Dopo Seni e uova, il grande ritorno di Mieko Kawakami.
Un libro evento.
Quattro ragazze in fuga. Una città che divora. Un bar chiamato Lemon. Una storia impossibile da dimenticare.
Hana ha quarant’anni quando viene a sapere per caso che Kimiko, la sua Kimiko, è finita nei guai con la giustizia. L’aveva incontrata per la prima volta da adolescente mentre cresceva senza padre in un alloggio popolare della periferia di Tokyo. Kimiko era stata il suo faro di speranza, un’adulta in grado di parlare la lingua dei giovani e prendersi cura degli altri. Insieme aprono il Lemon, un bar che, nonostante l’ambiente un po’ malandato e la clientela a tratti equivoca, diventa per Hana un rifugio e un’occasione di riscatto. Il destino metterà sulla loro strada Ran e Momoko, altre due ragazze un po’ ammaccate dalla vita. Prendendosi cura una dell’altra le quattro amiche lottano contro sciacalli, criminalità organizzata e la cattiva sorte. Nella cornice della vita notturna di Tokyo, Hana dovrà essere più che determinata per tenersi stretta la sua nuova felicità. Un romanzo che, come molti dei recenti successi letterari – da Donna Tartt a Hanya Yanagihara – esplora i modi in cui gli esseri umani riescono (o no) a sopravvivere insieme.
il finale mi ha ACCOLTELLATA ma non posso che definirmi un po’ delusa, mio malgrado sicuramente non il suo romanzo migliore e non lo consiglierei affatto a chi si approccia a lei per la prima volta, da maneggiare con cautela anche per chi, come me, conosce Kawakami Mieko e la considera una divinità/la sua autrice preferita troppo prolisso e descrittivo, la narrazione languisce tra dialoghi inutilmente lunghi e complessi con pagine e pagine di conversazioni semplicemente… noiose sicuramente non manca di introspezione e attenzione alla psicologia dei personaggi femminili, ma poteva tranquillamente essere ridotto a 350 pagine (o meno) parte con un incipit molto promettente ma poi si arena, riprendendosi (per fortuna!) su un finale ahimè velocizzato ma doloroso, in pieno stile Kawakami prosaicamente il livello rimane alto ma Coci ha fatto degli scivoloni di traduzione che no comment, se sapete il giapponese soffrirete in alcuni momenti (“Uhm”)… insommina, odio dirlo ma mi aspettavo di meglio