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La Vocation
“Il dubbio è un buon esercizio. Non è ancora la verità, ma perlomeno è un allontanamento dall’errore”
Luigi Martinotti lavora in un fast food. Frigge patatine, ma in realtà la sua vocazione, vivissima malgrado l’interruzione degli studi universitari, è quella dello storico. Su un tavolo della Biblioteca comunale consuma tutte le ore di libertà, ricostruendo e interpretando eventi del passato. Ci sono momenti in cui riesce addirittura a distinguere, quasi fosse una visione, l’incontro fra Attila e papa Leone. È riuscito anche a elaborare una teoria storica, secondo la quale i mutamenti della società sono il prodotto di una terribile “insofferenza dell’insicurezza”, che spinge gli uomini, cambiando continuamente, a inchiodare il mondo in un presente immobile e rassicurante. Anche la quiete apparente di Luigi Martinotti obbedisce a questa legge. La sua sensibilità, sospesa tra aspirazioni intellettuali ed esposizione al fallimento, si lascia contaminare dall’imprevedibilità dei rapporti umani, ivi comprese l’intensa relazione sessuale con Antonella, cameriera del fast food, e la tenerezza per il figlio di lei. Solo l’amico Giuseppe – estroso insegnante affetto da una malattia genetica che lo getta in ricorrenti crisi depressive – riesce a tenere accesa la sua vocazione e a comunicargli una sorta di profonda serenità. Quando il fallimento come storico è definitivo, la sua mente vacilla, la realtà progressivamente si oscura, e non resta che la follia. Vera? Presunta?
Luigi Martinotti lavora in un fast food. Frigge patatine, ma in realtà la sua vocazione, vivissima malgrado l’interruzione degli studi universitari, è quella dello storico. Su un tavolo della Biblioteca comunale consuma tutte le ore di libertà, ricostruendo e interpretando eventi del passato. Ci sono momenti in cui riesce addirittura a distinguere, quasi fosse una visione, l’incontro fra Attila e papa Leone. È riuscito anche a elaborare una teoria storica, secondo la quale i mutamenti della società sono il prodotto di una terribile “insofferenza dell’insicurezza”, che spinge gli uomini, cambiando continuamente, a inchiodare il mondo in un presente immobile e rassicurante. Anche la quiete apparente di Luigi Martinotti obbedisce a questa legge. La sua sensibilità, sospesa tra aspirazioni intellettuali ed esposizione al fallimento, si lascia contaminare dall’imprevedibilità dei rapporti umani, ivi comprese l’intensa relazione sessuale con Antonella, cameriera del fast food, e la tenerezza per il figlio di lei. Solo l’amico Giuseppe – estroso insegnante affetto da una malattia genetica che lo getta in ricorrenti crisi depressive – riesce a tenere accesa la sua vocazione e a comunicargli una sorta di profonda serenità. Quando il fallimento come storico è definitivo, la sua mente vacilla, la realtà progressivamente si oscura, e non resta che la follia. Vera? Presunta?
319 pages, Broché
First published January 1, 2009
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Community Reviews
Displaying 1 - 2 of 2 reviews
October 1, 2017
Una dichiarazione di poetica dello stesso De Marchi è significativa, risale agli esordi quando pubblicò nel 1992 Il bacio della maestra. Egli disse che "la storia della sua lenta formazione di scrittore si riassume nella lotta contro il sentimentalismo che si portava dentro sin dall´infanzia". Nei romanzi di De Marchi la precisione della lingua, la filosofia, il comico, contrastano il sentimentalismo, ci si commuove - è vero- ma come avrebbe detto Paolo Conte: da professionisti.
Si seguono le vicissitudini di Luigi Martinotti un trentacinquenne che vive a Milano e per poter sopravvivere frigge patatine in un fast food. Ha la passione per la storia, per le intuizioni storiche alla Vico, nessuno lo incoraggia tranne un suo amico professore, che cercherà di spronarlo nella stesura di un saggio. Luigi comprimerà in un angolo i suoi affetti, la sua storia con Antonella, ragazza madre, a vantaggio della sua "vocazione": poter pubblicare il suo saggio. Si rivolgerà ad un professore universitario anziano che morirà di lì a poco e le cose si complicheranno. Come molti personaggi di Cesare De Marchi, anche Luigi ha una sua originalità che non si assimila col resto del mondo, almeno del suo mondo metropolitano che lo circonda. Sia nel Talento che ne La furia del mondo, i personaggi di De Marchi sono inassimilabili, problematici, egregi nel senso etimologico di fuori dal gregge; sfiorano l'esaurimento nervoso, tentano suicidi che poi non portano a termine. Si sentono vicini a poeti come il Tasso che si ammala lavorando al suo poema, si ammalano loro stessi. Compiono strampalate azioni e fughe; Luigi fuggirà da Milano a Genova con l'intento di intascare denaro, non vi dirò come. La scrittura di De Marchi è un innesto riuscito di termini desueti, precisa, saggistica e senza fronzoli.
Ci sono pagine di grande cura, quando il suo amico professore parla della sua malattia; quando Luigi girovaga per Genova. Il finale forse poteva prendere un'altra piega, se ne esistono - nel mondo di De Marchi.
Si seguono le vicissitudini di Luigi Martinotti un trentacinquenne che vive a Milano e per poter sopravvivere frigge patatine in un fast food. Ha la passione per la storia, per le intuizioni storiche alla Vico, nessuno lo incoraggia tranne un suo amico professore, che cercherà di spronarlo nella stesura di un saggio. Luigi comprimerà in un angolo i suoi affetti, la sua storia con Antonella, ragazza madre, a vantaggio della sua "vocazione": poter pubblicare il suo saggio. Si rivolgerà ad un professore universitario anziano che morirà di lì a poco e le cose si complicheranno. Come molti personaggi di Cesare De Marchi, anche Luigi ha una sua originalità che non si assimila col resto del mondo, almeno del suo mondo metropolitano che lo circonda. Sia nel Talento che ne La furia del mondo, i personaggi di De Marchi sono inassimilabili, problematici, egregi nel senso etimologico di fuori dal gregge; sfiorano l'esaurimento nervoso, tentano suicidi che poi non portano a termine. Si sentono vicini a poeti come il Tasso che si ammala lavorando al suo poema, si ammalano loro stessi. Compiono strampalate azioni e fughe; Luigi fuggirà da Milano a Genova con l'intento di intascare denaro, non vi dirò come. La scrittura di De Marchi è un innesto riuscito di termini desueti, precisa, saggistica e senza fronzoli.
Ci sono pagine di grande cura, quando il suo amico professore parla della sua malattia; quando Luigi girovaga per Genova. Il finale forse poteva prendere un'altra piega, se ne esistono - nel mondo di De Marchi.
October 13, 2014
Un libro che sembra composto da due parti (la seconda decisamente migliore della prima) mal collegate fra loro...
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