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Sopravvivere e vivere: Conversazioni con Clémence Boulouque
Quando Irène Némirovsky viene arrestata, nel luglio del 1942, la maggiore delle sue due figlie, Denise, ha tredici anni, la minore, Elisabeth, soltanto cinque. Tre mesi dopo anche il padre sarà deportato. Per le due bambine cominciano gli anni atroci della fuga: braccate dalla polizia francese e dalla Gestapo, passano da un nascondiglio all'altro, spostandosi di notte, prendendo treni da cui bisogna saltare giù prima che entrino nelle stazioni per evitare i poliziotti e i loro cani, trovando rifugio in un convento di suore, in cantine umide, in sottoscala. Alla Liberazione, Denise ed Elisabeth si recheranno, insieme a molti altri, alla Gare de l'Est, dove assisteranno sgomente all'arrivo dei treni che riportano a casa quei fantasmi macilenti che sono i sopravvissuti dei campi: ma da quei treni non vedranno scendere né l'uno né l'altro dei genitori. Di loro resta soltanto la valigia che Michel Epstein ha affidato alla figlia maggiore raccomandandogliela come cosa preziosa appartenuta alla madre: la valigia dentro la quale, molti anni dopo, Denise troverà il manoscritto di Suite française. In questa lunga intervista Denise ripercorre, con la limpida chiarezza del suo spirito indomabile, ma anche con l'arguzia e l'ironia che le sono proprie, un'esistenza in cui le assenze hanno pesato più delle presenze, e la memoria (e la difesa della memoria stessa) ha svolto un ruolo determinante.
176 pages, Paperback
Published January 1, 2010
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Community Reviews
Displaying 1 - 4 of 4 reviews
October 24, 2014
Altro prezioso tassello necessario all'approfondimento della vita di Ir��ne N��mirovsky. Questa volta la voce �� quella della figlia maggiore Denise che in una lunga intervista si racconta alla giornalista Cl��mence Boulouque; racconta di s��, della sua famiglia e della tragedia che li ha colpiti, dei giorni felici, della sua vita spensierata a Parigi e del dramma al quale ha cercato di sopravvivere dal 13 luglio 1942, quando i gendarmi arrestarono sua madre Ir��ne. �� un testo importante, come dicevo, ma non solamente per conoscere la vita di Ir��ne, ma anche per cercare di avvicinarsi in punta di piedi al dramma successivo degli enfant cach��, i ��bambini nascosti��, quelli che a centinaia, forse migliaia, affollarono alla fine della guerra la Gare de l'Est nella speranza di veder tornare i loro cari, partiti invece per un viaggio senza ritorno.
Mia madre ha vissuto un'infanzia un po' triste, un'adolescenza nel bel mezzo di una rivoluzione sanguinosa, un esilio doloroso, e poi una vita familiare semplice e felice, una carriera di scrittrice apprezzata e una fine tragica insieme a milioni di perseguitati; quando tutto �� finito aveva solo trentanove anni!
Mia madre ha vissuto un'infanzia un po' triste, un'adolescenza nel bel mezzo di una rivoluzione sanguinosa, un esilio doloroso, e poi una vita familiare semplice e felice, una carriera di scrittrice apprezzata e una fine tragica insieme a milioni di perseguitati; quando tutto �� finito aveva solo trentanove anni!
December 4, 2023
Questo testo mi ha permesso di rivivere vicende storiche da un punto di vista differente… Conoscevo già bene la vita di Irène Némirovsky, ma qui abbiamo la possibilità di conoscere la sua famiglia dagli occhi della figlia maggiore. Denise ripercorre sia la sua infanzia con i genitori, la perdita, ma anche e soprattutto la sua vita da “enfants cachés” a donna adulta. Una donna che come sua madre ha vissuto sempre divisa tra il suo sangue e le sue scelte: ebrea ma non praticante, battezzata cristiana pur senza alcun valore se non di protezione, russa senza conoscere la lingua madre.
Nel capitolo sulla guerra mi ha molto colpita il racconto dell’adolescente Denise che sopraffatta dalle proprie emozioni (prima tra tutte l’obbligo, salva la vita, di tenere il silenzio assoluto sulla propria vera identità) si scaglia contro la finestra.
L’ho trovato davvero toccante, un racconto sincero (“Dio non lo prendevo neanche in considerazione, ero arrabbiata.”) e senza veli di un’orfana, di una donna che ha saputo rialzarsi e farsi forza nel mantenere la memoria a modo suo.
<consapevoli del pericolo ma non lo si può analizzare, non c'è tempo. … L'angoscia è ciò che provo adesso, è
ciò che ho provato per i miei figli. E un sentimento costante, non più esacerbato, ma che mi ha spinto a essere iperprotettiva nei loro riguardi per difenderli dagli eventi del passato.>>
Nel capitolo sulla guerra mi ha molto colpita il racconto dell’adolescente Denise che sopraffatta dalle proprie emozioni (prima tra tutte l’obbligo, salva la vita, di tenere il silenzio assoluto sulla propria vera identità) si scaglia contro la finestra.
L’ho trovato davvero toccante, un racconto sincero (“Dio non lo prendevo neanche in considerazione, ero arrabbiata.”) e senza veli di un’orfana, di una donna che ha saputo rialzarsi e farsi forza nel mantenere la memoria a modo suo.
<consapevoli del pericolo ma non lo si può analizzare, non c'è tempo. … L'angoscia è ciò che provo adesso, è
ciò che ho provato per i miei figli. E un sentimento costante, non più esacerbato, ma che mi ha spinto a essere iperprotettiva nei loro riguardi per difenderli dagli eventi del passato.>>
August 1, 2017
"Quanto a tutti gli altri miei interrogativi, sono stati così numerosi e così diversi a seconda dei periodi! Il più difficile da risolvere si è posto all'indomani della guerra, quando si comincia ad accettare la fosca realtà: si ha il diritto di vivere, di essere felici? Si ha il diritto di ridere? Non si hanno più lacrime e più sogni, e si sa cos'è la solitudine; bisogna andare avanti? Verrà il giorno in cui si sarà capaci di amare?" (P. 137)
November 12, 2020
Libro interessante: punta a far conoscere anche la vita di chi, come Denise, è riuscito a "sopravvivere" alle deportazioni (evitandole) ed è riuscito poi a "vivere" una nuova vita, profondamente segnata dalle mancanze dovute alle deportazioni.
Scorre velocemente, essendo praticamente un'intervista, con domande e risposte.
Scorre velocemente, essendo praticamente un'intervista, con domande e risposte.
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