RECENSIONE SCRITTA PER ROMANTICAMENTE FANTASY SITO.
Il ritorno di Valentina D’Urbano fa tramare, sì perché lei non solo torna ma, ‘ritorna’ alla Fortezza, e come accade nel suo romanzo di esordio ‘Il rumore dei tuoi passi ’ ti scaraventa senza cerimonie, senza avvertimenti né controindicazioni in quell’inferno, in quel posto dimenticato da Dio, città fantasma in cui non si vive, ma si sopravvive, in cui chi vi è nato, non ha scelto, ma si è semplicemente trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Le leggi della Fortezza, una città dentro la città, sono la prigione e la casa dei quattro fratelli Smeraldo: Anna, Alan, Vadim e Valentino, figli della stessa madre, orfani veri o presunti di padri diversi, che vivono, anzi no sopravvivono, alla Fortezza, luogo in cui prima ancora di tentare la ricerca di un personale riscatto e redenzione, sai già che non avrai chance se non quella, l’unica, di provare a non morire di freddo, di fame, di stenti, di violenza fisica e psicologica, di sfinimento. La trama prende vita con l’epilogo, incipit a cui l’autrice è molto affezionata, ma che, come ne ‘ Il rumore dei tuoi passi ’ riesce solo ad agghiacciare, non a proteggerti, perché quando arriverai alla fine del romanzo, sarai atterrito oltre ogni immaginazione possibile. Stimo moltissimo chi, come Valentina D’Urbano, ha il coraggio di dire la verità anche a costo di non piacere e di inorridire, perché lei non mente, non risparmia nulla, forte del suo stile graffiante che arriva a bucare le pagine. L’autrice qui si appropria dell’uso della terza persona che rende la trama non solo perfetta e perforante, ma in un susseguirsi di dialoghi e punti di vista dei quattro fratelli, sparati come da un’arma da fuoco dentro la trama stessa, arriva a bucarti le membra e il cuore, a toglierti il respiro. E in questo altalenare DI LORO, dei loro pensieri, dei loro dialoghi crudi e violenti senti che le barriere invisibili ma così tangibili da spaccarti le ossa di cui LA FORTEZZA è forgiata, possono essere spezzate dall’AMORE. Un amore, quello della famiglia e quello per una donna, scevro di ogni sentimentalismo, un amore quasi violento, sempre disperato, ma così forte, così autentico, indispensabile alla sopravvivenza. Una fiamma di calore, unico vero cibo che sappia saziare, unica vera luce e speranza in un mondo in cui la speranza non la si può nemmeno nominare, figuriamoci sognare. Concludo così, perché Valentina D’Urbano non può essere raccontata, merita solo di essere letta…
‘Arrivava l’alba, finalmente.
In quella luce opaca, voltarono le teste per guardarsi, luridi, gli occhi gonfi e chiusi. Sfregiati, orrendi, due mostri.
Erano bellissimi.’