T4ncr3d1's Reviews > La banda dei brocchi

La banda dei brocchi by Jonathan Coe
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M 50x66
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Jan 29, 2011

it was amazing
bookshelves: inglesi

Istintivamente ci voltammo tutti verso la finestra e guardammo fuori, verso la spiaggia, e adesso quando ripenso a quel pomeriggio il mio ricordo più nitido è la luce che vedemmo, quel cielo da pittori, grigioazzurro come gli occhi di Marie e dei suoi nipoti, il colore di un dolore che non se ne andrà mai.

E' proprio vero: La banda dei Brocchi ha fatto per gli anni Settanta ciò che La famiglia Winshaw aveva fatto per gli anni Ottanta: un ricchissimo spaccato di società e vita inglese durante un decennio complesso, tra gusti musicali che cambiano, alternarsi di governi e l'inevitabile crescita degli adolescenti.
Se, però, il primo è un romanzo più orientato verso la critica sociale, con la creazione di tipi particolari dell'establishment inglese, La banda dei brocchi è molto più poetico e raffinato, qualcosa a metà tra il diario e il documentario. Non tanto per le scelte narrative e stilistiche, quanto piuttosto per la scelta di giocare con personaggi adolescenti: e l'adolescenza, si sa, ha con sé una poesia che difficilmente ci si toglie di dosso. Ci sono passi di una bellezza assoluta, così profondi e spontanei che non sembrano scritti dall'autore, non sembrano pensati, costruiti, no, sembrano uscire fuori direttamente dai personaggi stessi, tanta è la profondità e la densità della loro caratterizzazione. Una caratterizzazione certo non facile, fosse solo per la varietà di tipi scelti dall'autore: eppure egli riesce a muoversi benissimo tra personaggi così differenti, capaci, per questo, di rappresentare davvero il divenire di un'intera generazione. Qualcuno vi ha visto un romanzo di formazione, ma sarebbe riduttivo: forse, piuttosto, si potrà dire che sì, lo è, un romanzo di formazione di una generazione e di un intero paese.
Stilisticamente, questo romanzo non mi sembra assolutamente inferiore (come pure è stato detto) al raffinatissimo La casa del sonno, né tantomeno a La famiglia Winshaw; non ho dubbi di trovarmi dinanzi alla matura sintesi delle esperienze vissute dall'autore nei suddetti romanzi. Lo stile è ancora una volta brioso, pieno di arguzia, di raffinato humour british, ma Coe è anche capace di descrizioni bellissime che non si leggono dai tempi del Naturalismo francese, di passaggi di una liricità assoluta.
Magistrale, ed è quasi inutile dirlo, ormai, l'uso del tempo: Coe ne fa davvero quello che vuole, lo accorcia, lo salta, lo allunga. Procede spedito con una narrazione frenetica, a scatti, spinto dall'inquietudine di certi suoi personaggi, poi compie un salto temporale e infine rallenta il tempo, prendendosi tutte le pause che vuole, invitando il lettore a soffermarsi, lasciando decantare la dolce malinconia dei suoi personaggi.
Allo stesso modo Coe continua a giocare con le tecniche narrative, infarcendo il romanzo di lettere, passi di diari, e con gli spassosissimi articoli del giornalino scolastico cui partecipano i personaggi; la musica è poi una presenza costante, con citazioni dirette o indirette. C'è però una parte in cui Coe raggiunge veramente il culmine massimo: Un sottobicchiere verde è il titolo della terza parte del romanzo, un lunghissimo flusso di coscienza che precede il brevissimo epilogo, un vero e proprio omaggio a Joyce, a ben vedere, tanto più che l'Ulisse viene addirittura citato direttamente.
Insomma, io ormai non ho dubbi: Jonathan Coe è il grande narratore inglese contemporaneo.
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Reading Progress

January 29, 2011 – Shelved
February 22, 2011 – Started Reading
February 23, 2011 –
page 107
28.08%
February 26, 2011 –
page 317
83.2%
February 26, 2011 – Finished Reading
February 27, 2011 –
page 380
99.74%
February 27, 2011 – Shelved as: inglesi

Comments (showing 1-2 of 2) (2 new)

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Plch avendo letto un po' di ishiguro ed essendo passata dall'irritazione all'ammirazione, penso che molti dei suoi personaggi si perdano dietro a problemi secondari, futilita'... e credo che sia proprio voluto, dopotutto non fa cosi' la maggiorparte della gente?


T4ncr3d1 Immagino che questo commento andasse alla recensione di Non lasciarmi, non di Coe! XD
Ad ogni modo: voluto o meno, credo che dei cloni creati solo per fare da pezzi di ricambio debbano interrogarsi sul significato della (loro, ma non solo) esistenza, anziché perdersi dietro a futilità. A meno che Ishiguro volesse dirci che sono come le personali "normali". Il che contraddice l'intero romanzo.
E poi, sì, magari anch'io mi perdo dietro e futilità varie, ma non sono solo questo, la vita è ben altro...


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