnny

Il partigiano Johnny by Beppe Fenoglio
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Di quando c'era ancora da raccontare

Sono estremamente grato al fato che mi ha fatto incontrare Fenoglio e la vicenda di Johnny partigiano nelle Langhe nevose del 1944. Per più di un motivo, ma in particolare per la sue dimensioni storica, personale e letteraria.

In primis dunque per l'ambientazione storica, perché non conoscevo molte delle cose descritte, e forse altri con me. Come la divisione tra partigiani Badogliani 'azzurri' sbandati con l'8 Settembre e comunisti 'rossi' in attesa delle truppe titine e sovietiche da est, e le mille sfumature che li distinguevano. O la vita delle comunità di montagna e dei contadini isolati, combattuti tra i due fuochi di aiutare la causa dei partigiani, pur in un contesto di assoluta povertà, e di non venire troppo coinvolti di fronte ai fascisti pagandone le conseguenze. E le mille altre componenti di un quotidiano complicato, come il supporto e rifornimento delle forze alleate o la mediazione super partes dei prelati nello scambio dei prigionieri e finanche il mondo fascista, con quelli interiormente consapevoli della situazione e quelli convinti della vittoria, comunque avversari e non macchiette. Un mondo articolato, non sempre raccontato privo di retorica come qui.

Poi, per il travaglio personale vissuto da quegli uomini. In un mondo di sofferenza solitaria, intima e mai trionfale, Fenoglio ha questa capacità di descrivere uomini e luoghi così umanamente veri, affamati e sanguinanti, maleodoranti e putrefatti, e coinvolgerci nei loro processi fisici e mentali e farci capire e partecipare ai dubbi, ma anche alle convinzioni. Il percorso partigiano nasce dall'esigenza imprescindibile di combattere infine per una causa giusta. Non si sa bene come, non si sa bene cosa, ma ci si avvia e si affrontano le conseguenze della proprie scelte. Che possono essere, e sono, penose e sofferte, tra ristrettezze non solo materiali ma anche sociali, per chi come lui contadino non è, e che invece arriva a sentire fratelli uomini umili, ma come lui determinati nelle proprie scelte. Uomini che per queste saranno disposti a morire, in un percorso che non è e non sarà mai di gloria, ma un percorso dovuto che andava fatto.

Infine, dulcis in fundo, sono assurdamente grato al fato di avermi fatto incontrare la scrittura di Fenoglio. Un festival della finezza narrativa e descrittiva di natura e sentimenti e anche azione, tra i fuochi di artificio senza fine di neologismi e anglicismi (servono 40 pagine a Dante Isella nel suo saggio per elencarne l'assortimento), sapori e odori, paesaggi vivi di albe e tramonti, emozioni. E la rivelazione che Fenoglio fece a Calvino di scrivere in inglese prima che in italiano non fa che aumentare la mia ammirazione. Un inglese affatto povero, anche per me che lo conosco per averci vissuto, un inglese che in tempi di guerra non poteva certo essere 'parlato', ma derivava direttamente dalle sue grandi letture. Il risultato di questa elaborazione e contaminazione è una lingua diversa, viva e mutante, che è 'sentita' prima che scritta e da noi interpretata, una lingua emozionante e unica. Strumento infinito per descrivere uomini e anime nel loro triste cammino.

"...Némega appariva come etilicamente eccitato, certo consumando un tradimento contro se stesso, un puritano di inibizioni lucide e folli, atabagico, sinalcolico, asimpaminico."
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Reading Progress

September 8, 2017 – Shelved
September 8, 2017 – Shelved as: to-read
October 8, 2017 – Shelved as: on-hold
October 9, 2017 – Started Reading
October 26, 2017 – Finished Reading

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