Leggere questo libro ha fatto davvero male, perché non c'è niente di più brutto che sapere che sarà l'ultima volta che incontrerai tutti quei personaggi che hai amato per tanti anni.
Di protagonisti "uccisi" dai propri creatori, nella letteratura gialla, ce ne sono un sacco (a cominciare da Sherlock Holmes), ma se l'autore è vivo, puoi ancora sperare che cambi idea (come fece, appunto, Arthur Conan Doyle, anche se praticamente costretto); quando l'ultimo volume viene pubblicato postumo, invece, l'amarezza è ancora più grande, perché sai che è finita davvero.
Sono anni che Camilleri voleva mettere fine alle avventure di Montalbano, ma il personaggio l'ha sempre convinto a non farlo. E, conoscendo la perseveranza del commissario, la cosa non mi stupisce. Per anni - dacché ho saputo dell'esistenza di questo titolo - mi sono chiesta come Camilleri avrebbe posto la parola fine e ho sempre avuto paura che lo uccidesse, come la Christie ha fatto con Poirot.
Se il finale presentato fosse stato di un altro autore, avrei pensato che fosse impazzito; e invece, in questo caso, mi è parso l'unico possibile.
Che per Camilleri Montalbano non sia un personaggio solo su carta, ma una persona quasi reale, lo sappiamo da tempo. L'autore non ha mai fatto mistero di questa cosa, come anche ha sempre ribadito che ama la serie come prodotto a se stante, slegata dai romanzi da cui sono tratti, pur avendo una trama tutto sommato identica. Inoltre, già negli Arancini di Montalbano l'Autore scrisse un racconto intitolato Montalbano si rifiuta in cui il commissario, ad un certo punto della narrazione, gli telefona e gli dice che non ha intenzione di continuare a seguire la storia e, appunto, si ribella.
Trovare in questo romanzo l'Autore come personaggio, quindi, non è stata una sorpresa. Più andavo avanti nella lettura, più mi sono resa conto che, in realtà, questo romanzo è semplicemente quello che avveniva nella testa di Camilleri ogni volta che scriveva di Montalbano: da una parte c'era lui, che aveva delle idee; dall'altra c'era il personaggio, che andava per la sua strada e spesso si scontrava con il piano originale dello scrittore.
La scelta narrativa mi ha divertita tantissimo, in primis perché io amo queste storie in cui autori e personaggi si identificano; in seconda analisi, perché anche io scrivo e quello che ho letto in queste pagine l'ho vissuto centinaia di volte in prima persona. E vi posso assicurare che il personaggio vince sempre. Ed è in fondo quello che avviene anche in questo romanzo: perché Montalbano, alla fine, non ci sta, ed è lui ad avere l'ultimissima parola sulla sua ultima storia.
Sul giallo in sé non ho molto da dire, proprio perché rientra nei tipici gialli di Montalbano; insomma, sarebbe stato un romanzo come tanti altri della serie, se non fosse stato per la presenza dell'Autore. Quello che mi è dispiaciuto un po' è che non ho potuto dire addio proprio a tutti: mancava Mimì, per esempio (non che sia mai stato il mio personaggio preferito, ma va beh) e mi sarebbe tanto piaciuta un'apparizione anche di Inge.
Che altro aggiungere? Vorrei continuare a scrivere all'infinito, pur di non dire veramente addio a un autore, e a dei personaggi, che mi sono entrati nel cuore fin dalla prima volta che aprii la prima pagina del Giro di boa e rimasi completamente spiazzata dalla lingua che vi trovai, ma purtroppo anche le cose belle prima o poi finiscono.
Addio Maestro, e grazie per i bei momenti che ci hai regalato.