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1984 by George Orwell
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M 50x66
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Feb 01, 2011

it was amazing
bookshelves: classici, preferiti, inglesi, sfida-1001

"Raccontare deliberatamente menzogne e nello stesso tempo crederci davvero, dimenticare ogni atto che nel frattempo sia divenuto sconveniente e poi, una volta che ciò si renda di nuovo necessario, richiamarlo in vita dall'oblio per tutto il tempo che serva, negare l'esistenza di una realtà oggettiva e al tempo stesso prendere atto di quella stessa realtà che si nega, tutto ciò è assolutamente indispensabile."

Ebbene sì, finalmente sono riuscito a leggere il capolavoro della distopia inglese di metà novecento.
Per poter apprezzare a pieno questo romanzo, bisogna capire esattamente che cos'è e che cosa vuole dirci il suo autore. Perché se viene presentato come un romanzo che inneggia all'amore, che è più forte di qualunque dittatura, siamo completamente fuori strada. La storia di amore tra Winston e Julia è un puro e semplice accadimento. Qualcosa che non era previsto, ma che è comunque accaduto, senza riuscire a cambiare nulla: tanto più che non c'è alcun lieto fine.
Del resto, 1984 non è Fahreneit 451, non è V per Vendetta.
1984 dev'essere letto come un romanzo distopico ed un capolavoro di scienze politiche. E' un trattato di scienze politiche travestito da romanzo: se lo si accetta, lo si può apprezzare totalmente.
Che l'obiettivo primario di Orwell sia stato parlare di politica e non di amore, è chiaro: tutta la prima parte è dedicata alla descrizione del regime del Socing; la seconda parte, nella quale si sviluppa la storia d'amore, contiene la lettura del "libro": lunghe e lunghe pagine di questo immaginario trattato contro la dittatura. Può sembrare ostico, ma non lo è: Orwell traduce in parole povere una lunga tradizione mittleuropea di scienza politica. Pur non essendo mai esplicitamente citata, la nota "teoria delle elites" è praticamente il nucleo fondamentale del suo discorso.
E' questa lucida analisi della storia politica dell'uomo, animale sociale, che mostra la grandezza di Orwell: non la pura narrazione dei fatti (che pure appare molto semplice e asciutta, con un discreto narratore in terza persona ed una certa introspezione psicologica). Qui emerge l'Orwell politico, fine pensatore, opinionista, con le sue idee e le sue contraddizioni: è così sicuro del pericolo di una conquista del mondo da parte del socialismo, che il mondo di 1984 è diviso in tre grandi stati socialisti-totalitari. Ma a ben vedere di socialismo non c'è nulla: più e più volte viene detto che a iterarsi al potere è sempre la solita vecchia oligarchia (a questo punto mi chiedo che senso ha continuare ad abbracciare la bandiera dell'anticomunismo. Ma vabhé. A ognuno il suo).
Rimangono poi delle idee assolutamente geniali, pericolosamente geniali. Quando Orwell descrive tutte le strategie di controllo da parte del Partito, non lo fa per il puro piacere di fare fantapolitica. Il bipensiero, ad esempio, è un'intuizione assolutamente geniale. A distanza di più di mezzo secolo, non è difficile trovare ancora tracce di questo "bipensiero".
1984 è dunque, infine, un romanzo eterno: perché eterno ed universale è il suo messaggio.
Tutti siamo invitati a leggerlo: per non rimanere gli "ultimi uomini in Europa".
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