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Il giorno del giudizio
La protagonista di questo libro, una donna ironica e irriverente che assomiglia davvero molto all’autrice, si trova a dover abbandonare il mondo terreno. Fin qui niente di strano. Ma dopo la morte ecco comparirle di fronte, nientemeno, che Dio: sotto le sembianze di un uomo affascinante, autorevole, e perdipiù seminudo. Il creatore esige di essere venerato; insiste perché la narratrice lo segua nel regno celeste. Ne nasce un vivace scontro, non privo di tensione e colpi di scena. Oltre ai muscoli, questo Dio ha degli argomenti, e sa come usarli. Ma servirà ben di più, a un’atea incallita come la protagonista, per rinnegare le convinzioni di una vita e rinunciare alla propria libertà – soprattutto intellettuale. Jacqueline Harpman, autrice del bestseller mondiale Io che non ho conosciuto gli uomini, si conferma con questo libro una tra le più originali e dissacranti figure della letteratura contemporanea.
- GenresBelgium
75 pages, Kindle Edition
Published September 8, 2026
About the author
Jacqueline Harpman
35 books2,458 followersJacqueline Harpman was born in Etterbeek, Belgium, in 1929. Being half Jewish, the family moved to Casablanca when the Nazis invaded, and returned home after the war. After studying French literature she started training to be a doctor, but could not complete her medical studies when she contracted tuberculosis. She turned to writing in 1954 and her first work was published in 1958. In 1980 she qualified as a psychoanalyst. She had given up writing after her fourth book was published, and resumed her career as a novelist only some twenty years later. She wrote twelve novels and won several literary prizes, most recently the Médicis for the present novel. She was married to an architect and had two children.
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Community Reviews
Displaying 1 - 30 of 40 reviews
September 4, 2026
Uno scontro irresistibile tra l’egocentrismo -e l’acume- di una brillante scrittrice con il Creatore con C maiuscola.
September 9, 2026
Cos'è il genio se non Jacqueline Harpman che trolla gli angeli e un dio mezzo nudo palestrato
October 1, 2026
Chi non ha mai fantasticato sulla propria morte? La Harpman lo fa, ma dietro tanta ironia verso le ipocrisie e le incoerenze delle religioni (si è divertita Soprattutto con quella cattolica), cela, dietro questo piccolo scritto, un delicatissimo inno alla vita.
September 11, 2026
Un delizioso e squisito duello tra una donna e il Creatore. Jacqueline Harpman mi aveva già conquistato con “I Who Have Never Known Men”, e con questo libricino ha confermato l'ottima impressione che avevo di lei. Spero di leggere altro della sua produzione in futuro.
Costruito principalmente sui dialoghi, quasi come una pièce teatrale, il testo vede l’autrice mettere in scena uno scontro di ideali tra se stessa (dato che anche la protagonista porta il nome di Jacqueline Harpman) e Dio. Frequente è l'uso dell'ironia e della risata, elemento che ho trovato geniale: è proprio attraverso il riso e la presa in giro che la donna riesce a rimettere Dio al suo posto, a togliere a poco a poco potere a questa Autorità assoluta e a preservare la propria indipendenza e lucidità.
Il loro confronto rappresenta proprio questo, come illustrato anche dalla brillante postfazione dell’edizione italiana: la riappropriazione e l'ultima ribellione di una coscienza femminile che, grazie al proprio ingegno, alla perseveranza e anche alla fiera rivendicazione di essere una figura scomoda, riesce a sottrarsi a un controllo autoritario.
Consigliatissimo, si legge in poche ore, ma lascia tantissimi spunti di riflessione.
Costruito principalmente sui dialoghi, quasi come una pièce teatrale, il testo vede l’autrice mettere in scena uno scontro di ideali tra se stessa (dato che anche la protagonista porta il nome di Jacqueline Harpman) e Dio. Frequente è l'uso dell'ironia e della risata, elemento che ho trovato geniale: è proprio attraverso il riso e la presa in giro che la donna riesce a rimettere Dio al suo posto, a togliere a poco a poco potere a questa Autorità assoluta e a preservare la propria indipendenza e lucidità.
