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Generation Golf #1

Generation Golf: Eine Inspektion

Book by Illies, Florian

217 pages, Hardcover

First published January 1, 2000

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About the author

Florian Illies

41 books245 followers
Florian Illies ist ein deutscher Journalist, Kunsthändler, Kunsthistoriker und Buchautor. Ab Januar 2019 war er geschäftsführender Verleger des Rowohlt Verlags.

Author Florian Illies has worked as culture editor for major German newspapers and magazines, and is a co-founder of "Monopol" a magazine for art, literature and lifestyle.

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Community Reviews

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1 star
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Displaying 1 - 26 of 26 reviews
Profile Image for Meike.
Author 1 book5,751 followers
August 8, 2021
Das ultimative "okay, Boomer"-Dokument: Illies stellt seine Generation als einen Haufen oberflächlicher, markenverliebter, neoliberaler, wohlstandsverwahrloster Vollidiot*innen dar und lässt uns darüber im Unklaren, ob er das jetzt ernsthaft positiv meint, seine Ausführungen für Soziologie hält oder zumindest halbwegs in den Bereich der Satire gehen will. Das ganze Dilemma kommt in der berühmten Passage zum Ausdruck, in der er Faserland für bare Münze nimmt und das kritische Potential in Krachts Roman einfach unter den Tisch fallen lässt: Ja klar, der einsame, alkoholabhängige, selbstmordgefährdete Protagonist genießt die Konsumgesellschaft der 90er, schon klar. Das sowie das Geschwafel über Nadeln in Hemden, die Lust an der Konformität und die Ästhetik von Schriftzügen auf Benetton-Pullovern etc. kann der Illies doch wohl nicht ernst meinen?!?!

Unfassbar, dass dieses Buch noch heute diskutiert wird. Wenn ich ein Boomer wär, dieses Machwerk würde mich die Wände hochtreiben.
Profile Image for Steffi.
1,154 reviews287 followers
March 23, 2010
In einigen Episoden habe ich mich auch wieder erkannt (z. B. wenn es um Fernsehserien geht, mit denen wir aufgewachsen sind), aber vieles ist doch sehr überzogen und verallgemeinernd. Und diesen Hang zu Teilnahmslosigkeit möchte ich keiner Generation ohne Ausnahme zuschreiben, auch wenn diese Wahrnehmung in der Tendenz nicht komplett falsch sein mag.
Profile Image for Liedzeit Liedzeit.
Author 1 book126 followers
March 20, 2018
Ganz flott geschrieben, aber doch über eine mir fremde Generation. Außerdem auf eine dumme Art anbiedernd. Das geht auch durch Witz, der letztlich doch nur den Zweck hat, die Eitelkeit zu untermauern.
Profile Image for Camille ✨.
24 reviews
June 17, 2023
von einem weißen Altem cis Mann für alte weiße cis Männer geschrieben
Profile Image for Svalbard.
1,182 reviews71 followers
September 25, 2026
Leggendo quanto è stato scritto a proposito della saggista e giornalista tedesca Jana Hensel e del suo libro sui tedeschi che trascorsero l’infanzia la prima giovinezza nella DDR, “Zonenkinder”, ricorreva spesso la menzione di un altro libro quasi coevo, “Generation Golf”.

Questo volume, pubblicato nel 2000 da Florian Illies, un giovane scrittore tedesco dell’Ovest, era stato un po’ il contraltare e la motivazione per cui la Hensel decise di scrivere il suo. In effetti ci sono parecchie similitudini tra i due volumi: una scrittura a metà strada tra il saggio, il memoriale e il romanzo; l’uso del “noi”, ovvero parlare a nome di una generazione; e, in più, un evidente senso dell’umorismo, il raccontare la vita dei giovani tedeschi degli anni 90 in modo quasi divertente. E’ vero, si parla di una vita fatta di benessere, marche di prodotti, moda, sport, tempo libero e poco altro; quindi sostanzialmente una sostanziale vacuità e mancanza di obiettivi. Ma lo si fa sempre col sorriso sulle labbra, col sottotesto che in fondo questa vita di consumi e di divertimenti non è poi così male.
La cosa più sconcertante, comunque, è il fatto che della DDR e della riunificazione non si parli praticamente mai: la Germania è e rimane l’opulento Ovest. Alla DDR ci sono solo un paio di accenni di sfuggita, uno riferito alla generale mancanza di stile degli Ossis; e posso presumere che forse sia stato proprio questo che abbia fatto incazzare la Hensel e l’abbia convinta della necessità di prendere la penna in mano e raccontare la sua versione della storia (Zonenkinder è del 2002).

