Era un afoso pomeriggio d’agosto, quando il mio cellulare vibrò annunciandomi un messaggio da parte di una delle mie più care amiche, mia comare di disagi librosi e non solo, che mi informava di guardare la mail. Era un regalo, un libro da scaricare da Amazon, e questa la didascalia che lo accompagnava: “Leggilo e disagiati”.
Chi mi conosce sa che sono una lettrice prevalentemente di fantasy, che sono la regina dei distopici, che raramente leggo gli autori italiani (tranne una, di lei leggerei pure la lista della spesa) e che ho un palato piuttosto difficile per i romance. Ho risposto alla mia amica (vi svelerò chi è alla fine) con un “Obbedisco!” e ho scaricato il libro.
Siccome credo che a molti lettori capiti di leggere un libro caldamente consigliato da amici e che poi tale libro susciti discussioni durante la lettura, questa sarà una recensione particolare, dato che voglio non solo parlare delle mie impressioni sul libro, ma anche di quelle dell’amica che me lo ha regalato.
Comincio col dire che il titolo mi ha fatto sorridere. Mi capita spesso di aver da ridire sui titoli che le CE appioppano ai libri che pubblicano ma qui non c’era CE da additare, visto che il romanzo è un auto pubblicato. Probabilmente non è il titolo che avrei scelto io. Probabilmente, dopo averlo letto, lo avrei chiamato “American Girl” ma, sorvolando sulla scelta dell’autrice, ho lasciato che la curiosità mi facesse superare Le Cesoie di Busan e ho iniziato a leggere.
La storia si svolge in Corea, un’ambientazione inusuale per un romance in generale, in italiano una vera sfida.
Protagonista è una studentessa veneta, Valentina, che, fornita di una borsa di studio, va a studiare all’Università di Busan per nove mesi.
Valentina è una bella ragazza bionda che conosce bene il coreano ma, dato il suo aspetto, sembra più facile rivolgersi a lei in inglese, come se tanti anni di studio della lingua non le si addicessero e fosse normale cadere nello stereotipo dell’ “American girl”.
Magari anche il fascinoso potatore che un mattino di fine primavera ha deciso di potare l’albero del giardino dell’università di Busan, sotto cui Valentina è solita sedere per pranzare, la pensa così.
Magari ci sta solo provando con lei ed è come tutti gli altri, incapaci persino di pronunciare il suo nome correttamente, chiamandola Ballentina.
Magari se la ragazza sfoderasse tutto il suo vasto repertorio di acidità, riuscirebbe a mangiare in pace sotto l’albero, facendo scappare il povero potatore.
Magari no, però, e Valentina non solo si ritrova a dover mangiare in mensa, ma persino senza il libro di Calvino, abbandonato sulla panchina sotto l’albero incriminato. Maledetto potatore coreano.
Inizia così l’avventura di Valentina e di Won-ho, splendido esemplare di gnocco coreano, canottamunito e cesoie in mano, che si rivelerà uno studente di letteratura italiana all’Università di Busan con la passione per il giardinaggio (da qui il titolo del libro).
E inizia anche la corrispondenza tra me e la mia amica sulle impressioni sul libro.
“Mi piace l’ambientazione, è inusuale”, dico io.
“Si vede che l’autrice ama i dorama e che conosce bene la Corea”, risponde lei.
“Il macho coreano, però, è difficile da piazzare sul mercato dei figoni letterari italiani”, asserisco io.
“Aspetta”, continua lei.
E sento vibrare di nuovo il cellulare. Una sfilza di fustoni coreani appare sullo schermo, lasciandomi letteralmente a sbavare sul telefono.
“La tua passione per i Dorama coreani non è salutare. Se non stai attenta, con questo caldo rischi pure l’infarto”, scrivo alla mia amica, continuando a guardare i lineamenti delicati, le labbra carnose e i muscoli degli attori e dei modelli, così simili alla descrizione del nostro Won-ho.