Il loro confronto rappresenta proprio questo, come illustrato anche dalla brillante postfazione dell’edizione italiana: la riappropriazione e l'ultima ribellione di una coscienza femminile che, grazie al proprio ingegno, alla perseveranza e anche alla fiera rivendicazione di essere una figura scomoda, riesce a sottrarsi a un controllo autoritario.
Consigliatissimo, si legge in poche ore, ma lascia tantissimi spunti di riflessione.
October 3, 2026
3.5⭐️
Ho gradito molto la prosa e trovo che la scrittrice sappia essere ironica in modo molto intelligente, caratteristica per niente scontata.
L'idea di fondo del libro è interessantissima e pone un dilemma a cui è difficile trovare una risposta. Nel complesso la lettura è piacevole e sicuramente originale (almeno per me). Credo, tuttavia, che si potesse fare qualcosa di più. Sarà per la brevità del libro, sarà per qualche dialogo un po' ripetitivo, o per le argomentazioni tirate in ballo.
In ogni caso ho scoperto un'autrice nuova, che sicuramente rileggerò quando verrà il turno del suo titolo più famoso "Io che non ho conosciuto gli uomini".
Ho gradito molto la prosa e trovo che la scrittrice sappia essere ironica in modo molto intelligente, caratteristica per niente scontata.
L'idea di fondo del libro è interessantissima e pone un dilemma a cui è difficile trovare una risposta. Nel complesso la lettura è piacevole e sicuramente originale (almeno per me). Credo, tuttavia, che si potesse fare qualcosa di più. Sarà per la brevità del libro, sarà per qualche dialogo un po' ripetitivo, o per le argomentazioni tirate in ballo.
In ogni caso ho scoperto un'autrice nuova, che sicuramente rileggerò quando verrà il turno del suo titolo più famoso "Io che non ho conosciuto gli uomini".
September 24, 2026
Un incipit magistrale, di quelli che ti fanno entrare immediatamente nella storia e ti fanno pensare di avere tra le mani qualcosa di enorme. E, come sempre con Blackie, un’edizione stracurata, che è una gioia anche solo da tenere in mano.
PERSONALMENTE, però, il contenuto non è stato del tutto all’altezza delle aspettative che mi aveva creato l’incipit.
L’idea di fondo è potentissima e mi aspettavo soprattutto un contraddittorio più serrato, più profondo, tra le diverse posizioni in gioco. Invece, ho trovato le argomentazioni attribuite a Dio piuttosto deboli e, in alcuni passaggi, ripetitive. Il discorso finisce per concentrarsi maggiormente sulla sua volontà di affermarsi nel cuore dei propri discepoli, anche attraverso la disponibilità ad assecondarne desideri e richieste, più che su un vero confronto filosofico o morale capace di mettere in crisi il lettore (che resta comunque affascinato dall’acume della scrittrice e dalla sua capacità costante di incalzare il suo interlocutore).
Resta però molto interessante il concetto che emerge verso la fine, quello della coscienza collettiva: un’idea tutt’altro che semplice da costruire e da trattare all’interno di un romanzo, e che proprio per questo ho trovato particolarmente affascinante.
Insomma: un’idea di partenza che mi aveva conquistata e alcuni spunti davvero interessanti, ma che avrei voluto vedere sviluppati con maggiore profondità e con un confronto più incisivo.
PERSONALMENTE, però, il contenuto non è stato del tutto all’altezza delle aspettative che mi aveva creato l’incipit.