In effetti, come mi aspettavo, i motivi del successo di “Generation Golf” si spiegano in fretta: parla di un mondo che ai suoi lettori - i giovani tedeschi degli anni 90, e anche quelli venuti prima, in cerca di motivazioni e spiegazioni - sarà sembrato immediatamente comprensibile. E’ molto assolutorio: non abbiamo più bisogno né voglia dell’impegno ecologico e politico dei nostri fratelli maggiori, definiti generalmente “sessantottini” (termine curioso visto da qui, dato che lo spirito del ‘68, in Italia, all’epoca era ormai morto e sepolto anche dalle frange progressiste della società); il benessere, se non proprio la ricchezza, sono una bella cosa; il culto del corpo e del divertimento sono valori positivi.

A proposito dei bei vestiti: “Abbiamo mostrato a tutti che ciò che conta è concentrarsi su se stessi, sull’automobile e sui vestiti. I miei fratelli maggiori, quando avevano abiti nuovi, dicevano sempre di averli ricevuti dalle nostre cugine, che ormai erano cresciute troppo per indossarli. Siccome cugine e cugini avevano fama di essere piuttosto eleganti, era molto credibile: quei vestiti sembravano sempre nuovi”. (...) “I motti sono: avere un gusto particolare è sempre costato un po’ di più. Oppure: non possiamo permetterci di comprare cose a buon mercato”.

A proposito dell’individualismo: “L’importante, ci dicono questi slogan, è che io stia bene. Oppure: se ciascuno pensa a sé, nessuno viene dimenticato. E se sto male, devo cavarmela da solo: dopotutto ormai ciascuno, come scriveva Brigitte, è una «Ich-AG», un’impresa di se stesso”.

A proposito dell’impegno e del conformismo: “Compriamo volentieri oggetti di qualità, ma non ci piace sentirci dire in anticipo che, acquistandoli, salveremo la Terra e arresteremo il generale declino dei costumi”. (...) “In realtà, già a ventitré anni conduciamo la vita che i nostri genitori conducono a quarantacinque. La cosa strana, probabilmente, è che non ne siamo infelici. E che, nonostante questo, rimaniamo eternamente infantili. «Un tempo tutto era peggiore, almeno per quanto riguarda i consumi», dice la pubblicità della nuova Golf. Vale per molte cose. Prima di tutto, naturalmente, proprio per le automobili. La domanda «Quanto consuma?» è però quasi scomparsa. Di una macchina nuova si chiede piuttosto: «Quanto è veloce?». Oppure: «È bella?». Il fatto che non si domandi più quanto consumi dipende anche dall’indebolimento della coscienza ecologica. Mio fratello maggiore trasportava davvero i rospi da una parte all’altra della strada e imprecava perché gli esseri umani, costruendo le loro strade, impedivano loro di raggiungere i luoghi di riproduzione. Io già allora imprecavo perché i rospi sulla carreggiata mi costringevano a rallentare. Di conseguenza, a un certo punto, tutto questo smise di interessarci. Se allora avessimo creduto ai nostri insegnanti di biologia, oggi, a causa della moria dei boschi, non dovrebbe esserci più una sola quercia in tutta la Germania, e l’Australia sarebbe bruciata da tempo perché il buco nell’ozono continuava ad allargarsi senza pietà. Ascoltavamo sempre nuove notizie catastrofiche e così, prima o poi, decidemmo di non interessarcene più”.

