Strano, piccolo romanzo di un autore che non conoscevo affatto.
Alvaro sfida il demonio, gli esiti saranno imprevedibili.
Sebbene la prosa settecentesca di Cazotte risulti vagamente piatta e un po' stucchevole il romanzo offre alcuni spunti interessanti. C'è un gradevole senso di mistero in tutta la vicenda dato dal dubbio sulla vera identità di Biondetta. Sappiamo da subito chi sia, ma il diavolo è ingannatore, e come riesce ad ingannare Alvaro così riesce a confondere noi. Belzebù come maestro dei travestimenti, come meta idilliaca che ci attrae e ci illude, come promessa di una conoscenza superiore. Ed è questo, in fin dei conti, il grande inganno, il grande miraggio: l'uomo vuole sapere, vuole avvicinarsi alla conoscenza anche se proibita, anche se raggiungerla vuol dire perdersi per sempre. Come Eva, come Icaro, come Faust, così Alvaro. Anche Cazotte seguì il suo miraggio e rimase scottato, non dal diavolo ma dai gesuiti che lo avevano istruito, come per ricordarci che il divino ed il maligno non sono che facce della stessa medaglia. Il romanzo ebbe grande successo grazie alla convinzione che Cazotte, vicino alla cabala ed alla teosofia, avesse occultato nel romanzo insegnamenti misterici. L'autore si riunì alla sua personale Biondetta salendo i gradini della ghigliottina nel 1792.
Voto: 6,5