L’idea di fondo è potentissima e mi aspettavo soprattutto un contraddittorio più serrato, più profondo, tra le diverse posizioni in gioco. Invece, ho trovato le argomentazioni attribuite a Dio piuttosto deboli e, in alcuni passaggi, ripetitive. Il discorso finisce per concentrarsi maggiormente sulla sua volontà di affermarsi nel cuore dei propri discepoli, anche attraverso la disponibilità ad assecondarne desideri e richieste, più che su un vero confronto filosofico o morale capace di mettere in crisi il lettore (che resta comunque affascinato dall’acume della scrittrice e dalla sua capacità costante di incalzare il suo interlocutore).
Resta però molto interessante il concetto che emerge verso la fine, quello della coscienza collettiva: un’idea tutt’altro che semplice da costruire e da trattare all’interno di un romanzo, e che proprio per questo ho trovato particolarmente affascinante.
Insomma: un’idea di partenza che mi aveva conquistata e alcuni spunti davvero interessanti, ma che avrei voluto vedere sviluppati con maggiore profondità e con un confronto più incisivo.
September 12, 2026
Un romanzo sorprendente e affilato, che dietro la sua premessa apparentemente stravagante o teologica nasconde in realtà una struttura allegorica dal carattere squisitamente politico.
Jacqueline Harpman mette in scena un confronto diretto con il divino per smontare, con un'ironia lucida e mai fine a se stessa, le dinamiche del potere, dell'autorità e dell'obbedienza cieca. L'incontro tra l'individuo e una figura creatrice indolente o assolutista diventa la parabola perfetta delle strutture oppressive umane: lo Stato, il patriarcato, i sistemi totalitari e le narrazioni istituzionalizzate a cui spesso ci sottomettiamo senza ribellarci.
Ciò che rende questo libro brillante non è solo il libero arbitrio rivendicato di fronte all'assurdo, ma il modo in cui l'autrice usa l'allegoria come strumento di sovversione. Non c'è consolazione metafisica, ma una potente affermazione di autodeterminazione politica e intellettuale: di fronte all'autorità incontestabile — sia essa celestiale o mondana — la vera resistenza parte dal rifiuto di accettare passivamente il dogma.
Una lettura intelligente, provocatoria e incredibilmente attuale.
Jacqueline Harpman mette in scena un confronto diretto con il divino per smontare, con un'ironia lucida e mai fine a se stessa, le dinamiche del potere, dell'autorità e dell'obbedienza cieca. L'incontro tra l'individuo e una figura creatrice indolente o assolutista diventa la parabola perfetta delle strutture oppressive umane: lo Stato, il patriarcato, i sistemi totalitari e le narrazioni istituzionalizzate a cui spesso ci sottomettiamo senza ribellarci.
Ciò che rende questo libro brillante non è solo il libero arbitrio rivendicato di fronte all'assurdo, ma il modo in cui l'autrice usa l'allegoria come strumento di sovversione. Non c'è consolazione metafisica, ma una potente affermazione di autodeterminazione politica e intellettuale: di fronte all'autorità incontestabile — sia essa celestiale o mondana — la vera resistenza parte dal rifiuto di accettare passivamente il dogma.
Una lettura intelligente, provocatoria e incredibilmente attuale.
September 19, 2026
"Lei rappresenta uno dei più antichi desideri che l’umanità, disperata, si trascina dietro di generazione in generazione, il padre assoluto, la certezza, il riposo dell’anima; lei è il mio desiderio più segreto e più vergognoso, quello che si oppone alla mia parte razionale e che, nei momenti in cui dimostro buon senso, rifiuto di riconoscere."
September 10, 2026
Avevo paura potesse non piacermi come l’altro libro dell’autrice, e invece si è rivelato un originale modo di esprimere un’opinione - anche controversa.
È ironico al punto giusto ma allo stesso tempo profondo, tocca temi scomodi ma in modo corretto. La seconda metà secondo me vale l’intero libro. Sono contenta di averlo letto, ora ho messo in pace la mia bilancia nei confronti di questa autrice!
