24 ore di silenzi, ambiguità, discussioni, tradimenti, complotti, manipolazioni. Ma anche insospettabili afflati ideali (Bottai). La politica in tutta la sua forza narrativa, romanzesca, in tutta la sua drammaticità. La storia di uomini che nonostante la loro inettitudine, la loro essenza criminale, sentono tuttavia il rintocco del destino, si decidono ad agire. Da lì le conseguenze inintenzionali, nemesi per eccellenza di ogni spirito totalitario, di ogni pianificazione. E poi un uomo finito, un genio della politica, un mostro del novecento aggrappato alla sua torre d’avorio, deciso infine a mollare la presa ed affrontare l’abisso sotto i suoi anfibi. Un “cadavere vivente”. Il suo contegno, i suoi vecchi trucchi da puparo, il teatro di un’ultima, lugubre riunione nel cuore della notte, nel cuore di una Roma lontana ed ostile, che aspetta con ingenua speranza il farsi di un nuovo corso. Una storia così è fiction di alto livello, è narrazione. C’è tutto sugli uomini, su quel che siamo stati, su quel che siamo e su quanto di peggio possiamo esprimere.