A proposito dei rapporti tra sessi: “Dapprima pensavamo tutti che, al posto dell’atteggiamento da macho, fosse richiesto l’uomo sensibile; poi ci accorgemmo che neppure questo era ciò che le donne volevano. Per il momento regna lo smarrimento: ciascuno continua a fare come prima, ma ogni tanto lava i piatti un po’ più spesso”.

A proposito della riunificazione; anche questo, poi, deve aver fatto incazzare la Hensel non poco: “E commentiamo la fine della DDR con la campagna pubblicitaria della Wirtschaftswoche: «Ogni fusione ha i suoi perdenti». Siamo davvero terribili”.

A proposito della tolleranza: “Anche la tolleranza è, certo, un valore che teniamo in grande considerazione. Dopotutto, fin dalla prima giovinezza i manifesti di United Colors of Benetton ci hanno insegnato che anche i neri e i cinesi sono persone simpatiche. Il problema è che da allora crediamo anche che neri e cinesi siano simpatici soltanto quando indossano abiti Benetton. Per il resto, purtroppo, ci sono indifferenti. La tolleranza della nostra generazione confina quindi spesso con l’ignoranza”.

La citazione della Benetton, poi, come di una caterva di altri prodotti italiani generalmente legati alla moda e allo stile, risveglia un pensiero latente: ma noi, in Italia, abbiamo avuto un equivalente della generazione Golf?

La risposta è sì. Ma non nello stesso momento: la Generation Golf noi la avemmo negli anni 80, e fu quella che da noi venne generalmente definita generazione degli yuppies, dei paninari o dell’edonismo reaganiano, comunque perfettamente identificabile per quelli che all’epoca c’erano e ne furono protagonisti o testimoni. Basta con l’impegno politico ed ecologico, viva l’individualismo, viva le marche e lo stile, viva la bellezza e la velocità, viva anche un certo conformismo sociale (per dire, e per un breve periodo, terminò la stagione delle convivenze e tornò quella dei matrimoni precoci e della pianificazione familiare, proprio come raccontato da Illies per la Germania). Come al solito e per tante cose, l’Italia arriva prima. Con qualche differenza: da noi la stagione precedente, com’è noto leggendo anche libri come “Ali di piombo” di Concetto Vecchio, era stata segnata da una violenza politica oltre ogni limite (in Germania avevano avuto la Baader-Meinhof, ma al confronto con quello che succedeva in Italia è ben poca cosa - a parte gli isterismi dei giornali Springer, ben sbertucciati da Heinrich Böll), e quindi l’edonismo non reaganiano ma craxiano era anche stato un modo di tirarsi fuori da quella stagione, di rifuggirne eccessi che non erano stati solo politici ma anche criminali. Peccato solo che era un benessere e un successo artificioso, costruito non sulla base di un’economia solida bensì drogata dal debito pubblico. Tanto è vero che gli anni Novanta, proprio quelli raccontati da Illies come la stagione dell’opulenza, furono in Italia quelli della crisi, del brusco risveglio, di Tangentopoli (peraltro onda lunga della caduta del muro) e poi di Berlusconi, che promise il perpetuarsi del sogno, come si è visto, su basi abbastanza aleatorie.