È ironico al punto giusto ma allo stesso tempo profondo, tocca temi scomodi ma in modo corretto. La seconda metà secondo me vale l’intero libro. Sono contenta di averlo letto, ora ho messo in pace la mia bilancia nei confronti di questa autrice!
September 22, 2026
Sono morta in un bel pomeriggio autunnale, risparmiandomi così l'inverno, che ho sempre odiato. Le foglie secche cadevano aggraziate, feci il possibile per imitarle.
Ho amato moltissimo Io che non ho conosciuto gli uomini, e mi sarei aspettata di trovare la stessa profondità e bellezza nella scrittura anche in questo titolo. Purtroppo non è stato così, è un racconto breve che parte da un'idea interessante, ma che ho trovato piuttosto superficiale nello sviluppo. Harpman costruisce, anche qui, una situazione di estraneità, ma stavolta non ho sentito quella forza straniante e quella capacità di scavare davvero nella protagonista (che poi è lei) che avevo trovato in precedenza. Il problema principale, per me, è proprio la brevità: tutto sembra accadere troppo velocemente e alcune intuizioni che avrebbero potuto essere molto interessanti rimangono appena accennate. Il tutto condito da un'ironia che non ho trovato così irriverente o sorprendente, infatti sia prefazione che postfazione mi sono risultata quasi caricate, nonostante esprimessero la volontà femminista dietro il racconto.
Ho amato moltissimo Io che non ho conosciuto gli uomini, e mi sarei aspettata di trovare la stessa profondità e bellezza nella scrittura anche in questo titolo. Purtroppo non è stato così, è un racconto breve che parte da un'idea interessante, ma che ho trovato piuttosto superficiale nello sviluppo. Harpman costruisce, anche qui, una situazione di estraneità, ma stavolta non ho sentito quella forza straniante e quella capacità di scavare davvero nella protagonista (che poi è lei) che avevo trovato in precedenza. Il problema principale, per me, è proprio la brevità: tutto sembra accadere troppo velocemente e alcune intuizioni che avrebbero potuto essere molto interessanti rimangono appena accennate. Il tutto condito da un'ironia che non ho trovato così irriverente o sorprendente, infatti sia prefazione che postfazione mi sono risultata quasi caricate, nonostante esprimessero la volontà femminista dietro il racconto.
September 22, 2026
"Ah, ecco! avrebbero lavato e imballato la cosa. Povera anziana signora, dissi tra me e me, e mi resi conto che mi sentivo davvero del tutto estranea alle mie spoglie mortali."
Premettendo che questo è stato il mio primo approccio con Harpman – e che la qualità della sua scrittura mi ha convinto a recuperare Io che non ho conosciuto gli uomini –, non sono rimasto affatto colpito da questo romanzo breve. Blackie ha fatto un ottimo lavoro di traduzione, ma la curatela ha amplificato la mia sensazione, ovvero che si stesse esaltando un testo che di "dialogo filosofico" ha molto poco.
Per farla breve, si tratta di un pastiche di Canto di Natale : la scrittrice immagina la propria morte e, accompagnata dal Creatore stesso, vaga in casa sua rifiutandosi di arrenderglisi, osservando con immaterialità le reazioni dei suoi cari e discorrendo varie tematiche senza mai soffermarsi su alcuna. Nulla di nuovo, dunque, nell'espediente narrativo, le caratteristiche di questa storia dovrebbero essere l'assertività, il sarcasmo, la sagacia dell'autrice; tutti elementi che, a parer mio, hanno reso la riflessione superficiale e sterile. Ripeto, la scrittura è impeccabile, ma l'umorismo forzato e una tendenza che lei stessa commenta con: "la morte allentava decisamente la briglia alla mia frivolezza", mi hanno fatto concludere la lettura sentendomi poco stimolato.
Mi ha lasciato indifferente, insomma. Tanto quanto lo è stata la protagonista nei confronti delle continue pretese o promesse divine.
