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Estasi culinarie by Muriel Barbery
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5361973
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Sep 13, 2012

really liked it
bookshelves: pythia

Precedente di sei anni il più noto "L'eleganza del riccio" e ambientato nello stesso palazzo parigino, questo "Estasi culinarie" è stato ripubblicato in Italia con questo titolo dopo il successo del bestseller. Le differenze tra le due opere sono marcate, tanto che questo potrebbe deludere chi ha amato "Il riccio": manca sicuramente la drammaticità delle vicende, come anche sono assenti le interazioni profonde tra i vari personaggi. Eppure "Estasi culinarie" non mi è affatto dispiaciuto, pur nella sua stasi che ricorda il teatro greco, con unità di tempo, di luogo e di azione, e nel suo svolgimento sulla scia dei ricordi più che delle azioni. Un letto di morte, una sentenza inappellabile che condanna il noto critico culinario Monsieur Arthens a poche ore e che porta inevitabilmente a un bilancio della sua vita da parte propria e di chi l'ha conosciuto. Sentenze dolorose, talvolta inappellabili, accomunate da una tragica incomprensione. Da un lato lui, la superstar della gastronomia, incarnazione del nicciano concetto di Superuomo, incapace di vedere gli altri come qualcosa di diverso da satelliti dipendenti da lui. Le uniche emozioni vere le prova a tavola, dove la sua esperienza si trasforma ai limiti della sinestesia, in un crogiolo di sensazioni che coinvolgono contemporaneamente i cinque sensi. E un sesto senso meriterebbe di essere creato appositamente, ovvero quello stuzzicato dalle parole scritte che così abilmente portano il lettore a provare le stesse sensazioni preziose e raffinate che evoca Arthens.

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