Resta da rispondere a una domanda: quale fu l’auto simbolo di quella nostra generazione?
Ci ho pensato, e la risposta è paradossale.
Non può essere stata la Panda prima serie, auto troppo economica e da fricchettoni (per quanto capolavoro di funzionalità) per poter diventare un simbolo di benessere che scivola verso la vera e propria ricchezza.
Non può essere stata la Uno, macchina “universale” e “familiare”, molto più confortevole della Panda (tra l’altro Illies racconta che su entrambe queste auto aveva fatto scuola guida, e aveva anche lui rilevato quanto la seconda fosse meglio della prima) ma troppo comune, non abbastanza percepibile socialmente come simbolo generazionale: era la macchina di tutti, non di alcuni.
La macchina della Generation Golf italiana fu proprio… la Golf. Carissima ai paninari, disegnata anch’essa da Giugiaro, proprio come la Panda, aveva quelle caratteristiche di aggressività meccanica di cui probabilmente i tedeschi, abituati alle loro autostrade senza limiti, manco si accorgevano, ma che ai giovani italiani faceva parecchio gola; il prezzo più alto delle equivalenti italiane (forse tale solo in Italia per via di dazi d’importazione, chissà) ne faceva un veicolo non per tutti, quasi moderatamente “di prestigio”. Vista di qui, quindi, la macchina perfetta per arrivisti non ancora arrivati; i quali, quando e se fossero arrivati, si sarebbero comunque rivolti a ben altre auto.

In sostanza un libro interessantissimo e divertente, che dice molto anche agli italiani, avendo l’accortezza di portare indietro l’orologio di un decennio, e che spiace non sia mai stato tradotto nonostante il successo. Tra l’altro, quelli di stile e moda non sono gli unici riferimenti alla cultura italiana, vi sono molte riviste “di stile” di cui all’epoca si pubblicava anche un’edizione tedesca (tra le altre Max e Amica), e si nomina Susanna Tamaro tra le scrittrici preferite dalle lettrici di “Brigitte”, rivista in questo caso non pubblicata in Italia, almeno non con questo nome (che se l’avessero tradotta con “Brigitta” sarebbe stata una pessima pubblicità, data l’assonanza con la tardona inutilmente e disperatamente innamorata di Paperon dè Paperoni).
Profile Image for Armin.
1,276 reviews34 followers
May 14, 2014
Bei aller Brillanz und gerade wegen seiner Oberflächlichkeit ein ganz hervorragendes Zeitdokument. Die Abrechnung mit den Umständlichkeiten der 68er ist wirklich gelungen,
die Selbstdarstellung herrlich selbstkritisch bis entlarvend.
Großartig formulierte Oberflächlichkeit, die erste Hälfte war das Buch eher auf Vier-Sterne-Kurs, aber Zeitzeugnisstatus hin oder her, die zweite Hälfte enthält doch etlichen Flachsinn, den man eher in einem zweiten Teil vermutet hätte.
81 reviews
March 19, 2019
Ich hatte schon viel von dem Buch gehört und es durch Zufall in die Hände bekommen. Es hat mich auf jeden Fall interessiert, weil ich ebenfalls dieser Generation angehöre. Es hat viel Spaß gemacht, sich in vielen Passagen wiederzufinden und auch, Parallelen zu entdecken bei anderen Gleichaltrigen. Fast finde ich es trotz des ausgezeichneten Unterhaltungswertes etwas zu negativ. Aber es ist viel Wahres zu finden.
Profile Image for Tatjana.
16 reviews
March 3, 2026
Expected a bit more of this book. I got stuck on Page 45. It seems indeed to be more of a list of favorite toys and accessories rather than a story that plays in the 1980s. Saving the rest for a very cold winter night.

Hier nochmal in Deutsch. Ich hatte hohe Erwartungen, auch weil dieses Buch in seiner Zeit so populär war. Kann mich allerdings den Vorrednern nur anschließen, es ist etwas ermüdend nur Aufzählungen von Markenartikel anstatt eines roten Fadens in Form einer Geschichte zu lesen. Deshalb bin ich auf Seite 45 erstmal ausgestiegen. vielleicht tut das dem Buch Unrecht, aber ich will mich dann doch nicht durch quälen. Dafür hab ich noch zu viele Alternativen, die ebenfalls gelesen werden wollen.
44 reviews1 follower
October 1, 2020
Nach der Lektüre von Leif Randt „Allegro Pastell“ lag es nahe, die 20 Jahre alte „Kult“beschreibung meiner Generation wiederzulesen. Damals hatte es mich begeistert, heute reicht es nur noch für 3 Sterne. Woran das liegt? Ich weiß es nicht, vielleicht daran, dass sich die Generation Golf wider Erwarten doch noch weiter entwickelt hat, und zwar ziemlich heterogen.

