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A rotta di collo
C'è una forma di resistenza ulteriore nel rifiuto stabile all'appartenenza. C'è in questa recalcitrante adesione a se stessi o a quel poco che resta tra le dita - il ricordo di un terreno di gioco infantile "ilmiocampo", sensazioni, una passione comune quanto inoffensiva, l'idealizzazione mitica di un professore universitario- mentre il resto tutto il resto sfugge come una manciata di sabbia, c'è in questo resistere una prova di valore, solitaria e cocciuta, tenacemente tenuta lontana da compiaciute esibizioni e anzi dominata da una svagata leggerezza, una ironia delicata e salvifica. Questa resistenza è il tratto saliente del protagonista del romanzo di Aiolli, un tratto dissimulato sotto l'abito di una pseudo e instabile medietà che muove al sorriso e al tempo stesso commuove."Una cosa in cui non mi sono mai identificato: la mia generazione" questo dichiara il trentenne protagonista di A Rotta di Collo che si sottrae a generi - e generazioni- ideologie, stili di vita filosofie esistenziali , look e insomma tutta la chincaglieria etichettata variamente diffusa e più o meno condivisa. Non per niente si chiama Elio e, volatile ed elusivo quanto il suo nome suggerisce, non si lascia afferrare facilmente. A un anno di vita ha perso i genitori morti in un incidente d'auto ma l'adozione di un vecchio amico dei suoi elettosi a nonno lo sottrae all'orfanotrofio. Più tardi manca la laurea in architettura, per soli quattro esami, e finisce per trovare lavoro come grafico in un'agenzia pubblicitaria da manuale in cui lo spirito finto democratico dei brain.storming creativi è parecchio smentito dal real-autoritarismo di capi quali Sua Altezza e Iena Ridens, che hanno, va precisato, un modello di riferimento celeste in Cesare Romiti e nel suo leggendario scegliere i collaboratori sulla base della foggia e qualità delle loro scarpe. Anche il capitolo delle donne- compagna, fidanzata, amante, moglie?!?- produce in Elio una specie di momentaneo fuoco sotto i piedi. Finchè la sua strada non incrocia quella di Giovanna. Incontro fatale, colpo di fulmine, morte improvvisa accidentale della bella e misteriosa amante dopo soli due mesi di passione. Ma la morte di Giovanna non è accidentale quanto appare sulle prime ed Elio suo malgrado finisce impigliato in una fitta matassa di fatti e personaggi che lo portano come in una faticosa gara ciclistica fino al traguardo finale della inattesa soluzione. Questa è tuttavia una metà del romanzo perché un altro romanzo corre parallelo a questo inanellarsi di eventi e personaggi ed è quello vissuto attraverso una creazione immaginaria e parallela del personaggio di un fumetto che Elio va disegnando tavola dopo tavola. Zampe è il suo alter ego un orso-uomo goffo e ineffabile, personificazione della passione di Elio per il ciclismo e i suoi grandi protagonisti le storiche vittorie le stagioni di gloria e di sconfitta. Il ciclismo è anche in certo modo il simbolo stesso dell'eroe solitario e umile chiuso nel suo sforzo dannato e glorioso verso il traguardo. E questo libro è in fondo anche un modo per innalzare una lode letterale e letteraria ma anche metaforica alla bicicletta. Sia dunque lode alla bicicletta e ai suoi cavalieri che sulla dura sella volano, sudano arrancano e ancora volano, a rotta di collo verso un traguardo meno, molto meno visibile di quelli che ondeggiano tesi tra due ali di folla vociante al culmine di un valico di montagna o al fondo di una vertiginosa serie di tornanti in picchiata. Lode a Zampe fumetto di Elio che alla fine troverà qualcuno disposto a pubblicarlo, e alla sua bicicletta "ircocervo di medioevo e di futuro anteriore, linearità e barocchismo, funzionalità e art déco." Il romanzo di Aiolli è in effetti una corsa a tappe spesso in salita e a volte planante in leggere e irresistibili volate. Il lettore trainato da una scrittura vivace e svelta ma anche esattissima e sapiente, è trainato in avanti irresistibilmente, e nella mancanza quasi totale di riferimenti noti e riconoscibili viaggia come un esploratore per i sentieri di questo bel libro colmi di personaggi e scene originali annotazioni intelligenti e ironiche, colpi di scena e ribaltamenti imprevedibili, molto divertimento divertimento e uno spirito dissacratorio che non ha nulla di scontato o prevedibile.
