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Naviglio blues

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Ivan ha 11 anni, frequenta un oratorio di periferia ed è la voce bianca del coro parrocchiale. Sua sorella Martina, 6 anni, ha nel sorriso l'irresistibile dolcezza dei bambini poveri. Giovanni, un neonato pieno di fossette, gioioso e robusto come un giovane salice, appartiene all'alta borghesia meneghina. Universi separati, dunque, che non avrebbero alcuna possibilità di entrare in contatto se i tre bambini non incontrassero, in un gelido febbraio pieno di neve, a poche ore di distanza, un identico destino. In una Milano livida, indifferente e frenetica, le prime indagine appaiono disperate. Zero testimoni. Nessuna traccia, Niente a cui aggrapparsi. In più, la scena investigativa è troppo affollata da magistrati inquirenti e investigatori in conflitto tra loro. Per sciogliere i nodi di un oscuro intrigo viene avviata una serratissima indagine interforze che impegna, insieme, un gelido tenente colonnello dei Carabinieri e una coppia di investigatori della Squadra Mobile. Intanto sulla scia di chi indaga ufficialmente si muove in tutta la sua goffaggine anche un vecchio parroco, pronto a tutto pur di scardinare il silenzio omertoso dei suoi parrocchiani e restituire al coro la voce di Ivan. La sua è una corsa disperata contro il tempo e i vincoli che gli impone il suo ministero, e contro un'angina pectoris che minaccia di ucciderlo a ogni respiro.

492 pages, Paperback

First published January 1, 2008

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Adele Marini

24 books1 follower

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Displaying 1 - 3 of 3 reviews
Profile Image for Dolceluna ♡.
1,294 reviews185 followers
January 24, 2024
L’ho cercato a lungo questo “Naviglio Blues” di Adele Marini, sicura che mi sarei trovata fra le mani un romanzo simile allo splendido “Ruggine” di Massaron, una nostrana storia nera sull’infanzia violata. Il risultato non è stato lo stesso, ma posso dire di avere apprezzato il romanzo.
Mi è piaciuta molto l’ambientazione della provincia sud milanese, che poi è quella in cui vivo io, riconoscere con facilità, e talvolta con un sorriso sulle labbra, la toponomastica, figurarmi con disinvoltura gli ambienti, le strade, gli angoli. Mi è piaciuto questo ritratto realistico della Milano periferica, quel volto disagiato, difficile, criminoso che non si immagina mai, perché si è sempre pronti a dare, della città e dei suoi dintorni, l’immagine di metropolitana scintillante, dove tutto è bello, sicuro e funzionale; l’autrice, nelle note finali, precisa che il disagio della cittadina di provincia milanese protagonista del romanzo in realtà appartiene al passato recente, e che ora la situazione in generale è migliorata….vero, ma non del tutto. Basta scendere ancora di qualche chilometro verso “la bassa” e si troveranno ancora paesini in cui esistono ancora, anche se sempre più isolate e non a macchia d’olio, situazioni di degrado sociale e familiare molto gravi…Nessuno se lo aspetterebbe, ma la provincia milanese è anche questo. E sono contenta che qualcuno finalmente la dipinga, così com'è.
E poi mi è piaciuta molto la storia, inquietante, amara, disperata. E, fra tutti, il ritratto di Don Mario, il classico prete dal cuore d’oro, disposto al sacrificio e al perdono per il bene della gente della sua comunità. Insomma, ho sentito tutto molto realistico, molto vivo, molto vicino a me.
Non mi è piaciuto, invece e ho trovato inutile, il costante inserimento di cronache giudiziarie, deposizioni e riferimenti a fatti di storia recente, che lasciano intendere un ottimo lavoro di documentazione, ma che hanno spezzato “l’incanto” della narrazione, rendendo tutto più freddo e più meccanico. L’effetto di realismo si assaporava già con la bella storia, della quale piuttosto avrei approfondito altro, giocando maggiormente sull’effetto emotivo, così come accade nel finale, un dolce pugno nello stomaco.
Altra cosa che non mi è piaciuta è il ritratto di Sandra Leoni, l’investigatrice della squadra mobile di Milano, antipatica e fredda dall’inizio alla fine (non ho provato un briciolo di affetto per lei nemmeno quando si scopre un suo doloroso segreto)…la sufficienza con cui tratta in continuazione il collega Marino istiga a volerla schiaffeggiare. Insomma, un ritratto antipatico, che non aiuta a sentire empatia nei confronti della narrazione, e che anzi contribuisce a sentirla fredda e meccanica. Questa invece è una storia che richiedeva totale calore, empatia, affetto, per il dolore che porta a galla, per i temi trattati, per le giovanissime vite violate dei protagonisti. Insomma, da questo punto di vista qualcosa non ha completamente funzionato, ma ciò non toglie al romanzo il giudizio a quattro stelle piene.
Profile Image for Mari.
378 reviews30 followers
October 12, 2012
Doloroso...

E lo sapevo che alla fine avrei pianto, quelle maledette lacrime sono rimaste appese fino alla fine, ma poi sono inevitabilmente scese!
Era da tanto che non mi capitava di leggere una storia così cruda, forte e purtroppo molto reale.
Adele Marini ci porta a Rozzano, un comune alle porte di Milano famoso per aver dato i natali a Michele Alboreto ma dove droga e criminalità sembrano aver trovato il loro habitat più congeniale.
Una sera qualunque i fratellini Ivan e Martina, di 11 e 6 anni spariscono nel nulla mentre rientravano a casa. Il giorno dopo un altro bambino, Giovanni, di pochi mesi, viene strappato dalle mani della baby sitter e sparisce anche lui. I tre bambini non hanno nulla in comune. Ivan e Martina hanno una madre disgraziata e un patrigno violento e dedito alla droga, Giovanni è figlio di una coppia medio borghese e un futuro quindi che si prospetta ben diverso. Nonostante tutto però i due casi sembrerebbero collegati, almeno per la vicinanza temporale in cui si sono svolti i fatti. Per sciogliere l’intricata matassa vengono coinvolti carabinieri, squadra mobile, la omicidi, due inquirenti, insomma una vera e propria task force dove per astuzia e simpatia spicca l’investigatore Vincenzo Marino spalleggiato dalla collega Sandra Leoni.
Non voglio anticiparvi altro della trama, primo perché l’intreccio merita di essere sciolto a poco a poco secondo perché in questa storia non c’è solo il “giallo” ad attirare e coinvolgere. Adele Marini porta avanti una vera e propria inchiesta, mischiando così bene fatti reali (la bomba alla Questura di Milano e gli anni di piombo) e fantasia da rendere tutto molto vero e per questo ancora più doloroso.
L’unica pecca forse i troppi verbali da leggere, che alla lunga possono risultare un po’ noiosi ma un plauso all’autrice per il notevole lavoro di ricerca e documentazione.


Natale.
E´ un silenzio accorto, sospetto.
Quest´anno siamo soli,
abbeverati di un sole che non conosciamo.
Tu, Bimbo, sei il nostro sole.
Sorgi ogni mattina nel cuore
di chi si crede ormai morto.
Questo sole, sul Naviglio,
si chiama semplicemente
Vita.

Profile Image for Kin.
2,431 reviews27 followers
April 16, 2017
E' un buon giallo del genere poliziesco procedurale. In alcune parti un po' prolisso e puntiglioso.I personaggi, sono stereotipati I riferimenti storici intriganti.Da consigliare
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