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Alice disambientata by Gianni Celati
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5530740
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May 29, 2011

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bookshelves: 20th-century, italia, library, photography, postmodernism, europe, humour, criticism
Read from March 25 to June 21, 2009

Enrico Palandri, attualmente docente a Ca' Foscari, mi ha detto di non essere soddisfatto di questo libro. Lui era fra gli studenti del DAMS di Bologna che seguirono il corso di Celati del '77 sulla letteratura del nonsense, in primis su Lewis Carroll.
La Alice di Carroll era all'epoca un simbolo per tutto il movimento (da cui anche il nome di Radio Alice) & Celati era un critico acuto & attento.

Ristampato trent'anni dopo (v. copertina originale delle Ed. Quadrifoglio), il libro è un documento molto interessante di COSA si studiava in quei mesi concitati, ma anche di COME. Aver mantenuto l'impianto plurale e collettivo del discorso è a mio parere uno dei meriti di Celati, anche se paradossalmente il testo dovesse risentirne. In verità il testo è un po' sui generis: a tratti è ripetitivo, mentre alcuni punti sono concettualmente molto densi.

Molto belle le foto (la copertina non è tra le migliori). Alcune sono drammatiche, come i carri armati in città o la famosa ragazza con carabinieri, mentre altre sono impagabili, come gli slogan che sembravano tappezzare ogni superficie ("l'anima è la galera del corpo" ; "dichiaro lo stato di felicità permenente" ; "GIU' LE MANI DA RADIO ALICEEEEEEEE!").

Paradossalmente, se dovessi farmi firmare un libro da Celati, sceglierei questo.

Sull'epoca di questo libro

Dalla prefazione dell'autore:
L'allegria che ha cercato di farsi strada nel nostro libro deve sempre rinunciare all'idea di sapere come stato di coscienza, il sapere stagno da professionista patentato. E deve accettare questo modo slegato, pagliaccesco, con alti e bassi secondo i momenti. Perché la positività è sempre questione di momenti; è l'atmosfera, l'intonazione del momento esaltante o angoscioso, in cui si annuncia un'apertura mentale. L'adesione al movimento trascende ogni tipo di sapere, ogni forma d'interiorità, perché ci rimanda ad un avvenire al di là di noi; e mentre sospendo le ansie competitive, aiuta a pensare a una comunità possibile, senza "messaggi".

- Gianni Celati, novembre 2006
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