Premettendo che questo è stato il mio primo approccio con Harpman – e che la qualità della sua scrittura mi ha convinto a recuperare Io che non ho conosciuto gli uomini –, non sono rimasto affatto colpito da questo romanzo breve. Blackie ha fatto un ottimo lavoro di traduzione, ma la curatela ha amplificato la mia sensazione, ovvero che si stesse esaltando un testo che di "dialogo filosofico" ha molto poco.
Per farla breve, si tratta di un pastiche di Canto di Natale : la scrittrice immagina la propria morte e, accompagnata dal Creatore stesso, vaga in casa sua rifiutandosi di arrenderglisi, osservando con immaterialità le reazioni dei suoi cari e discorrendo varie tematiche senza mai soffermarsi su alcuna. Nulla di nuovo, dunque, nell'espediente narrativo, le caratteristiche di questa storia dovrebbero essere l'assertività, il sarcasmo, la sagacia dell'autrice; tutti elementi che, a parer mio, hanno reso la riflessione superficiale e sterile. Ripeto, la scrittura è impeccabile, ma l'umorismo forzato e una tendenza che lei stessa commenta con: "la morte allentava decisamente la briglia alla mia frivolezza", mi hanno fatto concludere la lettura sentendomi poco stimolato.
Mi ha lasciato indifferente, insomma. Tanto quanto lo è stata la protagonista nei confronti delle continue pretese o promesse divine.
April 23, 2021
Dieu et moi était prometteur dans l'intention, et j'attendais de Jacqueline Harpman qu'elle donne de la substance à ce dialogue entre Dieu et une athée. Malheureusement, on ne sort jamais du vaudeville, où Dieu et Jacqueline se poursuivent de pièce en pièce, sans jamais créer un embryon de conversation nourrissante... dommage.
October 6, 2026
"𝘋𝘪𝘤𝘪 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘢 𝘊𝘰𝘭𝘶𝘪 𝘤𝘩𝘪 𝘴𝘪 𝘦̀ 𝘪𝘯𝘵𝘦𝘳𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘥𝘦𝘥𝘪𝘤𝘢𝘵𝘰 𝘢𝘭𝘭'𝘶𝘮𝘢𝘯𝘪𝘵𝘢̀."
"𝘕𝘰𝘯 𝘦̀ 𝘶𝘯𝘢 𝘤𝘰𝘴𝘢 𝘥𝘢 𝘴𝘣𝘢𝘯𝘥𝘪𝘦𝘳𝘢𝘳𝘦. 𝘚𝘦 𝘪𝘰 𝘧𝘰𝘴𝘴𝘪 𝘭'𝘢𝘶𝘵𝘰𝘳𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭'𝘶𝘮𝘢𝘯𝘪𝘵𝘢̀, 𝘮𝘦 𝘯𝘦 𝘷𝘦𝘳𝘨𝘰𝘨𝘯𝘦𝘳𝘦𝘪."
"𝘏𝘰 𝘤𝘰𝘯𝘤𝘦𝘴𝘴𝘰 𝘭𝘰𝘳𝘰 𝘪𝘭 𝘭𝘪𝘣𝘦𝘳𝘰 𝘢𝘳𝘣𝘪𝘵𝘳𝘪𝘰."
"𝘓'𝘶𝘮𝘢𝘯𝘪𝘵𝘢̀ 𝘦̀ 𝘶𝘯 𝘮𝘰𝘴𝘵𝘳𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘶𝘯𝘢 𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘰𝘯𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘩𝘢 𝘪𝘭 𝘥𝘰𝘷𝘦𝘳𝘦 𝘥𝘪 𝘥𝘪𝘴𝘤𝘰𝘯𝘰𝘴𝘤𝘦𝘳𝘦."
Una lettura fulminante.