212 pages, Paperback
First published January 1, 2002
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Community Reviews
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February 1, 2013
Come epigrafe del suo secondo romanzo, lo scrittore fiorentino ha scelto una frase lapidaria di Friedrich Dürrenmatt: “Soltanto la commedia è adatta a noi”. E nella quarta di copertina si afferma che A rotta di collo è “una commedia amara e divertente”. Ebbene, si dovrebbe aggiungere che Aiolli ha trasportato nel romanzo nient’altro che la commedia all’italiana; non quella che si trascina stanca e fiacca nel nostro cinema più o meno giovane, ma quella ben costruita e vitale che faceva grande il nostro cinema una trentina d’anni fa.
La vicenda di Elio Gobbò, aspirante fumettista e creativo insoddisfatto, è infatti una veloce, sarcastica e ben scritta commedia all’italiana, che in un seguito di scene grottesche e ben incastrate (e l’intreccio a orologeria, con tanto di malintesi a catena, è tipico della commedia) va a toccare molte facce più o meno sgradevoli dell’Italia di oggi. Al cinema di quelle belle commedie di una volta non se ne vedono più; ma per fortuna quella forma è ricomparsa miracolosamente nella letteratura, e non si può non esserne contenti. Anche perché il libro di Aiolli è un piacere da leggere − anche e soprattutto per i piccoli virtuosisimi stilistici che l’autore ci regala a piene mani (valga per tutti la decostruzione della retorica ciclistica di De Zan père che apre il romanzo).
Ma va anche detto che la trama di A rotta di collo è una e bina: dietro la commedia all’italiana c’è l’altro grande genere del cinema italiano dell’Età d’Oro, il film di denuncia socio-politico alla Le Mani sulla Città o Il caso Pisciotta, quella che potremmo chiamare la tragedia all’italiana. Aiolli racconta anche un’indagine sul sacco edilizio di un’anonima città italiana (alla fine riconoscibilissima) che riapre brillantemente una pratica della nostra letteratura rimasta a prender polvere dai tempi della Speculazione edilizia di Italo Calvino. Ed era ora che quell’incartamento venisse riaperto.
La vicenda di Elio Gobbò, aspirante fumettista e creativo insoddisfatto, è infatti una veloce, sarcastica e ben scritta commedia all’italiana, che in un seguito di scene grottesche e ben incastrate (e l’intreccio a orologeria, con tanto di malintesi a catena, è tipico della commedia) va a toccare molte facce più o meno sgradevoli dell’Italia di oggi. Al cinema di quelle belle commedie di una volta non se ne vedono più; ma per fortuna quella forma è ricomparsa miracolosamente nella letteratura, e non si può non esserne contenti. Anche perché il libro di Aiolli è un piacere da leggere − anche e soprattutto per i piccoli virtuosisimi stilistici che l’autore ci regala a piene mani (valga per tutti la decostruzione della retorica ciclistica di De Zan père che apre il romanzo).
Ma va anche detto che la trama di A rotta di collo è una e bina: dietro la commedia all’italiana c’è l’altro grande genere del cinema italiano dell’Età d’Oro, il film di denuncia socio-politico alla Le Mani sulla Città o Il caso Pisciotta, quella che potremmo chiamare la tragedia all’italiana. Aiolli racconta anche un’indagine sul sacco edilizio di un’anonima città italiana (alla fine riconoscibilissima) che riapre brillantemente una pratica della nostra letteratura rimasta a prender polvere dai tempi della Speculazione edilizia di Italo Calvino. Ed era ora che quell’incartamento venisse riaperto.
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