La lettura del libro è andata avanti molto speditamente. Da grande amante di anime giapponesi, non è stato difficile immergermi nel mondo coreano (simile al Giappone per molti versi), dove il cibo si mangia nel bento, i nomi sono accompagnati dalle onorificenze, ci si toglie le scarpe per entrare in casa. I personaggi sono essenzialmente quattro: Won-ho, Valentina, la sua coinquilina Yae-rim e il suo fidanzato (detto oppa, muto in tutto il libro, tuttavia molto presente nelle discussioni delle due amiche).
Valentina è una ragazza che ama il Veneto ma non l’Italia, ama la famiglia ma non la sua.
E’ forte Valentina, ma spesso si costringe ad esserlo. E’ razionale e acida, volutamente nasconde i suoi sentimenti perché mostrarli la renderebbe probabilmente debole.
In tutto il libro, pur essendo assolutamente presa da Won-ho, non gli dice mai che lo ama.
La relazione con Won-ho è molto fisica ma non è solo sesso quello che c’è tra i due. Si intravede dai pensieri di Valentina che si trova a definire il ragazzo MIO e a chiamare se stessa SUA, e si vede dall’onorifico “ie” che accompagna il nome di Won-ho, che indica affetto e vicinanza.
Per Valentina, stare insieme a Won-ho era inevitabile, come pure inevitabile era lasciarlo andare. Ha vissuto un amore razionale che ha interessato il cuore ma non l’ha sconfitto.
Dal canto suo, Won-ho è un ragazzo molto dolce e romantico, assolutamente in grado di sopportare le angherie e l’acidità di Valentina. Sembra accettare la sua condizione di studente di lettere imposta dalla famiglia senza battere ciglio, mentre traspare che ciò che vorrebbe fare è altro, come potare gli alberi e fare il giardiniere. Probabilmente, anche Valentina non sarebbe tra le preferenze della famiglia Kwon (mi riservo di sapere tutto al riguardo dopo aver letto la novella Bad Girl che è PoV Won-ho).
E’ evidentemente innamorato di Valentina e, mentre lei ha perfettamente presente il fatto che la Corea non è la sua casa e dovrà lasciarla, lui pare non volerlo ammettere con se stesso, restando profondamente deluso da Valentina quando la loro storia deve interrompersi prima del tempo.
Infine, abbiamo Yae-rim, la coinquilina, la ragazza coreana che considera l’amica europea una barbara negli usi e nei costumi. In effetti, come mi spiega la mia amica, il tradizionalismo e l'attenzione per la classe sociale coreani si comprendono dai discorsi che fa Yae rim, perfetta agasshi, una giovane signora coreana che è felice con il suo oppa che è di Seoul e rispecchia in pieno il tipo di uomo che una ragazza dello status di Yae rim deve pretendere.
Pungente, sarcastica, elegante, perfetta, Yae-rim è spesso la voce interiore di Valentina, quella che palesa all’amica ciò che sente dentro di sé in realtà, ciò che per paura o orgoglio non vuole accettare né mostrare.
Questo è un romanzo d’esordio e l’autrice è giovane. Si vede che manca di un buon editing e che necessita di qualche aggiustamento qua e là, ma denota un grande potenziale. Mi piace molto lo stile dell’autrice, le descrizioni dei sentimenti di Valentina che spesso si accordano coi paesaggi di Busan, la più grande città portuale coreana, teatro di molti dorama di successo. Considero un successo anche le scene più calde del libro che di solito leggo con poco interesse. Qui invece sono state molto ben inserite e molto ben trattate, non banali e molto in linea coi personaggi. Ciò che mi è piaciuto di più è l’ambientazione, la Corea, con il suo cibo, le sue tradizioni, la sua lingua, il suo mare e le sue spiagge.
Ringrazio di cuore la mia amica Virginia de Winter (sì, lei proprio lei) che mi ha regalato Le cesoie di Busan e mi ha subissato di PV coreani per dare il volto ai personaggi del libro (comare, continuo a sbavare, sei una disgrazia!) e faccio i miei complimenti a Karen Waves per aver scritto un libro che mi costerà il fegato, dato che mi ha gettato nel mondo dei Dorama da cui non mi riprenderò mai più.