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Counting My Chickens . . . by Deborah Cavendish
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Aug 24, 12

bookshelves: 2012, nonfiction
Read from August 17 to 19, 2012

Questa raccolta è una lettura un po' particolare, non il genere di libro in cui si incappa per caso, ma più che altro un libro a cui si arriva con precisione seguendo un determinato cammino. Nel mio caso, tutto parte dalle sorelle Mitford. Si tratta di sei sorelle (in realtà c'era anche un fratello, ma non fa molto testo evidentemente), appartenenti ad una famiglia aristocratica inglese, che furono molto famose negli anni Trenta e Quaranta dello scorso secolo, in parte per le loro scelte politiche, in parte per i loro matrimoni. In realtà alcune di loro condussero delle vite defilate, come è il caso di Deborah Devonshire, la più giovane delle sorelle e l'unica ancora in vita.

Deborah sposò il figlio cadetto del duca di Devonshire, lord Andrew Cavendish. Alla morte del fratello maggiore, però, Andrew divenne l'erede del ducato. Con la morte del padre divenne proprietario della grande tenuta di Chatsworth. Deborah in particolare si adoperò per rendere possibile il restauro della casa e dei giardini promuovendo la tenuta e iniziando alcune attività commerciali.

Counting My Chickens è una raccolta di brevi saggi già pubblicati da Deborah Devonshire (su riviste, immagino, anche se non è specificato nella mia edizione). Le tematiche sono le più svariate: ricordi familiari (sia della sua vita da sposata che prima), riflessioni su argomenti come la caccia ma anche la costruzione di muri e gli scippi (e da qui al contenuto delle borse femminili), Chatsworth, le amicizie, i libri e ancora altro. Deborah Devonshire ha una voce umoristica e asciutta e senza grandi proclami dice chiaramente quello che pensa anche se la sua non è precisamente un'opinione politicamente corretta. Informata però sì, infatti si può dire che l'aristocrazia inglese emerge dai suoi scritti come una classe che prende seriamente le proprie responsabilità e mette direttamente le mani in pasta e Deborah Devonshire conosce molto bene Chatsworth e la tenuta, e chiaramente tutti i lavori necessaria per mantenerla.

E' delizioso leggere alcuni aneddoti: il racconto di come il padre inseguiva le figlie con il cane da caccia (per gioco, ovvio), le riflessioni sui libri (che Deborah legge poco perché non sopporta di finire un libro), il trasporto di una capra dall'isola di Mull a Londra. Altri però sono poco comprensibili per chi, come me, ha una conoscenza molto approssimativa della famiglia Mitford e decisamente scarsa della situazione politica dell'epoca. In ogni caso trovo che delle introduzioni con un po' di contesto o anche solo delle note, avrebbero decisamente giovato alla raccolta. Da rileggere sicuramente, quando avrò letto anche le memorie della Duchessa.

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Reading Progress

08/18/2012 page 25
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