In questo romanzo che sembra un'opera teatrale, Jacqueline e Dio interloquiscono a un ritmo narrativo volontariamente scostante, in una narrazione fatta di pause delicate e feroci invettive.
L'umana e il divino sono più simili di quanto sembri: Dio è Bellezza, Bontà, Compiacenza, Indulgenza, ma anche Rabbia, Sadismo, Contraddizione, Impazienza, Delusione; Jacqueline è Ironia, Cinismo, Irritazione, Megalomania, ma anche Affetto, Umiltà, Malinconia, Umanità.
Entrambi sono Narcisismo, Orgoglio, Vanità, Presunzione, Amore. Consapevolezza.
Entrambi sono drasticamente consapevoli della propria essenza.
Dio cerca l'amore di Jacqueline, lo desidera come Jacqueline brama la conoscenza eterna, dono che Dio è disposto a offrirle. La tentazione di accettare è forte, ma l'estremismo della donna prevale: non è disposta a contrattare la sua libertà di scelta (di cui Dio parla a lungo) per un'egoistica soddisfazione che la porterebbe a tradire la curiosità e i sacrifici dell'umanità, quella stessa specie che colui che ha davanti, per chi dice di essere, ha abbandonato dalla notte dei tempi.
Come in "Io che non ho conosciuto gli uomini", Jacqueline Harpman si dimostra una scrittrice piacevolmente inusuale, che sa muoversi in temi di grande dibattito umano, senza però cadere nel banale.
"𝘕𝘰𝘯 𝘦̀ 𝘶𝘯𝘢 𝘤𝘰𝘴𝘢 𝘥𝘢 𝘴𝘣𝘢𝘯𝘥𝘪𝘦𝘳𝘢𝘳𝘦. 𝘚𝘦 𝘪𝘰 𝘧𝘰𝘴𝘴𝘪 𝘭'𝘢𝘶𝘵𝘰𝘳𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭'𝘶𝘮𝘢𝘯𝘪𝘵𝘢̀, 𝘮𝘦 𝘯𝘦 𝘷𝘦𝘳𝘨𝘰𝘨𝘯𝘦𝘳𝘦𝘪."
"𝘏𝘰 𝘤𝘰𝘯𝘤𝘦𝘴𝘴𝘰 𝘭𝘰𝘳𝘰 𝘪𝘭 𝘭𝘪𝘣𝘦𝘳𝘰 𝘢𝘳𝘣𝘪𝘵𝘳𝘪𝘰."
"𝘓'𝘶𝘮𝘢𝘯𝘪𝘵𝘢̀ 𝘦̀ 𝘶𝘯 𝘮𝘰𝘴𝘵𝘳𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘶𝘯𝘢 𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘰𝘯𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘩𝘢 𝘪𝘭 𝘥𝘰𝘷𝘦𝘳𝘦 𝘥𝘪 𝘥𝘪𝘴𝘤𝘰𝘯𝘰𝘴𝘤𝘦𝘳𝘦."
Una lettura fulminante.
In questo romanzo che sembra un'opera teatrale, Jacqueline e Dio interloquiscono a un ritmo narrativo volontariamente scostante, in una narrazione fatta di pause delicate e feroci invettive.
L'umana e il divino sono più simili di quanto sembri: Dio è Bellezza, Bontà, Compiacenza, Indulgenza, ma anche Rabbia, Sadismo, Contraddizione, Impazienza, Delusione; Jacqueline è Ironia, Cinismo, Irritazione, Megalomania, ma anche Affetto, Umiltà, Malinconia, Umanità.
Entrambi sono Narcisismo, Orgoglio, Vanità, Presunzione, Amore. Consapevolezza.
Entrambi sono drasticamente consapevoli della propria essenza.