Dennoch alles in allem immer noch ein lesenswertes Buch, das die Generation 1965-1975 in ihren Anfängen gut beschreibt.
Profile Image for Readergirl.
40 reviews1 follower
Read
October 11, 2023
Mir persönlich erschien die Handlung eher wie eine wahllose Aneinanderreihung von Kindheitserinnerungen des Autors. Ich finde es zwar interessant, welche Gemeinsamkeiten es zwischen der Generation Z und der Generation Golf gibt, aber ansonsten kann ich mir diesem Buch nicht viel anfangen. Wahrscheinlich liegt es einfach daran, dass ich zu jung für dieses Buch bin - deswegen kann ich es auch nicht mit Sternen bewerten.
37 reviews
October 14, 2024
nicht lesenswert. Der Autor versucht seine Generation zu analysieren. Sehr banal, oberflächlich und ohne wirkliche Gemeinsamkeiten innerhalb der Generation. Einzig spannend für mich, die Angaben von kulturellen Dingen und Alltagsgegenständen, die ich auch noch alle kenne. Teilweise bin ich ein bisschen in der Vergangenheit geschwebt.
This entire review has been hidden because of spoilers.
17 reviews
May 18, 2021
Das Buch beschreibt die Generation treffend und auf eine humorvolle Art und Weise. Die erste Hälfte des Buch hat mit gefallen zu lesen. Irgendwann war es mir jedoch zu viel mit der Betonung von Marken etc. Den 2. Teil des Buches habe ich persönlich als anstrengend zu lesen empfunden.
Profile Image for Felix Bismuth.
6 reviews
June 5, 2026
alter mann (damals 29) schüttelt schimpfend seine faust gegen die wolken (frauen)
Profile Image for Stef.
53 reviews4 followers
July 26, 2012
Bei manchen Filmen sieht man die Vorschau und denkt "Wow, der ist witzig" und stellt dann hinterher fest, dass man leider in besagter Vorschau bereits alles Witzige gesehen hat. So ähnlich war es mit diesem Buch - die Zitate, die in Besprechungen vorkamen, die waren komisch und führten mich in die Zeit zurück - fast alles übrige fand ich lahm, einseitig und oberflächlich, und vor allem sehr überheblich.
Profile Image for Thomas.
33 reviews
December 8, 2007
Well observed and true to life. Of course there is no real need to read it, considering that there's nothing new or surprising in there. Still, a pleasant read (and maybe those twenty years older or younger than Illies actually find the book enlightening when it comes to their dealings with today's thirty/fourty-somethings...
Profile Image for Unentschieden.
94 reviews5 followers
March 7, 2015
Es ist manchmal auch ein bisschen lustig. Im Grunde werden hier - zumindest in der Hörbuchversion - fast nur Konsumartikel aufgezählt. Ja, ja, "Wetten dass,...?", hihi, Eduard Zimmermann hihi, Monchichis hihi, usw. Wenn man das Bedürfnis hat eine Generation zu beschreiben, gäbe es ja auch noch andere Zugänge.
Profile Image for Banikoe.
214 reviews1 follower
January 18, 2021
Sehr enttäuschend. Echt jetzt? So oberflächlich, anbiedernd, verachtend, kosumgeil, die Witze sind nicht lustig. Da bin ich froh, das ich trotz gleicher Generation, meine Kindheit / Jugend doch ganz anders war.
Profile Image for Alexandra.
103 reviews59 followers
December 10, 2006
Illies describes the German generation Golf, people who are in the beginnings of their 30ies now. Aaah. Lovely to remember all the TV-series from when I was a little girl. Very funny book
Profile Image for Peggy.
35 reviews
October 5, 2012
funny, but no must read. maybe i i am a little too young.
Displaying 1 - 26 of 26 reviews