Degli aeroporti di Berlino, Tempelhof è sicuramente quello che ha la storia più lunga ed intensa. Nacque praticamente con la nascita dell’aviazione, o poco dopo, come campo di volo; sulle sue piste vide la luce già negli anni Venti la Luft Hansa (poi Lufthansa), la compagnia aerea tedesca; negli anni Trenta venne costruito l’immenso edificio razionalista dell’aerostazione, modernissimo nella sua struttura, che incorporava in un unico corpo di fabbrica terminal passeggeri, hangar e perfino officine per l’assemblaggio dei velivoli. Da Tempelhof ebbe luogo il mitico ponte aereo, che assicurò alla Berlino Ovest isolata del dopoguerra i rifornimenti di carbone e generi alimentari necessari per la sua sopravvivenza. In effetti Tempelhof era solo uno dei quattro aeroporti berlinesi, quello del settore statunitense; poi c’erano Gatow per il settore inglese, Tegel per quello francese e Schönefeld per la Berlino capitale della DDR. Decisamente troppi per una città che ormai ha superato l’anomalia della divisione in settori, e che, sebbene capitale della Germania federale, è priva di una potenzialità industriale ed economica tale da giustificarne l’esistenza. Per cui Tempelhof è stato chiuso nel 2008, tra accese contestazioni e nonostante la valanga di no emersi in un referendum consultivo; peraltro anche Tegel, attualmente l’aeroporto più importante di Berlino per quantità di traffico, seguirà la stessa sorte (Gatow è già stato chiuso da molti anni) e rimarrà solo Schönefeld, attualmente dominio delle compagnie low cost; il più lontano dal centro, ma anche il meglio collegato sia a Berlino città che alla regione circostante. Su consiglio di un’amica berlinese sono andato a visitare Tempelhof, che nell’attesa di essere ridestinato è stato trasformato, per quanto riguarda l’area delle piste, in un originale parco pubblico (caso mai, a Berlino, ce ne fosse stato bisogno…), e ho provato l’ineffabile piacere di percorrere in bicicletta le piste di rullaggio e di decollo, ora prese d’assalto da sportivi d’ogni sorta. Difficile immaginare, invece, in che modo potrà essere riutilizzato l’immenso edificio dell’aerostazione, ovviamente (e giustamente) intoccabile per vincoli storico-architettonici e ora un po’ triste, ancora con i cartelli che orientavano i passeggeri in partenza e in arrivo ma deserto, e con il suo emiciclo che racchiude il (peraltro bruttissimo) monumento alle vittime del ponte aereo. Questo bel libro illustrato traccia la storia di Tempelhof, a partire da “quei pazzi temerari con le loro macchine volanti” per arrivare al referendum che ha cercato di impedirne la chiusura, passando attraverso la guerra, il ponte aereo, gli anni della Berlino divisa e le stagioni del cinema e della moda.