Sakura87's Reviews > L'uomo in fuga

L'uomo in fuga by Stephen King
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10709774
's review
Jul 13, 2012

really liked it
bookshelves: autori-nordamericani, thriller, dist0pia, novecento
Read on May 22, 2009

Tra Farhenheit e 1984... con il tocco del Maestro.

E’ impossibile non paragonare questo libro a La Lunga Marcia, partendo dal fatto che entrambi sono stati scritti da King sotto lo pseudonimo di Richard Bachman.
Come in quell’altro, infatti, L’uomo in fuga è ambientato in un futuro distopico; ma mentre la narrazione lì era fortemente circoscritta alla Marcia, stavolta possiamo ammirare l’America del 2020 in tutta la sua crudeltà: la Rete, infatti, ricorda molto il Partito di 1984 di Orwell, cui probabilmente King rende omaggio (in una scena, infatti, il protagonista sente tanfo di cavoli rancidi…vi ricorda qualcosa? Ma sì, è l’incipit di 1984!). In questo terribile futuro, un misterioso governo spadroneggia alterando qualsiasi tipo d’informazione, i libri sono caduti in disuso, e i cittadini sono plagiati con moderne tri-vù che ricordano tanto sia gli schermi del Grande Fratello, sia i megatelevisori di Farhenheit 451. I programmi più in voga sono sadici show televisivi, in cui i concorrenti rischiano fisicamente la vita.
E mentre i borghesi fanno il bello e il cattivo tempo fingendo di non vedere, nei quartieri poveri e nei ghetti la gente muore di fame e di malattie polmonari causati dall’inquinamento prodotto dalle fabbriche…
E’ in uno di questi sudici quartieri che vive Richards, il protagonista, insieme alla moglie e alla figlioletta, malata di polmonite. Per poter salvare la neonata, che necessita di costosi farmaci, e offrire una vita più dignitosa alla famigliola, l’uomo decide di vendere la propria vita: sarà selezionato per partecipare allo show più crudele di tutti, quello che nessuno è mai riuscito a vincere. Una spietata caccia all’uomo appassionatamente seguita da tutte le tri-vù d’America, e a cui tutti i cittadini sono invitati a partecipare segnalando alla polizia e ai Cacciatori gli spostamenti del malcapitato concorrente, che incarna tutto ciò che vorrebbero esorcizzare: la povertà dei ghetti che fingono di non vedere. A Richards non resta dunque altro da fare se non diventare l’uomo in fuga, sperando di sopravvivere un mese per poter guadagnare il miliardo di nuovi dollari in palio…
Una narrazione densa e gremita di suspance, per un libro breve da leggere tutto d’un fiato, spietato e caustico come sanno esserlo solo i libri di Richard Bachman. Non sono esattamente quattro stellette intere per via di una certa scena finale inverosimile come possono esserlo solo le americanate, ma nel complesso la conclusione è convincente e il romanzo non poteva che terminare in questo modo.

Ps: la Prefazione è una piccola perla; chi volesse sapere com'è nato Bachman, avrà pane per i suoi denti.
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