Dio cerca l'amore di Jacqueline, lo desidera come Jacqueline brama la conoscenza eterna, dono che Dio è disposto a offrirle. La tentazione di accettare è forte, ma l'estremismo della donna prevale: non è disposta a contrattare la sua libertà di scelta (di cui Dio parla a lungo) per un'egoistica soddisfazione che la porterebbe a tradire la curiosità e i sacrifici dell'umanità, quella stessa specie che colui che ha davanti, per chi dice di essere, ha abbandonato dalla notte dei tempi.
Come in "Io che non ho conosciuto gli uomini", Jacqueline Harpman si dimostra una scrittrice piacevolmente inusuale, che sa muoversi in temi di grande dibattito umano, senza però cadere nel banale.
September 15, 2026
3.5 stellette
Forse avrei dovuto scegliere la prima pubblicazione edita in Italia per conoscere l'autrice, o forse no. Però averne già avuto un assaggio mi porta sicuramente ad avere ancora più voglia di leggere Io che non ho conosciuto gli uomini, che conto di scoprire entro la fine dell'anno.
Mi è piaciuto molto questo suo ricreare una versione di sé che dialoga con un Dio in cui non ha mai creduto e con cui si toglie un po' di sassolini dalla scarpa per tutte le stranezze e le contraddizioni che trascina con la sua figura. Porta anche il lettore a interrogarsi su cosa potrebbe accadere una volta che il nostro corpo esala l'ultimo respiro. C'è qualcos'altro, possiamo ancora osservare ciò che circonda le nostre vecchie forme, o con la fine del corpo si raggiunge la fine di tutto ciò che siamo stati?
Forse avrei dovuto scegliere la prima pubblicazione edita in Italia per conoscere l'autrice, o forse no. Però averne già avuto un assaggio mi porta sicuramente ad avere ancora più voglia di leggere Io che non ho conosciuto gli uomini, che conto di scoprire entro la fine dell'anno.
Mi è piaciuto molto questo suo ricreare una versione di sé che dialoga con un Dio in cui non ha mai creduto e con cui si toglie un po' di sassolini dalla scarpa per tutte le stranezze e le contraddizioni che trascina con la sua figura. Porta anche il lettore a interrogarsi su cosa potrebbe accadere una volta che il nostro corpo esala l'ultimo respiro. C'è qualcos'altro, possiamo ancora osservare ciò che circonda le nostre vecchie forme, o con la fine del corpo si raggiunge la fine di tutto ciò che siamo stati?
September 21, 2026
Un romanzo breve che celebra l'ateismo radicale, ma lo fa con argomentazioni ampiamente superate e di poco valore. Un'esaltazione contraddittoria della contrapposizione tout court, priva di spunti filosofici costruttivi e convincenti.
Anche l'ironia, a volte presente, è fine a se stessa. Libro profondamente deludente.
Anche l'ironia, a volte presente, è fine a se stessa. Libro profondamente deludente.
September 20, 2026
Più un racconto lungo che un romanzo, in poche pagine condensa tanto temi interessanti... spero davvero ci arrivi in italiano tutta la produzione di Harpman
October 1, 2026
Il libro che riesce a parlare benissimo di scetticismo.
September 29, 2026
È brava ma non si applica va bene come recensione?
September 16, 2026
120 pagine in cui la scrittrice bisticcia con dio
Read
June 7, 2025geweldig. atheiste H. fantaseert een gesprek met G. na haar dood
February 14, 2026
Deze novelle van Harpman doet sterk denken aan Amélie Nothomb. Maar misschien nog een graadje straffer.
September 28, 2026
Un racconto molto divertente e che scorre bene grazie a una scrittura semplice. La protagonista, e soprattutto le sue interpretazioni con un Dio un po’ diverso da quello che ci immaginiamo, sono intrattenenti e dal ritmo serrato.
Tuttavia, mi è mancata molto la profondità esistenzialista per la quale ho amato follemente il titolo precedente dell’autrice e più in generale rimane abbastanza superficiale. Non ci sono infatti domande o accuse complesse, cosa che ci si aspetterebbe da un’atea di fronte a Dio.
Tutto sommato è comunque un titolo valido che consiglio se si vuole passare un paio d’ore a seguire questa eccentrica discussione.
Tuttavia, mi è mancata molto la profondità esistenzialista per la quale ho amato follemente il titolo precedente dell’autrice e più in generale rimane abbastanza superficiale. Non ci sono infatti domande o accuse complesse, cosa che ci si aspetterebbe da un’atea di fronte a Dio.
Tutto sommato è comunque un titolo valido che consiglio se si vuole passare un paio d’ore a seguire questa eccentrica discussione.
October 5, 2026
Harpman è geniale e ogni sua opera si inserisce in un universo a sé. Ho amato il suo "Io che non ho conosciuto gli uomini" - che mi ha fortemente disturbata, ma anche segnata. Il giorno del giudizio è un romanzo che sfrutta una intelligente ironia per ragionare sull'argomento più drammatico dell'esperienza umana: cosa (ci) succede quando moriamo? Fino a che punto tutto quello che abbiamo vissuto è capace di condizionare anche la vita dopo la morte?
4 stelline perché l'ambientazione non è nuova, ma i dialoghi e le riflessioni valgono ogni singolo minuto di lettura.
4 stelline perché l'ambientazione non è nuova, ma i dialoghi e le riflessioni valgono ogni singolo minuto di lettura.
October 2, 2026
75 pagine che mi sono sembrate molte di più. Un’idea che sulla carta avrebbe potuto interessarmi, ma che non è mai riuscita a coinvolgermi davvero.
Ho trovato la scrittura fredda, distante e inutilmente faticosa, tanto che persino un libro così breve è diventato una lettura da trascinare fino alla fine. Ne riconosco gli spunti e le intenzioni, ma non mi è rimasto quasi nulla: né un personaggio, né un’emozione, né il desiderio di tornarci sopra.
Ho trovato la scrittura fredda, distante e inutilmente faticosa, tanto che persino un libro così breve è diventato una lettura da trascinare fino alla fine. Ne riconosco gli spunti e le intenzioni, ma non mi è rimasto quasi nulla: né un personaggio, né un’emozione, né il desiderio di tornarci sopra.
September 10, 2026
Acuto e spesso divertente, un dialogo immaginario tra la protagonista (atea e scrittrice) JH e “Dio”, il Creatore, colui che pretende di essere reale e amato da una donna che rivendica la propria libertà intellettuale e che tratta la faccenda come fosse un’allucinazione.
“..se ho vissuto l’allucinazione nella quale ero morta e vedevo Dio dietro un piccolo lenzuolo bianco, allora perché non quella nella quale sono assolutamente viva? Scrivo.”
“..se ho vissuto l’allucinazione nella quale ero morta e vedevo Dio dietro un piccolo lenzuolo bianco, allora perché non quella nella quale sono assolutamente viva? Scrivo.”
September 23, 2026
Questa donna autrice straordinaria.
Il GENIO dietro a un racconto del genere.
Da leggere tutto d’un fiato, impossibile interrompere questo flusso.
Ho riso, ho avuto i brividi e ho avuto voglia di urlare, proprio come lei.
Jacqueline, per me lei aveva già vinto tutto con “io che non ho conosciuto gli uomini” e nuovamente mi inchino al suo cospetto.
Il GENIO dietro a un racconto del genere.
Da leggere tutto d’un fiato, impossibile interrompere questo flusso.
Ho riso, ho avuto i brividi e ho avuto voglia di urlare, proprio come lei.
Jacqueline, per me lei aveva già vinto tutto con “io che non ho conosciuto gli uomini” e nuovamente mi inchino al suo cospetto.
September 11, 2026
Tre stelle e mezzo.
Non so, mi aspettavo di più.
Non so, mi aspettavo di più.
Displaying 1 - 30 of 40 reviews































